Battle royale e streaming: parabola discendente?

Che cosa possiamo rilevare dal calo di visualizzazioni degli streaming di Apex Legends? Siamo al declino dei battle royale?

Scritto il 26.07.2019
da Luca Parri
Fortnite Calo battle royale

Facciamo il punto della situazione

Voglio dirlo in modo molto schietto e diretto: odiare e parlar male dei giochi che sono interamente o hanno una componente battle royale è troppo facile e, per chi vi scrive, tendenzialmente sbagliato. Si tratta infatti di un atteggiamento fazioso e miope che tiene conto soltanto delle proprie priorità, confondendo il bisogno personale (da sfogare con il consumo di prodotti) con il potere di acquisto in quanto consumatori. Lamentarsi dei troppi battle royale, distorcere dichiarazioni degli addetti ai lavori o, peggio ancora, usare dati per giustificare il proprio punto di vista non sposta l’equilibrio del ragionamento che rimane, in ogni caso, mosso da pensieri sostanzialmente egoistici; pensieri che danno per buona l’equazione secondo la quale, essendo noi giocatori, allora sicuramente qualunque prodotto le case di produzione propongono è destinato solo ed esclusivamente a noi, tagliando totalmente fuori la varietà dei target (e di fatto negando che, in quanto consumatori, abbiano la possibilità di scegliere). Quanto scritto qui, però, non significa affatto che non si possa analizzare un fenomeno in modo costruttivo e ampio; dimenticandoci di ciò che vogliamo noi nello specifico, piuttosto ragionando sul significato di una scelta e di quale senso abbiano le reazioni.

Pertanto, quello che state per leggere non è da intendere come una critica nei confronti del genere, né tantomeno come un incentivo per chi mal considera questo tipo di giochi per tirar acqua al proprio mulino. I fenomeni nascono per dar sfogo ad un bisogno (o per crearne uno nuovo), perciò, piuttosto che scagliare ogni sorta di cattiveria verso Fortnite o Apex Legends, sarebbe opportuno chiedersi cosa significa la loro presenza nel mercato attuale, in che modo hanno modificato la percezione del videogioco e cosa possiamo capire dal calo di visualizzazioni che il battle royale di EA sta avendo in questo periodo.

Fortnite battle royale

Creare dei precedenti

Prima di capire cosa possiamo dedurre da ciò che sta succedendo in questo periodo riguardo gli streaming di Apex Legends, e in parte anche di Fortnite, facciamo un piccolo passo indietro. I battle royale, che piaccia o no, sulle piattaforme di condivisione video hanno creato un precedente mai raggiunto da qualunque altra tipologia di gioco che sia arrivato su questi servizi; non tanto in termini di mere visualizzazioni quanto di rilevanza e di partecipazione della società civile; vip compresi. Vedere personaggi veramente influenti come il cantante canadese, Drake, partecipare ad uno stream del giocatore professionista Ninja è infatti il sintomo di un successo che trascende il quantitativo di persone che effettivamente seguono uno spettacolo, ma che diventa a tutti gli effetti manifestazione culturale rilevante. È qui e su questi termini che dobbiamo basare le nostre analisi sui battle royale e sul quanto e come vengono seguiti su Twitch o servizi analoghi: ora i contenuti video sui videogiochi hanno, grazie a questo genere, anche un riscontro nel quotidiano in modo sensibile.

Apex Legends Battle Royale

Comprendere il calo dei battle royale

Cosa vuol dire, dunque, se da qualche mese sempre meno persone giocano e soprattutto guardano contenuti relativi ai giochi battle royale? Perché potrebbe essere importante? Entrambe le domande devono riferirsi obbligatoriamente al precedente di cui sopra: perché diversamente la risposta sarebbe la solita che si può fare su qualunque prodotto esistente, che con il passare dell’euforia si afferma in nicchie sempre più ridotte fino a completare e terminare il suo corso. In funzione del dare una testimonianza reale e tangibile del fenomeno Twitch nella società contemporanea, invece, il calo delle visualizzazioni assume un significato leggermente differente, sebbene comunque proveniente da un atteggiamento sociale similare. Tale comportamento è dettato dalla rapidità di utilizzo e di successiva e repentina dimenticanza della tendenza in oggetto, per passare poi alla successiva che utenti e produttori saranno subito pronti a sfruttare, cannibalizzare e, conseguentemente, abbandonare. Non bisogna quindi esultare se vediamo che sempre meno gente guarda gli streaming dei battle royale, bensì interrogarsi sull’eccessiva velocità con cui si consumano i cicli vitali delle mode. Un sistema che sta affossando le possibilità creative di chi realizza i videogiochi, sempre più costretti a sfruttare l’attimo, e standardizza i pareri degli utenti che via via sono sempre più orientati su schieramenti diametralmente opposti anziché riuniti da una passione e da un intento.

PUBG Battle Royale

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