Call of Duty: Modern Warfare – Dal declino alla rinascita

Vediamo insieme il percorso di Call of Duty, dalle rosee origini alla crisi di identità, fino alla nuova rinascita

Scritto il 30.10.2019
da Antonio Rodo

Un nuovo inizio

Il brand Call of Duty, negli anni, è stato spremuto come un pompelmo, con risultati spesso altalenanti. In particolar modo ci riferiamo alla campagna per giocatore singolo, la quale, nell’ultimo decennio, ne ha viste di cotte e di crude, spaziando nel giro di pochi anni dalla grande guerra al futuro prossimo. Da troppo tempo, ormai, mancava un’identità, un marchio, un personaggio; qualcosa alla quale aggrapparsi e affezionarsi. Ci è voluto un po’, ma finalmente Infinity Ward ci è arrivata, mettendosi al lavoro su una strana operazione a metà tra il remake e il reboot.

Ci stiamo chiaramente riferendo al nuovo Call of Duty: Modern Warfare (QUI trovate la nostra recensione), capitolo che segna il ritorno di volti molto noti e cari ai fan, di una decisa attenzione per la modalità per singolo giocatore. Prima di raccontarvi i pregi e i difetti di questo nuovo corso, è doveroso fare un bel passo indietro.

Call of Duty: Black Ops, a detta di molti, è il capitolo più maturo e riuscito della saga.
Black Ops, a detta di molti, è il capitolo più maturo e riuscito della saga.

L’ultimo, grande Call of Duty

Uscito nel novembre del 2010, Call of Duty: Black Ops è uno dei migliori esponenti della saga; secondo noi, anche il più riuscito da un punto di vista strettamente narrativo. A differenza della serie Modern Warfare, infatti, a brillare è anche il plot: maturo, coinvolgente e scritto con cura. Stesso dicasi per i meravigliosi protagonisti del racconto.

In Black Ops, si vestono principalmente i panni del soldato Alex Mason, il quale, a inizio gioco, si ritrova legato ad una sedia mentre alcuni membri della CIA lo tartassano di domande, tutte riguardanti i numeri, inseriti a forza nella psiche del buon protagonista. Come spesso accade, la storia verrà raccontata dalle labbra del proprio avatar virtuale che ha già vissuto in prima persona tutti gli eventi. Il giocatore dovrà quindi farsi largo nella testa del protagonista, nel tentativo di cercare la risposta a molte domande. In questo modo avrà l’occasione di partecipare ad alcune delle pagine più sanguinose della guerra, da Operazione 40 (anche conosciuta come “Baia dei porci“) allo scontro con i vietcong e la loro terribile roulette russa.

A brillare non è solamente la scrittura: le numerose situazioni da affrontare sono ricche, varie e brutali. Nonostante siano passati ormai quasi dieci anni dal suo rilascio ufficiale, sarebbe un peccato entrare nel merito di alcune trovate. Chi lo ha vissuto ricorderà senz’altro la fuga da Vorkuta, la missione “Rivelazioni” o le incredibili sezioni di gioco in trincea, sotto il fuoco di nemici armati di lanciafiamme.

In poche parole e concludendo: un CoD d’altri tempi. Un ricordo meraviglioso che i giocatori conservano gelosamente.

Probabilmente, il capitolo peggiore della saga.
Probabilmente, il capitolo peggiore della saga.

La tempesta prima della quiete

L’intento di questo articolo non è quello di sminuire tutte le produzioni firmate Call of Duty arrivate dopo l’uscita di Black Ops, bensì far notare al nostro pubblico, che dopo il suo arrivo, la serie non ha mai più trovato un’identità.

Messo da parte il timido Black Ops 2, ancora capace di regalare momenti validi, la saga si è lanciata in contromano, sgretolandosi, uscita dopo uscita. Dovessimo individuare il punto preciso che ha condotto la saga verso un oscuro cammino, diremmo Call of Duty: Ghost, un capitolo tanto importante, quanto deludente.

Realizzato dalla stessa Infinity Ward che ha recentemente rimesso in piedi il brand (perlomeno per quanto concerne la campagna per giocatore singolo), Ghost rappresentava la nuova generazione degli FPS, approdando – insieme a Battlefield 4 – su PlayStation 4 e Xbox One. Tralasciando le problematiche di natura tecnica che non giustificarono il passaggio alla nuova generazione, vi erano una serie di problemi ben più gravi. Uno su tutti riguardava la struttura della campagna, semplice e ripetitiva, accompagnata da IA e gunplay rimasti pressoché identici alle passate iterazioni. Per farla breve, nessun elemento giustificava il prezzo del biglietto, men che meno l’acquisto di una nuova console.

Negli anni seguirono i vari Advanced Warfare, Black Ops III, Infinite Warfare, World War II e Black Ops IV. La maggior parte furono dediti esclusivamente alla componente multiplayer, potenziata sempre a dovere; altri, come nel caso di World War II, provarono a riconquistarsi i fan della prima ora, quelli legati anche alla campagna. Come suggeriscono anche i voti altalenanti che si portò a casa, le cose non andarono proprio per il verso giusto, ma era stata intrapresa la retta via.

Eccoci giunti a Modern Warfare, un’operazione al quanto strana, come dicevamo, a metà strada tra il reboot e il remake.

L’alba di un nuovo inizio

Onde evitare fraintendimenti, ebbene metterlo subito in chiaro: Call of Duty è davvero tornato, sotto tutti i punti di vista; dalla rinnovata veste grafica alla convincente campagna per giocatore singolo, inferiore soltanto a quella del primo Black Ops, ancora superiore per qualità del plot.

Appare chiaro sin dal primo istante l’indiscussa volontà del team di sviluppo – tra l’altro composto da ex sceneggiatori Naughty Dog – nel regalare ai giocatori probabilmente una nuova trilogia, come suggerisce il frettoloso finale del racconto, comunque ben chiaro nel trasmettere il messaggio.

Ricapitolando brevemente le vicende narrative, vi basti sapere che verrete sballottati – come da tradizione – in varie città del globo, nel tentativo di sventare svariati attentati terroristici, i quali, capitanati da un’oscura figura, si serviranno di un letale gas. Va sicuramente premiata la voglia di raccontare tematiche attuali in una storia che pur pescando a piene mani dalle più note pellicole hollywoodiane fa di tutto per non dipingere i soldati come degli eroi. In Modern Warfare, infatti, come ci ricorda il capitano Price, il soldato è disposto a sporcarsi le mani, l’importante è che il mondo resti pulito.

Come dicevamo in apertura, nonostante gli sforzi, la sceneggiatura rimane inferiore a quella di Black Ops, ed in generale la campagna non brilla tanto per le vicende narrate (seppur esposte egregiamente nei numerosi filmati, realizzati con dovizia di particolari), quanto invece per le numerose situazioni, sempre ben diverse e stimolanti. Andrebbero citate obbligatoriamente le rinnovate missioni “night vision” che sfruttano a pieno il nuovo engine e sono il vero marchio di fabbrica di questo episodio, un po’ come lo erano le irruzioni nella vecchia trilogia di Modern Warfare.

Se siete ancora titubanti e mancate all’appello da un po’ è forse arrivato il momento di tornare sul campo. Il capitano Price vi vuole in squadra!

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