Castlevania: una leggenda crossmediale

Scritto il 16.07.2020
da Lucia Lasorsa

La mia storia con il franchise di casa Konami Castlevania è piuttosto recente, se consideriamo che il brand nacque nel 1986, e il merito va tutto a Vito Baldini Anastasio, il mio compagno, grandissimo fan della serie.

Il mio primo Castlevania è stato Curse of Darkness, e da allora (sono trascorsi all’incirca 13 anni) la mia passione per la serie è andata crescendo sempre più per via di una serie di fattori: il mio amore per i Vampiri, i racconti a tinte fosche, i personaggi “belli e dannati” e una storia talmente lunga che è riuscita ad esplorare tantissime tipologie di gameplay differenti (creando un vero e proprio genere, per giunta) e a insidiarsi anche all’interno di altri media.

L’obiettivo di questo articolo è proporvi un excursus all’interno del franchise di Castlevania, di ciò che ha ispirato la saga e della sua influenza sia nel mondo videoludico che in altri media.

Iniziamo subito con un breve recap dell’intera saga. Esistono in totale ben 41 videogiochi di Castlevania, ai quali se ne aggiungono altri 5, se consideriamo le collezioni e le compilation (senza contare tutti quei videogiochi che presentano qualche “ospite” tratta dalla saga), che sono stati pubblicati per diverse console, PC e non solo: Haunted Castle (1988) è un titolo arcade, Castlevania: Order of Shadows (2007) è nato per smartphone, come Castlevania Puzzle: Encore of the Night (2010), mentre Castlevania: Symphony of the Night (1997) è disponibile anche per iOS e Android, e Pachislot Akumajō Dracula III (2012) è addirittura una slot machine a tema Castlevania!

Da Bram Stoker ad Albrecht Dürer: le fonti di ispirazione

Albrecht Dürer, dettaglio dall’Autoritratto con pelliccia, 1500.

La storia di Castlevania prende le mosse da Dracula, il celeberrimo romanzo di Bram Stoker pubblicato nel 1897 e, in buona sostanza, quasi tutti i capitoli che compongono la serie sono incentrati sui membri di diverse famiglie di cacciatori di vampiri e di creature mostruose intenti a esplorare il castello di Dracula.

Come suo antagonista, nei capitoli successivi della saga viene introdotto suo figlio, un dampiro (figlio cioè di un vampiro, Dracula, e di una donna umana, Lisa, chiamata poi Marie nella serie reboot): si tratta di Adrian Fahrenheit Ţepeş, meglio conosciuto dai fan come Alucard, il cui soprannome, che altro non è se non il nome di suo padre al contrario, ce lo fa identificare come vera e propria nemesi del suo genitore non-morto.

Questo aspetto e la presenza in molti titoli della serie di una frusta usata come arma principale dai cacciatori di vampiri riconducono a Vampire Hunter D (1982), una collana di romanzi trasposti poi in opera teatrale, manga e anime scritti da Hideyuki Kikuchi e illustrati da Yoshitaka Amano, creatore, fra le altre cose, del logo di un’altra saga videoludica giapponese entrata nella storia: Final Fantasy.

Per quanto invece riguarda la veste grafica, le fonti di ispirazione sono altrettanto nobili: si passa infatti dall’arte pittorica e architettonica gotica a quella rinascimentale, con particolare predilezione per le figure sinuose e realistiche dell’artista e matematico tedesco Albrecht Dürer, per la crudezza dello spagnolo Francisco Goya e per le rappresentazioni dell’incisore francese Gustave Doré, celebre per le sue illustrazioni della Divina Commedia dantesca.

Gli esordi della saga

Simon Belmont mentre affronta le creature della notte armato della sua fedele frusta, Castlevania, 1986.

I Belmont, i Morris e i Belnades sono le stirpi che cercano il modo di porre fine alla maledizione del Signore delle Tenebre e del suo castello nei diversi capitoli della saga di Castlevania.

Il protagonista del titolo che ha dato vita al Franchise è Simon Belmont, discendente di quel Christopher Belmont che cento anni prima era riuscito a sconfiggere Dracula; tuttavia, trattandosi di una creatura sovrannaturale, ucciderlo una volta per tutte non è certo impresa semplice!

Forte di narrazioni a tinte foschissime, colonne sonore indimenticabili, gameplay in costante evoluzione, stili grafici e artistici al contempo coerenti fra di loro, ma in continuo divenire (anche per via del fatto che i diversi titoli della saga non sono stati realizzati da un unico team), Castlevania si è ritagliato un posto d’onore nella storia dei videogiochi.

Nato come platform game in 2D a scorrimento laterale, il franchise si è guadagnato nel corso di decenni affetto e stima da parte dei suoi innumerevoli appassionati, attratti, oltre che dagli elementi sopra elencati, anche dalla curiosità che Castlevania stimola nell’immaginario collettivo per via del piacere della scoperta di oggetti, interazioni e strade segrete da ricercare e scovare.

Infine, un merito su tutti del brand è stata la grande impresa di riuscire anche a riscrivere la storia dei videogiochi grazie a una sperimentazione alla cui direzione collaborò Koji Igarashi. Una sperimentazione che ha sancito nientemeno che la nascita di un nuovo genere videoludico ormai divenuto un classico del medium.

La Sinfonia della Notte

Alucard in azione, Castlevania: Symphony of the Night, 1997.

Se vi chiedessi qual è uno dei capisaldi più saldi di Castlevania o semplicemente il vostro capitolo preferito, molti di voi probabilmente mi risponderebbero allo stesso modo: Symphony of the Night.

SOTN è uno di quei titoli che rigioco sempre molto volentieri insieme al mio compagno (che ne conosce letteralmente ogni angolo) e che mi stupisce ogni volta che mi ritrovo a ripercorrere quelle stanze labirintiche insieme ad Alucard.

Con un’altra saga classica, Metroid, Symphony of the Night è il capitolo di Castlevania che ha dato origine ai Metroidvania, videogiochi caratterizzati da mappe molto estese formate da diverse stanze e ambientazioni anche esterne collegate fra di loro e dalla presenza di location segrete e sbloccabili solo proseguendo nella narrazione.

Il castello di Dracula protagonista di SOTN è un luogo incredibilmente affascinante da visitare, ricchissimo di nemici molto diversificati fra di loro e di una scelta di pezzi di equipaggiamento degna di un videogioco di ruolo.

La mappa di gioco è incredibilmente vasta e ramificata ed è resa ancor più divertente da spulciare grazie alla presenza di alcuni puzzle ambientali; come se ciò non bastasse, le location si riveleranno ancora più sconvolgenti se affronterete il Boss finale indossando dei particolari occhiali… Solo in questo modo potrete godervi Symphony of the Night al suo apice, poiché avrete modo di essere protagonisti del vero finale del gioco, non prima però di aver rigiocato l’intero castello al contrario: il level design di SOTN è infatti stato concepito per far sì che l’intero castello possa essere giocato anche una volta ruotato di 180°, un’idea davvero originale e all’avanguardia che estende notevolmente le ore di gioco senza farle risultare però ripetitive, poiché la medesima location assume un aspetto visivamente diverso e, per questo, va esplorata in modo diverso, e anche i nemici non saranno gli stessi presenti nella versione standard del castello.

La successiva evoluzione del gameplay

Il Forgiatore Diabolico Hector combatte insieme a un Diavolo Innocente, Castlevania: Curse of Darkness, 2005.

Come ho già accennato in precedenza, la storia di Castlevania affonda le sue radici nella seconda metà degli anni ’80, e da allora i videogiochi si sono evoluti in diverse forme; anche questa serie ha sperimentato differenti tipi di approccio e di gameplay nel corso degli anni, proponendo ai giocatori sfide sempre nuove.

Un ottimo esempio è Castlevania: Curse of Darkness, il cui design è stato curato da Koji Igarashi: in questo titolo potrete esplorare il castello insieme a Hector, un Forgiatore Demoniaco che si rivolta contro il suo soggiogamento a Dracula. In questo capitolo della saga, alla visuale classica in 2D ne è stata sostituita una più al passo con i tempi, poiché gli ambienti sono esplorabili in tre dimensioni e la visuale può essere ruotata di 360°.

Altre caratteristiche degne di nota sono l’evoluzione del protagonista, che può migliorare i suoi parametri grazie ai Punti Esperienza, meccanica, questa, tipica dei giochi di ruolo, e la presenza dei Diavoli Innocenti, i personali Famigli di Hector: ogni Diavolo Innocente può essere evoluto in modo che anche i suoi parametri e le sue abilità migliorino e ha caratteristiche peculiari differenti dai suoi compagni, ognuna delle quali si rivelerà molto utile, se non indispensabile nel prosieguo dell’esplorazione e della narrazione.

…ok, forse non tutti i Diavoli Innocenti sono così indispensabili!

Sono presenti titoli della serie di Castlevania praticamente per ogni piattaforma (fatta eccezione per la generazione attuale, per la quale sono disponibili comunque collezioni e titoli singoli del passato), inclusi gli smartphone, e il brand ha anche esplorato generi completamente diversi dai propri canoni: un esempio è Castlevania Judgement, picchiaduro pubblicato per Nintendo Wii nel 2008:

Reboot, tributi e altri media

Illustrazione dalla serie animata Netflix Castlevania, 2017.

Nel 2010, Kojima Productions e MercurySteam hanno dato vita a un progetto ambizioso che avrebbe potuto far scorrere nuova linfa vitale nel franchise o affossarlo in maniera definitiva: Castlevania: Lords of Shadow è davvero molto diverso dai suoi predecessori sia per quanto riguarda la storia, che si discosta da quella originale, pur mantenendone alcune caratteristiche, che per il gameplay: si tratta infatti di un videogioco d’azione con uno stile che ricorda a tratti la serie di God of War e, per quanto riguarda la metodologia con cui si abbattono i nemici dalle dimensioni più considerevoli, Shadow of the Colossus.

La serie reboot è composta in totale da tre capitoli: Lords of Shadow, Lords of Shadow – Mirror of Fate e Lords of Shadow 2, ma non è riuscita a colpire critica e fan al punto da spingere la sua azienda produttrice a pubblicarne nuovi capitoli: l’ultimo videogioco della serie reboot è datato 2014.

Non ci è ancora dato sapere se e quando potremo vedere un nuovo videogioco della saga principale o reboot di Castlevania (la mia personale speranza è di poterci giocare su console di nuova generazione), ma intanto possiamo intrattenerci con almeno un paio di altri prodotti basati sul franchise nipponico.

Se siete, un po’ come me, dei nostalgici dei vecchi Castlevania, allora potrete di certo apprezzare moltissimo Bloodstained: Ritual of the Night. Koji Igarashi, storico produttore di Castlevania che ha anche partecipato enormemente alla creazione del summenzionato Symphony of the Night, ha accolto le richieste dei suoi numerosissimi fan che desideravano realizzasse un nuovo videogioco in stile Metroidvania.

Grazie a una campagna su Kickstarter, Bloodstained ha preso vita nel 2019 e si presenta come una sorta di edizione aggiornata di SOTN: gameplay, veste grafica, struttura del level design (inclusa la possibilità di ruotare ogni singola ambientazione di 180° in qualsiasi momento), colonna sonora ricordano infatti incredibilmente da vicino uno dei capitoli più amati di tutta la storia di Castlevania. Per queste ragioni, Bloodstained: Ritual of the Night è un Igavania perfetto:

Un’altra iniziativa davvero molto, molto interessante è la serie originale Netflix Castlevania, del 2017, basata principalmente sul titolo datato 1989 Castlevania III: Dracula’s Curse e su Castlevania: Curse of Darkness, del 2005:

La serie non solo ripercorre gli avvenimenti dei due videogiochi a cui si ispira in modo davvero fedele, ma anche il design dei personaggi ricorda moltissimo le illustrazioni originali realizzate per quei titoli.

La storia di Castlevania attraversa il tempo, intere generazioni di console e diversi media, nonostante sia travagliata e noi fan siamo desiderosi di poter mettere al più presto le nostre mani insanguinate su un nuovo capitolo.

La leggenda dei Belmont e di Dracula non si è ancora conclusa e continua a sopravvivere percorrendo i secoli e i millenni. Il Male deve essere sconfitto una volta per tutte, o la notte e le immonde creature che in essa dimorano e si celano ai nostri sguardi ci inghiottiranno per sempre.

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