Death Stranding – Il gameplay che c’è, ma non si vede

Scritto il 13.09.2019
da Antonio Rodo

Abbiamo analizzato l’imponente video di gameplay del TGS 2019

Sherlock diceva: “tu vedi, ma non osservi”. Diciamocelo, è proprio quello che sta accadendo all’utenza con l’ultima fatica di Hideo Kojima: Death Stranding, mostratosi nuovamente in occasione del Tokyo Game Show – fiera giapponese che chiuderà ufficialmente i battenti il prossimo 15 settembre – grazie ad una sequenza di gameplay estremamente longeva e dettagliata che tuttavia non è bastata a saziare i giocatori. Basta farsi un giro sulle testate specializzate (ci riferiamo alla sezioni commenti dedicata agli utenti) o banalmente sui social per capire che il gioco agli occhi di molti è ancora un “simulatore di camminata nel quale bisogna trasportare dei pacchi dal punto A al punto B”. Niente di più, niente di meno. Ammettiamo che molto probabilmente se lo avessimo adocchiato in modo superficiale, avremmo detto lo stesso. Ma fortunatamente siamo in grado di guardare oltre, di soffermarci sui microscopici dettagli e di comprendere le meccaniche di gioco, le quali, ora come non mai, si sono finalmente mostrate senza alcun velo protettivo. Oggi, il gioco di Kojima ci è abbastanza chiaro: sappiamo cosa aspettarci e non vediamo l’ora di immergerci in toto nel suo labirintico cervello; sappiamo anche, però, che con molte probabilità ciò che abbiamo visto rappresenta all’incirca il 30 percento dell’esperienza. Il bello, insomma, è ancora oscurato in attesa di scoprirsi del tutto il prossimo 8 novembre, data in cui il titolo approderà sugli scaffali di tutto il mondo, esclusivamente per la piattaforma di Sony, PlayStation 4.

Ciò che ci apprestiamo a fare quest’oggi è raccontarvi quanto appreso durante la presentazione, nella speranza di donarvi una lettura più lineare e concreta del progetto. Mettetevi comodi perché le informazioni sono tantissime.

Death Stranding

Death Stranding: “solo un simulatore di camminata”

Ad aprire le danze ci ha pensato una cutscene renderizzata in tempo reale, realizzata con il potentissimo Decima Engine di Guerrilla Games, il quale si dimostra per l’ennesima volta incredibilmente eccezionale. Durante la scena, Sam Porter Bridge (il protagonista), dopo aver messo a posto i capelli e sistemato la sua dotazione, si confronta con Deadman, e si passa alla fase giocata senza soluzione di continuità. Bastano pochi secondi per rendersi conto che Kojima ha volutamente occultato alcune schermate di gioco, lasciandole di proposito in lingua giapponese; ciononostante, grazie alle immagini è comunque stato possibile comprendere quanto mostrato. Com’era lecito aspettarsi, prima di mettersi in viaggio occorre prestare particolare attenzione alla dotazione, poiché il nostro avatar virtuale non sarà assolutamente in grado di trasportare più di 120.0 kg, un valore che, molto probabilmente, sarà destinato ad aumentare col procedere dell’avventura. Quindi bisogna decidere cosa portare e in che quantità, oltre a poter liberamente scegliere su quale parte del corpo posizionare i vari oggetti, allo scopo di distribuire correttamente il peso. Volendo fare un esempio, potremmo citarvi la valigetta di Resident Evil 4, con la differenza che in Death Stranding tutto sarà perfettamente visibile agli occhi del giocatore. Finita la dotazione, il nostro personaggio si mette in cammino e, a quel punto, appare palese che il peso abbia un’influenza netta sull’economia di gioco. Addirittura, un po’ come avviene in alcuni FPS quali Rainbow Six Siege, sarà possibile inclinarsi a destra o a sinistra, onde evitare che Sam collassi del tutto nei momenti in cui comincia a barcollare.

Difficile esprimersi in merito alle dimensioni del mondo di gioco, a causa del fatto che la mappa è oscurata e andrà scoperta poco a poco, raggiungendo determinate locazioni e connettendole ad una sorta di rete, sbloccando (oltre alle attività su di essa), probabilmente, un punto di controllo. Raggiungere questi luoghi, però, non sarà affatto una passeggiata. Il buon Sam possiede ben tre barre di stato: una dedicata alla salute, un’altra alla resistenza e alle scarpe e, infine, un’ultima legata all’umore (?).

A tal proposito, il giocatore dovrà cominciare a ponderare bene gli spostamenti, decidendo quando e dove fermarsi e se evitare potenziali minacce. Una profondità, possiamo già dirlo, incredibile, capace di elevare al quadrato la produzione di Hideo Kojima, la quale decide volontariamente di trascurare – ma nemmeno tanto – la parte action, in favore di un’esperienza innovativa, realistica ed immersiva.

Come dicevamo, il giocatore dovrà prestare attenzione a tre barre di stato. In realtà ce n’è una quarta completamente dedicata al Bridge Baby, comunemente chiamato B.B. Si tratta del suo umore, che si altererà a seconda di come ci comportiamo durante il tragitto: volete ingaggiare dei nemici? Buttarvi giù da un dirupo? Fatelo e il B.B comincerà a piangere, per calmarlo dovrete coccolarlo, ondeggiarlo o canticchiare qualcosa per lui.

Multiplayer asincrono e componente action

Come dichiarato più volte da Hideo Kojima, in Death Stranding i giocatori dovranno cooperare per riconnettere L’America. Uno sforzo corale e sociale che vedrà gli utenti battersi tutti sotto lo stesso stendardo. Ma come funziona tutto ciò? L’esempio più calzante risponde al nome di Dark Souls, sviluppato da Hidetaka Miyazaki. Nel brutale mondo dipinto dal director giapponese, i giocatori possono lasciare dei messaggi, i quali fungono principalmente da avvertimento, permettendo ad altri utenti di evitare una trappola o un nemico particolarmente ostico da tirare giù. A volte, però, hanno uno scopo ingannevole, e sta a noi giocatori decidere se fidarci o meno. Ebbene, in Death Stranding le cose non funzionano tanto diversamente: i giocatori potranno segnalare le loro scoperte, farci evitare pericoli e darci dei consigli. E fin qui, se in passato avete affrontato una delle tante avventure di Miyazaki è tutto nella norma e perfettamente riconoscibile.

La vera novità riguarda il fatto che altri utenti potranno – pur non essendo fisicamente presenti dinnanzi a noi – decidere di donarci delle scorte lungo il loro cammino, o posizionare delle scale o delle funi in modo da agevolarci il passaggio una volta giunti in prossimità di tali oggetti. A dire il vero ci sarebbe un ulteriore dettaglio da citare, che non ci è stato possibile comprendere pienamente: nel corso della boss fight che vede Sam combattere contro una creatura proveniente “dall’altra parte”, è possibile vedere lo spettro di quello che sembrerebbe palesemente un altro giocatore, stavolta realmente sul posto. Non abbiamo idea di come funzionerà questo aspetto, sappiate solamente che esiste e che non vediamo l’ora di saperne di più a riguardo.

Ma arriviamo a quella che per molti, purtroppo, rappresenta il pezzo forte, ossia la componente action. Di tanto in tanto, in maniera piuttosto simile a quanto visto in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, vi ritroverete a dover ripulire degli insediamenti nemici. Gli approcci possibili sono sostanzialmente due: lo stealth e un ingaggio diretto. Andrebbe precisato che, questi due elementi, al momento sono i meno convincenti della produzione, anche sé a voler esser sinceri è davvero difficile dirlo con assoluta certezza, poiché quanto visto non è assolutamente da buttare. Durante lo scontro con il boss, ad esempio, è possibile apprezzare un discreto dinamismo: si passa dalle armi da fuoco, alle granate, concludendo il tutto con dei super salti che grazie ad un esoscheletro ci consentono di schivare agevolmente i pericoli. A proposito di spostamenti, in Death Stranding non mancano i veicoli: questi potranno esseri guidati dal giocatore, il quale dovrà prestare particolare attenzione alla batteria. I veicoli, infatti, si consumano, e per ricaricarli occorre posizionarli in apposite piattaforme.

Death Stranding analisi gameplay

Il più grande dubbio su Death Stranding

Avendo vissuto Metal Gear Solid V: The Phantom in prima persona, la nostra preoccupazione più grande non poteva non essere l’inserimento della narrazione in questo contesto dichiaratamente open world. Su stessa ammissione di Hideo Kojima, riuscire a raccontare una storia senza dilazionarla molto, è difficile, ma non impossibile. L’autore giapponese sa di aver sbagliato in passato e siamo certi che farà di tutto per abbattere questo ostacolo, che tuttavia case di sviluppo come Rockstar Games non hanno mai temuto più di tanto, come dimostrano i due Red Dead Redemption (analisi e recensione) e la serie Grand Theft Auto.

Vogliamo ricordarvi che il cast di attori scelto per Death Stranding è di assoluto prestigio ed i presupposti per dar vita a personaggi memorabili ci sono veramente tutti. Proprio per questo motivo ci auguriamo che riesca a farcela.

Concludendo, nel caso ve lo steste domandando, non mancano assolutamente le “Kojimate“: come suo solito, anche stavolta il buon Hideo ha avuto modo di inserire delle scene particolarmente scanzonate, piacevoli distrazioni che ci “scollegano” momentaneamente dalla brutale situazione dei personaggi, strappandoci delle grasse risate.

Considerazioni finali

Contrariamente a quanto si dice in giro, Death Stranding è un prodotto vivo e concreto. Quanto mostrato in occasione del Tokyo Game Show è una chiara dimostrazione di quella che sarà l’esperienza finale, una volta che il prodotto raggiungerà gli scaffali di tutto il mondo il prossimo 8 novembre. Difficilmente chi non si è convinto adesso cambierà idea, ma del resto bisognava aspettarselo: l’ultimo gioco di Hideo Kojima è in assoluto il più autoriale, pertanto dividerà fortemente il mercato. Dati gli enormi costi legati allo sviluppo e al marketing, sviluppare un titolo del genere e rivolgersi a pochi, non è un’idea vincente. Tuttavia, Death Stranding ha una marcia in più, ed è quella che sicuramente ha convinto Sony a lasciare totalmente carta bianca a Kojima: sono coinvolti degli attori di fama internazionale, solo questo potrebbe tranquillamente spingere le vendite. Staremo a vedere, l’uscita è ormai prossima, non ci resta che attendere qualche mese, per scoprire finalmente le sorti di questo “strano” e ambizioso progetto.

Mads Mikkelsen

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