Fanboyismo: cancro dell’industria videoludica

Scritto il 17.05.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Fanboyismo - cancro dell'industria videoludica

Perché rovinare il gaming con queste inutili fazioni?

Sono ormai nove anni che scrivo per il settore. In questo lungo periodo in cui ho scritto per diverse testate ne ho viste di cotte e di crude da parte di quel ramo dell’utenza che definire marcio è dir poco. Sì, quella fetta di videogiocatori che non vive questa passione per divertirsi o emozionarsi come fanno tutte le persone normali. No, siccome a dar senso alla loro misera esistenza c’è quella mania di protagonismo assoluto e lo schieramento più folle e becero per una qualsiasi software house, oltre a sbeffeggiare coloro che invece possiedono un sistema differente. Nelle case di queste persone esiste un solo hardware; che sia una tra le console delle tre big, Sony, Nintendo e Microsoft o il PC, questa tipologia di videogiocatori denigra tutto quello che non esce sul loro sistema preferito (infatti più che i titoli multipiattaforma tendono a criticare le esclusive altrui), arrivando addirittura agli insulti per chi preferisce giocare su una Xbox One piuttosto che su PlayStation 4 o viceversa. Perché è meglio solo ciò che piace a loro; tutto il resto è schifezza.

Il fenomeno in questione è il fanboyismo, la rovina del gaming così come degli altri media (il cosiddetto e famigerato cancro del titolo). Il fanboy è colui che vive per far gara del chi ce l’ha più grosso, dimostrando per forza la superiorità della sua piattaforma perché sì (quasi fosse una questione di vita o morte), senza capire che lo schieramento non fa altro che male al panorama videoludico, specie quando le stesse aziende magari collaborano insieme per delle iniziative, come nel caso di Nintendo con Microsoft e l’arrivo di Cuphead su Switch (per il momento) o di Sony ed il colosso di Redmond per un servizio streaming (probabilmente per contrastare Google Stadia). Insomma, loro sono aziende e sicuramente vivono in primo piano la competizione. Si tratta però di una competizione “sportiva”, fatta con logica e buon senso e che li sprona a fare sempre meglio. E questo non è che un bene per noi videogiocatori. Questa rivalità non preclude però i rapporti di collaborazione, proprio perché le software house, in quanto aziende, hanno un interesse comune: guadagnare. Se il guadagno può arrivare da una collaborazione, allora si collabora. Alla faccia delle bandiere. Ben vengano il sostegno reciproco e le nuove iniziative. Fanno bene all’industria.

Queste persone non sono videogiocatori, ma ultras del panorama videoludico. E come gli ultras da stadio, si tratta di entità inutili e deleterie che vanno solo ad intaccare il cuore e l’essenza stessa della passione. Un vero appassionato di videogiochi apprezza un’opera a prescindere dalla sua piattaforma preferita. I fanboy, no. Per loro solo la propria console (o PC) è la migliore; le altre sono inutili. Nel caso di Nintendo Switch, si tratta magari dell’ormai consueto sistema casalingo per bambini mentre Xbox One è la console senza esclusive (tanto per citare due luoghi comuni tipici). Come se non bastasse, sono anche gli stessi che guai se provi a muovere critiche costruttive sul loro giochino preferito.

Se un giornalista addirittura osa dare un 9 anziché un 9,5 è una emerita testa di cazzo che non capisce nulla di videogiochi, e viene criticato il lavoro di quelli come noi che pur non essendo perfetti e non avendo sicuramente la verità in tasca, quantomeno proviamo ad essere critici ed obiettivi. Era successo proprio su Multiplayer.it, in occasione della recensione di God of War scritta da Pierpaolo Greco. A prescindere sull’essere d’accordo o meno con la sua analisi (ed io mi trovo tra quelli non d’accordo perché, non ho problemi a dirlo, la trovai molto superficiale, come se il redattore non avesse dedicato il giusto tempo alla produzione di Santa Monica Studio), contestare il numerino perché 9 e non 9,5 è segno di demenza; e mi perdonino tutti gli utenti che si erano accaniti con il giornalista e la rispettiva testata, ma quanto accaduto fu raccapricciante. Più che altro si poteva contestare il voto poiché non rispecchiava totalmente quanto evidenziato nel testo (e qualcuno l’aveva fatto), ma questa è un’altra storia.

Qualcosa di simile è successo di recente pure sulle nostre pagine, perché abbiamo osato affibbiare 7,5 a Days Gone (qui la recensione incriminata) e non sono mancati i commenti denigratori sul nostro lavoro e soprattutto sulle nostre persone: siamo stati definiti incompetenti che si atteggiano a critici del settore quando non contiamo nulla. Per carità, è giusto contestare un voto assegnato da una testata nel caso non si è d’accordo. Anzi, non solo è giusto, ma più che lecito, ma non è che ogni cosa sia o capolavoro o sterco (capolavori sono le esclusive della piattaforma del fanboy; sterco, quelle delle rivali).

Days Gone recensione fanboyismo

Tuttavia, noi facciamo il nostro lavoro per portarvi contenuti giorno per giorno. Ci impegniamo e analizziamo con criterio quello che ci passa sottomano e se abbiamo affidato 7,5 a Days Gone, probabilmente abbiamo avuto i nostri motivi. Inutile stare a criticare il nostro lavoro se parliamo “male” di un’esclusiva Sony e quando ne parliamo bene siamo dei grandi. Siamo incompetenti o no? Fateci capire. Che poi 7,5 non è parlare male, ma questo è un po’ colpa di noi giornalisti che per andare incontro all’utenza abbiamo trasformato il valido 7,5 in un voto insulso, quando in realtà non è così; era più comodo arrotondare in svariate circostanze piuttosto che assegnare il numerino reale, ma ecco i risultati. Eppure è una politica che non ho mai appoggiato.

Tolto questo (perché non voglio dilungarmi su altri argomenti) e appurato che con 7,5 non abbiamo denigrato Days Gone e né abbiamo parlato male del titolo, se qualcuno non concorda con la nostra recensione, scritta dal buon Antonio Rodo, non è la fine del mondo; basta semplicemente dirlo e spiegare il vostro punto di vista, argomentando, perché potrebbe essere anche che abbiamo toppato veramente. Ma ehi, è più comodo criticare il nostro operato anziché motivare un’opinione divergente. Perché il fanboy non accetta critiche. Per questi individui, o veneri o sei uno stronzo; non ci sono mezze misure. Se osanni le produzioni del loro sistema preferito, allora sei uno in gamba; se invece osi soltanto criticare qualche aspetto (senza denigrare un prodotto, anche perché non è il nostro compito; pure se un gioco valesse 1, noi dobbiamo semplicemente analizzarlo, non denigrarlo) e dai un voto più basso delle aspettative e soprattutto della “media fanboyistica” (definizione coniata sul momento; amatemi) che è la verità assoluta (non dimentichiamolo), allora sei quella parola che inizia con la “C” e finisce con la “E”. Dai, consentitemi pure il momento ‘quiz televisivo’ (così rendiamo felici pure Gerry Scotti e la buon anima di Mike Bongiorno… Allegria!).

Purtroppo, le vittime afflitte da fanboyismo (si, forse è una grave malattia) non ragionano e non vogliono dialogare; Il loro scopo è imporre la propria presa di posizione e denigrare il prossimo che, poverino, magari perché gioca a Zelda su Nintendo Switch viene definito pirla, poi vai ad indagare e questo possiede tutte le console della generazione corrente e non solo; ergo, chi è il babbeo in realtà? E quando un fanboy posta una foto sui social con l’ultimo acquisto e scrive parole tipo “che ne sanno i ‘nomedellaltrafazione’?” come a voler dire che solo sulla loro piattaforma esce il meglio, qualcuno sa spiegarmi il senso? Io sono Nintendaro (e lo ammetto), ma ho comunque una quindicina di console; cosa non dovrei sapere? Così come gioco ai prodotti della grande N mi dedico anche su quelli usciti sulla piattaforma Microsoft o su PlayStation 4 (per non parlare del retro). Il gaming è bello se a 360 gradi; le bandiere non servono a un cazzo. La passione non ha fazioni. Preferenze, sì, poiché inevitabili. Tuttavia, come nel calcio, è anche bello applaudire il gesto tecnico di un atleta della squadra avversaria e riconoscerne le qualità. La console war (che è appunto mossa dall’elemento causante che è il fanboyismo) non porta a nulla di buono.

Se tu che stai leggendo questo articolo sei un fanboy… ehi, dico a te! Sei ancora in tempo per cambiare punto di vista. Imparare a guardare le cose da più di una prospettiva non fa male. Capire che la competizione è bella solo se costruttiva, sarebbe l’ideale. Altrimenti non sei un appassionato, ma soltanto una persona povera e banale. E dopo ‘ste rime raccapriccianti degne dei peggiori rapper di quartiere (e potevo chiuderla anche con laziale, volendo), invito tutti a riflettere un po’, comprendendo che non cambierà comunque un bel niente.

Eppure, la mia critica (forse tagliente) la volevo muovere… ed è tutta qui. Avanti con gli insulti. Così non farete altro che confermare il fanboyismo grondante in voi. Inoltre, come suggerisce la parola, il fanboy dovrebbe essere giovane (boy – ragazzo; no, non pensate ad Atreus… ok, come non detto), ma spesso a comportarsi come tali sono anche (e soprattutto) persone che avrebbero dovuto raggiungere già da un pezzo una certa maturità. Infine, ci sono anche i troll. Quelli che si divertono a perculare il prossimo, istigando diatribe di fanboyismo. Un vero casino. Nonostante tutto, però, nella mia visione utopica e distorta del panorama videoludico, quanto gradirei un mondo senza console war e dove a vigere sia il buon senso e non l’astio immotivato. Quanto è bello illudersi, sognando.

Fanboyismo - Reggie, Phil Spencer e Shawn Layden - No Console War
Questa foto dovrebbe riassumere tutto l’articolo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi