I grandi attori di Hollywood nel videogioco: recitare con i pixel

Un approfondimento sulla funzione degli attori di Hollywood nel videogioco: che ruolo e significato hanno i loro volti digitalizzati?

Scritto il 26.06.2019
da Luca Parri
attori di hollywood e videogioco

Quando i volti noti del cinema si prestano per il panorama videoludico

A discapito di quanto il tam-tam mediatico ci possa suggerire, le recenti comparsate di Keanu Revees, Lea Seydoux e Mads Mikkelsen rispettivamente in Cyberpunk 2077 e Death Stranding non sono novità assolute per il medium videloudico. Infatti, che si tratti di semplici doppiaggi o delle più sofisticate tecniche di motion capture, le incursioni di attori di Hollywood nel videogioco ci accompagnano da quasi trent’anni. Nomi di richiamo che donano lustro alle produzioni, chiamati in causa per svolgere ciò che gli riesce meglio: interpretare ruoli. Una funzione che rientra in e accentua quel percorso verso un mezzo di comunicazione sempre più composito; che conglomera e unisce verso un obiettivo unico tantissimi artisti dai talenti diversi in un modo che solo il videogioco – attualmente – può permettersi. Uno dei primi esempi potrebbe proprio essere Jackie Chan Stuntmaster, dove l’attore cinese – ormai famoso in tutto il mondo – prestò tutto se stesso per la realizzazione dell’opera, uscita – ricordiamo – sulla prima PlayStation. Come tutto, però, anche i videogiochi non vivono soltanto di velleità, di arte e di buone intenzioni: i malpensanti potrebbero trovare in queste partecipazioni il ruolo della pezza applicata su un prodotto scarsamente di richiamo per aumentarne l’attrattiva; ad altri invece può venire la sensazione di denaturazione del compito del videogioco avvicinandolo al cinema e rinunciando alle caratteristiche intrinseche dello stesso. Questo articolo è pensato proprio per dare una visione di massima di ciò che, in tre decenni, i grandi nomi dei film ci hanno dato modo di notare grazie al loro apporto nei videogiochi.

N.B.: l’articolo tiene conto dei lavori svolti nella lingua originale dei prodotti per restituire un’informazione più completa e pertinente, senza nulla togliere allo straordinario lavoro di doppiaggio e adattamento fatto dai grandi studi nostrani.

attori di hollywood e videogioco
Cosa hanno in comune Joker e Luke Skywalker? La voce di Mark Hamill!

Perché gli attori? – Interpretazione e enfasi

Contestualmente alla crescita di possibilità tecnologiche che il videogioco ha iniziato ad aprire ai realizzatori si è creata la necessità di appoggiarsi a professionisti per coprire i nuovi orizzonti. Giocare è un atto narrativo e quindi serve che il comparto dedicato al racconto sia opportunamente coperto da chi ne conosce le sfumature, tanto in sede di sceneggiatura quanto di recitazione. Un attore professionista, sia esso chiamato soltanto per un doppiaggio o per prestare il suo volto alla digitalizzazione, ha il ruolo cruciale di creare empatia, immedesimazione e enfasi; stipula un contratto tacito con il giocatore che si lascia traghettare dalla voce del personaggio in una storia resa ancora più appassionante da tanti narratori attivi (ciascuno con un peso specifico, a seconda della sua rilevanza nella storia).

L’estrema importanza dell’interpretazione in un prodotto videoludico è riscontrabile anche nel ruolo che, negli anni, tale componente si è ritagliata nei premi più di rilievo dell’industria. L’importanza che ricopre il premio dedicato alle migliori performance attoriali ai The Game Awards e vedere tra i nominati grandi nomi del cinema e del doppiaggio come Mark Hamill (Batman: Arkham), Andy Serkis (Enslaved), Ron Perlman (Fallout 3) e Ellen Page (Beyond) è un dato di fatto di quanto, ormai, non si tratta più di introduzioni di attori di Hollywood nel videogioco quanto, piuttosto, di un vero e proprio lavoro a se stante che gli attori scelgono di compiere e che solo in parte è accomunato al grande schermo. Il videogioco racconta storie in modo totalmente differente dagli altri mezzi, ed è per questo che il lavoro di interpretazione va fatto con toni e obiettivi unici. Non c’è, dunque, la denaturazione di cui nell’introduzione nel sentire uno dei protagonisti di Mad Men, Rich Sommers, dare voce al complicato e sfaccettato protagonista di Firewatch ma una seria volontà di raccontare con il videogioco usando il professionismo come supporto. Esattamente come il cinema è differente dal teatro e dalla serialità televisiva, il nostro passatempo preferito ha un suo modo di narrare che “obbliga” chi ci lavora a seguirne ritmi e abitudini.

attori di hollywood e videogioco
Uno dei pochi, se non l’unico, momento seriamente esaltante dell’E3 2019.

Motion capture e contesto: il caso Keanu Reeves

A meno che non abbiate scelto l’eremitaggio spontaneo negli ultimi venti giorni, saprete benissimo il chiacchiericcio (e le risate!) che ha scatenato l’annuncio fatto da CD Projekt Red riguardo il suo Cyberpunk 2077 sul palco della presentazione di Microsoft allo scorso E3. L’attore americano Keanu Reeves, infatti, sarà la guida fondamentale che accompagnerà il giocatore nelle sue avventure a Night City; impersonando il fantasma del leggendario musicista Johnny Silverhand (personaggio di grande rilievo nel mondo del gioco di ruolo cartaceo in cui il videogioco è ambientato). Un buzz, manco a dirlo, suscitato dall’archivio di interpretazioni tremendamente contestuali sia all’ambientazione quanto al personaggio in sé: Matrix, Johnny Mnemonic e John Wick sono infatti elementi che l’opinione pubblica associa al cyberpunk (i primi due) e all’azione adrenalinica e “cazzuta” (il terzo). Pertanto la scelta dello studio polacco, anche a fronte di una altalenante capacità attoriale di Reeves, si dimostra oculata, attenta e intelligente. Perfettamente integrata con il contesto e con un discreto occhio di riguardo a ciò che il tema del prodotto ha potuto dimostrare in altri lidi. Trovo dunque questo un esempio, tra decine di migliaia di altri scelto per la sua attualità, perfettamente utile per comprendere come il contesto possa rendere la scelta di un attore piuttosto che un altro, vincente.

Kojima, Reedus e Mikkelsen
Colonna sonora ufficiale di questa foto.

Quando il game director si fa cinefilo: Kojima e il sogno chiamato Death Stranding

Hideo Kojima è sempre stato estremamente attento alle evoluzioni, le tendenze, i nuovi modi e nomi del cinema. È un cinefilo appassionato e sincero, che vive il cinema anche quando realizza i suoi lavori videoludici impostandoli con contenuti registici e narrativi fortemente ispirati dal grande schermo ma distillati e ripensati in funzione delle narrazioni interattivi e emergenti tipiche del videogioco. Per questo motivo il suo prossimo lavoro, Death Stranding, rappresenta il coronamento di un sogno e la consacrazione di un concetto portato avanti in tutta la sua carriera: finalmente il game director giapponese è riuscito a circondarsi degli attori (Norman Reedus, Lea Seydoux, Mads Mikkelsen, Lindsay Wagner) e registi (Guillermo Del Toro, Nicolas Winding Refn) che più lo hanno appassionato da spettatore in tempi recenti, coinvolgendoli come attori digitali nella sua ultima fatica. Un percorso di avvicinamento e contaminazione di linguaggi che si completa grazie ad un cast a cui mai prima d’ora Kojima era riuscito ad arrivare; conferma il suo estremo e peculiare rilievo nell’industria, ma anche e soprattutto quanto il suo progetto ideale sia sempre lo stesso da decenni: portare i modi del cinema nel videogioco. La grande passione diventa quindi spinta per lavorare sulla direzione verso cui orientare le opere.

Her Story
Her Story di Sam Barlow: forse il gioco recente che maggiormente incarna il valore e le possibilità delle performance attoriali in un videogioco

Conclusione: quali sono le prospettive future?

Al netto di quanto scritto sopra, suppongo sia ormai chiaro che reputo le incursioni degli attori di Hollywood nel videogioco una tendenza assolutamente positiva se utilizzata con senso critico e strumentale e non esclusivamente commerciale. L’ovvio traino dell’attenzione non deve superare il vero cardine secondo il quale una performance attoriale possa considerarsi riuscita: una scrittura adeguata che tenga conto del medium di riferimento, nel nostro caso il videogioco. Ci sono grandi esempi di come la recitazione diventa funzionale alla natura ludico-meccanica determinando la riuscita del gameplay in base a come l’attore su schermo interpreta le battute: un esempio lampante di questo è il capolavoro di Sam Barlow, Her Story, che dovrebbe essere usato come esempio con cui confrontare l’uso di uno o più attori in un videogioco. Le tecnologie presenti e future, dunque, possono aiutare per quanto riguarda la fedeltà nei volti e le possibilità a livello di messa in scena dei personaggi ma vanno adeguatamente supportate da un comparto narrativo (e ludico) che si riferisca al mondo videoludico e non lo confonda con il cinema o con la serialità televisiva. Il lavoro degli attori di Hollywood nel videogioco, dunque, deve essere visto come specifico per questo mezzo e non come una estensione di ciò che essi svolgono normalmente. In futuro, molto probabilmente, questo fenomeno sarà sempre più percepibile e globale (forte anche della diffusione del sottotitolato all’interno delle produzioni), perciò è fondamentale che gli studi e le case di produzioni riescano a sorreggere il grande attore con strutture narrative solide e che non siano esclusivamente di supporto al nome ma che anzi si facciano supportare da chi le recita.

Death Stranding

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