Il “Sogno Facebook” è finito – Editoriale

Scritto il 30.03.2020
da Antonio Facchini

Ammetto che ho avuto un buon rapporto con Facebook. Ho postato qualche mia foto, condiviso qualche articolo oppure semplicemente ho scritto quello che mi passava per la mente.

Siamo nel 2007-2008 circa, quando Facebook irrompe nelle nostre vite.

 Il “prima Facebook” e il “dopo Facebook” 

Senza andare troppo a ritroso nel tempo, avevamo appena visto il 2001 e le torri che si sgretolano nello skyline di New York, poi nel 2006 inizia la crisi economica. Ma nasce Facebook è tutto diventa comune, gioie e dolori.

Lo abbiamo usato un po’ tutti così. A volte è accaduto di usarlo a scopo lavorativo o cercando la visibilità, Si perché è bello ricevere tanti like o cuori sotto i tuoi post o commenti. Che bella sensazione vedere 100 o 200 “like” sotto un tuo post. Ne esci fiero e pieno di te. Quasi quasi ti riempie il tuo ego.

Ti trasporta in una dimensione celestiale, quasi come dire “ Cazzo anche io conto”.

Bello quel momento dove rimbalza sulla tua “home” un meme del momento, fatto ad arte su un politico o su un videogioco.

Tutto bello. E’ tutto qui il discorso.

Facebook e forse un po’ tutti i social, rappresentano, in questo contesto storico, il valore della libertà e dell’intrattenimento.

Una finestra dove la libertà di parola viene espressa senza filtri, senza paura. Una volta si scendeva in piazza per poter far sentire il proprio pensiero. Quei tempi sono finiti. Forse in un certo modo, meno male.

Ma torniamo a noi. Noi figli di Mamma Social. Che tempi i nostri!

Che tempi quando posso far conoscere il mio lavoro, il mio studio. Ah vi ho fatto vedere il mio cane? O il mio gattino?

Ma c’è anche mio figlio o mia figlia qui. La mia mamma, il mio papà. I miei nonni! Il mio amico, la mia fidanzata o il mio fidanzato.

Una stanza magica è Facebook, tramite delle proprie emozioni, stressanti o magnifiche che siano. La raccolta di pollici o di cuori, o di faccine incazzate, di commenti belli o di insulti gratuiti. Ma io sono qui. Lontano da te. Ma non sono mai stato così vicino.

Una bolla magnifica e meravigliosa nei suoi pro e nei suoi contro.

Una cascata interminabile di post e condivisioni sulla nostra bacheca, che ci porta via tempo della nostra vita, che ruba il nostro tempo, catturati da un pensiero di un’altro nostro “collega” social.

Poi arriva il COVID19

E allora tutto scompare. Le certezze che avevi, o meglio pensavi di avere, crollano. La libertà di condividere e di opinare porta all’isteria e alla disperazione.

Arriva la pandemia, arriva la morte. Arriva la sofferenza, la paura, la tristezza. Arrivano le restrizioni, quelle fisiche. E fanno male. Allora la libertà non sono i social?

Allora entra l’unica cosa che ci tiene in “vita”. La speranza.

La speranza stessa si tramuta in avidità, in ripercussione morale. L’aver diritto di esprimere il nostro disappunto, o magari condividere la nostra speranza. L’informazione galoppa. Il meccanismo è collaudato. E’ pronto.

Uno sciame di news rimbalzano, la speranza di ritornare alla vita di prima è forte. Non ha pazienza.

Voglio tornar libero! Libero di cazzeggiare, di ridere.

Voglio tornare a essere libero di scrivere ciò che voglio, ma da sano. La speranza che il post possa modificare le nostre vite, o che possa aiutare a risolvere una crisi senza precedenti per la storia moderna.

Voglio uscire con gli amici! Voglio condividere le mie paure, le miei gioie, guardandoci negli occhi.

Ho tempo in quarantena. Allora scrivo un post, lo condivido. Non mi sento solo.

Una fake news, una foto, un meme. Non importa la fonte. Lancio segnali al mondo che anche io ci sono.

La resa del social tech è in evoluzione. Non si toglie ma muta. Non cresce ma progredisce.

Non limita ma chiude. Non giudica ma pregiudica.

Non esistono atri posto al mondo per una tale forza di razzismo mediatico e intellettuale, che è nella natura “social”.

Se è libertà questa, usiamola. Se serve, adoperiamoci. Se condivisa, apre a chi è meritevole.

Il fake si mischia alla realtà. La realtà si mischia con il fake.

L’informazione si trasforma. Muta. Si complica e si dirama nelle sue forme. Isteria, sarcasmo,speranza,razzismo.

In sostanza Facebook è come un videogioco. Bello, difficile, frustante e divertente.

Ma non è la realtà.

E come tutte le realtà, continuerò ha usarle…a che prezzo però?

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