IndItaly – Intervista a Musa

Questo mese siamo andati ad intervistare i ragazzi di Musa, serious game che promette di introdurre i bambini al mondo della musica

Scritto il 30.04.2019
da Giacomo Todeschini
Musa

In questo mese di aprile la nostra usuale rubrica dedicata al panorama indie italiano ha deciso di esplorare territori finora inesplorati, addentrandosi nelle lande dei serious game. Per chi non lo sapesse, i serious game sono quella particolare categoria di titoli che mira a sviluppare qualche soft skill o abilità particolare nei videogiocatori, permettendoli di migliorarsi semplicemente giocando. In questo appuntamento di IndItaly siamo andati ad intervistare i ragazzi autori di Musa, serious game che mira a introdurre bambini e ragazzi al mondo della musica. Ecco a voi cosa ci hanno raccontato!

Introdurre i bambini fin dalla giovane età al mondo della musica: una missione sicuramente nobile e importante che vi fa molto onore. Come vi è venuto in mente di sviluppare un serious game proprio su questo tema? Colpo di genio o un lungo processo di exploitation di un’idea iniziale?

“Siamo un team di informatici, ingegneri, economisti e designer. Ma soprattutto siamo un team di musicisti. L’idea di Musa è quindi nata da un forte bisogno percepito in prima persona. In prima istanza quando studiavamo musica da bambini, e successivamente quando abbiamo iniziato a insegnare: la ripetizione quotidiana dei medesimi esercizi di tecnica è frustrante e poco efficace.

Oggi la nostra mente è abituata a ricevere stimoli e informazioni ad un ritmo e secondo modalità diverse rispetto al passato. Ma mentre il mondo traghetta verso il digitale, l’educazione musicale è rimasta pressoché invariata negli ultimi 3 secoli. L’idea iniziale era un software in grado di riconoscere le note ed inviare feedback in tempo reale. Mano a mano che il team è cresciuto, l’idea si è arricchita e trasformata in un metodo didattico innovativo, che unisce gioco a musica.”

Musa - intervista

Il concetto alla base di Musa è tanto semplice quanto geniale: attraverso l’utilizzo del microfono del device l’applicazione è in grado di riconoscere le note e rifletterle all’interno di essa. Attualmente però è possibile sfruttare Musa solo con un piano o una tastiera: è prevista in futuro l’introduzione di qualche altro strumento, tipo la chitarra o la batteria, o lo scoglio tecnologico da superare è per il momento troppo grande?

“Assolutamente sì! Non vediamo l’ora di raccogliere le risorse necessarie per sviluppare nuove versioni di Musa, sia per altri strumenti (canto, flauto, chitarra ecc.) sia per diversi target (ragazzi e adulti). A livello tecnico è fattibile e stiamo già ricevendo moltissime richieste… ma un passo per volta! Ad oggi abbiamo deciso di concentrarci sullo sviluppo di un metodo ed esperienza di gioco specifici per il pianoforte, che è lo strumento più diffuso e più adatto per iniziare lo studio della musica.”

Immaginiamo che la maggior parte dei vostri “clienti”, scusateci il termine, siano bambini: com’è lavorare direttamente con loro? Più facile o difficile rispetto ai più classici adulti?

“I bambini sono i nostri utenti e comprendere le loro preferenze è decisamente più complesso che interagire con gli adulti. I bambini non compilano questionari e non rispondono a interviste, non sono presenti sui social (per fortuna) e trattare con loro è sempre estremamente delicato, per motivi legali e di privacy. Abbiamo ciclicamente testato i nuovi livelli nelle scuole primarie. Ciò che ha richiesto più tempo è stato sviluppare una grafica che fosse interessante per i bambini, competitiva rispetto ai videogiochi cui sono abituati, ma al contempo non eccessivamente costosa. Inoltre, nel nostro caso, il lavoro è doppio: soddisfatti i bambini, è il momento di convincere e soddisfare i genitori, attraverso canali e modalità differenti.

Musa

L’aspetto positivo di tutto ciò, tuttavia, è che i bambini offrono soddisfazioni in grado di ricompensare qualsiasi ostacolo, come abbiamo avuto prova durante i laboratori musicali che abbiamo svolto nelle scuole primarie, vedi i pensieri scritti dai bambini. Vedere i bambini appassionarsi allo studio della musica con tanto entusiasmo grazie alla nostra app e raggiungere risultati notevoli in pochissimo tempo è un’emozione impagabile.”

Per quanto Musa faccia parte di una categoria particolare di videogiochi, ossia i serious game, ci sentiamo comunque in dovere, visto il tema della nostra rubrica, di farvi questa domanda: che ne pensate del panorama dei piccoli sviluppatori di videogiochi in Italia? Siete mai entrati in contatto con esso o la natura del vostro titolo vi ha portato a percorre strade completamente diverse?

“Purtroppo non abbiamo avuto occasioni di confrontarci con altri sviluppatori, anche se questa prospettiva sarebbe esaltante. Gli sviluppatori indipendenti che operano in Italia, specie quelli di piccole dimensioni, devono affrontare molte sfide, ma negli ultimi anni abbiamo visto realizzare progetti meravigliosi. In Italia è presente una comunità in crescita e pronta a mettersi in gioco (è il caso di dirlo). Purtroppo la strada da fare è lunga, tuttavia speriamo di vedere nascere nuove opere e nuovi team.”

Musa - screenshot

Con questa piccola digressione nel panorama indie nostrano si chiude quindi anche questo appuntamento mensile di IndItaly. Che ne pensate di questo particolare ma interessantissimo prodotto? Pensate possa essere utile per introdurre le più giovani generazioni al mondo della musica? Fatecelo sapere nei commenti!

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