La critica al Capitalismo – Persona 5

Scritto il 02.09.2020
da Rodrigo Reddavide
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La critica al Capitalismo – Persona 5

Non è sporadico che nel mondo videoludico vengano trattate tematiche di attualità, veicolando messaggi sociali e critiche al mondo contemporaneo. Persona 5, soprattutto nella sua versione Royal, si configura come un titolo dove la parte centrale è proprio costituita dallo scavare nel peggio dell’animo umano, con lo scopo di innescare nel giocatore una voglia di ribellione nei confronti della società.

Il protagonista del videogioco insieme ai suoi amici, emarginati dalla società per motivi diversi, potrà infatti esplorare i “palazzi”, concretizzazioni dei desideri malati di alcuni particolari individui. Lo scopo sarà quello di rubare a questi ultimi il cuore, privarli di questi desideri egoistici, crudeli e deviati per farli pentire e redimere.

persona 5, cover

Okumura Palace ed il modello capitalistico

I palazzi rispecchiano la visione interiore dei loro proprietari riguardo a diversi ambiti. Partendo da quello del professore maniaco, Kamoshida, che vede la scuola come il suo castello e le ragazze del club di pallavolo come le sue schiave sessuali, si arriva a toccare tematiche sempre più profonde e delicate, presentate con ambientazioni, musiche e analogie diverse.

Nei primi palazzi, si verrà accompagnati da brani melodici e scenografie colorate che in un certo modo rilassano il giocatore, come per trasmettere la tranquillità dei loro proprietari nel commettere quotidianamente le loro nefandezze.

Okumura Palace è il primo elemento di rottura con il gioco, che abbandona tematiche più “micro” per entrare in un ambito più “macro”. Appena entrati, noteremo differenze cromatiche evidenti, venendo schiacciati da ambientazioni grigie, metalliche. La musica non sarà più melodica ma ritmata, cadenzata, ripetitiva, opprimente. Questo è il mondo del capitalismo deviato, dove il divario tra le classi sociali dei proprietari e dei lavoratori è incommensurabile.

L’oppressione del lavoratore

Okumura Palace è gestito da lavoratori robot, uomini concepiti come macchine. Il videogioco spiegherà l’etimologia del termine “robot”, derivato dalla parola ceca “robota” che significa “lavori forzati”. Il robot, quindi, altro non è che uno schiavo.

Il palazzo è completamente meccanizzato e coloro che ci lavorano non sono trattati in maniera umana, considerando i loro problemi e le loro necessità, ma come semplici ingranaggi sostituibili.

L’impossibilità di reagire

Nel modello capitalistico deviato, il lavoratore non ha alcun potere. Sul contratto, che firmerà per necessità, l’azienda avrà l’autorità per decidere il suo turno lavorativo, modificandolo a piacimento e senza troppi preavvisi, a seconda delle necessità produttive.

Le condizioni fisiche e le esigenze familiari dei lavoratori non sono contemplate, la priorità è quella di produrre per generare consistenti profitti al padrone, mentre al sottoposto spetta uno stipendio che a malapena basta per le sue esigenze.

Non vi è interesse nel miglioramento, la manodopera non qualificata, di cui il palazzo fa abbondante uso, è facilmente reperibile. Il dipendente può licenziarsi, finendo nell’inesorabile limbo della ricerca di lavoro, e qualcun altro bisognoso subentrerà al suo posto.

La macchina del capitalismo non è mai ferma.

La pressione psicologica e l’engagement

La ricerca dell’engagement, del coinvolgimento nei traguardi dell’azienda, è al livello del controllo mentale. Slogan, sotto forma di motti, messaggi visivi e tanto altro, vengono inculcati forzatamente nella testa del lavoratore.

Pur non venendone ricompensato, il dipendente deve essere felice se l’azienda ottiene grandi risultati economici. Il robot non verrà mai elogiato per questo, la gloria andrà integralmente a coloro che dirigono.

Il collega che non riesce a stare dietro ai ritmi serrati dell’azienda viene stigmatizzato, bollato come qualcuno che “non ha voglia di lavorare” ed emarginato.

Tra l’incudine ed il martello: la classe intermedia

In una posizione scomoda, intermedia, i preposti al controllo, Pur godendo di ritmi lavorativi meno stressanti, hanno sulle loro spalle la responsabilità dei risultati e sentono su di loro lo sguardo vigile del padrone.

L’organizzazione del lavoro, il problem solving, ma soprattutto il raggiungimento di determinati traguardi sono le loro prerogative. Questa classe viene martellata costantemente sotto il profilo dell’engagement, diventando a tutti gli effetti il braccio operativo del padrone, condividendo però  con esso solo una minima parte dei ricavi ottenuti dai risultati.

In tutto questo, il capitalista non muove un dito, esentandosi dal processo produttivo. I suoi oneri sono quelli di controllare i risultati ed intascarli.

L’abuso dei macchinari

Interrompere la produzione è deleterio, i macchinari non possono fermarsi. La manutenzione è considerata una perdita di tempo, l’ultima delle priorità.

L’azienda deve arrivare quanto più vicino ad operare ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Se uno strumento si rompe è più semplice e rapido sostituirlo.

L’operaio è costretto a lavorare con macchinari, sporchi, deteriorati, pericolosi, a volte è egli stesso incaricato di svolgere una manutenzione di base, pur non avendone le competenze.

La sicurezza a carico del lavoratore

Tante aziende si fanno grandi delle norme di sicurezza, che tutelano il lavoratore. La maggior parte però non rende noto che queste norme sono a carico del dipendente, che deve verificare e segnalare tutto ciò che è pericoloso.

L’importante per il capitalista non sono la sicurezza e l’affidabilità delle proprie strutture e dei propri processi, ma la continuità della produzione e l’esenzione da guai legali legati agli infortuni.

Se si dovesse scegliere tra il far correre un rischio ad un lavoratore e fermare il lavoro per mettere in sicurezza, la scelta ricadrebbe irrimediabilmente sulla prima ipotesi.

In caso di infortunio la colpa è del dipendente, che non ha controllato o prestato attenzione.

Gli straordinari non pagati come regola

Indipendentemente da ciò che è scritto sul contratto, il lavoratore che si limita a rispettare il proprio orario lavorativo è malvisto.

Per portare a termine gli incarichi, spesso bisogna ricorrere a orari maggiorati, meglio se non a carico dell’azienda.

Timbrare l’uscita e poi tornare al lavoro, per evadere le ultime incombenze, è una regola per evitare ripercussioni da parte dei superiori.

Come coprire tutto

L’alienazione dell’uomo, con valenza Marxista, è la diretta conseguenza di tutto questo. Com’è possibile quindi che questo capitalismo deviato non causi ribellioni e che venga invece comunemente accettato dalla società?

Una prima grande ragione, ma ve ne sono molteplici che richiederebbero un’analisi a se, è perchè vi è un conflitto, una competizione tra le masse disperate e quelle che lo sono ancora di più. La lotta è per le briciole.

Più in alto i capitalisti deviati, tutelati dalle leggi, vivono le loro vite nel lusso sfrenato e con la brama di guadagnare sempre di più, irraggiungibili. Per ripulire la loro immagine, utilizzano una piccola parte del loro budget in “marketing di facciata”. Donazioni benefiche e controllo dei media per diffondere messaggi positivi sono solo alcune delle tattiche utilizzate.

L’ineluttabile conclusione

In conclusione, il videogioco ci sbatte la verità davanti agli occhi con la potenza di un uragano.

“Quindi l’intera fabbrica funziona utilizzando la vita delle persone”.

Il processo produttivo capitalistico deviato sopravvive invadendo la vita delle persone, occupandone il tempo e risucchiandone le energie, come un parassita che, una volta finito il banchetto, sceglie un nuovo ospite.

Okumura palace è una terribile, quanto vera, analogia con tante realtà del mondo odierno, soprattutto in paesi dove la regolamentazione del lavoro non rispetta i diritti umani.

Il messaggio che impreziosisce Persona 5, è quello di avere speranza e di ribellarsi. I protagonisti sconfiggono infine Okumura, che in una conferenza stampa ammetterà i propri crimini.

Questa è una delle parti più brillanti e profonde, ma ve ne sono tante altre. Con questo articolo, spero di avervi invogliato a giocare questo titolo, con lo scopo di approfondire le tematiche che tratta e di farle vostre. Non importa quanta cattiveria ed ingiustizia l’essere umano possa rilasciare su questo mondo, queste possono sempre essere fermate.

Il messaggio finale di Morgana, personaggio cruciale, è proprio questo: “The world will shine brightly as long as you hold hope in your hearts”, “Il mondo brillerà luminoso finchè avrete speranza nei vostri cuori”.

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