La Gamescom delle persone – Speciale

Appunti sparsi sulle situazioni, i momenti e le persone che si possono incontrare in fiere di settore su larga scala come la Gamescom.

Scritto il 01.09.2019
da Luca Parri
gamescom

Un’analisi che osserva aspetti differenti dai videogiochi

Per moltissimo tempo ho cercato, in circa quindici anni di frequentazione di fiere dedicate alla cultura pop in vari punti del nostro paese, la dimostrazione pratica di un pensiero che mi porto dietro dall’inizio della mia esperienza di visitatore di eventi di questo tipo. Ho sempre creduto che più degli annunci, degli stand progettati e costruiti con cura, delle code per questo o quell’altro appuntamento atteso fossero i rapporti umani tra le persone che si riuniscono sotto un interesse comune a rendere le convention luoghi interessanti che possono davvero lasciare qualcosa nella memoria delle persone. Ho dovuto aspettare di scavalcare i confini nazionali, andando a Colonia per visitare la Gamescom, per trovare la conferma del mio ragionamento in modo sensibile e reale di ciò che ho sempre percepito ma mai avuto l’occasione di concretizzare. Badate bene: questo articolo non è pensato per tessere lodi verso l’organizzazione degli eventi esteri rispetto a quelli nostrani che sono altrettanto curati. Piuttosto è un modo per appuntare dei momenti che ho trovato significativi per portare avanti un pensiero che mi frulla nella testa proprio a partire dalle fiere italiane a cui ho potuto partecipare.

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The Heart of Gaming

Credo che un modo estremamente funzionale per raccontare cosa si respira all’interno della Koelnmesse nella penultima settimana di agosto, il periodo in cui solitamente si svolge la Gamescom, sia partire dallo slogan dell’evento: “The Heart of Gaming” non è solo una trovata per rendere più accattivante la fiera facendo percepire al videogiocatore di trovarsi a casa ma una vera e propria missione per gli organizzatori. All’interno di ogni singolo corridoio di ogni singolo padiglione si respira il videogioco, ci si trova catapultati in un mondo che vuole comunicare sia all’interno di se stesso ma anche e soprattutto a chi questo hobby non lo bazzica. Il visitatore e il lavoratore della Gamescom sono chiamati alle armi per rappresentare e rappresentarsi, dare coscienza di sé ricordandosi di fare parte di una realtà che va anche al di fuori della loro passione. Il comitato organizzatore vuole riunire tutte le persone che gravitano intorno ai videogame per far capire quanto pulsante sia il cuore del gioco, quanto vivo in senso stretto sia questo settore e quanto sia capace di costruire rapporti umani reali al suo interno. Il “cuore” dell’attività videoludica si riunisce sotto un unico tetto che diventa unico scopo, condividendo momenti e situazioni anche minuscole come un semplicissimo “sorry” per una spallata data per sbaglio o una chiacchierata con uno sviluppatore. La compresenza di persone riunite dallo stesso intento non le rende asettiche e inconsapevoli dell’altro ma, anzi, crea le possibilità per episodi di umanità piccolissimi ma enormemente significativi. Ho deciso di riunire i più rilevanti ai quali ho assistito o partecipato nel paragrafo successivo.

Gamescom-2019- Una visita all'area-Xbox

Gamescom e gli esseri umani: una lista di bei momenti

  • Una chiacchierata sul campanilismo, sull’identità regionale dell’italiano intrattenuta con uno sviluppatore di origine italiana.
    • Durante l’esplorazione del padiglione indie mi è capitato di parlare di un argomento attualissimo con una persona tremendamente insospettabile. Al sapere del mio paese di origine, il ragazzo responsabile della componente artistica del gioco cooperativo “Heavenly Bodies” si è illuminato iniziando a sottolineare come anch’esso avesse delle discendenze italiane per poi buttarsi a capofitto in una densa conversazione sulle differenze – anche di privilegi – tra nord e sud del nostro paese ragionando su provincialismo, dialettalità e campanilismo.
  • Lo sguardo innamorato di un bambino che aspetta il suo turno per poter giocare a RPG Time.
    • Non mi ero accorto di lui, mentre provavo uno dei giochi di punta del programma ID@Xbox. Me ne sono reso conto voltandomi, quando i suoi occhi brillanti puntati con grande attenzione verso lo schermo mi hanno fatto capire che lui aveva bisogno che io gli cedessi il posto. Mi sono allontanato di fretta, perché non volevo farlo attendere di più e, con la coda dell’occhio, l’ho visto fiondarsi repentinamente verso la postazione della demo. Sembrava quasi che avesse perso la speranza di poter provare quel gioco, eppure il sorriso che ha fatto quando ha preso il pad in mano gli ha riacceso ogni felicità.
  • Il lead designer di Monarch vestito come il protagonista del gioco.
    • Poco da dire qui. Torniamo di peso nel padiglione indie, dove per presentare Monarch nel modo più attinente possibile il dimostratore – nonché uno dei responsabili del progetto – dava ai passanti finti biglietti da visita del protagonista, vestito come lui.
  • Una dimostratrice per caso.
    • Ancora area indipendente. Qui una dimostratrice, a cui era affidato il piccolo spazio per un gioco tedesco chiamato Derp Conga, mi ha confessato di non essere coinvolta in nessun modo con lo sviluppo del progetto ma di aver accettato di assistere ed aiutare lo stand in modo gratuito perché convinta dalla bontà del gioco creato dai suoi amici.

Ci sarebbero altri episodi altrettanto importanti avvenuti durante la Gamescom da potervi raccontare, alcuni addirittura che magari mi sono capitati sotto gli occhi senza che io me ne accorgessi, ma penso che questi sopraelencati siano i più significativi e particolari.

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