Lucia Lasorsa e Deadly Premonition

Scritto il 28.03.2020
da Lucia Lasorsa

Do you feel it, Zach? My coffee warned me about it

Ciao, sono Lucia Lasorsa. Forse vi ricorderete di me per la passione per i videogiochi e le citazioni dei Simpson. Faccio questo lavoro da diversi anni, ma per il mio esordio sulle pagine di TopGamer ho scelto di condividere con voi la mia personale esperienza con un videogioco che ha segnato senza ombra di dubbio la mia vita, non soltanto quella videoludica.

Correva l’anno 2014 quando ho avviato per la prima volta sulla mia PS3 Deadly Premonition, titolo creato da SWERY o Swery 65, nomi d’arte di Hidetaka Suehiro. Il gioco fu pubblicato per la prima volta nel 2010, ma in Europa e negli U.S.A. abbiamo dovuto attendere tre anni per poter mettere le mani su questo discutibile e discusso capolavoro.

La versione che venne rilasciata per PS3, dunque quella a cui ho giocato io fino al conseguimento del tanto agognato Trofeo di Platino, è quella definita Director’s Cut, nella quale sono presenti diverse aggiunte rispetto alla versione originale, come l’implementazione dei controlli per la console di casa Sony, diversi oggetti aggiunti nel formato di bonus di preordine e alcune scene aggiuntive create dallo stesso Swery 65 che arricchiscono la narrazione di un tenero elemento familiare e aprono a un seguito: annunciato nel 2019 per Nintendo Switch, Deadly Premonition 2: A Blessing In Disguise dovrebbe vedere la luce quest’anno.

Questo bizzarro titolo era presente nella mia libreria perché offerto in comodato d’uso gratuito dal servizio a pagamento PlayStation Plus. Nel 2014 sono stata costretta in casa per la bellezza di otto mesi a causa di problemi di salute legati a un deficit del mio sistema immunitario, per così dire, per cui avevo molto tempo a mia disposizione, un po’ come ora, durante questa quarantena forzata causata dal diffondersi del Coronavirus.

Ero alla ricerca di un nuovo videogioco da provare, così mi soffermai su Deadly Premonition. Inizialmente, non conoscendolo affatto, pensai che fosse un survival horror come tanti altri, e, udite udite, stavo per cancellarlo. Prima, però, pensai di fare una breve ricerca, grazie alla quale ho scoperto che il gioco di SWERY detiene un record che gli è valso la presenza all’interno del Guinness World Record. Deadly Premonition fu il videogioco con recensioni più contrastanti quando venne pubblicato: alcuni lo ritengono un prodotto inguardabile, mentre altri, come me, lo considerano un capolavoro assoluto dell’arte videoludica.

Fu proprio questa scoperta a intrigarmi parecchio, così decisi di avviarlo, e me ne innamorai fin dal tema musicale del menu di avvio, tanto che da anni lo uso come sveglia, poiché è l’unica cosa che mi fa destare senza il desiderio di mandare in frantumi il mio telefono, senza contare che mi si inumidiscono gli occhi non appena ascolto la prima nota, ancora oggi, a distanza di tanti anni:

Blessed Are the Sick

Naturalmente, non inserirò alcun tipo di spoiler sulla trama, se non qualche piccola informazione a riguardo: il mio scopo è infatti quello di incuriosirvi e di spingervi a cimentarvi in questo survival horror così atipico, non certo rovinarvi la sorpresa!

Francis York Morgan è un agente speciale dell’FBI inviato nella cittadina immaginaria di Greenvale, situata nello Stato di Washington, per indagare sul raccapricciante omicidio della giovane Anna Graham.

York è un uomo molto intelligente e intuitivo, ma dalle abitudini piuttosto… strane: vede nel suo caffè una “premonizione mortale” e ha l’abitudine, mentre viaggia da solo a bordo della propria automobile, di disquisire amabilmente con un certo Zach, una sorta di amico immaginario, degli argomenti più disparati, anche se “i due” hanno una spiccata predisposizione per i film e le serie televisive degli anni passati.

Proprio in tributo a questo dualismo fra York e Zach qualche anno fa ho deciso di consacrare una piccola parte del mio corpo a loro con questo tatuaggio, presente sul mio braccio destro e che, come potete vedere, è un ambigramma:

In definitiva, dunque, cosa mi ha colpita di questo videogioco?

Oltre alla colonna sonora superlativa, uno dei primissimi elementi che risalta è la grafica, decisamente obsoleta anche per il 2010, tuttavia si tratta di una scelta stilistica originale e azzardata, ma perfettamente ponderata: Deadly Premonition riprende infatti in parte struttura e gameplay dai primissimi titoli della saga di Resident Evil, di cui, per coerenza, richiama anche la veste grafica.

Inoltre, sono presenti innumerevoli riferimenti a I Segreti di Twin Peaks, la serie cult creata da Mark Frost e dal visionario David Lynch, al punto che alcuni di essi sono stati rimossi dalla versione definitiva del gioco perché in pratica dei plagi: sezioni oniriche, il personaggio di Sigourney (un chiaro riferimento alla “donna ceppo”), lo stesso protagonista, ispirato all’ispettore Dale Cooper, la vittima e, più in generale, l’ambientazione all’interno di una cittadina in cui tutti gli abitanti si conoscono e hanno qualcosa da nascondere sono chiarissimi riferimenti a Twin Peaks.

Play the game

Deadly Premonition vi permetterà, nei panni di Francis York Morgan, di esplorare in maniera assolutamente libera Greenvale, sia a piedi che a bordo della vostra automobile, e non mancano nemmeno le missioni secondarie: ad esempio, potrete collezionare le figurine che troverete… pescando (c’è anche quella di SWERY!), e a volte Sigourney vi chiederà di accompagnarla a casa prima che il contenuto della sua casseruola si raffreddi. Mi sto ancora chiedendo cosa Diavolo avesse cucinato…

Trattandosi, poi, di un videogioco horror il cui protagonista è un investigatore, il vostro compito sarà quello di scoprire cosa sia accaduto (e stia accadendo) in questa ridente cittadina: parlate con i passanti, con i gestori di locali e negozi (c’è perfino un bar che porta il nome del programmatore di Deadly Premonition, lo Swery 65), e se non sono reperibili o sono impegnati al momento, nessun problema: prendete un appuntamento con loro, che York segnerà sulla sua praticissima agenda.

Ogni giorno, in alto a sinistra, accanto alle barre di vita e stamina, troverete indicati orari e luoghi degli appuntamenti che prenderete per interrogare gli abitanti di Greenvale. E se per qualche motivo non doveste riuscire ad arrivare in tempo sul posto? Anche in questo caso, nessun problema: Deadly Premonition non è un gioco a tempo, per cui potrete tranquillamente riprovarci il giorno dopo.

Probabilmente vi starete chiedendo: “Ok, ma non era un survival horror?“. Certamente, e come ogni buon survival horror avrete a disposizione diverse armi, più o meno efficaci, oltre alla vostra pistola d’ordinanza, con cui affrontare le grottesche creature che vi si pareranno davanti; ovviamente, non avrete munizioni infinite e armi di fortuna come mazze o tubi si usureranno con il tempo, divenendo quindi inutilizzabili, dopo un po’.

Ma chi sono, in definitiva, questi nemici? Si tratta prevalentemente di creature simili a zombie che compariranno sovente in luoghi le cui atmosfere tanto ricordano quelle del già citato Resident Evil e del mio amatissimo Silent Hill: luoghi bui, semidesertici, anfratti nascosti, ma non crediate che musei e ospedali siano più sicuri!

Scegliete l’approccio che preferite: affrontateli a muso duro scaricandogli addosso i vostri proiettili, prendendoli a sprangate, o fatevi cogliere dal panico e scappate via urlando. Se ci riuscite…

Ma perché queste creature sono lì? Cosa le ha originate? Che sta succedendo a Greenvale? E chi Diavolo è il famigerato Raincoat Killer? Forse non si tratta solo di un semplice caso di omicidio…

Don’t want to dieeeeeeee!

Bene, ora che ho terminato la mia introduzione a Deadly Premonition, posso dichiarare più o meno conclusa la parte seria di questo articolo: chi conosce questo titolo sa perfettamente che parlarne univocamente in modo serio è certamente possibile, ma altrettanto certamente inadeguato.

L’opera di SWERY, come ho accennato in precedenza, ha ricevuto critiche e recensioni talmente contrastanti che sembrerebbe quasi non si riferiscano allo stesso videogioco, e questo proprio a causa dell’assurdo senso dell’umorismo del suo autore.

Deadly Premonition è infatti infarcito di un umorismo nero come la mia anima e pregno di scene grottesche: “Don’t want to dieeeeeeee!” è infatti la mesta richiesta di pietà che vi rivolgeranno alcuni nemici quando starete per ammazzarli.

In molti penserebbero che tutto questo sia fuori luogo in un survival horror, che spezzi la tensione, ma se siete cinici abbastanza non potrete non scoppiare a ridere, di quando in quando.

E per quanto riguarda i boss? Sono soltanto 3, per giunta concentrati nelle fasi finali del titolo, altra scelta quantomeno audace. Inutile dirvi che questi scontri saranno assurdamente incredibili e incredibilmente assurdi.

La commistione di sezioni investigative, oniriche e di elementi tipici dei survival horror basterebbe già di per sé a rendere questo titolo intrigante, ma l’aspetto grottescamente umoristico, per molti causa di una valutazione assolutamente negativa del videogioco in sé perché in fortissimo contrasto con una atmosfera cupa e macabra, è invece il suo punto di forza, per chi apprezza questo genere di umorismo. Eppure, la storia raccontata non ha davvero nulla di comico…

Finding beauty in the dissonance

Non vi svelerò la trama del gioco, ma in questo paragrafo mi dedicherò alla descrizione dell’atmosfera generale che permea Deadly Premonition.

La sua storia è assurda e grottesca, questo è vero, ma è anche incredibilmente cruda, drammatica ed emotivamente coinvolgente come nessun’altra, e i traumi subiti da alcuni personaggi hanno lasciato dentro di loro delle cicatrici indelebili e profonde al punto da averne incrinato per sempre la personalità.

Man mano che porterete avanti le vostre indagini insieme a York scoprirete innumerevoli dettagli sul passato suo e degli abitanti di Greenvale, un passato oscuro che non potrà non colpirvi, in un modo o nell’altro.

Ma le ragioni che mi portano ad amare Deadly Premonition oltre ogni dire non sono legate unicamente alla sua indiscutibile bizzarria, ma sono molto, molto più profonde.

Come vi ho già accennato, la mia esperienza videoludica con questo titolo è avvenuta in uno dei momenti più bui e drammatici della mia esistenza. In quel periodo, qualunque cosa facessi, non importa quanto mi ci potessi immergere, era sempre ottenebrata da un unico, oscuro pensiero, una sorta di sottofondo costante che mi lasciava libera solo quando non potevo nemmeno accorgermene; mentre dormivo: ero malata, il mio corpo mi aveva giocato un tiro mancino difficile da mandare giù e impossibile da dimenticare. Finché non ho giocato a Deadly Premonition.

Durante le ultimissime sezioni del gioco, nelle quali la trama si dipana nella sua interezza, la sua assurdità, la sua drammaticità, il suo fascino così attraente per me mi hanno coinvolta così tanto che per un solo, brevissimo istante avevo dimenticato di essere gravemente malata.

Per questo Deadly Premonition significa così tanto per me: mi ha concesso un unico, seppur incredibilmente fugace, momento di pace e di gioia in un lungo periodo in cui il tempo mi sembrava ancor più dilatato dalle tenebre in cui mi aggiravo senza meta, senza vedere alcun barlume di luce. Già, un survival horror oscuro, grottesco e deprimente mi stava dando sollievo, e questo ossimoro è l’ennesima dimostrazione di quanto i contrasti e la stridente dissonanza così tipici di Deadly Premonition possano entrarvi nell’anima.

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