Metal Gear Solid V – Retrospettiva dell’amaro atto finale

Scritto il 23.05.2019
da Antonio Rodo

Un’opera mastodontica, ma incompleta

Metal Gear Solid V, ultimo capitolo canonico della saga il cui sviluppo fu curato da Hideo Kojima, arrivò sul mercato ormai ben quattro anni fa, accompagnato da un’attesa insopportabile, resa in parte meno dolorosa da Ground Zeroes, il prologo di The Phantom Pain che Kojima decise di rilasciare sulle console della corrente generazione, un po’ per smorzare l’attesa in vista dell’enorme e ambizioso progetto, un po’ perché effettivamente c’era ben poco da giocare.

I fan più accaniti della saga, lo sanno: Metal Gear Solid V è un titolo incompleto. La trama principale, infatti, non ha una vera e propria conclusione, pur essendoci comunque una scena posizionata alla “fine” del capitolo 2 che per Konami e Hideo Kojima rappresenta la chiusura.

I meno attenti e in realtà anche la maggior parte dei giornalisti che lo recensirono, non se ne resero conto: molti lo osannarono come uno dei titoli migliori di tutti i tempi, non evidenziando gli evidenti tagli narrativi che rendono di fatto l’esperienza incompiuta.

Ciò detto, seguiteci in questo meraviglioso e doloroso viaggio che inizia a Camp Omega e si conclude ferendo l’anima di tutti. Un dolore fantasma insopportabile.

Metal Gear Solid V Psycho Mantis
Ahab sta osservando Volgin. Alle spalle c’è un giovane
Psycho Mantis.

Una grandissima messinscena

Inizialmente conosciuto come “Project OGRE” (nel novembre del 2011), più avanti, per l’esattezza ad agosto 2012, il misterioso progetto di Kojima si svelò al pubblico sotto il nome di Metal Gear Solid V: Ground Zeroes, ideato con un’architettura open world, per la prima volta in assoluto nella serie. I cambiamenti non finiscono qui: il gioco offre anche la possibilità di guidare dei veicoli e di far passare il tempo fumando il sigaro. Un’opzione, questa, che permette di pianificare al meglio le infiltrazioni, poiché durante la notte le pattuglie si rifugiano in tenda per dormire, lasciando campo libero al buon Snake.

Ma proprio nel momento in cui i fan cominciavano a capirci qualcosa, Hideo Kojima, come al solito si diverte a giocare con il pubblico: nel dicembre 2012, in occasione della cerimonia dei Game Awards, rilascia un misterioso teaser trailer denominato The Phantom Pain e firmato Moby Dick Studio (azienda svedese). Il trailer mostra un uomo ferito, intento con tutte le sue forze ad abbandonare l’ospedale in cui è tenuto. Ricorda molto da vicino Big Boss, soprattutto per la barba colta e i capelli. Inoltre, gli manca anche l’occhio destro, proprio come John. Provate anche solo per un momento, ad immaginare il caos vissuto dal pubblico che impazzì letteralmente al punto da speculare molto sul video, dando vita a delle teorie incredibili.

La grandissima messinscena di Hideo Kojima terminò poco dopo grazie ad un annuncio fatto dallo stesso sul profilo Twitter, nel quale svelò finalmente il nome del progetto: Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Pensate che questo bastò a placare il caos? Assolutamente no. Infatti, come vi raccontavamo prima, nell’agosto 2011, Kojima rivelò Metal Gear Solid V: Ground Zeroes; a questo punto, quindi, ci sono ben due progetti annunciati a tema MGS. Toccò attendere il novembre 2013 per avere finalmente chiarezza sulla faccenda: Ground Zeroes si rivelò il prologo dell’esperienza Metal Gear Solid V, concentrata al 90% su The Phantom Pain.

"Kept you waiting, huh?"
“Kept you waiting, huh?”

La missione “Ground Zeroes”

Ormai a capo degli MSF (Militaires Sans Frontières), Big Boss cerca in tutti i modi di coronare il suo sogno: creare quella Outer Heaven che consentirà a lui e ai soldati che sceglieranno di seguirlo di vivere liberamente.

“Abbandoneremo i nostri paesi. Lasceremo alle spalle la nostra madre patria e diventeremo un tutt’uno con questa terra. Non abbiamo né nazione, né filosofia, né ideologia. Andiamo dove siamo necessari, combattendo non per un paese, non per un governo, ma per noi stessi. Non ci serve un motivo per combattere. Combattiamo perché siamo necessari. Saremo il deterrente per coloro che non hanno altra risorsa. Siamo soldati senza frontiere, il nostro scopo è definito dall’era in cui viviamo. A volte dovremo vendere noi stessi e i nostri servizi. Se i tempi lo richiederanno, saremo rivoluzionari, criminali, terroristi. E si, forse andremo tutti dritti all’inferno. Ma quale posto migliore per noi di questo? È la nostra casa, il nostro paradiso e il nostro inferno. Questo… è Outer Heaven.”

A Mother Base, la neo Outer Heaven, John e Kaz nascondono un’arma nucleare, quel Metal Gear bipede ottenuto dopo il violentissimo scontro con Paz, nel finale di Peace Walker. Il problema è che è in atto un’ispezione alla base. Miller riceve una telefonata da parte dell’AIEA, agenzia internazionale energia atomica, la quale vuole ispezionare la base degli MSF. La situazione, sia a Kaz che a Big Boss, puzza molto, temono che si tratti di una manovra organizzata da Cipher. Poco dopo, a causa dell’intervento di Huey Emmerich, i due cambiano idea (perché costretti) e l’ispezione viene organizzata. Kaz e John, tuttavia, non si sbagliavano affatto: la richiesta da parte dell’AIEA è in realtà una messa in scena di Skull Face, che si serve di Huey per accedere agli MSF. Per far sì che il piano abbia successo, c’è bisogno di Paz e Chico, tenuti entrambi prigionieri a Camp Omega e torturati brutalmente. I due giovani ragazzi, sono stati sottoposti a delle torture fisiche e psicologiche. Per ottenere maggiori informazioni su Mother Base; Skull Face ha persino violentato Paz davanti a Chico, costringendolo poco dopo a fare lo stesso, altrimenti lo avrebbe eliminato. Ma i due ragazzi hanno un valore ancora più grande: sono coloro i quali allontaneranno Big Boss dalla Mother Base, siccome quest’ultimo si precipiterà a Cuba per salvarli, proprio per evitare che rivelino informazioni sugli MSF. Peccato che sia troppo tardi.

Big Boss, arrivato finalmente nella cella di Chico, trova il ragazzo in preda al panico e con delle viti piantate ai piedi che gli impediscono di camminare. Lo carica in spalla e lo porta in elicottero. Seguendo le indicazioni del ragazzo, racchiuse su di un audiocassetta che ascoltava in loop, John riesce a trovare Paz e ad evadere sano e salvo da Camp Omega. Proprio quando la situazione sembra volgere al meglio, il dottore a bordo dell’elicottero si accorge che Paz ha un C4 in pancia. Preso dal panico e dalla fretta, apre il ventre della giovane ragazza, rimuovendogli la bomba. A questo punto, fanno rotta verso la base degli MSF, la quale è sotto attacco dalla XOF (l’organizzazione di Skull Face), che violentemente distrugge Mother Base, uccidendo gran parte dei soldati. Miller, Big Boss, Paz, Chico e il medico riescono a scappare, ma il peggio è lì che li aspetta: Paz, in realtà, nasconde un’altra bomba, situata nella vagina. Prima che questa esploda, la ragazza si lancia dall’elicottero, il quale viene colpito da un razzo e successivamente travolto da un altro velivolo.

Big Boss entra in coma e ci resta per nove lunghissimi anni.

Ground Zeroes
Il gameplay di Ground Zeroes è estremamente funzionale.

Gameplay evoluto in ogni aspetto e tematiche importanti

Metal Gear Solid V: Ground Zeroes è un gioco meravigliosamente perfetto: il gameplay si è evoluto in ogni aspetto (è maggiormente espanso in The Phantom Pain) e le tematiche affrontate (in generale l’intero impianto narrativo messo in piedi da Kojima) vogliono sconvolgere e cambiare per sempre il medium di appartenenza, senza paura di confrontarsi con chi le riterrà troppo violente o persino esageratamente brutali.

Iniziamo dal principio: l’avventura si apre con un bellissimo piano sequenza, accompagnato dalle note (Here’s to you) del maestro Ennio Morricone. Una lunghissima cutscene, che oltre a mostrarci le potenzialità del Fox Engine (il motore grafico utilizzato da Kojima Productions), riconferma Hideo Kojima un ottimo regista, uno dei pochi Game Designer (un altro è per esempio, David Cage), capaci anche di dirigere le sequenze filmate. Il tutto, tra l’altro, in engine ed in tempo reale.

Quando finalmente otteniamo il pieno controllo di Big Boss, stavolta doppiato da Kiefer Sutherland e non più da David Hayter (questo perché Kojima voleva un attore per sfruttare le potenzialità del motion capture), apprendiamo che il gameplay è stato evoluto in ogni aspetto, partendo dall’ottimo sistema di gioco di Peace Walker. È ora possibile eseguire con maggior facilità tutte le mosse CQC, prendere meglio la mira e passare rapidamente alla prima persona, completare compiti secondari e sentirsi parte di un mondo realistico sorretto da un’intelligenza artificiale tra le più sceniche dell’intero mondo dei videogiochi. Si, esatto; scenica. Perché in quanto ad effettiva intelligenza, mostra i soliti limiti, rivelandosi parecchio arretrata. Però, come dicevamo è molto scenica, e ciò aumenta di parecchio il coinvolgimento nella missione e nell’ambientazione: avviseranno i compagni alla radio, noteranno il fascio di luce proiettato dalla torcia e tante altre piccole chicche che vanno ad abbellire notevolmente l’opera.

L’ambientazione è uno dei punti forti di Ground Zeroes. Una mappa pensata alla perfezione, in grado di offrire svariate possibilità ludiche. Proprio come avveniva per Shadow Moses (MGS) o per il Tanker (MGS 2), la s’impara a memoria, si diventa padroni della location, la si domina ed esplora minuziosamente; proprio come i fan di vecchia scuola sono abituati a fare. Come non citare, infine, lo straordinario sistema di hitbox, che permette di far passare le pallottole anche attraverso i buchi delle recinzioni.

Quella di Metal Gear è una trama parecchio complessa, il che non è necessariamente un motivo di vanto. Infatti, della saga, ad aver convinto maggiormente sono i personaggi, quegli eroi che abbiamo seguito da piccolini ed abbiamo visto crescere nel tempo. Arrivati a Ground Zeroes, ci si ritrova a dover vestire i panni di un personaggio dal background enormemente complesso e stratificato, con un carattere forte e deciso. È impossibile, senza un trascorso con la serie, pretendere la comprensione degli eventi. È vero, lo stesso Kojima, nel corso di un’intervista affermò che i giocatori non devono temere la trama e che possono entrarci senza problemi, in quanto, quello di Metal Gear Solid V è un racconto di vendetta. Mai un’affermazione fu più sbagliata. Per quanto possa risultare attraente ed invitante come una bella donzella, vi sconsigliamo di cimentarvici. Ne uscireste col cervello spappolato. Noi vi abbiamo avvertiti.

Fatta questa doverosa premessa, è bene evidenziare alcune scelte narrative di Kojima che, dopo più di dieci anni, ha saputo nuovamente stupire il pubblico.

Ground Zeroes comincia con una missione di salvataggio e si conclude in tragedia. Il tono è diverso, stavolta. Diverso dall’ironia tipica della serie, tanto da risultare persino troppo serioso. In The Phantom Pain avviene lo stesso, ed anzi, molte delle tematiche affrontate in questo “primo prologo” (paragonabile alla Missione Virtuosa di Snake Eater), verranno trasferite in esso. Tematiche come lo sfruttamento dei bambini in guerra, la schiavitù in Africa, la razza, la vendetta e tante altre. Temi che avrebbero dovuto sconvolgere l’intero mercato, a causa della loro “pesantezza”. Ed in parte è stato così, ma qualcosa, dopo, è andata tremendamente storto e il dolore, seppur invisibile, in molti riescono ancora a sentirlo. Noi, per esempio, lo sentiamo ancora.

Venom Snake
Venom Snake, dopo aver sacrificato una decina di soldati per contenere l’infezione.

“V Has Come To”

Mentre John è in coma, Zero sta preparando un piano folle. Per prima cosa deve assicurarsi che Big Boss venga tenuto in un luogo sicuro. Sceglie l’ospedale di Dhekelia, una base militare britannica situata a Cipro. Persino Eva ha preso parte all’operazione. Ma qual è il piano? Creare il fantasma di Big Boss ed incarnarlo nel medico degli MSF, per fare di lui una copia del vero John. Zero si mette in contatto con Ocelot, lo informa del piano e invita lui a fare lo stesso con Kaz. Nel frattempo, vengono impiantati i ricordi, le esperienze e le conoscenze del vero Big Boss al Phantom. Anche il suo aspetto viene del tutto alterato. A questo punto, una volta che prenderà coscienza, non potrà in alcun modo ricordare il suo passato.

Dopo nove anni trascorsi in coma, Big Boss si risveglia. Ocelot si affretta a raggiungerlo per spiegargli il piano: John dovrà assicurarsi che il suo Phantom esca vivo dall’ospedale, poiché al suo risveglio, Cipher attaccherà. Il personale verrà sacrificato, un diversivo necessario per uscire rapidamente. Ocelot, nel mentre, resterà al fianco di John e l’intero palcoscenico verrà occupato dal fantasma. In questo modo, senza le attenzioni puntate su di lui, potrà finalmente portare al termine il suo piano: fondare Outer Heaven.

L’11 marzo 1984, il fantasma di Big Boss si risveglia. Gli viene comunicato che è stato in coma per nove anni, che il suo corpo ospita centootto corpi estranei, fra cui denti e ossa umane. Ha anche un corno conficcato in testa, una scheggia di metallo posizionata nelle profondità del cranio, che fa pressione sul suo nervo ottico, rischiando di causare numerose allucinazioni. Essa non si può rimuovere, o meglio, nel caso la si rimuovesse, causerebbe un’emorragia cerebrale. Inoltre, cosa molto grave per un soldato, Ahab (il nome che gli è stato dato dal dottore) si accorge di non avere più il braccio sinistro. La situazione è molto grave e le forze di XOF stanno convergendo verso l’ospedale. All’improvviso arriva una donna, Quiet, la quale elimina il dottore e l’infermiera, e si appresta a far fuori il Phantom, che fortunatamente viene salvato da John. Egli si finge un uomo di nome Ismael, ed assisterà Ahab per tutta l’operazione. Mentre i due si avvicinano all’ascensore, appare un uomo in fiamme. Questi in realtà è Volgin, aiutato da un giovane Psycho Mantis. I due, nonostante gli imprevisti, riescono comunque a fuggire in ambulanza, ma vengono travolti da un posto di blocco XOF, il quale scaraventa a terra il veicolo. John viene aiutato da Ocelot e sparirà per un paio d’anni; Ahab, invece, s’imbarca clandestinamente insieme ad Ocelot, fino in Afghanistan, luogo in cui avrà inizio la sua prima missione: salvare Miller e rimettere insieme gli MSF.

Arrivato finalmente in Afghanistan, munito di un braccio protesico e ribattezzato Venom Snake, Ahab si dirige nel luogo in cui è tenuto prigioniero Miller, brutalmente torturato dai soldati: gli sono stati tagliati un braccio e una gamba. Una volta arrivato, Venom lo carica in spalla e lo scorta fino all’elicottero. Miller si sfoga. La sua sete di vendetta nei confronti di Skull Face è altissima. Occorre rimettere insieme un nuovo gruppo. Nascono così i Diamond Dogs.

Un paio di giorni dopo, Venom s’imbatte in Quiet, il sicario che ha tentato di eliminarlo a Cipro. Riesce a sconfiggerla. Ella in realtà è infetta: le è stato impiantato un parassita nel corpo, un ceppo anglofono che le impedisce di parlare.

La donna, a causa del parassita è molto strana: non mangia, non suda, si rifiuta di coprirsi, si nutre attraverso la pelle e per sopravvivere ha bisogno solamente dell’acqua. Si dimostrerà molto interessata a Venom, tradendo Skull Face, il quale sperava di infettare la base.

Intanto, a Mother Base, arriva anche Huey, l’uomo che costrinse John e Miller ad approvare l’ispezione, nove anni fa. Viene sottoposto a terribili interrogatori con lo scopo di estorcergli delle informazioni. Nel frattempo, Venom viene spedito in Africa, luogo in cui è in corso una guerra, che coinvolge anche i più giovani. Qualche missione dopo, egli s’imbatte in una cella piena zeppa di bambini che gli offrono dei diamanti in cambio della loro vita. Lui, ovviamente, li porta in salvo.

Qualche giorno dopo si mette alla ricerca del White Mamba, il capo dei piccoli soldati che in realtà è Liquid Snake, clone di Big Boss, nato dopo il progetto ” Les Enfants Terribles“.

Mother Base viene afflitta da una terribile epidemia. Un uomo di nome Code Talker potrebbe saperne di più. Venom si affretta a recuperarlo. L’uomo gli rivela il piano di Skull Face e l’origine della malattia: Il capo della XOF, sta mettendo a punto il Metal Gear Sahelanhropus per conto dei sovietici, che grazie a quest’arma potrebbero vincere la Guerra Fredda. Così facendo, il mondo piomberebbe nella paura ed ogni paese necessiterà di armi. Skull Face, intende vendere armi nucleari ad ogni stato, gruppo terrorista o organizzazione militare. Per quanto riguarda la malattia, invece, Code Talker ha scoperto che è dovuta ai bambini. Fortunatamente ha una cura, ma il prezzo da pagare è molto alto: gli infetti diventeranno sterili.

Liberatosi dell’epidemia, per Venom, Miller e Ocelot è arrivato il momento della vendetta: si dirigono a OKB Zero, eliminano il Metal Gear e Skull Face. La vendetta è compiuta.

Mother Base viene nuovamente infettata. Stavolta la causa è Huey, che ha aggiunto allo scanner a raggi X, un emettitore a raggi beta. Pensando di aver trovato un modo di combattere l’infezione senza dover utilizzare i Wolbachia, sperava di vendere la sua scoperta a Cipher. A causa sua, Venom si vede costretto a far fuori molti soldati infetti. È proprio in questo momento che qualcosa dentro di lui si rompe. Inizia il suo cammino verso l’inferno. Diventa un demone.

Quiet, nel frattempo, viene catturata e Venom decide di andare a salvarla. Insieme riescono a respingere varie forze nemiche, ma alla fine la ragazza rimane gravemente ferita. Lui la prende in braccio e la porta al sicuro. Una pattuglia si avvicina e con lei anche un serpente. Per non farsi scoprire, Venom si vede costretto a farsi mordere. Sotto l’effetto del veleno, sviene. L’unica rimasta cosciente e Quiet, la quale, però, non può parlare l’inglese e di conseguenza avvertire i soccorsi. Decide, infine, che è giusto salvare Venom. Quando lui si risveglia, lei è già scomparsa. Le ha lasciato una cassetta in cui dichiara i suoi sentimenti, prima di andare a morire nel deserto, evitando di contagiare qualcuno.

Ritornati alla base, Venom, Ocelot e Miller capiscono che c’è Eli (Liquid) dietro le varie iniziative di destabilizzazione nella base, ma il ragazzo riesce a fuggire insieme al Metal Gear, controllato da Psycho Mantis. Nessuno riesce a fermarli. Questa è l’ultima scena di The Phantom Pain.

Dopo svariati anni, per l’esattezza nel 1994, Venom riceve una strana audiocassetta, che contiene un messaggio del vero Big Boss.

Metal Gear Solid V: John e Kaz
Kaz e John.

Il dolore fantasma

Eccoci giunti al paragrafo più doloroso di questo articolo, quello in cui vi racconteremo i bruschi tagli che ha subito la produzione, ma anche tutto ciò che di buono c’è in The Phantom Pain.

Per come l’abbiamo descritta, la trama di MGSV sembra reggere il confronto con i vecchi capitoli della serie. A cambiare, come detto, è il tono, molto più drammatico e serioso. La complessità e la cura riposta in alcuni personaggi, sono rimasti invariati. Ma, purtroppo, personaggi come Ocelot (che potremmo definire il motore della saga), appaiono parecchio sottotono, quasi delle macchiette. Idem per Kaz, un uomo distrutto dall’odio e dalla vendetta, che non muta mai caratterialmente, rimane fisso nella sua posizione. Non vi è alcuno sviluppo caratteriale, il che è un grandissimo peccato.

Funzionano dannatamente bene, Skull Face e Huey: Il primo è un cattivo con la “C” maiuscola. Dopo tantissimi capitoli di Metal Gear, non era affatto semplice creare un antagonista che sapesse ancora stupire. Il suo carattere, il folle piano di eliminare l’inglese dal mondo ed il modo in cui è stato incastrato nella complicatissima timeline dei Metal Gear, lo rendono un personaggio incredibile; sicuramente uno dei villain migliori di questa generazione. Il secondo, Huey, è semplicemente uno dei pochissimi personaggi ad avere un inizio, uno svolgimento e una conclusione, oltre che una personalità messa ben in risalto, soprattutto nelle audiocassette. Infatti, come in Peace Walker, Metal Gear Solid V sceglie di raccontare parte degli avvenimenti attraverso dei file audio, ascoltabili in qualsiasi momento. Una scelta che può piacere, ma che allo stesso tempo può generare noia e frustrazione, specie a chi non ha voglia di ascoltarle, dato che parliamo di file che alle volte sfiorano i dieci minuti.

Riguardo agli altri personaggi, è impossibile giudicarli al meglio, poiché afflitti terribilmente dal cut content. I più gravi sono sicuramente Venom e Liquid: il primo, avrebbe dovuto mutare sensibilmente nel corso della storia, soprattutto dopo aver eliminato decine di soldati alla base (ci sarebbe anche una scena in cui ordina di sganciare una bomba al napalm, sterilizzando un’intera area, ma è stata tagliata). A quel punto sarebbe dovuta iniziare la sua ascesa verso l’inferno, appena accennata nel racconto. Idem, quando scopre che in realtà la sua vita è una grande menzogna; il gioco va in dissolvenza in nero e non c’è modo di capire ed approfondire il suo stato. Riguardo a Liquid, invece, come vi raccontavamo è protagonista dell’ultima scena di The Phantom Pain, quella in cui ruba il Metal Gear e scappa dalla base. La missione, in realtà, aveva uno sviluppo nell’episodio 51, disponibile solamente per i possessori della collector’s edition. Non si tratta di una missione giocabile, bensì di un filmato che mostra le uniche sequenze che il team è riuscito a malapena ad ultimare. Quindi, in realtà non va considerata, in quanto non fa parte del prodotto. Per il resto, è un personaggio che nell’arco delle 50 ore necessarie per completare il titolo, apparirà pochissime volte, risultando un personaggio dall’altissimo potenziale, rimasto tutto inespresso.

Questo, perché molti elementi del gioco sono stati brutalmente tagliati. I motivi, probabilmente non li scopriremo mai. Ciò che è certo è che Metal Gear Solid V, da una parte è un capolavoro da 11 su 10, dall’altra un gioco mediocre, dato che il racconto fatica a mostrasi più volte. Ci sono momenti in cui scompare per qualche ora, per poi fare ritorno in modo poco incisivo.

In generale, la storia raccontataci da Kojima non è male, ma senza una degna conclusione e con alcuni personaggi a malapena accennati, è impossibile valorizzarla. Discorso diverso per i temi affrontatile scelte registiche e il gameplay, il quale classifica The Phantom Pain, come lo stealth game migliore al mondo (non stiamo esagerando!). Le possibilità sono sconfinate, non ci si annoia mai, ed anzi, il giocatore ne vorrebbe sempre di più. Un vero capolavoro ludico.

Cut content ufficiale:

“Sulla base del data mining si suppone che siano state rimosse otto missioni dal gioco finale, che avrebbero formato il Capitolo 3: Peace. L’unica di cui si ha la certezza è la missione 51, che mostra l’epilogo dell’arco narrativo relativo a Eli e al ceppo inglese dei parassiti. I filmati di tale missione, inclusi nella Collector’s Edition, mostrano che il Sahelanthropus è stato nascosto su un’isola che viene poi raggiunta dall’unità XOF e da Snake. Qui, dopo un lungo scontro con il Sahelanthropus pilotato da Eli, Snake elimina l’unità e riesce a recuperare il Metal Gear, scoprendo inoltre che Eli è rimasto infettato dal ceppo che attacca l’inglese poiché l’aveva sparso per tutta l’isola. Snake lo lascia lì, armato di pistola con un solo colpo. Liquid maledice Venom per essere destinato ad essere una sua copia imperfetta e pensa di suicidarsi, ma poco dopo appare “il terzo ragazzo” che gli rimuove i parassiti dalla gola, eliminando del tutto la piaga. I due si prendono per mano ed abbandonano l’isola volando, appena prima che venga sterilizzata con il napalm.

Inizialmente era possibile guidare il Battle Gear, un mezzo sviluppato da Huey, ma nel gioco finale esso è utilizzabile solo in alcune missioni esterne.

I cani da guardia, già visti nel filmato iniziale di Ground Zeroes, sono stati rimossi.

Durante lo sviluppo del gioco, era stata annunciata la possibilità di tornare a Camp Omega, ma nella versione finale sono presenti solo alcuni filmati tratti dal prologo; Camp Omega è però una mappa utilizzabile in Metal Gear Online.

Un editor di missioni è stato sviluppato ma non portato a termine.

D-Dog originalmente era un cane di razza Rhodesian Ridgeback, come è possibile notare nell’artwork.

Numerose armi sono state rimosse, come il Mosin-Nagant di The End.”

Skull Face e XOF
Skull Face, insieme all’unità XOF.

Commento

Metal Gear Solid V comincia nel migliore dei modi. Il prologo (sia di Ground Zeroes che The Phantom Pain) rappresenta uno dei momenti migliori dell’intera saga e sfoggia con gran classe tutte le capacità di Hideo Kojima. Più avanti, le cose si fanno complicate: il racconto si spegne, cedendo il posto ad un gameplay meraviglioso. Qualche volta ricompare, ma non ha l’intensità dei vecchi capitoli, solamente qualche trovata geniale ed una regia fuori scala. Valori, questi, che rendono Metal Gear Solid V un gioco da giocare e amare, con tutte le problematiche che si ritrova.

Per i fan più incalliti è un prodotto difficile da digerire, ma se con calma lo si osserva nella sua interezza, ci si rende conto che in realtà è un’esperienza molto valida, destinata a far male, ma valida.

Il titolo, ormai, lo si trova a prezzi stracciati, se non vi è mai capitato di giocarci, vi consigliamo vivamente di farlo, potreste rimanerne ammaliati. A patto, ovviamente, di aver vissuto i capitoli precedenti e compreso bene la complicatissima narrazione della saga di Metal Gear.

Metal Gear Solid V: Ground Zeroes - Shadow Moses
Una delle missioni extra di Ground Zeroes, denominata Déjà Vu, ci permette di rigiocare la missione principale con l’atmosfera di Shadow Moses.

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