Nei Meandri di Steam – Gunnheim

Secondo appuntamento del nostro personale viaggio nei meandri di Steam: ospite d’onore il particolarissimo GunnHeim

Scritto il 09.02.2019
da Giacomo Todeschini
Nei Meandri di Steam - Gunnheim

Saremo riusciti a trovare la perla nascosta?

Dopo un lungo mese, nel quale siamo rimasti bloccati tra le impervie lande di Damnation, la nostra temeraria caravella è pronta a ripartire, ansiosa di reimmergersi nei turbolenti ma fecondi meandri di Steam. La nostra prima tappa, nonostante delle premesse niente male, è stata purtroppo una cocente delusione e più di un avventuriero avrebbe voluto abbandonare la nave, demoralizzato da questo primo ostacolo. Noi non ci facciamo però prendere dallo sconforto e, incuranti del primo misero risultato, siamo pronti a rimboccarci le mani e a rituffarci alla ricerca di qualche perla nascosta. Sicuri del buon esito della nostra ricerca, ma ancora scottati dal titolo di Codemasters, abbiamo quindi deciso di cambiare metodo: questo mese non abbiamo scelto un titolo dalle promettenti premesse, ma bensì qualcosa di strano, qualcosa che ci lasciasse perplessi a prima vista. Del resto, cosa poteva andare storto? In quale strano guaio potevamo mai cacciarci?

Un mix esplosivo

Il canto delle sirene ci ha questa volta attirati su GunnHeim, top-down shooter di Sieidi che ha cercato di amalgamare, in un unico titolo, vichinghi e armi da fuoco. Un folle ed inspiegabile connubio, che ci ha fortemente confusi. Ma del resto, chi siamo noi per mettere un freno alla creatività umana? Come possiamo noi solamente pensare di etichettare un titolo prima ancora di averci messo le mani sopra? Noi, prode avanguardia della nostra rivoluzionaria spedizione, ci siamo eretti eroi e ci siamo immolati come cavie per farvi conoscere questa strana chimera. Chimera che, inaspettatamente, ha subito retratto gli artigli, rivelandosi fin troppo docile e dimenticabile.

gunnheim panorama poco accattivante
Un panorama non esattamente accattivante

Se il buongiorno si vede dal mattino, in GunnHeim si prospetta una giornata terribile. Lungi da noi il farci eccessivamente condizionare dalle prime sensazioni ma, se avessimo ascoltato il nostro sesto senso, forse ora staremo trattando un altro gioco e vi avremo risparmiato questa tappa nel limbo. Dura lex, sed lex e siamo quindi costretti, per dovere di cronaca, a narrarvi di come un titolo sulla carta irriverente e frenetico sia riuscito ad annoiarci, senza farsi né odiare né particolarmente apprezzare. Ci saremo aspettati di tutto da GunnHeim, ma di sicuro non un’esperienza incolore; un’esperienza all’acqua di rose.

Un’esperienza sbilanciata

Nonostante gli strambi presupposti alla base del titolo di Sieidi, GunnHeim si dimostra alla fine un top-down shooter abbastanza classico, con una struttura e delle meccaniche che si rifanno ampiamente ai mostri sacri del genere. La campagna è infatti suddivisa in vari livelli, raggruppati in quattro differenti zone, e ognuno di essi richiede pochi minuti per essere portato a termine. Per portare a compimento ogni livello sarà necessario o raggiungerne la fine o eliminare qualsiasi avversario presente in esso. Ovviamente saranno presenti anche vari boss e una miriade di diversi percorsi, in modo tale da favorire la ri-giocabilità e nutrire l’innegabile anima arcade di Gunnheim.

gunnheim top-down shooter
Il design dei nemici è uno dei pochi aspetti positivi del titolo

Per sopravvivere nelle terribili lande del gioco, i ragazzi di Sieidi ci hanno messo a disposizione quattro differenti eroi, due dei quali disponibili fin da subito mentre i restanti dovranno essere sbloccati finendo il titolo alle varie difficoltà presenti, ossia normale e hardcore. I due combattenti iniziali saranno Zerker e Laknir e sarà chiaro fin da subito come il secondo di essi sia assolutamente migliore del primo. In un titolo in cui vi sono orde di nemici, decine di pericoli e diverse situazioni spinose è infatti innegabile come un’ulti che permetta di curarsi possa fare ampiamente la differenza. Inoltre Laknir, una feroce valchiria, è dotata di uno spietato fucile a canne mozze, a differenza del banale fucile d’assalto della sua controparte maschile Zerker. Un banale, ma importante errore di bilanciamento che macchia l’esperienza di gioco fin dall’inizio, ossia dalla scelta del personaggio. Avete presente quando prima dicevamo che in GunnHeim ci prospettava una giornata infelice? Bene, ora capite il perché di tale infausto presagio.

Acqua di rose

Andando più a fondo nelle meccaniche emergono inoltre una lunga serie di dettagli che hanno fatto sprofondare ulteriormente il titolo nella mediocrità. Il dash è ampiamente rivedibile, il feedback delle armi, anonimo, e il level design, scadente. A GunnHeim non basta, quindi, purtroppo, un buon setting per emergere dalla palude del piattume e a scrollarsi di dosso l’etichetta di occasione mancata. Considerando poi come le caratteristiche migliori del prodotto targato Sieidi provengano tutte da più lontano, dalla mai troppo apprezzata cultura norrena, è quindi chiaro come gli aspetti positivi del titolo siano oramai osservabili al lumicino. Attenzione, non stiamo parlando di un titolo così brutto, anzi, bensì di un qualcosa di mediocre e anonimo. Che, a pensarci meglio, è forse quasi peggio.

A chi potrebbe mai interessare un titolo come GunnHeim, quindi? Sinceramente ci vengono in mente solamente due categorie di giocatori: chi non ne ha mai abbastanza di top-down shooter, come il sottoscritto, o chi desidera qualche titolo leggero da giocare in compagnia. Sicuramente in entrambi i casi ci sono miriadi di titoli migliori per saziare la propria fame di divertimento ma, in mancanza di altro, GunnHeim potrebbe rivelarsi quasi apprezzabile.

GunnHeim screenshot
Un bel vedere, non c’è che dire

Dopo un’ulteriore buco nell’acqua, siamo quindi qui a salutarvi e, nonostante la forte delusione, ancora pronti a rimetterci in carreggiata alla ricerca di qualche tesoro nascosto. Non demordete, dunque, oh viaggiatori. Ci rivediamo su queste pagine a marzo, sempre durante la seconda settimana del mese.

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