Nintendo 3DS al tramonto: Le tre dimensioni di un grande successo

Scritto il 20.07.2017
da Antonio Facchini

 

 

Il 25 marzo 2011 iniziava l’avventura
stereoscopica dell’erede di Nintendo DS, imbrigliato dal prezzo folle di 259€, poi ritoccato
verso il basso il successivo agosto, con un più appetibile biglietto d’ingresso
di 169€. Un taglio di prezzo che priverà gli attendisti dei gustosissimi 20
titoli Virtual Console del programma Ambassador, divisi equamente tra NES e
Game Boy Advance, nato per ripagare gli early adopter e impedendo moralmente a
Nintendo di proporre sul suo eShop titoli GBA, dirottandoli poi su Wii U.

Ma questo è solo
l’appunto di un nostalgico che innalza la piccola portatile anno 2001 a metro
di paragone sacro e inviolabile per tutte le console da passeggio.

Quello che invece vogliamo raccontarvi oggi è la storia
di un successo si ridimensionato rispetto alla rivoluzione introdotta
dall’eccezionale DS, ma comunque roboante in relazione ad un mercato mobile cannibalizzato
da smartphone e tablet, feticci in cui il videogiocatore moderno, casual o
hardcore, si è ritrovato immerso senza neanche rendersene conto. Una realtà a
cui Nintendo, a ragione, non vuole piegarsi, con l’ibrida Switch sulla cresta
dell’onda e un nuovo restyling di 3DS alle porte.

 

Altezza

 

La prima dimensione del successo è senza dubbio
l’altezza. La vetta, annunciata lo scorso 31 gennaio durante l’assemblea degli
azionisti in quel di Kyoto, è quella delle 65 milioni di unità vendute in 6
anni di onorato servizio, 4 milioni in più rispetto al Big Bang NES, e la
possibilità di tagliare il traguardo dei 70 milioni entro fine anno senza
troppa fatica. 320 milioni è invece il numero dei titoli acquistati, lanciati
ad un prezzo massimo accattivante che varia dai 40€ ai 50€ per le versioni
retail. I freddi numeri non rendono però giustizia ad una console che, proprio
mentre sta contemplando il tramonto del suo ciclo vitale, si appresta a vivere
una seconda giovinezza, grazie ad una Nintendo che, se da una parte ha messo un
mattone sull’acceleratore della nuova ammiraglia, dall’altra vuole ancora
coccolare la sua base installata con titoli di grande richiamo e remake che
puntano tutto su nostalgia e qualità cristallina degli originali, per poi
portare dolcemente questa fetta di pubblico su Switch. Non a caso tra pochi
giorni, il 28 luglio, verrà commercializzato quello che probabilmente sarà
l’ultimo restyling della portatile, quel New Nintendo 2DS XL (che sostituirà
il modello New 3DS standard nelle catene di montaggio
) che sacrifica la
stereoscopia sull’altare di un design di grande classe e un prezzo golosissimo
di 149€, ideale per i ritardatari di fine generazione che vogliono recuperare
le decine di perle prodotte dalle ostriche digitali di Kyoto. Una mossa
intelligente per spingere i titoli in uscita, a partire da Miitopia, Brain
Training Infernale del Dr. Kawashima ed Hey Pikmin!, in arrivo sugli scaffali
proprio in concomitanza col nuovo modello, verso un supporto che, stando alle
parole degli alti ranghi della grande N si estenderà fino a 2018 inoltrato.

 

Larghezza

 

Questo ci porta ovviamente alla seconda dimensione, la
larghezza di un’asse del tempo che parte dal 2011 e ci porterà fino al 2018 (pur
non essendoci ancora titoli annunciati per l’anno prossimo, ma è solo questione
di tempo
). Un ciclo vitale di 7 anni, con questi livelli quantitativi e
qualitativi, è cosa più unica che rara. Questo è stato possibile grazie ad un
interesse costante da parte del pubblico, strategicamente alimentato ad intervalli
regolari dalle grandi uscite, su tutte quelle dell’imprescindibile saga dei
Pokémon (
sempre legata a doppio filo al mondo portatile Nintendo)
fenomeno pop inarrestabile nonostante il ricambio generazionale, con il duo
Sole/Luna capace di piazzare 14 milioni di copie dal 18 novembre al 31 dicembre
2016, numeri eccellenti che hanno portato Nintendo a far bere l’elisir di lunga
vita ad una console che in molti davano già per moribonda all’annuncio di
Switch. Tenere in vita 3DS è cruciale per Nintendo, soprattutto in questo
periodo di assestamento tra il fallimento di Wii U e l’avvento di Switch, con
richieste talmente oltre le aspettative da non riuscire ancora a soddisfare la
domanda di quest’ultima. In questa situazione la portatile funge da flusso di Yen
continuo per le casse aziendali, con costi di produzione ormai abbattuti e
titoli sfornati con grande intensità, facendo affidamento a team minori per
proporre prodotti freschi, talvolta sperimentali o remake di proprietà
intellettuali già affermate, con il triplice effetto di proporre saghe di
“nicchia” ad una platea più ampia (
come nel caso di Hey Pikmin!, sviluppato
da Arzest, versione 2D della saga ideata da Miyamoto-san e mai premiata con
vendite stratosferiche
), far crescere gli studi più piccoli e limitare i
costi di sviluppo (
con i team principali ormai dirottati sui progetti AAA
per Switch
), tutto senza dimenticare la cura per il dettaglio e la qualità
che gli utenti si aspettano di trovare su una console Nintendo. L’
E=mc² della casa di Mario, formula di una longevità mai
troppo lodata per chi ama il gioco in mobilità.

 

 

Profondità

 

Non parliamo solo della profondità visiva data dalla
feature distintiva della piccola console, mero orpello estetico pressoché
irrilevante in termini di gameplay ma particolarmente affascinante per il
pubblico, nel 2011 in piena 3D-mania. Spingere verso l’alto il magico slider
dona però a certi titoli un colpo d’occhio unico, trasmettendo al giocatore la
sensazione di avere un vero, piccolo mondo nel palmo di una mano. Proprio
questo è ciò che dona spessore, sostanza e profondità a 3DS, la quantità e
qualità dei suoi diorami virtuali, che spaziano per tutti i generi
immaginabili, adattandosi alle preferenze di tutti gli appassionati. A partire
da un Super Mario 3D Land eccezionale nel mostrare le meraviglie visive della
stereoscopia e capace di rivaleggiare con la sua controparte Wii U, 3D World,
in termini di gameplay. Passando poi per la rinascita della saga strategica
Fire Emblem di Intelligent System, che con Awakening, Fates ed Echoes ha
inanellato un trittico dal successo clamoroso, di critica e pubblico. Restando
in tema di IP storiche è impossibile dimenticare un’altro terzetto, quello
formato dai remake dei due capolavori per Nintendo 64 con protagonista il prode
Link e la principessa Zelda, Ocarina of Time e Majora’s Mask, impreziositi dal
seguito diretto di un’altra pietra miliare, A Link to the Past, ovvero la perla
2D A Link Between Worlds. Immancabili le gare all’ultimo guscio di Mario Kart
7, il terrore negli occhi di un Luigi acchiappafantasmi per la seconda volta,
Monster Hunter e le sue battute di caccia, in contrasto con la vita bucolica di
Animal Crossing e Story of Seasons; gli enigmi del Professor Layton e i
processi di Phoenix Wright (persino uniti in un gustosissimo spin-off
),
la spensieratezza di Kirby e i mille Pokémon da catturare, il ritorno di Kid
Icarus dopo quasi 30 anni dalla sua prima apparizione ad 8-bit e il porting
tecnicamente impressionante di Super Smash Bros., entrambi firmati Masahiro
Sakurai. E poi nuove serie nate appositamente sulla portatile a conchiglia,
come Codename S.T.E.A.M., BoxBoy, Pullblox, Yo-Kai Watch, Theatrhythm Final
Fantasy ed il recentissimo Ever Oasis. Ciliegina sulla torta di questa
ricchissima line-up, formata da almeno 50 titoli di valore assoluto, Metroid:
Samus Returns (
remake del secondo episodio della saga per Game Boy),
chiesto a gran voce (
tanto che qualcuno l’ha persa in questi anni) e
finalmente in arrivo, con un gameplay in stile metroidvania 2D classico lontano
dall’esperimento Federation Force, visto come uno sgarbo personale dai fan
della cacciatrice di taglie più famosa del mondo videoludico. Il modo perfetto
per aspettare notizie sul misteriosissimo e leggendario Metroid Prime 4 per
Switch.

 

L’unica console dell’ottava generazione a poter
rivaleggiare con PlayStation 4 in termini di offerta ludica, connubio perfetto
tra fruibilità e qualità, pari a quella che ci si aspetta da una home console
ma racchiusa in un oggetto minuscolo che si trasforma in macchina dei sogni una
volta aperto. Un’ode all’ultima (probabilemente
) vera portatile della
storia, un fil rouge di 28 anni che va dal mitico Game Boy ideato da Gunpei
Yokoi fino ad oggi, baluardo videoludico di chi ama concedersi pillole di
gameplay ovunque nel mondo, fino al calar del sole.

 

Stefano “SteLynch” Calzati

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