Resident Evil 3 – Va bene così com’è

Scritto il 03.05.2020
da Angela Pignatiello
resident evil 3

Resident Evil 3 è l’ultimo remake sviluppato da Capcom al centro di una lunga serie di critiche (più o meno condivisibili), alcune delle quali lo hanno perfino comparato a Dark Souls 2, controverso titolo di From Software, per il suo essere stato realizzato da un cosiddetto “Team di serie B“, e non perché non sia un titolo valido, anche perché questa sarebbe una menzogna. E vi dico subito perché.

Ciò di cui molti si sono lamentati è l’impronta fin troppo action del videogioco, e non posso che essere d’accordo, ma secondo il mio modesto parere questo non è un difetto, bensì un pregio. Il motivo è presto detto: non si è andata a snaturare l’origine di questo remake: Resident Evil 3 Nemesis, rilasciato nell’ormai lontanissimo (videoludicamente parlando) 1999. Sono milioni i giocatori che hanno giocato Resident Evil 2 Remake e sono rimasti estasiati nel rivivere (o nel vivere per la prima volta) l’avventura di Claire Redfield e Leon Kennedy.

Lo stesso si può dire di Resident Evil 3, in quanto può essere considerato uno dei sequel meglio riusciti del medium – non volendo considerare Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, ma quella è un’altra storia – anche se purtroppo ha dei difetti, delle sbavature che non possono essere ignorate: prendete come esempio il passo indietro fatto per quanto riguarda la mutilazione degli zombie o quegli orribili mirini.

Resident Evil 3 contro tutti

Se volessimo prendere in esame il sequel del titolo originale, Resident Evil: Code Veronica, è impossibile non notare la differenza: quest’ultimo è molto più action e la trama sfocia nell’assurdo. Mancano Mr. X e Nemesis, così come manca una pianta enorme da uccidere. In compenso si hanno un sacco di munizioni a disposizione, così come molte armi, eppure Capcom ha realizzato un ottimo sequel per un semplice motivo: l’anima del franchise non è stata distrutta. Così come è successo per questo remake rilasciato nel 2020.

Certo, è action, non ha tanti enigmi, eppure ha quell’anima trash tipica di Resident Evil. Perché, sì, il videogioco Capcom fin dalle sue origini ha avuto un’anima da film horror di serie B. Questa infatti è una delle principali differenze tra il franchise Capcom e quello Konami, Silent Hill: il primo si basa più sullo spaventare i giocatori (tramite jumpscare, molto spesso), mentre il secondo ha una impronta più psicologica.

Inoltre, non sto prendendo in considerazione tutti i colpi che la nostra protagonista, Jill Valentine,  riesce a incassare senza essere costantemente in fin di vita, quante esplosioni mortali, quante assurdità ci sono all’interno della sceneggiatura del remake, che però non sono assolutamente un problema poiché coerenti con il tipo di franchise. In poche parole: se acquisti Final Destination non dovresti aspettarti Inception, per fare un paragone con le pellicole hollywoodiane.

Resident Evil 3 Remake

Differenze

È normale che ci siano delle differenze con l’originale, poiché adesso tutti preferiscono un gioco che sia molto più “serioso”, con molta meno dissonanza ludonarrativa.

Ad esempio, è ovvio che l’enigma del cancello del parco sia stato eliminato, o meglio, riposizionato: sarebbe stato troppo assurdo avere un parco le cui chiavi sono delle gemme, così come sarebbe stato assurdo che le porte di una centrale di polizia potessero essere aperte con delle chiavi con i semi delle carte francesi, potreste dire voi, ma il primo caso è “troppo gameplay, meno realismo“.

Sono scelte fatte in sede di design, e purtroppo non si può sempre accontentare il fan accanito, così come il neofita. Nel caso di Resident Evil, gli sviluppatori devono anche tenere in conto il “trash” già citato precedentemente, senza però mai eccedere né da un lato, né dall’altro. Secondo me questo remake, nonostante tutto, rappresenta al cento per cento l’esperienza “Resident Evil”.

Mi pare scontato dire che nel caso si fosse comprato il titolo sperando di rivivere la stessa esperienza del titolo originale del 1999, secondo me ci sarebbe un errore di fondo. Ecco perché questo titolo, così come il remake del secondo capitolo, dà più importanza all’azione piuttosto che all’enigma. Inoltre, l’esperienza non potrà mai essere uguale all’originale, e questo vale per tutti i remake, ma specialmente per questi.

Dunque, “avere un’esperienza” Resident Evil per così dire “classica” significherebbe per il giocatore scontrarsi con i controlli tank, la mira imprecisa, i terribili cani (che nel remake sono pochi e nemmeno troppo pericolosi), insieme a tutto il gameplay originale, che purtroppo è “impossibile” riproporre in un titolo moderno, in quanto le nuove generazioni sono già abituate a un certo senso di libertà come alla mira libera, alla telecamera sulla spalla del protagonista o alla prima persona.

Screenshot di Resident Evil 2

Per tutte queste ragioni, sì, Resident Evil 3 va bene così com’è, poiché Capcom è riuscita a riportare in vita un titolo davvero complesso da rivitalizzare in toto, nonostante le differenze del remake con l’originale.

Ma adesso tocca a voi. Cosa ne pensate? Siete d’accordo con la mia analisi oppure no? Qual è la vostra opinione sul titolo? Credete che vada bene così? Quale altro capitolo della saga vi piacerebbe rivedere in chiave moderna? Fatecelo sapere tramite un commento qui sotto!

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