Sergio Bulfari e Final Fantasy VII

Scritto il 11.04.2020
da Sergio Bulfari

Ecco come Final Fantasy VII ha cambiato me e il mondo intero

Ciao, sono Sergio Bulfari e alcuni di voi si ricorderanno di me per aver già lavorato per Topgamer circa due anni fa. Ma soprattutto per la passione per i videogiochi che mi ha sempre accompagnato e che lo fa tuttora. Per questo mio ritorno ho deciso di parlarvi di un gioco che ha segnato la mia vita nel mondo videoludico e, in un momento molto particolare della storia, anche l’intero mondo dei videogiochi.

I’m…… Cloud. ……the master of my own illusionary world.

Durante la seconda metà degli anni ’90 Sony Playstation e Sega Saturn si davano battaglia a suon di titoli. Nintendo 64 che era arrivata piuttosto tardi sul mercato cercava di colmare il gap grazie al suo hardware più performante. Fu proprio in questo periodo che Squaresoft decise di abbandonare la casa di Kyoto in favore di Sony, dopo ben 6 episodi della sua saga principale, a causa di contrasti con Nintendo su diverse questioni. Questo rappresentò di per sè un punto di svolta per il mondo videoludico. Una delle ripercussioni principali fu sicuramente il crollo dello strapotere Nintendo. In secondo luogo il titolo Square su macchine Sony fu il mezzo con cui i jrpg si diffusero a livello mondiale. In quel periodo ero uno studente spiantato che si stava stancando di giocare perché, anche a causa di una situazione personale non molto rosea, trovavo i giochi in uscita piatti e privi di stimoli. Ricordo come se fosse ieri quando lessi l’incredibile notizia che Final Fantasy VII sarebbe arrivato anche sulla mia amata Playstation. Da quel momento fino al suo arrivo ogni news sul gioco non faceva altro che accrescere l’hype, e a farne le spese erano gli amici che ormai non sopportavano più la mia smania di possedere quel gioco.

L’arrivo della leggenda

Nel 1997 il gioco finalmente arrivò e tutte le sensazioni e le speranze maturate fino ad allora vennero ripagate, riportando il mio interesse nel mondo dei videogiochi ad un livello molto alto. Non avevo giocato a nessuno dei capitoli precedenti, ma in questo titolo mi ritrovai subito a mio agio. Il protagonista Cloud Strife era taciturno, solitario e abbastanza problematico esattamente come me, e quindi rappresentò subito il perfetto punto di incontro con il titolo. La storia era superbamente raccontata attraverso tutti e tre i cd che componevano il gioco e, oltre a far risaltare valori come l’amicizia e l’amore, portava con sè dei temi piuttosto maturi e ancora attuali come la salvaguardia del pianeta. Ovviamente non vi racconto tutta la storia che sta dietro al titolo anche per non fare spoiler sul remake che, finalmente, è pronto a fare il suo debutto dopo ben 23 anni di attesa. Vi basti però sapere che è capace di raggiungere punti di narrazione davvero alti, capaci di farmi immedesimare come poche altre produzioni prima di questa e in grado di proporre incredibili colpi di scena. L’arrivo del villain è graduale, all’inizio solo accennato per poi diventare una presenza sempre più persistente fino alla sua comparsa (un po’ come l’arrivo di Negan nella serie “The Walking Dead” tanto per farvi un esempio). E non vi nego di aver provato il timore di non farcela quando poi me lo sono trovato di fronte.

Un mondo da scoprire

Il gameplay del titolo Squaresoft era piuttosto classico per il genere dei jrpg. Potevamo disporre di un party formato da un massimo di tre personaggi per muoverci all’interno delle aree di gioco. Queste erano formate da fondali prerenderizzati di ottima qualità e al loro interno potevamo trovare oggetti utili ai fini della sopravvivenza e piccoli insediamenti con personaggi non giocanti con cui parlare, negozi dove acquistare equipaggiamenti e alberghi dove far riposare i nostri eroi per recuperare tutti i punti vita. In certi casi si potevano anche trovare punti dove far cominciare dei piccoli mini-giochi come corse sullo snowboard o in moto. Tra una città e l’altra si entrava nella mappa di gioco che, a patto di avere i mezzi giusti, ci permetteva di esplorare l’intero pianeta, quello stesso pianeta che avremmo dovuto salvare, per proseguire la storia e, magari, trovare luoghi nascosti. Durante i nostri spostamenti tra una location e l’altra e in determinati punti utili ai fini della storia (non obbligatoriamente…) ci si imbatteva nei combattimenti che facevano cambiare anche lo stile grafico del gioco. Si veniva trasportati in un’arena poligonale dove trovavamo i nostri personaggi, i nemici e il menu di combattimento con cui poter attaccare, difendere, usare oggetti e lanciare magie. L’azione avveniva a turni con una barra di caricamento per ogni personaggio e ci permetteva di pensare alle strategie in corsa, in base all’andamento dello scontro. Per le magie Squaresoft introdusse in Final Fantasy VII il sistema della “materia”. Si trattava di sfere di energia da incastonare nelle armi, ognuna dedicata ad un diverso potere elementale (fuoco, acqua, terra etc. ndr). Più una magia veniva usata e più saliva di livello aumentando il proprio potere distruttivo. Nel gioco era possibile anche trovare delle particolari materie di evocazione (sconfiggendo la relativa creatura…) che davano il via ad animazioni epiche che facevano letteralmente spalancare gli occhi e cascare la mascella per la cura con cui erano state create.

La forza dei sentimenti

Final Fantasy VII è un titolo immenso e bellissimo. I 3 cd sono pieni zeppi di filmati in full motion pur mantenendo un ottimo equilibrio con l’esplorazione e il combat system. Ma oltre a questo, che già è tanto, il vero punto forte dell’intera produzione sono le emozioni che i personaggi riescono a trasmettere. Già dopo le prime battute si entra in sintonia con i protagonisti. Soffriremo con loro nei momenti più tristi e allo stesso modo gioiremo con loro dopo una vittoria importante. Si può perfino arrivare al punto di affezionarsi ad alcuni dei personaggi di contorno, a dimostrazione di come tutto l’impianto narrativo sia stato costruito a regola d’arte. Il tutto viene poi accompagnato dall’incredibile colonna sonora scritta dall’eterno Nobuo Uematsu. Grazie a tutto questo Squaresoft ha piantato un paletto importante nella storia dei videogiochi, creando nuovi standard di narrazione a cui fare riferimento per le produzioni successive. Tanti giochi hanno lasciato qualcosa nella mia vita, ma non nego che il contributo maggiore sia stato dato proprio da Final Fantasy VII che mi ha accompagnato per diversi anni, tenendomi compagnia in momenti difficili. Non ho voluto svelarvi molti dettagli del gioco per almeno un paio di motivi. Primo fra tutti, e come ho già detto, per non fare spoiler sul remake del gioco. In secondo luogo il mio intento è quello di solleticare la vostra curiosità a scoprire da soli questo incredibile mondo fatto di magia, duelli all’arma bianca, forza interiore e amicizia.

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