Storia delle community, tra passione, rispetto e dedizione

Nessuna community nasce per caso. Dietro ogni gruppo di appassionati c’è un lavoro monumentale, che merita di essere raccontato.

Scritto il 02.03.2021
da Graziano Fabiano
Apertura community

Immagine d’apertura realizzata da Francesca Dea (Tora Edizioni) – Instagram: @francesca_dea_art

La creazione di una community non è un atto lasciato al caso. Un community leader un giorno si alza e saprà che dovrà fare più lavoro di tutti i leoni da tastiera, o verrà mangiato. No, fermi tutti! quella è un’altra storia.

Quando si prende in considerazione lo sforzo produttivo necessario alla creazione di una community, bisogna considerare alcuni fattori: qualunque sia il soggetto della community stessa (un videogioco in particolare, l’universo cinematico in questione, le opere di uno scrittore o la voglia di condividere consigli fra artisti), nessuna community nasce “per caso”. La passione viene declinata in maniera molto diversa a seconda dei motivi per cui i membri si sono, appunto, appassionati, e in base alla necessità di rendere la community davvero adatta a tutti.

Lo dico con un paio di esperienze sul groppone nel campo dei giochi di combattimento, in cui sono riuscito a radunare poco più di 6.000 persone, un numero che, nei picchiaduro, sono decisamente importanti, specialmente su titoli non più attivi ormai da qualche anno.

Il genere dei picchiaduro è fortemente votato al competitivo e ciò, assieme alla passione dei giocatori, gli ha permesso di sopravvivere fino ai giorni nostri. Purtroppo, proprio alla luce di tale natura, le community sono spesso impostate per dare voce quasi solo alla competizione, non solo a livello di spazi, ma anche di tendenza alla discussione.

Le prime community nascono a casa delle persone. Illustrazione originale di Enrico Tirelli (Tora Edizioni) – Instagram: @umagonschnaider

Catturare l’interesse di giocatori occasionali e competitivi:

Nonostante la personale vena competitiva, reputo importante che in una community siano rappresentate tutte le sfaccettature di una passione e che nulla sia lasciato al caso nella creazione dei singoli spazi.

Canali dove parlare di cosplay, della storia del gioco, di titoli di generi diversi ma legati in qualche modo all’argomento (o alla saga), sono ambienti indispensabili per fare sentire gli utenti a casa propria, senza spingere continuamente verso il competitivo chi magari non è interessato.

Uno degli spazi più attivi nelle mie community è sempre stato quello per l’arte, a tutti i livelli: disegno, scrittura di fan fiction, videomaking, animazione, ecc.

È importante favorire le discussioni, farle evolvere autonomamente e limitare un fenomeno abbastanza moderno: quello dello shitposting, ossia la pubblicazione di meme, spesso e volentieri fuori contesto, che rischia di rovinare o far degenerare una discussione potenzialmente in grado di portare al matchmaking, all’ideazione di progetti per la community e, in generale, a sforzi produttivi comuni.

Creare un ambiente inclusivo risulta però inutile e controproducente, se l’inclusione non viene estesa a tutti gli aspetti necessari.

L’inclusione:

Mettere tutti d’accordo su cosa voglia dire inclusione, almeno per mia esperienza non è necessario, o meglio,  è un po’ un atto tirannico da parte di chi amministra la community.

Vi rimando quindi al paradosso della tolleranza, prima di contestualizzarlo riguardo alle community.

Fortunatamente, le community dei picchiaduro sono spesso e volentieri abituate a giocare e interagire con gente appartenente a vari gruppi, di varie etnie, di vari credo religiosi, ecc. Questo dipende probabilmente dall’origine del genere ai tempi delle sale giochi, in cui chiunque poteva sfidare i giocatori in qualsiasi momento e le competizioni venivano quasi sempre organizzate dai giocatori stessi.

Ciò non vuol dire che con il cambiamento delle modalità di competizione (l’avvento dell’online, ad esempio) problemi come razzismo, omofobia, misoginia e intolleranze generali non si siano palesati anche nelle comunità dedicate ai giochi di combattimento.

Personalmente, credo che la soluzione migliore sia applicare tolleranza zero verso i comportamenti intolleranti. Anche se quest’approccio causa una parziale esclusione, nel lungo periodo porta risultati positivi, stimolando la crescita regolare della community.

L’inclusione si estende ad aspetti fin troppo spesso trascurati anche nelle community più attente: l’accesso alternativo alle informazioni, agli streaming, agli eventi per utenti non vedenti, ipovedenti, non udenti, ipoudenti, e accorgimenti (dato che si tratta di videogiochi) nei confronti di utenti con fotosensibilità.

Nei miei contenuti e stream, quando possibile, cerco di introdurre i sottotitoli, il testo alternativo (una descrizione delle immagini per utenti non vedenti) e rimuovere per quanto possibile i flash.

La community internazionale, nelle persone di @ThatPHageGuy, @HalfCoordinated, @blindwarriorsven, @TheSightlessOne e molto probabilmente un sacco di altra gente che non ho il piacere di conoscere, è attiva e a disposizione per aiutare i creatori di contenuti, gli organizzatori di eventi e per collaborare con gli sviluppatori per aggiungere i tocchi di design necessari alla fruizione di un hobby ormai così comune come i videogiochi.

Ultima nota, ma non certo per importanza, si deve aprire sulla protezione per i minori negli spazi, anche virtuali, delle community dedicate ai picchiaduro (e, per estensione, in tutte le community a cui hanno accesso i minori).

Nelle mie community (quando ero a capo dell’amministrazione) i contenuti NSFW (Not safe for work) erano bannati, data appunto la partecipazione di minori alla vita della comunità e anche vista l’esistenza di portali dedicati nei vari meandri dell’Internet. Inoltre, nelle regole è menzionato come l’amministrazione sia a disposizione via messaggi privati per la segnalazione di comportamenti inappropriati di ogni natura, che possono portare al ban diretto.

Video della finale winners di USF4 Revival, all’evento The Mixup 2017.

Storia delle mie community:

Amministrare community è un’attività a cui mi sono approcciato per necessità e durante la quale ho imparato parecchio man mano che le realtà crescevano. La prima “scena” che ho creato si chiama USF4Revival ed è legata al videogioco “Ultra Street Fighter 4”, aggiornamento del titolo “Street Fighter 4”, pubblicato da Capcom nel 2015.

Creai la community alcuni mesi dopo l’uscita di Street Fighter V, un po’ per insoddisfazione verso il nuovo gioco, un po’ perché per altri titoli cardine della serie (Super Street Fighter 2 Turbo, Street Fighter III: 3rd Strike) le realtà di supporto a titoli ormai non correnti esistevano già e fui ispirato da esse a offrire ai giocatori di Street Fighter 4 un posto dove ritrovarsi, chiacchierare, organizzare match, eventi, con l’intento di riportare il gioco alla ribalta.

Al momento della scrittura di quest’articolo, il Discord di USF4Revival conta poco più di 3.700 utenti e l’omonimo gruppo Facebook 2.900.

Dalla creazione della community e grazie alla coesione fra gli utenti, sono stati generati svariati eventi, streaming, tornei (sia online che offline) e contenuti, e i tornei europei settimanali hanno superato da poco la centesima edizione.

Personalmente ho lasciato la direzione della community nel 2018, a causa di un brutto periodo nella vita privata. La community va ancora forte ed è ormai il ritrovo standard a livello internazionale per quanto riguarda Ultra Street Fighter 4.

A fine 2019, più per entusiasmo che per speranza, ho lanciato il server Discord di “The King Of Fighters 2002 Unlimited Match”, titolo del 2009 prodotto durante il frangente “Playmore” di SNK e remake del precedente “The King Of Fighters 2002”, che introduce svariati personaggi aggiuntivi, ribilancia il gioco e ridisegna completamente gli stage.

La locandina della lega di The King of Fighters 2002 Unlimited Match, supportata da SNK.

La community è nata da una pura e semplice reazione di gioia nel trovare un giocatore in Europa disposto a giocare con me online a un titolo decisamente sottovalutato, che purtroppo non godeva di un buon netcode. Da quel momento abbiamo iniziato a chattare e siamo partiti con l’idea di aprire un Discord dedicato.

Inizialmente il canale aveva l’obiettivo di aggregare la community Europea, ma quando ci siamo resi conto dell’assenza di un Discord per il gioco a livello internazionale, abbiamo deciso di aprirlo a tutti.

Dal 2019 ad oggi il Discord è cresciuto parecchio (grazie anche al miglioramento del sistema di gioco online pubblicato da SNK, un netcode basato su un sistema di rollback dei frame per ridurre il ritardo negli input)  e conta più di 2.500 utenti.

Lo staff ha all’attivo sia una lega settimanale che una serie di tornei bisettimanali aperti ai giocatori Europei e Nord Africani e con l’uscita del gioco su PS4 (e quindi giocabile anche su PS5), la community è destinata a crescere ulteriormente. La community ha all’attivo diversi eventi anche per il continente americano, aperti spesso e volentieri sia al Nord che al Sud America.

Il community building: consigli e trucchi

Passando alla parte di community building, in realtà non credo ci sia molto da fare se avete tenuto conto di tutti gli aspetti sull’inclusione, dato che la sensazione “di sentirsi a casa” è l’aspetto fondamentale perché il gruppo non solo funzioni, ma continui a mantenere un nutrito gruppo di utenti regolari.

Certo, specialmente per le community votate al competitivo (come nel caso di USF4 Revival e KOF 2002 UM) la presenza delle risorse per imparare il gioco e la possibilità di accedervi facilmente sono anch’esse molto importanti, ma una fetta di utenza non è interessata al competitivo (temporaneamente o in modo definitivo) e rimane nei server soprattutto per l’atmosfera rilassata e amichevole.

Da giocatore competitivo ho spesso abbandonato community ben organizzate a livello di strumenti per l’insegnamento, perché il razzismo incontrastato mi ha alienato velocemente dal gioco e dal gruppo, privandomi della voglia di interagire con esso, a meno che non fosse a livello locale con una cerchia ristretta di amici.

Inoltre, quello scientifico non è l’unico approccio possibile ai giochi di combattimento e un’utenza semi-casual può imparare a giocare più che discretamente senza consultare frame data, studiare i sistemi di collisione (dettati da hitbox e hurtbox) e accedere ad altri dati analitici più adatti a un laboratorio che a un’idea spensierata di divertimento.

L’esperienza dei giocatori storici è fondamentale per trasmettere la passione ai più piccoli. Le community devono essere pronte ad accogliere anche i più giovani.

L’approccio “pane e salame” descritto da Filippo non solo è decisamente valido, ma potrebbe aiutare i giocatori a sviluppare una capacità di risoluzione dei problemi più creativa e meno macchinosa rispetto ai giocatori svezzati a frame advantage e setup.

L’indicizzazione delle informazioni, i canali dedicati ad aspetti creativi, magari nel gioco stesso (come il palette modding, il modding di stage o costumi, i contest di tipo combovideo), la quantità di eventi, di streamer (che siano disponibili e identificabili grazie a ruoli dedicati sul Discord) e, in generale, di uno staff amichevole e disponibile, ma deciso nel calmare gli animi in caso di discussioni accese o comportamenti spiacevoli, sono tutti aspetti che, quando messi insieme, creano un ambiente in cui gli utenti vogliono tornare, magari anche per farsi due risate senza dover necessariamente aprire il gioco.

Data la natura internazionale dell’utenza nelle mie community, i Discord vantano anche canali non in lingua inglese (che di solito è lo standard) per avvicinare l’utenza non anglofona. Questo, ovviamente, quando nella community la moderazione di tali canali è possibile grazie allo staff madrelingua.

Il coinvolgimento delle aziende produttrici:

Fenomeno recente è quello del supporto alle community (e ai loro eventi) da parte di alcune aziende.

SNK, produttrice di KOF 2002 UM, è vicina da almeno un paio d’anni alla community allargata (ossia vicina a tutti i titoli che produce, dalla serie Samurai Shodown agli altri King Of Fighters, passando a serie che nulla hanno a che fare coi picchiaduro, come Metal Slug o Neo Turf Masters).

Gli organizzatori possono infatti contattare la software house di Osaka via email e, compilando l’apposito modulo e soddisfacendo alcuni requisiti, essere supportati con la pubblicizzazione degli eventi sponsorizzati sui social media e con diversi premi (quasi esclusivamente per gli eventi dal vivo, da tempo bloccati a causa della pandemia, o per eventi online che si protraggono nel tempo).

Avere alle spalle la software house fa sì che l’utenza si fidi dei Discord non ufficiali e graviti in ambienti che spesso non frequenta, abituata magari solo ai Discord come una sorta di modernizzazione della rubrica della posta degli anni ’90.

Il resto è un delicato equilibrio tra il lavoro instancabile dello staff, che si spera venga apprezzato dall’utenza, e la capacità di ignorare le frecciatine degli invidiosi, che spesso e volentieri vorrebbero raccogliere i frutti di anni di lavoro, senza però impegnarsi in prima persona.

È importante che l’amministratore abbia fiducia in se stesso, per difendere e spiegare le proprie decisioni, ma anche il tatto e l’empatia per capire le esigenze della community.

Sul tatto e l’empatia, non si finisce mai di imparare. Per quanto riguarda la fiducia e la testardaggine, dovrei averne ancora diversi pacchi che mi avanzano nell’altra stanza…


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