The Division 2: Beta privata – Anteprima

Scritto il 09.02.2019
da Antonio Rodo
the division 2 open beta 1 marzo

Una falsa partenza

L’hype, lo sappiamo tutti, è una brutta bestia. Le polemiche poste al primo The Division, al tempo, erano dovute ad un’attesa durata moltissimi anni e costellata da promesse successivamente frantumate. In breve, il primo capitolo ci ha ingannati un po’ tutti. Il prodotto rilasciato al day one a prezzo pieno, non si avvicinò completamente alla primissima build mostrata all’E3. Eppure, messe da parte le critiche e dei mesi tutt’altro che piacevoli, The Division riaffiorò sempre di più, patch dopo patch, facendo apparire Ubisoft, come la casa di sviluppo che ascolta il pubblico. Ed in parte è vero, l’azienda più volte ha dimostrato di sapere ascoltare (anche troppo) e di non mollare mai la presa.

Il periodo a cui facciamo riferimento ha visto moltissimi giochi sviluppati dalla stessa software house, subire downgrade tecnici: vi ricorderete sicuramente il caso Assassin’s Creed Unity o Watch Dogs. Titoli presentati come “la next gen”, che una volta rilasciati si dimostrarono validi (perlomeno per gli appassionati del genere), ma non rivoluzionari.

Questo periodo, che ancora oggi molti ricordano, è ormai acqua passata. Con Watch Dogs 2 e con i recenti capitoli di Assassin’s Creed, Ubisoft ha dimostrato di essere cambiata.

Ma arriviamo al nocciolo del discorso, ovvero The Division 2, che grazie ad una beta privata rilasciata su Xbox One, PlayStation 4 e PC, abbiamo avuto modo di provare. Ecco le nostre impressioni.

The Division 2 beta

Un decisivo passo indietro

Nell’introduzione, vi abbiamo detto che la Ubisoft che in molti ricordano come il male (un po’ come la situazione che sta vivendo Electronic Arts in questo periodo) è sparita, cedendo il posto ad una casa di sviluppo riguardosa nei confronti dell’utenza. Ci sbagliavamo, o meglio, prima di mettere le mani su The Division 2, credevamo che fosse così. Non ci girerò molto attorno, il TPS MMO che vedrà la luce il prossimo 15 marzo, ci ha fortemente delusi.

Uno degli aspetti peggiori, è sicuramente quello tecnico. Premettiamo che la versione da noi testata è quella PlayStation 4 Pro; su Xbox One X e PC, il titolo si comporta meglio. In ogni caso, sulla mid gen Sony, i problemi sono all’ordine del giorno, spaziando da drastici cali di frame rate a pop-up e ritardi nel rendering delle texture. Raramente ci è capitato di trovarci di fronte ad un titolo, che anziché evolversi tecnicamente ha fatto un bel tuffo indietro. Già, perché il primo capitolo, perlomeno su console, è decisamente preferibile. Arrivavamo tra l’altro, da una sessione beta di Anthem conclusasi recentemente (QUI, trovate il nostro provato), che ha mostrato i muscoli sul profilo tecnico (tranne nelle versioni base delle console, ovvero PlayStation 4 e Xbox One).

Tuttavia, come spesso ribadisco (questa è una considerazione personale), il comparto tecnico non rappresenta l’aspetto più importante in un videogioco. Vi sono valori come l’estetica, la direzione artistica, il sound design ed il gameplay, che contano ed inficiano maggiormente le opinioni critiche. Ciononostante, il titolo non appare brillante nemmeno sul piano ludico.

Sappiate che lo scheletro di gioco è lo stesso del primo capitolo. Quindi se siete dei veterani della divisione, vi sentirete subito a casa, potrete persino evitare i tutorial. A non convincerci, comunque, sono gli scontri a fuoco e la varietà generale delle attività: per quanto riguarda le sparatorie, i problemi sono da ricercare ancora una volta nell’intelligenza artificiale nemica (una problematica riscontrata anche in altre produzioni Ubisoft, fatta eccezione per Splinter Cell Blacklist), caratterizzata da pattern elementari.

I nemici, presi singolarmente, rappresentano una forma di sfida poco stimolante. Proprio per questo motivo, sono stati resi aggressivi e, soprattutto, sempre in compagnia di altri malcapitati. Il più delle volte girano per lo scenario in maniera scomposta e sfruttano poco le coperture. Come se non bastasse, vi è una categoria di avversari paragonabile a dei kamikaze, senza esplosivi però. Questi, come gli altri, sono sempre aggressivi e scomposti, ma usano esclusivamente armi melee.

La varietà dei nemici è quasi irrisoria, assente potremmo dire (fortunatamente ci sono però dei droni che arricchiscono un po’ l’offerta). Anche gli incontri con i boss (evidenziati da una barra vitale gialla), regalano poche soddisfazioni, poiché non sono degli scontri più ricercati. Tutte le boss fight che vi ritroverete ad affrontare, richiederanno banalmente di abbattere un comune nemico, reso per l’occasione più resistente, una spugna per proiettili. Pertanto, gli scontri con gli avversari sono noiosi, ma rappresentano (purtroppo) quasi ed esclusivamente l’unica forma di situazione ludica.

The Division 2 attività

Attività e progressione

Come detto, The Division 2 si dimostra piuttosto monotono per quanto concerne le situazioni di gioco. Ciò accade anche per le attività. Ce ne sono sostanzialmente cinque: Dark Zone, schermaglia, missioni secondarie, avamposti ed infine la campagna principale. Tutte sono affrontabili insieme a tre amici, per un totale di quattro giocatori.

Schermaglia

Essa, insieme alla Dark Zone, rappresenta il comparto PVP del gioco. Prevede in sostanza, che quattro giocatori si scontrino fino all’ultimo sangue. Vince la squadra che riuscirà a totalizzare più uccisioni. Da notare che rispetto a quanto accadeva nel primo capitolo, le modalità online sono state bilanciate. Gli sviluppatori hanno introdotto un sistema denominato normalizzazione, che ha il compito di mettere gli utenti sullo stesso piano, in modo da non avvantaggiare chi ha oggetti migliori (lo stesso accade per esempio in Destiny). Gli scontri si concentreranno in alcune porzioni di mappa preimpostati. Nella beta abbiamo avuto la possibilità di testare una singola mappa, ovvero Stadio, che si è rivelata discreta, offrendo svariate coperture, molti vicoli utili per tendere delle imboscate e delle zone sopraelevate.

Missioni secondarie

Gli incarichi secondari di The Division 2 si svolgono tutti allo stesso modo (c’è qualche variabile, come per esempio “salva l’ostaggio”, ma cambia poco), e l’unica ragione per portarli al termine è il tanto desiderato loot. Dovrete, ogni volta, recarvi nel luogo indicato, uccidere tutti i nemici e finalmente accedere alla cassa contente la preziosa ricompensa. A seconda del livello di rarità di quest’ultima, il colore varierà.

The Division 2

Avamposti

Nella mappa di gioco, consultabile in qualsiasi momento (la sua rappresentazione ed in generale il lavoro svolto sull’HUD, è incredibile; in assoluto una delle migliori interfacce degli ultimi anni), sono disseminati dei rifugi, che una volta sbloccati fungono da viaggio rapido. Prima, però, bisogna neutralizzare tutti i nemici presenti nella zona. Soltanto dopo averlo fatto, potrete accedere al rifugio.

Campagna

I soldati della divisione rappresentano l’ultima speranza per gli Stati Uniti. Il loro operato nella città di New York, non è bastato ad impedire la diffusione del virus e di gruppi malavitosi improvvisati dopo la catastrofe. Il filmato iniziale, ancora una volta ben girato e di assoluto impatto, ci presenta una nuova minaccia, ossia le Iene. Questo gruppo altamente pericoloso, vuole annientare quel che rimane della capitale degli Stati Uniti. Il compito dei giocatori sarà quello di impedirlo. Purtroppo le sette ore trascorse insieme alla produzione, non sono sufficienti per giudicare il comparto narrativo. Pertanto, siamo costretti a rimandare il nostro giudizio.

Pur non essendoci delle vere e proprie classi, gli agenti della divisione possono essere estremamente personalizzati. A partire dall’editor, che dovrete sfruttare per creare il vostro personaggio. Anche su quest’ultimo non possiamo esprimerci, poiché nella beta, tutte le funzionalità legate ad esso sono state bloccate. Nella release finale, chiaramente, sarà presente in forma completa. Al momento, per dar vita al vostro avatar virtuale, potrete fare affidamento su pochissime opzioni.

Dall’apposito menu, è possibile personalizzare gli abiti, cambiare l’equipaggiamento e le armi, e infine, cosa più importante, assegnare due “abilità speciali” e dei “vantaggi”. Le abilità sono fondamentali e caratterizzano ciascun agente. Ce ne sono diverse, e spaziano da granate a frammentazione dotate di sensori in grado di rilevare i nemici a droni, torrette e molto altro. I vantaggi, invece, permettono di sbloccare uno slot in più per le armi, guadagnare esperienza extra e via discorrendo.

Inoltre, abbiamo avuto modo di testare brevemente l’end game. Dal menu principale ci è stato concesso scegliere tra tre personaggi preimpostati a livello massimo. Giocando nei loro panni, bisogna ammettere che la varietà di armi e abilità è superiore. L’attività provata, invece, era una sorta di raid pensato per quattro giocatori. Pur non discostandosi molto dal resto, risultando dunque anch’esso parecchio ripetitivo, qualitativamente ci è parso comunque, superiore. Siamo curiosi di provarne altri; toccherà attendere la versione finale.

The Division 2 - Dark Zone

Dark Zone

Abbiamo volutamente evitato di parlarne nel paragrafo precedente, perché si tratta di una parte di The Division 2 abbastanza sostanziosa.

L’intero mondo di gioco è diviso in “fasce di livello”, atte ad accertarsi che vi troviate nella condizioni di poter affrontare una specifica porzione di gioco. Ebbene specificare che il livello della Zona Nera è del tutto indipendente da quello PVE. Ciò significa che ogni utente disporrà di ben due barre dei progressi.

La Dark Zone è un luogo altamente pericoloso e contaminato. Nasconde al suo interno numerosi oggetti, tra i quali: fondine, zaini, fucili, pistole e quant’altro. Ogni utensile deve necessariamente essere prima estratto, poiché contaminato. Dovrete dunque richiedere l’estrazione servendovi della pistola lanciarazzi. Attenti, però, tutti i giocatori presenti nella Zona Nera, verranno informati dell’estrazione e con molta probabilità, si recheranno da voi. A quel punto, potranno decidere di aiutarvi o diventare “rogue” (gli agenti marchiati come tali, rappresentano un pericolo per i giocatori, e danno vita agli scontri PVP più intensi), ovvero degli agenti che hanno volutamente tradito la divisione.

La Zona Nera non è popolata solamente da giocatori, vi sono anche dei rifugi che ospitano svariati NPC, il negozio (il quale vi permette di acquistare degli oggetti spendendo “soldi ZN”) e svariati nemici posizionati il più delle volte in prossimità di casse contenenti oggetti rari.

The Division 2 - Washington D.C.

Washington D.C.

Abbandonata la bellissima New York post apocalittica, Ubisoft, con The Division 2, ci porta nella capitale degli Stati Uniti, ovvero Washington DC.

Contraddistinta da una palette cromatica decisamente più calda e da spazi più aperti, questa nuova ambientazione, oltre a garantire una buona varietà scenica, offre scorci meravigliosi (non ci riferiamo al comparto tecnico, ma all’estetica). Inoltre è fedele alla controparte reale, se vi è capitato di viaggiare da quelle parti, molti luoghi vi saranno familiari.

Infine, spendiamo qualche parola in merito alla scala: The Division 2, così come il suo predecessore, è un open world. La mappa di gioco, però, non è vastissima. Percorrerla, tuttavia, sarà un processo abbastanza duraturo, poiché non ci sono mezzi di trasporto. Il lavoro svolto è quindi più che buono, tra l’altro nella beta, la mappa non era completamente accessibile, in molte zone non ci è stato possibile accedere, quindi ne abbiamo visto solamente una parte.

Commento

The Division 2 ci ha delusi. Dopo anni di supporto continuo al primo capitolo, ci aspettavamo indubbiamente un prodotto si, molto simile al predecessore, ma solido. Quello che ci siamo trovati per le mani, è invece un gioco dalla qualità altalenante, in alcuni casi non in grado di suscitare interesse o divertimento. A peggiorare ulteriormente una situazione già non particolarmente brillante, ci pensa il comparto tecnico e la stabilità dei server di gioco.

Per quanto ci riguarda, per adesso il titolo è bocciato. Ciononostante, lo seguiremo con attenzione e speriamo che la versione finale ci smentisca.

Voi, avete provato la beta? Se sì, cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.

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