Perché l’inizio di The Last of Us è superiore al finale

Scritto il 02.05.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Perché l'inizio di The Last of Us è superiore al finale

Serve avvisarvi che troverete spoiler?

Meglio farlo presente subito: la lettura conterrà spoiler. Qualora non aveste ancora avuto modo di giocare The Last of Us, una delle opere più amate della scorsa generazione, nonché considerata tra le migliori di tutti i tempi, siete pregati di non proseguire ulteriormente (o quantomeno non oltre il prossimo sottotitolo).

Premettendo che io l’abbia rivalutato moltissimo rispetto al 2014 (periodo in cui ci ho giocato la prima volta), sono ancora titubante sul ritenerlo un capolavoro o meno. In ogni caso, oggi non sono qui per parlare delle qualità di The Last of Us, né dei suoi difetti. Sul web troverete le più disparate opinioni in merito e quindi ritengo inutile star qui a disquisire di un qualcosa che è stato già largamente trattato da qualsivoglia giornalista, influencer o, semplicemente, dagli appassionati.

Si tratta piuttosto di un articolo personale, balenato quasi per caso: avevo mandato un messaggio vocale ad un mio collega (sì, Gennaro… sei tu). Si discuteva su The Last of Us Part II e della difficoltà di riuscire a ricreare lo stesso impatto del predecessore. Gli dico anche la mia sul finale, ma soprattutto sull’inizio del gioco ed è così che ho pensato poi tra me e me, qualche ora dopo, che un articolo ci starebbe proprio tutto.

Il titolo lo avrete letto (se no mica sareste qui?), per cui non ci girerò troppo intorno: si tratta di un parere puramente personale, senza una vera e propria analisi critica della questione (ok, qualcosa capiterà comunque di sicuro). Semplicemente è Isma che parla a voi con il cuore in mano (e non lo facevo da un bel po’ di anni, voglio dirvelo); che vi dice la sua opinione senza cercare consensi. Si tratta di un mio punto di vista; una mia preferenza.

Chiunque abbia giocato The Last of Us sa quanto il suo finale abbia coinvolto emotivamente una moltitudine di videogiocatori. Come biasimarli? Si tratta di un epilogo ben scritto, molto umano e toccante. Eppure, è davvero tra i finali più belli mai realizzati? La mia risposta è no, ma ci arriveremo nel corso del pezzo. Quello che però ritengo una delle scene più incredibili e commoventi nell’intera storia di questo medium è proprio l’inizio del titolo Naughty Dog. Tanto che lo considero anche più degno di nota rispetto al finale e penso che meritasse maggiori riconoscenze da parte di community e critica. Chi ha giocato conosce sicuramente l’importanza dell’introduzione e non ne dubito l’apprezzamento. Altresì vero che a far chiacchierar davvero tanto di sé è stato però l’epilogo.

E ora, vi dico la mia (quindi iniziano gli spoiler; ultimo avvertimento).

The Last of Us - Inizio

Una delle introduzioni più belle di tutti i tempi

The Last of Us esordisce il suo racconto nel bel mezzo dell’apocalisse; proprio nel momento in cui esplode. Nelle battute iniziali controlliamo infatti Sarah, la figlia di Joel (il protagonista delle vicende). Ci mostra la più probabile delle reazioni umane in casi del genere. E la prima cosa è l’istinto di sopravvivenza; la fuga dall’inferno.

Il giocatore vive la tragedia attraverso gli occhi della giovane ragazzina. Le passeranno davanti le peggiori atrocità, panico, morte e distruzione. Noi vivremo insieme a lei paura ed angoscia, sentendoci indifesi. Finché a seguito di un incidente non finiremo tra le braccia protettive del padre, prendendo nel frattempo il suo di controllo. Passeremo dunque da figlia a padre; dal sentirci protetti al proteggere a tutti i costi, in un attimo.

Le cose si complicano e il dramma è dietro l’angolo. Il giocatore un po’ lo sospetta, ma è comunque ignaro di cosa accadrà e spera non finisca in disgrazia. Verremo smentiti presto, quando ci ritroveremo con una canna di un fucile rivolta verso di noi. Un soldato che deve eseguire gli ordini. Quell’ordine è ammazzare i due superstiti dinanzi a lui (Joel e sua figlia, Sarah), perché potrebbero essere degli infetti (per la serie, estirpiamo il male dalla radice).

Joel tenta, quasi supplica di risparmiarli o quantomeno di risparmiare sua figlia. Il tentativo fallisce e lui lo sa che è finita. Cerca in tutti i modi di salvare comunque la sua bambina, ma pur voltandosi, i proiettili colpiscono anche Sarah oltre a lui (che comunque ne esce quasi incolume). Entrambi finiscono a terra e il militare si avvicina verso Joel. Sta per premere il grilletto, ma fortunatamente (o forse no, chissà) il protagonista viene salvato dal fratello che con un colpo dritto sulla testa mette fuorigioco l’artefice dell’eterno dolore. Il supplizio. La condanna.

Il giovane padre si rialza in piedi, in preda al panico, temendo il peggio. Raggiunge immediatamente sua figlia e capisce che il suo timore è realtà: Sarah è gravemente ferita; è stata presa in pieno da quel brutto bastardo. Lui le dice dolcemente che andrà tutto bene, che non deve preoccuparsi anche se mano a mano comprende che non sarà così: Sarah è ormai agonizzante e si appresta ad esalare il suo ultimo respiro. Proprio in quel momento suo padre la prende in braccio, invocando invano Dio, pregando lei di non abbandonarlo. Ma nulla può cambiare le sorti di un destino così crudele. Un destino di un uomo che resterà per sempre affranto dal dolore. Un destino che porterà a pensare che forse era meglio non essere salvati e ricevere quel colpo di grazia che avrebbe messo la parola fine ad una vita senz’anima.

The Last of Us - Joel, Ellie e Tess

La regia è perfetta. Le note malinconiche accompagnano una recitazione che tocca vette qualitative immense e mi auguro che tutti l’abbiano vissuta in lingua originale questa magnifica scena. Una scena che trasuda un’umanità incredibile e fa vivere sulla propria pelle la perdita di un figlio, uno dei supplizi più crudeli per un genitore e non oso immaginare quanto possa essere forte l’empatia provata da un padre (o anche una madre) che abbia vissuto quello che a mio avviso è il momento migliore di The Last of Us. Un momento che ti sbatte in faccia la cruda realtà, struggente come pochi. L’introduzione del titolo Naughty Dog è una pugnalata dritta in petto, un pugno nello stomaco e può senz’altro commuovere anche i meno emotivi. Se il gioco non è forse un capolavoro, quanto vissuto nelle prime battute lo è senza dubbio alcuno.

Non basterebbero fiumi di parole per descrivere l’intensità dell’inizio di The Last of Us, ma in particolar modo di questa particolare scena. Il finale è anch’esso ben girato e scritto, ma ciò che lo rende di minor impatto è il rapporto tra Joel ed Ellie. Essendo un articolo pensato e rivolto a coloro che lo hanno giocato, sapete bene quanto a Joel interessi di Ellie nelle battute iniziali. Per lui è solo un oggetto, un mezzo per compiere un incarico e ricevere una lauta ricompensa. Il tempo è però galantuomo e più i due stanno insieme, più il loro legame si intensifica, tanto da spingere Joel a rivedere in Ellie la figlia deceduta vent’anni prima.

Questo espediente narrativo, giustissimo, utile alla crescita dei personaggi durante il racconto è però l’arma a doppio taglio che muta l’esperienza del finale. Come ribadito, esso rimane toccante e di spessore, ma non come poteva realmente essere. Questo perché capiamo che Joel non sacrificherebbe mai Ellie, per nessun motivo al mondo, poiché non accetterebbe la perdita di una “figlia”; non di nuovo. La costruzione del finale in sé è indubbiamente sopraffina, con Joel che porta in braccio Ellie, proprio come all’inizio aveva fatto con sua figlia. Piccoli dettagli della regia evidenti, ma a cui non tutti probabilmente fanno caso. Sapete come va a finire: Joel arriva ad ammazzare pure una persona innocente, perché nessuno deve ostacolare la sua felicità.

Il viaggio termina quindi in maniera straziante, perché evince ancora una volta l’umanità dei personaggi e la splendida recitazione che attornia l’opera Naughty Dog. Eppure, proprio il colpo di scena che vede Joel rinunciare al sacrificio di Ellie per ottenere il vaccino che salverebbe l’intera umanità non riesce ad avere lo stesso impatto dell’introduzione, in quanto, pur inconsciamente, sappiamo che Ellie non morirà, siccome Joel non lo permetterà mai; non questa volta. Anche il fatto che egli menta alla ragazza, che è poi l’elemento più importante dell’epilogo, non riesce a decollare come dovrebbe, sebbene l’idea in sé sia piuttosto singolare. Per tal motivo ritengo che l’inizio sia decisamente più potente, proprio perché il suo colpo di scena lascia di sasso. Il finale questo non riesce a farlo del tutto e pur risultando addirittura più originale rispetto alla classica trovata della morte, arriva comunque un po’ telefonato; non fosse stato per questo preciso elemento, probabilmente parleremmo davvero di uno dei finali più belli mai realizzati.

Intendiamoci, rimane un epilogo di altissimo livello. Però le emozioni, l’incredulità e il senso di devastazione interiore che si avverte con la morte di Sarah è inarrivabile. Annichilisce l’anima e lascia un vuoto incolmabile dentro. Certo, la morte è un tema meno peculiare del finale stesso che al lieto fine preferisce una scelta umana di puro egoismo e menzogna, ma dipende sempre dal modo in cui vengono caratterizzate le cose. E la scena iniziale di The Last of Us è semplicemente perfetta. Magistrale. Ecco perché la ritengo addirittura migliore dell’epilogo.

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