Tomb Raider – Lara Croft e la rinascita di un’icona

Scritto il 06.09.2018
da Antonio Rodo

Far rinascere un’icona come quella rappresentata dai giochi della serie Tomb Raider non è semplice. Lara Croft è uno dei personaggi più amati dei videogame; non sarà stato affatto facile per i ragazzi di Crystal Dynamics, riscriverla da zero.

Puntarono su una strada che fece storcere il naso ai fan di lungo corso: la nuova eroina è una donna inesperta, può commettere degli errori, farsi del male, sentirsi stanca e insicura, ma è anche desiderosa di farsi un nome. Alcuni dei suoi tratti distintivi sono rimasti immutati: Lara è una donna intelligente, motivata, atletica e possiede una forza interiore che la spinge ad andare avanti, e che la farà evolvere in un’eroina sicura di sé. Anche a livello estetico è più che riconoscibile, grazie ai suoi tratti iconografici come la forma delle labbra, i suoi occhi castani e l’immancabile coda di cavallo.

A Survivor is Born

Lara Croft

Lara ha 21 anni, è appena uscita dall’università ed è impegnata nella sua prima spedizione, alla ricerca della civiltà perduta di Yamatai, un’isola avvolta nel mistero e perduta nel tempo. È un regno governato dalla Regina Himiko, prima e più potente tra le sovrane, nota anche come “Regina del sole”. Dotata di un potere che le consente di dominare i venti e i mari e dunque di spazzar via chiunque si avvicini o provi a lasciare Yamatai“dall’isola non si scappa”. Ad aiutare Lara nella sua prima spedizione, ci pensa Roth, un esploratore di relitti e cacciatore di tesori.

Essendo un amico fidato della famiglia Croft, con la sua nave (Endurance) accompagna Laraall’avventura, in quel che diventerà una drammatica storia da dimenticare, che segnerà a livello fisico e psicologico i membri dell’equipaggio: un’onda anomala, causata da una tempesta potente, colpisce la Endurance, aprendone a metà lo scafo. Gran parte dell’equipaggio muore nel disastro, ma Lara e un piccolo gruppo di sopravvissuti naufragano sulle coste di una misteriosa isola. La ragazza si trascina a forza sulle rive della spiaggia e in lontananza scruta i suoi compagni, intenti ad aiutare i feriti. Mentre prova ad avvicinarsi viene colpita e fatta prigioniera nell’antro degli sciacalli.

Finita questa lunga ma doverosa premessa, utile per capire chi è oggi Lara Croft e come è partita la sua storia, parliamo finalmente del gameplay, altro elemento di discussione.

Assenza delle due pistole, nessun T-Rex da ammazzare e neanche il povero maggiordomo da rinchiudere nella cella frigorifera, Tomb Raider: A Survivor is Born è un gioco che segna uno stacco netto col passato, avvicinandosi moltissimo alla pluripremiata serie di NaughtyDogUncharted, la stessa saga che al suo esordio si ispirò a Tomb Raider, riuscendo a crearsi un’identità col secondo capitolo.

Tra esplorazioni in ambienti claustrofobici, scalate dinamiche e qualche sequenza spettacolare che sballotta Lara a destra e sinistra, l’impressione che si ha giocando il titolo è quella di trovarsi per le mani un gioco maturo, caratterizzato da elementi survival. Peccato che tutta questa cura, a partire dalle inquadrature soffocanti concludendo con una caccia al cervo per campare, sia riposta solamente alla prima ora di gioco. Successivamente, la produzione si trasformerà in un semplicissimo TPS, dimenticandosi persino delle belle premesse narrative.

Gli sviluppatori non hanno avuto il coraggio di spingersi fino in fondo, decidendo di puntare sulla strada più banale che gli potesse venire in mente: poche tombe, narrazione blanda e tante, troppe sparatorie, che tra l’altro rappresentano la parte meno riuscita dell’impianto ludico, a causa di un sistema di mira farraginoso e di un’IA avversaria che brilla tutt’altro che d’intelligenza. Fatta eccezione per le fasi shooting, c’è da dire che il gameplay di Tomb Raider funziona alla grande, e garantisce anche una buona crescita del personaggio. Infatti, attraverso i “campi base” possiamo sbloccare nuove abilità per Lara, che si dividono in: combattimentoCaccia ed esplorazione.

Vuoi per un elemento sovrannaturale poco ispirato, o per dei villain davvero anonimi, la narrazione di Tomb Raider è priva di forze. I cattivoni sono sostanzialmente due: Padre Mathias e Vlad. Il primo è un isolano, arrivato a Yamatai, quando l’aereo su cui viaggiava fu abbattuto da una violenta tempesta. Come LaraMathias è un sopravvissuto, che però, concepì un piano per scappare dall’isola e diede vita ad un organizzazione chiamata SolariiVlad, invece, occupa una posizione di rilievo nella gerarchia dei solarii; egli è protagonista di una scena che fece discutere molto: il presunto stupro a miss Croft, che si concluse con una pallottola alla testa di Vlad.

Una luce calda attraversa le nuvole. Ora le tempeste non possono impedire loro di andarsene. Mentre il motoscafo si allontana verso il tramonto, Lara è sola con i propri pensieri. L’avventura su Yamatail’ha cambiata profondamente; ha provato il dolore, la perdita e ha visto un mondo nascosto dove i miti sono realtà. Si chiude così, il primo capitolo del reboot di Tomb Raider, che con il secondo capitolo troverà una propria identità, proprio come fece la serie di Uncharted.

Rise of the Tomb Raider

Lara Croft - Rise of the Tomb Raider

In Rise of the Tomb RaiderLara Croft è già una tenace eroina che strizza l’occhio alla sua controparte retrò. Questa nuova avventura la porterà alla ricerca della sorgente divina, un manufatto in grado di rendere immortale un essere umano. Come da tradizione (tipico cliché da adventure movie e non solo), la protagonista non è la sola interessata: un organizzazione che si fa chiamare la Trinità, vuole recuperare la potentissima reliquia, in modo da rendere immortale tutto il loro esercito.

Questa, in breve, è la trama di Rise of the Tomb Raider, un banalissimo racconto d’avventura, condito da qualche plot twist dannatamente telefonato. Sia chiaro, con questo non sto assolutamente dicendo che un titolo adventure necessiti obbligatoriamente di una trama articolata e complessa, gli Unchartedsono l’esempio più calzante: bellissime avventure in grado di regalare scorci da sogno, ma, allo stesso tempo, trame banali. Almeno, però, la saga di Naughty Dog vanta un character design eccezionale, in grado di valorizzare l’intero impianto narrativo.

Data la drammaticità del capitolo scorso, Crystal Dynamics poteva e doveva puntare molto sullo stato psicologico della protagonista, come vi raccontavo poc’anzi, Lara, ha subito degli orrori fisici, lottato per sopravvivere e ha visto delle cose che ha sempre creduto impossibili. Il trailer di presentazione ci mostrava proprio il personaggio che vi ho appena descritto: turbata e spaventata, Lara tentava di raccontare ad uno psicologo gli orrori che aveva subito; nel frattempo era afflitta da terribili flashback che alloggiavano nella sua mente.

Una volta fatta partire la campagna ci si rende conto che gli sviluppatori hanno completamente messo da parte questo aspetto, concentrandosi ancora una volta, sulla spettacolarità di situazioni proposte, un comparto tecnico a tratti sbalorditivo e piccole ma efficaci limature al gameplay, come la possibilità di utilizzare una coppia di piccozze per velocizzare le scalate e il rampino in grado di rendere queste fasi ancora più dinamiche.

Così come fece il capolavoro di NaughtyDog (Uncharted 2: il Covo dei Ladri), Con Rise of the Tomb Raider, Crystal Dynamics riuscì a creare un’identità forte e riconoscibile alla sua saga. La piccozza e l’arco sono le nuove armi iconiche di Lara, che vanno a sostituire le doppie pistole e infine la vastità del mondo di gioco, gli incarichi secondari come, le fetch quest e le tombe servirono ad allontanare il titolo dalle avventure di Nathan Drake.

Concludendo, Rise of the Tomb Raider è un titolo che non si sforza di accontentare tutti coloro che erano rimasti delusi dal primo capitolo, proponendo nuovamente una trama blanda, dei personaggi che faticano a mostrare un briciolo di carattere e infine un’eroina che a tratti è più “immortale” della Lara dei tardi anni novanta. Ciò detto, mettendo da parte l’impianto narrativo, troviamo un impasto ludico di tutto rispetto: vario e solido, che basterà quasi sicuramente ad accontentare gli appassionati di action adventure, a patto di chiudere un occhio sulle problematiche sopra citate.

Shadow of the Tomb Raider

Lara Croft - Shadow of the Tomb Raider

L’annuncio di Shadow of the Tomb Raider non è stato accolto nel migliore dei modi: stesse animazioni e gameplay invariato. Non mi aspettavo un capitolo che rivoluzionasse quanto fatto con gli scorsi, bensì un gioco che proseguisse nella stessa direzione, smussando un paio difetti ludici. Quindi, per quanto mi riguarda non mi sento amareggiato, ma stavolta esigo un racconto più curato e una cura maggiore per quanto riguarda la scrittura dei personaggi. La storia stavolta è curata da Eidos-Montreal, autori della saga di Deus ex, titoli che da un punto di vista strettamente narrativo non hanno mai deluso.

Le premesse narrative divulgate negli scorsi mesi, soprattutto all’E3 di Los Angeles, mi hanno lasciato delle buone sensazioni: la trama vede Lara ossessionata dalle ricerche del padre, alla ricerca di una civiltà perduta, dalle origini precolombiane (i Maya). La ragazza, annebbiata dall’odio per la Trinità, responsabili della morte di Richard, commette l’imperdonabile errore di recuperare un antico e potente pugnale, il quale causerà una vera e propria catastrofe. Perseguitata dai sensi di colpa, spietata e con un unico obiettivo, Lara dovrà prima sventare una catastrofe, tentando di salvare un’intera popolazione e, dopo, eliminare definitivamente la Trinità.

Al netto di un gameplay ancorato ai capitoli precedenti, ma comunque con in serbo qualche novità di rilievo come il potenziamento delle meccaniche stealth, che permettono al giocatore di diventare un tutt’uno con la giungla, troviamo delle premesse narrative finalmente più convincenti, così come lo erano quelle del primo capitolo.

L’appuntamento è fissato per il 14 settembre, data in cui scopriremo se Shadow of the Tomb Raiderriuscirà a non tradire le aspettative.

Commento

Lara Croft evoluzione

Tomb Raider è una saga importante, e lo è ancor di più il personaggio di Lara CroftCrystal Dynamicsebbe il difficile compito di rilanciare sul mercato la serie, per farlo dovette fare delle scelte che ovviamente non riuscirono ad accontentare tutti.

Iniziarono con un capitolo che strizzava l’occhio alla pluripremiata saga di Uncharted e proseguirono con un sequel che, pur avendo le stesse debolezze sul fronte narrativo, riuscì comunque a farsi apprezzare. Soprattutto creò un’identità forte e riconoscibile alla saga. Personalmente attendo con trepidazione l’arrivo di Shadow of the Tomb Raider, capitolo che ha il compito di chiudere il percorso iniziato nel 2013. Perlomeno a livello narrativo, in caso di successo, non è da escludere lo sviluppo di un nuovo capitolo.

Video Articolo

E voi cosa ne pensate della saga reboot di Tomb Raider? Avreste preferito un capitolo old style?

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