Trine: lo sviluppo fiabesco di una saga di successo

Trine 4 è da poco disponibile, ma quale è la storia della saga? E perché questo capitolo risolleva le sorti della software house?

Scritto il 10.10.2019
da Giovanni Arestia
Trine

La saga targata Frozenbyte vede la presenza di tre protagonisti, un antagonista e un lieto fine. Ripercorriamola insieme

Trine 4: The Nightmare Prince (vi invitiamo a leggere la nostra recensione) è il quarto capitolo della celebre saga action platform-puzzle creata dallo studio di sviluppo finlandese Frozenbyte. Si tratta, però, di una serie videoludica che ha avuto inizio più di dieci anni fa e pertanto, prima di poter mettere le mani sul nuovo capitolo, pensiamo possa essere di vostro gradimento una piccolo promemoria.

L’inizio della fiaba di Frozenbyte

Trine

Tutto ebbe inizio il 3 luglio 2009 quando l’allora studio indipendente Frozenbyte decise di far uscire prima per PC e poi per Playstation 3, Mac e Linux il loro terzo progetto dal nome Trine. Prima di allora avevano realizzato solamente Shadowgrounds e Shadowgrounds: Survivor rispettivamente nel 2005 e 2007. Si trattava di due shooter “top-down” con visuale isometrica e Trine rappresentava, pertanto, una sfida sia in termini tecnici che economici, visto il successo dei due precedenti titoli e il cambio repentino di genere.

Fu così che Trine divenne uno dei maggiori successi della società vendendo più di 7 milioni di copie in soli cinque anni e vincendo il premio come “Best Downloadable Game” all’Electronic Entertainment Expo 2009. Per questa ragione Frozenbyte entrò di diritto nell’Olimpo delle software house indipendenti, ma perché tutto questo grande successo?

La parola chiave era, semplicità. Trine infatti si svolgeva in un ambiente fantasy medievale e consentiva ai giocatori di assumere il controllo di tre personaggi separati che potevano combattere i nemici e risolvere enigmi ambientali. Il giocatore controllava e sceglieva uno dei tre diversi personaggi presenti – un ladro (Zoya), un cavaliere (Pontius) e un mago (Amadeus) – per provare a completare i livelli. Alcune missioni potevano essere svolte anche in cooperativa con un altro giocatore che poteva entrare in partita in qualsiasi momento. Ogni personaggio aveva il proprio contatore di energia e salute. L’energia veniva utilizzata per alcune armi e abilità e si riempiva grazie a delle bottiglie di colore blu che si trovavano durante i livelli. La salute, invece, veniva ripristinata raccogliendo contenitori a forma di cuore che si recuperavano dalla sconfitta di alcuni nemici.

Trine screenshot

Il giocatore aveva anche la possibilità di aumentare la propria esperienza che veniva condivisa tra tutti i personaggi e andava incrementata acquisendo bottiglie di colore verde che si trovavano in tutti i livelli. Ogni 50 punti esperienza, a ciascun personaggio veniva assegnato un punto per l’acquisto di potenziamenti per le proprie abilità. Nascosti nei livelli vi erano anche i forzieri, ognuno contenente un incantesimo che offriva al personaggio portante abilità nuove o potenziate. Il giocatore poteva decidere di trasferire questi oggetti tra i personaggi, anche se alcuni avevano effetto solo su alcuni di essi.

I checkpoint erano distribuiti su tutti i livelli, sotto forma di sfere d’argento su piedistalli. Quando si attraversava un checkpoint, tutti i personaggi deceduti venivano riportati in vita e tutti quelli al di sotto di una certa quantità di salute ed energia venivano rifocillati al massimo. La quantità di energia e salute rifornita dipendeva dall’impostazione della difficoltà scelta dal giocatore. Quando un personaggio moriva, il giocatore doveva scegliere un altro personaggio vivente per continuare a giocare il livello. Se tutti e tre i personaggi morivano, il giocatore veniva rimandato all’ultimo checkpoint attraversato e tutti e tre resuscitavano.

Trine gameplay

I nemici erano principalmente scheletri ambulanti, ragni e pipistrelli, insieme a boss fight che comprendevano scheletri giganti e altre grandi creature. Altri pericoli includevano lava, palle di fuoco, pendoli giganti taglienti e varie altre trappole esplosive. Trine, inoltre, utilizzava il motore fisico PhysX di Nvidia per fornire un’interazione fisica completa agli oggetti e ai personaggi.

Questa lunga spiegazione sul gameplay sarà utile più avanti, ma è chiaro che non bastava per avere tutto questo successo. In effetti Trine aveva dalla sua parte anche una storia intrigante e coinvolgente nonostante la sua linearità. Trine si svolgeva in un regno abbandonato e in rovina. Dopo aver goduto di un periodo di grande pace, fu sconvolto dalla morte del re che non lasciò alcun erede, facendo precipitare il regno nell’instabilità politica. Approfittando del caos, un esercito di non morti apparve all’improvviso e attaccò il regno, costringendo gli abitanti ad abbandonare le loro case, salvo quelle poche anime abbastanza coraggiose da affrontare i pericoli che adesso lo avevano colpito. La storia, o meglio la fiaba, era magistralmente narrata da Terry Wilton che fu chiamato nel 2013 per essere la voce del celebre Dota 2.

Trine 2: il secondo protagonista della fiaba

Trine 2

Fiduciosi del successo del primo capitolo, nel 2011 gli sviluppatori di Frozenbyte decisero di far uscire il secondo capitolo: Trine 2. Lo resero disponibile fin da subito per Playstation 3, Xbox 360 e PC e nel 2012 arrivò anche per Wii U. Le meccaniche di gioco erano identiche al primo capitolo, ma erano stati smussati i difetti di Trine soprattutto per quanto riguarda il comparto multiplayer: ogni giocatore poteva controllare solo un personaggio mentre due potevano scambiarlo solo se entrambi avessero accettato lo scambio. Alla morte di un personaggio, egli poteva resuscitare solo all’arrivo in un checkpoint o alla morte degli altri due.

La storia si basava su dei binari molto simili a quelli del primo capitolo, ma questa volta il gioco si svolgeva alcuni anni dopo il restauro del regno e si apriva con Amadeus (doppiato da Kevin Howarth) che dormiva dopo una lunga notte cercando di imparare ancora una volta l’incantesimo sfuggente della palla di fuoco. Una strana luce splendeva su di lui e lo invitava a seguirlo. Anche se in qualche modo turbata, la curiosità del mago superava la sua paura mentre perseguiva il bagliore soprannaturale, che alla fine si rivelava essere il Trigono. Al suo arrivo appariva Pontius (doppiato da Brian Bowles), che era già stato convocato dopo aver protetto le fattorie contadine da un’invasione magica e informava Amadeus che erano necessarie ancora una volta le sue doti magiche. Quindi si riunivano con Zoya (doppiata da Vicky Krueger) e il Trine li avviava nella loro avventura, portandoli in un misterioso deserto di cui non avevano mai sentito parlare o visto prima.

Screenshot

Il successo fu, ancora una volta, grandioso arrivando alla vendita di 7 milioni di copie in soli tre anni. Grazie a tali traguardi sono state realizzate tre edizioni con tanto di espansioni: Trine 2: Goblin Menace, Trine 2: Forest of Mystery and the Power of Three e Trine 2: Complete Story. Per molti è considerato il miglior capitolo della saga.

Trine 3: l’odiato antagonista

Trine 3

Nel 2015 accadde quello che in gergo poco tecnico prende il nome di “fare il passo più lungo della gamba” poiché gli sviluppatori decisero di stravolgere radicalmente la formula ben consolidata e proponendo un Trine 3: The Artifacts of Power totalmente rivisitato. La prima cosa cambiata fu la grafica che passò da un 2D ad un 3D puro, ma con gravi problemi legati soprattutto alla telecamera e al comparto tecnico. La seconda fu la storia che si slegava quasi totalmente a quanto narrato nei primi due capitoli con l’aggravante di non avere un finale. Il motivo potrebbe sembrare strano, ma avevano terminato i fondi a causa del dispendio economico nell’aver realizzato un gioco interamente in 3D.

Terzo capitolo del brand Frozenbyte

Trine 3 è infatti il gioco meno longevo della software house e anche quello con più problemi durante lo sviluppo. Doveva, ad esempio, rimanere in early access per pochi mesi, ma per mantenere questa tabella di marcia si passò da una spesa iniziale di 5,4 milioni di dollari (già il triplo di quanti ne servirono per Trine 2) a oltre 15 milioni di dollari e pertanto il gioco fu distribuito incompleto.

Chiaramente questo deluse numerosi appassionati di lunga data e novizi che ebbero la sfortuna di provarlo per Playstation 4. Se questa fosse una fiaba, Trine 3 sarebbe l’antagonista per eccellenza e per questo motivo Frozenbyte ha dovuto aspettare ben quattro anni prima di portare al termine Trine 4. Quattro anni in cui ha rischiato addirittura il fallimento, per poi essere salvata dalla collaborazione con il publisher, Modus Games.

Trine 4: il valoroso guerriero e il lieto fine

Trine 4

Trine 4: The Nightmare Prince, infatti, non è più un lavoro da studio indipendente, ma resta pur sempre un lavoro che mostra il coraggio e la voglia di rivalsa di Frozenbyte. Riprende a piene mani la formula consolidata e ampiamente descritto all’inizio dell’articolo e lo fa con un miglioramento tecnico degno della nuova generazione. Il 2D, infatti, diventa 2,5D per non ripetere gli errori del terzo capitolo, ma cercando di riprendere quanto di buono era stato fatto. La storia del 3 viene totalmente cancellata (per molti questo può essere un aspetto negativo) e si prosegue con quella canonica dei primi due capitoli: il regno è di nuovo in pericolo a causa delle diaboliche evocazioni del principe Selius e dovrete cercare di sconfiggerlo con l’aiuto di Zoya, Amadeus e Pontius. Dovrete stare attenti alle boss fight, in questo capitolo sono più forti che mai.

Screenshot di gioco

In conclusione

Al momento si può dire che la fiaba di Frozenbyte si conclude con un “vissero felici e contenti” sebbene difficilmente questo quarto capitolo possa essere considerato l’ultimo della saga. È chiaro però che come la storia di Trine abbia tre protagonisti e un antagonista, anche la saga è composta da tre giochi ben riusciti e uno decisamente meno. Speriamo, quindi, che in futuro non possa inserirsi un altro cattivo da battere.

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