Uncharted 4 – Una lettera d’amore all’avventura

Oggi vi raccontiamo perché, secondo noi, Uncharted 4 è un titolo meraviglioso: una vera e propria “lettera d’amore all’avventura”.

Scritto il 20.09.2019
da Antonio Rodo
Uncharted 4: Una lettera d'amore all'avventura

Un viaggio digitale ricco ed emotivamente potente

C’era una volta Naughty Dog, un’azienda ancora piccolina, ma con le ambizioni tarate sempre verso l’alto. Creavano mondi colorati, fumettosi e stilisticamente vicini ad un cartone animato interattivo. Poi, però, sono cambiati, poco a poco, gioco dopo gioco; prima con The Last of Us e qualche anno più tardi con Uncharted 4: Fine di un Ladro. Un titolo, l’ultima avventura di Nathan Drake, che non solo si distanzia molto dai predecessori per impostazione della campagna e meccaniche di gioco, ma offre anche una trama finalmente più articolata ed intima, abbandonando i toni accesi di una produzione hollywoodiana, in favore di un racconto interiore e personale. Certo, non siamo ai livelli del viaggio affrontato da Joel ed Ellie, ma non perché gli sviluppatori non ne siano stati capaci, bensì per una chiara e precisa scelta d’autore: il tono è infatti rimasto leggero, non c’è quel peso esistenziale a là The Last of Us e i protagonisti non si trovano in un contesto disperato, brutale e desolato. In Fine di un Ladro i paesaggi sono maestosi, ricchi di meraviglia, di vita, capaci di trasmettere sensazioni appaganti e di invogliare l’utente ad esplorarli nel minimo dettaglio. Mai come in questo caso il giocatore si sente trascinato e calato in un contesto così verosimile, che stupisce ad ogni angolo svoltato nonostante scacci violentemente fuori dal pacchetto l’elemento mistico e paranormale, il quale, non solo nella saga di Uncharted, l’ha sempre fatta da padrone. Gli ambienti, quindi, sono veri, reali, tangibili; non ci sono città perdute e maledette da scovare, o antichi pugnali da recuperare. L’ultimo viaggio di Nathan è personale, e l’eroe, stavolta, è mosso dalla volontà di donare al fratello Sam la libertà; vuole rimetterlo nuovamente in pista e riabbracciarlo serenamente, dopo quindici anni di abbandono.

Parliamone ragazzi. Oggi vi raccontiamo perché, secondo noi, Uncharted 4 è un titolo meraviglioso: “una lettera d’amore all’avventura”.

Uncharted 4

Fratellanza, famiglia e amicizia

Chi ha giocato Uncharted 3: L’inganno di Drake, già lo sa: è stato il primo passo – seppur parzialmente falso, ma ne parliamo dopo – verso un racconto più introspettivo e strettamente legato ai personaggi. Il terzo capitolo, infatti, metteva al centro delle vicende l’amicizia con Sullivan (noto come Sully) e il rapporto amoroso con Elena Fisher, impreziosendo il tutto con un piccolo flashback da giocare nei panni di un tenero teppistello; un giovane Nathan intento a rubare un prezioso manufatto appartenuto a Sir Francis Drake da un museo a Cartagena. Nonostante le belle premesse, qualcosa andò profondamente storto e la terza avventura di Uncharted è destinata ad essere ricordata come la più debole da un punto di vista narrativo, sebbene sia stata la più ambiziosa della trilogia uscita originariamente per PlayStation 3.

I motivi dietro gli imperdonabili errori commessi nel racconto (come ad esempio il rapporto con Elena o il passato di Nathan, solamente abbozzati e confusionari), senza sforzarsi più di tanto potrebbero essere dovuti al fatto che parte del team era impegnato nella realizzazione di un videogioco che da lì a poco avrebbe segnato per sempre non solo lo studio californiano, ma anche e soprattutto i fan: The Last of Us. Ci teniamo a specificare che sono pur sempre delle supposizioni, anche se piuttosto veritiere e basate su fatti reali.

Per Fine di un Ladro, però, non c’era più spazio per le scuse e nemmeno per gli errori: dopo un timido tentativo ed un viaggio emotivamente struggente come quello di The Last of Us, Uncharted 4 e Naughty Dog dovevano dimostrare di essere cambiati. A tal proposito, gli sviluppatori hanno dovuto modificare sensibilmente la struttura di gioco e diluire in maniera massiccia le sequenze action. Ciò, sé da una parte rischia di allontanare gli appassionati di lungo corso, dall’altra, dimostra un coraggio incredibile da parte di Naughty Dog, che per il bene della narrativa decide di trasformare l’eroe prima di tutto in un uomo, successivamente in un marito, amico e fratello. Nathan non è più solamente il fortunato cacciatore di tesori circondato da belle donne, birre, beni preziosi da trovare e percorsi irti di pericoli; è tanto altro. E se avessero legato questa visione del personaggio e del racconto ad una struttura di gioco prevalentemente TPS, avrebbero creato un fastidioso contrasto.

Forse molti di voi non lo sanno, ma il primo prototipo di Uncharted 4 non prevedeva l’utilizzo delle armi. Quindi, sin dagli albori, è sempre stata prima di tutto un’avventura, un viaggio. Fortunatamente, però, quest’idea venne in parte accantonata e miscelata ad una formula per certi versi nuova e per altri appartenente a The Last of Us. In Uncharted 4 gli scontri ci sono, soddisfano e lasciano il pieno controllo decisionale al giocatore, che può tranquillamente ignorare i nemici passando inosservato, eliminare tutti ad armi spianate o uccidere rimanendo nell’ombra. La vera sorpresa è che qualunque sia l’approccio, Uncharted 4 vi farà respirare un’aria nuova. Infatti, sia la componente action che quella stealth, hanno ricevuto delle lucidate notevoli: la prima vi obbliga a muovervi, alternare fuoco mirato e non mirato a scazzottate, lanciando granate e sfruttando il rampino; la seconda, muta tanto da The Last of Us, cadenzando il ritmo e dando vita a sezioni di gioco ragionate.

Uncharted 4: puzzle ed esplorazione

Uncharted 4, così come l’ultimo capitolo di Gears (volendo fare un paragone), è un gioco ingannevole: inizialmente vi presenta una struttura di gioco riconoscibile e lineare, qualche ora più tardi, invece, il level design esplode e i puzzle ambientali cominciano ad arrivare, svelando finalmente la vera essenza del progetto. Non è tanto la loro difficoltà a sorprendere, quanto invece la capacità di calare l’utente in location molto suggestive, puramente avventurose. Arrivano così sequenze a bordo di auto e barche, sorrette da spazi talvolta incredibilmente vasti, considerando il genere di appartenenza, che oltre ad essere azzeccati da un punto di vista paesaggistico, mandando spesso e volentieri il cuoricino del giocatore in tachicardia, dimostrano anche una varietà notevole: Italia, Scozia, Madagascar, Panama. Tutte profondamente diverse e curate allo stesso modo. Ci sarebbe in realtà un’ultima ambientazione, ma se ve la mostrassi, dovrei quantomeno venire istantaneamente fulminato. Si tratta di un’intera civiltà piratesca messa in piedi da Henry Every, scenario che fa letteralmente implodere il livello artistico raggiunto dal team di sviluppo.

Azzeccatissima, inoltre, dato che ci troviamo davanti una storia fatta di uomini ed emozioni, l’idea di affiancare le vicende di Nathan a quelle di un pirata, da sempre una figura estremamente complessa da rappresentare e mossa da ideali come la libertà, come quella inseguita dal fratello Sam.

Noi ci fermiamo qui, nella speranza che quanto raccontato vi abbia fatto riflettere, emozionato ed invogliato all’acquisto di quest’ultima, grande epopea di Nathan Drake, che in attesa della seconda parte di The Last of Us, potrebbe farvi compagnia, oltre che a darvi un’idea ben precisa del livello tecnico, artistico ed emotivo raggiunto da questi ragazzi.

Lettera d'amore di Uncharted 4

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