Usciva Oggi – The Legend of Zelda: The Wind Waker

Scritto il 13.12.2018
da Ismaele "Isma92" Mosca
Usciva Oggi - The Legend of Zelda The Wind Waker

Il cambiamento radicale di una saga già affermata

Era il 2002 quando su Nintendo GameCube arrivò un titolo che avrebbe spezzato in due l’utenza. Da un lato, i detrattori; dall’altro, i sostenitori. Usciva oggi, The Legend of Zelda: The Wind Waker, un’opera che determinò, ancora una volta, coraggio e follia della grande N. Qualche anno prima, infatti, precisamente nel 2000, Nintendo presentò all’edizione del suo ormai defunto Space World una tech demo di quello che sarebbe dovuto essere il nuovo episodio di Zelda post Ocarina of Time e Majora’s Mask per il successore del Nintendo 64. Il capitolo che avrebbe riportato il brand alle origini dopo lo sperimentale Majora’s Mask. Quello che si sarebbe confermato come qualcosa che si avvicinasse maggiormente all’amato e venerato Ocarina of Time che ai tempi risultava come un’opera di inarrivabile spessore. Di seguito, uno dei pochi estratti con audio della tech demo in questione.

Per quegli anni, questo breve filmato trasudava epicità allo stato puro. Non potete neanche immaginare l’hype che riuscì a scaturire questa breve tech demo (quella Wii U fu nulla in confronto). Ai tempi, internet non era mica affermato come oggi e di certo non era così facile accedere ad un video del genere; per cui, molti di noi si son dovuti accontentare delle poche immagini riportate dalle varie riviste del settore. Chi seguiva The Legend of Zelda ai tempi, non poté non restare esterrefatto dinanzi ai meravigliosi screenshot. Ne bastarono un paio, per iniziare a sognare. In un’epoca a cui siamo abituati a tutto e subito, risulta quasi inconcepibile una cosa del genere. Eppure era così.

Zelda The Wind Waker screenshot

Dalla tech demo ai mari di The Wind Waker

Il tempo di sognare durò per un periodo. Poi, giunse la notizia: “il prossimo The Legend of Zelda si intitolerà The Wind Waker e sarà in cel-shading”; uno stile grafico nuovo per i tempi, esordito dal mirabolante Jet Set Radio per Dreamcast. Dopo i toni epici e seriosi della tech demo, i videogiocatori si ritrovarono a vedere immagini di uno Zelda più cartoonesco e coloratissimo. Inevitabile fu l’effetto incredulità, quello che oggi, con un meme, si tramuterebbe in due immagini con sopra un estratto dalla tech demo, e sotto The Wind Waker con la scritta WTF. Ah, come son cambiati i tempi.

Oggi come allora, Nintendo era afflitta dal solito luogo comune del “fa giochi per bambini” e The Wind Waker non aiutò di certo a far cambiare idea agli stolti. Anzi, li fomentò pure. Tutti i videogiocatori non furono contenti di questo estremo e repentino cambio di rotta. Volevano i toni più cupi ed epici dei predecessori. Uno Zelda ancora più maturo. E lo ebbero, ma hanno dovuto attendere il 2006, anno in cui giunse sul mercato Twilight Princess, il quale si avvicinava maggiormente al concept della tech demo. La reazione all’E3 2004 al trailer di annuncio con Shigeru Miyamoto armato di spada e scudo fu infatti un’epopea. Ma questa, è un’altra storia.

Pochi attendevano davvero The Wind Waker. Chi vi scrive, è tra questi (ma ho dovuto aspettare otto lunghi anni per poterlo finalmente giocare, precisamente nel 2011). Quando gli addetti al settore ebbero modo di provare con mano la nuova avventura di Link, rimasero incredibilmente stupiti dal risultato e non vedevano l’ora di avere tra le mani il gioco completo per parlarne in maniera approfondita in sede di recensione. Provarono prima di tutto a tranquillizzare i fan, specificando quanto fosse bello questo capitolo. Ciò non bastò, infatti quando Zelda: The Wind Waker approdò sul mercato, in Giappone prima e nel resto del mondo poi, l’accoglienza fu molto tiepida. Il cubetto non si era ancora imposto sul mercato e il nuovo Zelda non bastò a trainarne le vendite. Anzi, possiamo dire che The Legend of Zelda: The Wind Waker sia stato riscoperto e apprezzato molto tempo dopo e, soprattutto, con la remastered uscita sullo sfortunato Wii U. Una console che ha venduto circa la metà del GameCube è riuscita comunque a fare ciò che il cubetto non fece ai tempi. Ciò è dovuto alla delusione del prodotto finale che è risultato completamente differente dalle aspettative del pubblico a causa della tech demo. Questo dimostra il coraggio e anche un po’ la follia del creatore. Quel Shigeru Miyamoto che ha sempre cercato di portare novità alle sue saghe e all’intera industria videoludica.

Il genio è lui, dopotutto, e stando a come sono andate le cose, alla qualità del prodotto e alla sua riscoperta anni dopo, alla fin fine ha avuto ragione. The Wind Waker è un episodio diverso nello stile, ma nella forma è uno Zelda a tutti gli effetti, se non di più. Spinge infatti l’avventura ad un livello superiore, grazie alla presenza della navigazione via mare, un contesto che richiama lo spirito avventuriero presente in ognuno di noi. Si tratta anche di un primo esempio un po’ embrionale di open world sprovvisto di caricamenti, presenti solo per entrare in abitazioni, dungeon o simili.  Nel complesso, però, la vasta area in mare aperto, composta da varie isole di differenti forme e dimensioni, non necessita di alcun caricamento di sorta ed infatti la sensazione avventurosa dei viaggi in mare è immensa. Intravedere un’isola dinanzi al proprio cospetto che via via diventa sempre più vicina ancora oggi può essere di grande impatto; figuriamoci nel 2002-2003.

The Wind Waker Ganondorf

Il miglior Ganondorf della saga

The Legend of Zelda: The Wind Waker è il capitolo che presenta l’antagonista meglio riuscito nell’intera serie. Ganondorf, già visto in Ocarina of Time e nella forma di bestia, Ganon, fin dal primo episodio, qui raggiunge l’apice dello splendore. Mai come in questo episodio, il giocatore sente in ogni momento la pressione e la presenza del male. Senza contare che le scene che lo coinvolgono sono caratterizzate da una regia di ottimo livello. Per non parlare poi dei vari dialoghi, veramente ben scritti, che delineano alla perfezione la figura del villain per eccellenza. Anche dal punto di vista estetico, nulla si può dire al character design del personaggio che si sposa alla perfezione con lo stile artistico dell’opera. Certo, probabilmente nella realizzazione stilistica il miglior Ganondorf rimane quello di Twilight Princess (ma più scarso nel resto), però il vestiario scelto per The Wind Waker è straordinario.

Questo capitolo di Zelda rimane inoltre peculiare proprio per la sua impostazione fatta di numerose isole sparse per il mare aperto, quasi tutte raggiungibili fin da subito anche se talvolta possono presentare zone inaccessibili senza l’equipaggiamento giusto. Il senso di progressione ricorda molto il primo capitolo, sebbene impostato  con il “modelloOcarina of Time. Bisogna esplorare ed essere sempre attenti perché il gioco dispone di aiuti e suggerimenti per proseguire nell’avventura, ma può rivelarsi al contempo più dispersivo del normale, proprio come il buon vecchio Zelda del 1986. Tutto questo, lo rende a dir poco strabiliante e con una componente esplorativa tra le più riuscite di sempre: raccogliere i forzieri nascosti nelle profondità del mare, consultare le mappe del tesoro o di altri segreti per riuscire a scovarli, recarsi sulle disparate isole e quant’altro è di una bellezza disarmante.

Il tutto, accompagnato da un comparto artistico di prim’ordine, la cui principale fonte di ispirazione è Wanpaku Ouji no Orochi Taiji, uscito in Giappone nel 1963 ed arrivato da noi come Il piccolo principe e il drago a otto teste a cui lo stesso lead artist, Youichi Kotabe, aveva lavorato durante il suo periodo in Toei Animation. L’originale The Wind Waker risulta una gioia per gli occhi ancora oggi; non è invecchiato di una virgola e non teme il confronto nemmeno con la versione HD per Wii U. Anzi, nel complesso risulta pure più affascinante, sebbene il lavoro svolto per la remastered sia lodevole, ma non esalta al meglio il design del gioco. Stile da vendere non solo dal punto di vista grafico, ma anche da quello prettamente musicale. La colonna sonora realizzata da Koji Kondo raggiunge una qualità impressionante, tra le migliori della serie.

Le uniche critiche che possiamo muovere a The Legend of Zelda: The Wind Waker sono sicuramente legate alla difficoltà più tarata verso il basso rispetto ai suoi predecessori. I nemici sono infatti un po’ meno cattivi e anche i danni non sono mai troppo alti. Gran peccato anche per l’assenza del dungeon tagliato (a confermarlo fu Nintendo stessa), la cui mancanza è più che evidente, giocandoci, e per una realizzazione degli stessi non particolarmente complessa. Intendiamoci, non troviamo brutti dungeon; semplicemente, non sono ai livelli di Ocarina of Time (pochi Zelda ci arrivano; forse nessuno), seppur alcuni meritino comunque tanto, anche per la grandissima mole di idee interessanti presenti in questo episodio. Per il resto, se ci si concentra solo alla storia, può rivelarsi uno Zelda molto breve, infatti da molti vien criticata la quest del ritrovamento dei frammenti di Triforza. Sicuramente, è un modo per allungare brodo alla produzione, ma al contempo è anche realizzata molto bene, necessitando forse di qualche accorgimento e rifinitura, cosa che hanno provato a fare nella remastered Wii U, ma semplificandola forse un po’ più del necessario, così come altre situazioni di gioco. Infine, la navigazione potrebbe scoraggiare i meno pazienti. Tuttavia, questo titolo va approcciato nella maniera giusta, perché sa regalare momenti magici come pochi.

Tolto questo, The Wind Waker è un capitolo eccezionale. L’ultimo capolavoro tra gli episodi in 3D, prima che arrivasse Breath of the Wild. Di tutto questo, ne parlo meglio nell’articolo Viaggio al centro di The Legend of Zelda che vi invito a recuperare.

Se non lo avete mai giocato, che sia su Wii U, su GameCube o Wii grazie alla retrocompatibilità, poco importa. Recuperatelo. Ne vale davvero la pena. Un’avventura che toglie il respiro e lascia un segno indelebile nel cuore.

Zelda The Wind Waker screenshot 2

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