Viaggio nell’odissea di Kingdom Hearts – Parte 1

Scritto il 05.10.2018
da Patrizio Coccia
Viaggio nell'odissea di Kingdom Hearts

Dalle origini al mito di Kingdom Hearts

Kingdom Hearts è senza ombra di dubbio un importante fenomeno di culto per tutti i fan. Sebbene non sia un’opera che ha rivoluzionato il gaming come noi lo conosciamo, merita sicuramente un posto tra le saghe più amate dagli appassionati. Il terzo capitolo, infatti, è il gioco più atteso da un’enorme fetta di utenza, tutti che non vedono l’ora che la saga di Xehanort arrivi finalmente alla conclusione. Ma come ci siamo arrivati a questo risultato? Kingdom Hearts come è diventato quello che oggi noi tutti conosciamo? In questo articolo andrò a raccontarvi la prima parte dell’evoluzione del brand, non seguendo l’ordine cronologico dei vari capitoli ma percorrendo questo cammino seguendo quello di uscita.

Partiamo dunque col dire che la parola Kingdom presente nel titolo si distingue molto dal fatto che è abbastanza usata dalla Disney, ma allo stesso tempo ha un significato profondo nella saga che non deve essere preso alla leggera. Il nome era stato pensato proprio perché il team di sviluppo era appena nato e avrebbero dovuto creare una nuova opera e quindi generare un proprio “regno”. Nonostante lo studio avesse già deciso che il titolo avrebbe dovuto avere “Kingdom” nel nome, non potevano certo lasciarlo solo così, iniziarono quindi un bel brainstorming per dare una vera e propria identità al prodotto. Durante questa fase di idee furono detti alcuni nomi a dir poco ridicoli, tra cui “Kingdom Champion” che poi fu abbreviato in “Kinchan“. Alla fine si decise che doveva esserci “Hearts” e il nome ufficiale fu scelto principalmente per due ragioni: la prima era legata alla grande importanza del cuore nella saga, la seconda è che un videogioco chiamato unicamente Hearts fa abbastanza ridere.

Kingdom Hearts - Sora, Pippo e Paperino

Informazioni generali

Partiamo dal presupposto che da parte di Disney non c’è mai stata, almeno nelle fasi iniziali, la vera e propria volontà di credere nel progetto. La loro paura era legata al fatto che Square Enix sfruttasse eccessivamente personaggi iconici della società, facendo conoscere Kingdom Hearts principalmente grazie ad essi. Il creatore della saga è Tetsuya Nomura, character designer e game director della software house giapponese. Senza addentrarci troppo nella trama, vi basti sapere che il protagonista della serie, ovvero Sora, nel primo capitolo dopo aver perso il suo mondo a causa dell’oscurità, viaggerà su diversi pianeti per recuperare i suoi amici. L’incontro con vari personaggi farà sì di accrescere le abilità del giovane eroe che, nel frattempo, imparerà a conoscere tutti i lati di questo universo creato ad hoc, soprattutto la contrapposizione tra luce e oscurità. Il tutto focalizzato in una battaglia interiore nel cuore dei vari personaggi.

Per rivivere la storia della creazione del videogame dobbiamo tornare parecchi anni indietro, più esattamente nel 2001, quando l’ancora Squaresoft colse l’occasione all’E3 di presentare al mondo Kingdom Hearts, opera multimediale in collaborazione con Disney. Il titolo arriverà l’anno successivo e, grazie al connubio tra personaggi Disney e Square Enix, il prodotto raggiunse un numero ben più alto di copie vendute rispetto a quelle previste dalla casa di sviluppo. Probabilmente uno dei motivi della grande risposta del pubblico fu il distacco che Kingdom Hearts aveva dai soliti giochi GDR della società, introducendo un gameplay molto più dinamico, fluido e variabile. Inoltre il videogame può vantare anche doppiatori di grande fama, poiché nel cast vanta le stesse voci dei film ufficiali. L’opera andò a ruba, soprattutto grazie alla finestra di lancio: la release avvenne verso Natale, giusto in tempo per i regali.

Kingdom Hearts Keyblade

Questo mondo è stato collegato…

La trama è tutt’ora un fenomeno di culto. Adesso non la andremo ad analizzare nei minimi dettagli, ma vi daremo una visione più generale su essa e sui motivi che hanno spinto milioni di utenti ad appassionarsi. Potranno quindi seguire alcuni spoiler d’ora in avanti. Il gioco parte con tre personaggi principali Sora, Kairi e Riku che sognano di viaggiare e andare oltre alla loro isola. Lo scopo è quello di creare una zattera e scappare, lasciandosi tutto alle spalle e navigare verso rive sconosciute. I tre sono sempre stati molto uniti, specialmente Sora e Riku che, oltre a un rapporto basato sulla stima reciproca, hanno anche una sorta di rivalità interna. Il primo nutre ammirazione per la forza del secondo sentendosi sempre un gradino sotto, viceversa, invece, Riku non sa spiegarsi come faccia Sora ad essere costantemente in prima linea per aiutare gli altri. La sera che anticipa la definitiva partenza però cambia tutto: le Isole del Destino, questo il nome della loro location, sta per essere assorbita dall’oscurità e dall’invasione dagli Heartless, esseri senza cuore che si nutrono di chi ne ha uno. Purtroppo i tre non possono fare nulla per impedire la catastrofe, troppo giovani e ignari di quello che sta accadendo. Da questa terribile esperienza, i tre ne usciranno a pezzi e divisi. Sora però otterrà il Keyblade, l’unica arma in grado di fermare questi mostri.

Sora, ormai solo, viene catapultato nella Città di Mezzo, luogo in cui le persone trovano rifugio dopo che il loro mondo è stato distrutto. Successivamente il nostro eroe incontrerà Pippo e Paperino che erano alla ricerca del prescelto che impugnasse il Keyblade per portarlo dinnanzi a Re Topolino che, nel frattempo, era scomparso. Il trio dunque è pronto per questo viaggio che si prospetta tutto tranne che agevolato. Sora si scontrerà con Riku ormai soggiogato dall’oscurità, ritroverà una Kairi in stato vegetativo e tanto altro. Le tematiche toccate sono le più classiche come amicizia, speranza e fiducia, ma il tutto rivisitato in una chiave ben più profonda e matura, non proprio quindi il classico gioco per bambini. Ci sono numerosi nemici interessati alle abilità di Sora, specialmente quella in grado di preservare più cuori dentro di lui, caratteristica che lo rende davvero unico. Verso la fine si scopre che a muovere tutti i fili per la fazione dei malvagi c’è Ansem, interessato ad aprire Kingdom Hearts, il regno che contiene luce, oscurità e cuori. Quest’ultimi sono sempre molto centrali all’interno dell’universo di gioco, dunque trovarli in vari e molteplici riferimenti non è così assurdo.

Ansem spiega che il suo obiettivo era trovare le 13 Principesse, ovvero quelle dei film Disney più Kairi, per poi usare i loro cuori puri per aprire le porte di Kingdom Hearts. L’antagonista al termine di un’accesa battaglia contro Sora, Pippo e Paperino riesce ad aprire la porta ma, da quest’ultima, fuoriesce un forte bagliore che colpisce in pieno Ansem facendolo svenire nel nulla. Successivamente la luce si affievolisce, lasciando spazio all’oscurità che avanza. La porta deve essere chiusa, non c’è altra soluzione. In questo frangente a salvare la situazione ci pensa Topolino che, insieme a Sora, chiude definitivamente la serratura. I mondi distrutti dagli Heartless iniziano a ricomporsi. Kairi riesce a tornare a casa, Sora invece no, promettendo alla ragazza però che prima di ripresentarsi alle Isole del Destino avrebbe ritrovato Riku.

Kingdom Hearts Battle

La scelta di far comparire Topolino solo a fine gioco fu obbligata da Disney, poiché aveva la paura che Square Enix avrebbe sfruttato la sua immagine per trarre beneficio a livello di marketing. L’essere un GDR atipico per quel periodo fu sicuramente molto importante per il successo di Kingdom Hearts, ma quello che lasciò la trama nel cuore degli utenti fu il vero punto di svolta. Potremmo discutere ore sull’eccessiva linearità del prodotto, come dei mondi non particolarmente sfruttati che non incidono minimamente sul gameplay, ma il fulcro dell’esperienza è una narrativa tentacolare che da lì in poi si sarebbe solo sviluppata per creare quello che oggi è considerata una delle più affascinanti.

Sebbene solo con quel capitolo nessuno avrebbe mai immaginato a cosa saremmo arrivati, Nomura aveva già chiaro come far evolvere la storia, pubblicando in modo non cronologico capitoli su capitoli principali, che culmineranno tutti all’uscita di Kingdom Hearts III. In conclusione il mix tra personaggi giovanili e tematiche adulte fanno si che, quasi tutta l’avventura, sia raccontata in modo più leggero possibile, salvo quei momenti in cui i protagonisti sono costretti a una sorta di maturazione interiore.

Bene, questa prima parte si conclude. Restate con noi per non perdervi il secondo appuntamento nell’odissea del Regno dei Cuori.

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