Riflessione sulla presunta facilità dei giochi dedicati a Yoshi

Scritto il 19.04.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Yoshi's Crafted World

Davvero è un problema?

Cari lettori, quest’oggi voglio prendere in esame un argomento un po’ spinoso e cercare di fare (nel mio piccolo) il punto della situazione. Dopo che Simone Granata ci ha parlato della moda della difficoltà e dopo il mio articolo su Sekiro che non è l’erede di Tenchu, adesso tocca a Yoshi e alla presunta facilità dei suoi giochi.

La critica che spesso si muove alle produzioni con protagonista il buffo dinosauro verde di Nintendo è la loro eccessiva facilità. Non si sono risparmiati nemmeno sull’ultimo capitolo uscito su Nintendo Switch lo scorso 29 marzo, Yoshi’s Crafted World. Quindi vien da chiedersi: è davvero un problema questa presunta semplicità? Veramente ciò non può comunque regalare una piacevole esperienza di gioco? Con l’articolo di oggi, voglio andare ad analizzare proprio questo.

Yoshi screenshot - riflessione

Divertimento o sfida?

Alla domanda, io risponderei: “perché non entrambe?”. Tuttavia, non sempre si può avere tutto nella vita. Inoltre, certe esperienze son pensate proprio per essere puramente hardcore e quindi poco stimolanti per coloro che non hanno dimestichezza coi videogiochi e cercano qualcosa di meno proibitivo mentre altre sono più semplici, atte a regalare un’esperienza rilassata e incentrata sul divertimento. Titoli come l’ultimo capitolo di Yoshi appartengono a quest’ultima categoria di videogiochi. Il gameplay funge da mezzo per vivere un tipo di esperienza volta al divertimento genuino e puro, che premia le idee, le trovate di gameplay e l’estro creativo del game design. Tipologie di giochi adatte a tutti, sia ai più piccini, ma anche agli adulti che dopo un’eventuale giornata di forte stress cercano magari solamente di rilassarsi un pochino con un pad tra le mani.

Benvengano quindi titoli come Yoshi’s Crafted World. Pur non brillando come il predecessore per Wii U o come il superbo Island per Super Famicom, rimane un’opera piacevolissima e divertente, pur con alcuni problemi di fondo. Attorniata da un’aura di spensieratezza che rende il gioco indubbiamente semplice nella sfida offerta, ma efficace nella totalità delle meccaniche. Un gameplay stimolante, fresco e immediato. E dopo aver tirato tutti gli dei dell’olimpo (per rimembrare un po’ God of War) in Sekiro, non può rivelarsi un giusto compromesso un titolo come Yoshi? Davvero se non c’è sfida estrema, non vi è divertimento? A tal proposito dovremmo allora andare a rivedere una marea di produzioni story driven e che accompagnano per la manina i videogiocatori o indie amati da pubblico e critica come Journey.

Quest’ultimo è definito come un’esperienza. Quindi solo in quel caso l’eccessiva semplicità delle meccaniche di gioco e la facilità generale del gameplay non sono un difetto? Se lo è, allora deve esserlo sempre. Non si può giustificare un titolo come Journey poiché particolare e non Yoshi’s Crafted World. Se la semplicità nei videogiochi è un problema, lo è in entrambe le produzioni. Tuttavia, è importante capire come la presunta facilità non debba essere scambiata con la banalità. C’è una sottile differenza tra le due terminologie.

Yoshi's Crafted World - Screenshot

Semplicità non vuol dire banalità

Innanzitutto, sfatiamo comunque un mito: Yoshi’s Crafted World è sicuramente un gioco user friendly, non eccessivamente impegnativo, ma sulle battute finali la difficoltà incrementa e non è escluso che vediate la schermata Game Over. Senza contare che la sfida del gioco è soprattutto legata al ritrovamento e raccolta dei collezionabili. La vera difficoltà dei titoli della serie Yoshi sta tutta lì. Vengono premiate le idee e il level design, sempre accurato e certosino.

A prescindere da questo, i titoli del brand Nintendo, compreso ovviamente l’ultimo episodio, sono nel complesso abbastanza semplici (ma comunque con difficoltà crescente), però mai banali. Ed è qui che casca l’asino: Yoshi non è difficile, ma nemmeno banale. La sua semplicità regala comunque divertimento. La raccolta dei collezionabili tiene impegnati ed incollati davanti allo schermo. Per cui, la presunta facilità non è un problema considerando che l’opera è appagante. Ed è quello che conta davvero, alla fine. Non tutto è bianco e nero; il gaming offre diverse tipologie di esperienze e benvengano tutte, purché non siano intrise di banalità. E Yoshi’s Crafted World non è tra questi.

L’ultima fatica di Nintendo e Good-Feel non rientrerà tra i migliori platform di tutti i tempi, ma bollarlo perché facile non è una scelta tanto saggia. Si possono criticare idee mal sfruttate, alcuni lievi problemi di fondo ma non la semplicità, essendo essa stessa ciò che rende l’opera così piacevole e spensierata da giocare. La difficoltà elevata ha il suo perché e chi vi scrive è un cultore degli hardcore game, ma non ci si può rinchiudere in un guscio e puntare il dito contro quello che non si apprezza. Produzioni come Yoshi sicuramente non incontrano i gusti di tutti, così come però potrebbe essere un Devil May Cry o Sekiro: Shadows Die Twice. I gusti son gusti, ma per una volta almeno critichiamo le cose solo quando lo meritano davvero o per quello che è veramente criticabile.

Yoshi's Crafted World - Racing

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