A Plague Tale: Innocence – Recensione

Una graditissima sorpresa

Scritto il 16.05.2019
da Antonio Rodo
A Plague Tale: Innocence - Recensione

Un viaggio affascinante ed emozionante

A Plague Tale: Innocence, avventura partorita dalle menti di Asobo Studio (software house nota per lo sviluppo di videogiochi sui film Disney e Pixar) e finanziata dal publisher, Focus Home (il quale recentemente sta puntando molto sul genere dei single-player), è il racconto di un viaggio disperato ambientato nella Francia Medievale del XIV secolo, afflitta dall’Inquisizione e da una violentissima peste che sta riducendo drasticamente la crescita demografica in tutta Europa. Una graditissima sorpresa arrivata in un momento nel quale i videogiochi coraggiosi ed originali cominciano a scarseggiare: lo testimonia il recente Days Gone o, ancora, gli ultimi episodi di Call of Duty o Far Cry.

Vogliamo anticiparvelo subito: l’avventura di Amicia e Hugo ci ha colpiti nel profondo, dimostrandosi un crescendo continuo di sorprese ed emozioni fortissime.

A Plague Tale: Innocence - Scena emozionante

Una fuga disperata

Il racconto di A Plague Tale: Innocence ci mette nei panni di una giovane ragazza, Amicia; una nobile appartenente alla famiglia De Rune che abbiamo il piacere di conoscere sin dai primi momenti dell’avventura. La narrazione comincia nel bel mezzo di quella che ha tutta l’aria di essere una splendida giornata: il prato è fiorito ed il cielo è azzurro. Amicia si trova nel pieno della sua “innocente” giovinezza; fatica a comprendere i problemi della Francia scatenati specialmente dall’Inquisizione. Preferisce lasciare queste preoccupazioni al padre, il quale si dimostra il più apprensivo e presente nella vita della giovane protagonista che preferisce trascorrere parte delle sue giornate insieme al cane, Lion e alla sua fidata, ma rumorosa, fionda; proprio come una giovane teppista dallo sguardo addolcito. Intanto, la madre impiega il tempo nel suo laboratorio, luogo in cui sperimenta varie miscele alchemiche al fine di curare il piccolo Hugo, il fratellino di Amicia. Un fratello sconosciuto, con cui la protagonista non è mai entrata a stretto contatto poiché vive segregato in casa, lontano dal mondo esterno e da sguardi indesiderati.

Nel giro di poco tempo, tutta la rilassatezza del prologo lascia il posto ad una “fuga disperata”, piena di spiacevoli avvenimenti. La fase introduttiva, in assoluto una delle migliori scene dell’intero arco narrativo, ci fa intuire sin da subito le potenzialità del progetto che, come nei migliori film, è capace di rubare violentemente la nostra attenzione, immergendoci all’interno di un mondo spaventosamente affascinante e brutale; una Francia sottomessa da un ordine cavalleresco e dagli intrighi politici, ma soprattutto da una spietata peste: una malattia infettiva di origine batterica che si diffonde attraverso i ratti, divenuti esseri pericolosissimi capaci di infettare un umano con un solo morso o contatto fisico.

All’interno di questo spietato mondo ci sono loro, i due fratelli. Le due uniche figure “innocenti” che nel corso dell’avventura, piuttosto che approfondire il loro rapporto, lo creeranno da zero. In rete, i paragoni con The Last of Us e God of War hanno già preso piede a causa della presenza di un pargolo a cui badare. Noi cercheremo di essere piuttosto schietti: A Plague Tale: Innocence non ha nulla a che fare con le due produzioni citate. Il rapporto tra Amicia e Hugo è molto originale, assolutamente non paragonabile alla classica situazione difficile che si viene a creare dopo l’allontanamento dei propri cari. Certo, anche qui la più grande si improvvisa figura materna, ma il suo carattere, unito al male sconosciuto che affligge il fratellino, creano una coppia destinata per forza di cose a rimane nell’immaginario collettivo dei giocatori. Due personaggi mai banali e sempre interessanti, il cui rapporto esploderà del tutto nelle battute finali. Ci sentiamo quindi di premiare a pieni voti questa giovane coppia di protagonisti, piuttosto che banalizzarla paragonandola a dei rapporti estremamente funzionali, ma fuori luogo (Ellie-Joel; Atreus-Kratos), facendola apparire come poco originale e del tutto ispirata alle due produzioni sopracitate.

Il racconto di A Plague Tale: Innocence, dilazionato all’interno di sedici capitoli e un epilogo, si concede rarissime pause. Uno dei pregi più marcati della produzione è infatti l’elevato ritmo degli accadimenti che non concedono un momento di respiro al giocatore: tra personalità intriganti, capaci più volte di rubare la scena, villain ben costruiti ed ottimamente inseriti nella storia (anche se non molto presenti nella prima metà di gioco) e svariati colpi di scena situati all’interno di un contesto realistico ed artisticamente molto ispirato, non ci si annoia mai. Il tutto procede per oltre dieci ore abbondanti; una longevità spaventosa, considerando il budget e il know-how dello studio, che è riuscito a confezionare un videogioco non solo longevo, ma anche capace di confrontarsi e in alcuni casi persino superare produzioni multimilionarie. Discorso un po’ diverso per quanto riguarda la regia e la recitazione digitale; entrambe di buon livello, senza tuttavia stupire o farci gridare al miracolo. Sono infatti queste alcune debolezze che la produzione si porta dietro (andrebbe citata anche una boss fight ambientata in un cimitero, che appare decisamente mal pensata), contribuendo a far apparire il titolo come “una produzione minore”. Un appellativo che però, visto l’eccellente lavoro svolto sul comparto narrativo, tecnico ed artistico, assume un suono automaticamente molto sgradevole e dispregiativo; le rinunce ci sono, ma gli sviluppatori hanno fatto di tutto per mascherarle, riuscendoci (quasi) pienamente.

A Plague Tale: Innocence screenshot

Un’offerta ludica semplice ma originale

Il gameplay di A Plague Tale: Innocence si divide sostanzialmente in tre fasi: sequenze di fuga, azioni stealth e puzzle-solving. Le prime rappresentano momenti riusciti pienamente e in cui saremo costantemente col fiato sospeso, preoccupati per le vite dei due protagonisti. Non a caso, il più delle volte, queste situazioni si inscenano in luoghi strettissimi, quali vicoli e sotterranei, al fine di aumentare a dismisura l’ansia che le scene cercano di trasmettere. Un po’ meno riuscite sono invece le fasi furtive, non tanto per la qualità del level design, ma per l’IA nemica assolutamente sotto la media. I nemici si limitano a ripetere pattern di movimento e attacco molto prevedibili, dimostrandosi avversari meno temibili di quanto si possa pensare inizialmente, osservandoli. Grazie alla fionda della protagonista, però, queste porzioni di gioco guadagnano punti: l’arma da lancio potrà essere utilizzata in vari modi e in più situazioni; potremmo, per esempio, spegnere dei bracieri o accenderli, a seconda della situazione, scagliare un sasso in testa al nemico, uccidendolo, o rimuovergli (sempre con dei sassi) parti di armatura dal corpo per renderlo invulnerabile qualora fosse protetto da un elmo. La qualità di queste fasi si arricchisce grazie ad alcune trovate interessanti che si allontano dai classici gadget o dall’arco (ormai inserito a forza dappertutto). In alcuni casi, inoltre, avremo modo di fare affidamento sui compagni per scassinare delle porte o eliminare degli avversari. Abbelliscono notevolmente l’offerta i puzzle ambientali che il più delle volte coinvolgeranno intere orde di ratti, i quali temono la luce. L’obiettivo sarà riuscire a creare delle zone illuminate, laddove richiesto; una scelta molto originale, dato che solitamente in altre produzioni viene chiesto il contrario. Non pensiate che questi siano dei momenti “rilassanti” o poco riflessivi; il senso di malessere che riescono a trasmettere va assolutamente citato e premiato: vi sono casi in cui dovrete muovervi su di un tavolo scricchiolante all’interno di una stanza che ospita al suo interno centinaia di ratti.

Seppur in parte scontata, va citata la possibilità di affrontare i nemici a viso aperto. Un approccio assolutamente da evitare viste le scarse abilità in combattimento della protagonista, la quale, come nei migliori episodi di Breaking Bad (ah, che serie TV – NdR Isma92), svilupperà una grande capacità alchemica che gli permetterà di eliminare un nemico alle spalle, facendogli annusare un infuso di sostanze.

L’equipaggiamento di Amicia potrà inoltre essere migliorato negli appositi banchi da lavoro, a patto di avere i materiali richiesti: le modifiche riguardano l’espansione delle borse (come le sacche di munizioni), la possibilità di scoccare più velocemente i sassi con la fionda e svariati sviluppi alle capacità alchemiche, disponibili solamente nella seconda metà di gioco, così come altri elementi e possibilità ludiche. Infatti, A Plague Tale: Innocence riesce nel difficilissimo compito di stupire continuamente l’utente con trovate uniche e sfiziose, le quali contribuiscono ad impreziosire sensibilmente la qualità del gameplay, espandendo i gadget a nostra disposizione.

L’impianto ludico messo in piedi dal team di sviluppo non è infatti paragonabile a quello di un Life is Strange o The Walking Dead. Forse attraverso i vari diari di sviluppo rilasciati sul web, poteva trasparire la sensazione di trovarsi di fronte un titolo con un gran focus sulla storia e completamente rinunciatario lato gameplay. Avendo finalmente avuto modo di giocarlo e completarlo, possiamo smentire con scioltezza tutti coloro i quali fossero di quel partito. Piuttosto che alle produzioni in pieno stile Telltale Games, l’avventura di Asobo Studio è paragonabile ad un The Order: 1886 o Hellblade: Senua’s Sacrifice; titoli molto narrativi che non rinunciano del tutto al gameplay, fondendo, piuttosto, le due componenti. Stesso dicasi per la costruzione delle aree di gioco, spesso arricchite da bivi secondari che se esplorati premiano con un achievement, un dialogo extra o dei collectibles, proprio come avviene nella produzione di Ready At Dawn e in quella di Ninja Theory.

Potenza artistica ed estetica

Potenza artistica ed estetica

Ammettiamo di esseri rimasti completamente sbalorditi dinanzi a certi scorci, non tanto per la qualità del comparto tecnico, quanto per quello artistico. Perché se da una parte il team di sviluppo si è chiaramente ispirato alla Francia medievale del 300, dall’altra ha sfogato tutta l’immaginazione di cui c’era bisogno, confezionando un’ambientazione ricca di fascino a metà tra realtà e finzione. Volutamente, svariate fasi dell’avventura propongono lunghe camminate, il cui scopo è quello di farci apprezzare le scenografie; così come il piccolo Hugo si meraviglia del mondo esterno, a causa del fatto che non ha mai avuto modo di esplorarlo a sufficienza, noi giocatori, insieme a lui, ci meravigliamo della bellezza sconfinata delle location, riuscendo, tra l’altro, ad entrare maggiormente in sintonia con il bambino.

A Plague Tale: Innocence è sorretto da un buon comparto grafico, che nella versione da noi testata, Xbox One X, si spinge fino ai 4K ed inchioda il frame rate sui 30 stabili. Non mancano le sbavature, come qualche texture in bassa definizione o delle espressioni facciali non sempre riuscite, ma sono piccolezze; minuscoli nei marginali, i quali non riescono da soli ad abbassare la qualità complessiva dell’opera

Chiudiamo infine spendendo qualche parola in merito al comparto audio: eccezionale sulle musiche di gioco gli effetti, e apprezzabile nel doppiaggio inglese. Segnaliamo, inoltre, l’assenza del doppiaggio in italiano, rimpiazzato dalla localizzazione testuale di dialoghi e menu di gioco; c’è anche la possibilità di impostare due lingue differenti, una per il parlato e l’altra per i sottotitoli.

Valutazione di TopGamer
A Plague Tale: Innocence è il videogioco più ambizioso di Asobo Studio. Un prodotto confezionato con amore, il cui scopo è quello di raccontare un momento storico molto doloroso: quello della peste nera. All'interno del riuscitissimo setting troviamo dei personaggi ed un racconto che, come specificato in apertura, ci hanno colpiti nel profondo, occupando di diritto una posizione nel nostro cuore.

Non mancano le sbavatura, come texture in bassa definizione o un gameplay un po' semplicistico, anche se in parte risollevato da trovate sfiziose ed originali. Sono elementi che abbassano la valutazione che troverete in fondo alla pagina, ma che non ci impediscono di consigliarvelo a mani basse, specie se adorate i titoli narrativi.

Non vediamo l'ora di scoprire come intenderà procedere Asobo Studio, se con una nuova IP o con un sequel diretto, dato che i presupposti per farlo ci son tutti. Qualunque sia il percorso che sceglieranno, noi ci saremo, pronti nuovamente a lasciarci immergere.
PRO
  • Comparto tecnico ed artistico
  • Narrazione e personaggi
  • Setting
  • Longevità
  • ... impreziosito da alcune trovate originali
CONTRO
  • L'IA nemica rovina in parte le fasi furtive
  • Qualche inciampo tecnico e registico
  • Gameplay semplice...
8.5/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
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