Agony – Recensione

Madmind Studio decide di mandare all’inferno i suoi giocatori!

Scritto il 12.06.2018
da Antonio Facchini

  

Gioco testato su PC

Figlio di una campagna Kickstarter in cui si prometteva un gioco “survival horror”, Agony ha da sempre scelto di pestare in pieno il pedale della paura, del senso di angoscia profondo, di quell’abisso nietzschiano “che ti guarda dentro” al punto da dover voltare la testa per la crudezza delle immagini o per il ribrezzo di ciò che appare davanti al monitor. Effettivamente, a conti fatti, il risultato che si sono posti il team di Madmind Studio è stato pienamente raggiunto, probabilmente però non nei termini in cui loro stessi si erano posti come obiettivo, ma andiamo a capire maggiormente nel dettaglio in quale modo questa software house ci ha mostrato il luogo di dannazione eterna nel quale verremo calati già dalle prime battute.


UN GIOCO INFERNALE!

Fin dai primi momenti ci sentiremo precipitare nel luogo in cui non c’è pace, né ristorazione, ma ancora peggio non c’è alcuna speranza per le anime che abitano questo posto, descritto nella Bibbia come “pianto e stridore di denti”, caratterizzato dal buio e dai lamenti e nei testi dei Santi cattolici viene descritto dicendo che nessun vivente, se potesse vederlo, sarebbe in grado di sopravvivere per lo spavento. Un bell’ambientino quindi, arricchito da moltissima simbologia medioevale, di cui parleremo tra un attimo, che aiuta, in parte almeno, il giocatore più avvezzo a voler approfondire questi elementi scegliendo di andare un po’ oltre. Noi siamo dannati, o almeno così crediamo all’inizio del gioco, consapevoli, come tutti coloro che abitano quel luogo, che è proprio il risultato dei nostri peccati ad averci condotti lì, corrotti nel corpo e nell’anima, ma forse c’è una possibilità, non tutto è perduto in toto e se dovessimo trovare quella breccia, nell’intricato mondo demoniaco, forse si aprirebbe una minuscola possibilità di redenzione o di fuga, ma tanto basta a farci muovere i primi passi per inoltrarci in una selva di sangue, roccia e carne.

image

 La Dea Rossa è tutto ciò che abbiamo e che sappiamo e se la nostra vana speranza è spessa come un filo a cui è appesa una spada di Damocle sopra la nostra testa, sapendo che è molto più della nostra vita ciò che perderemo, sceglieremo di seguire questa figura emblematica, consci di scoprire molto di più su noi stessi, su quel mondo e su ciò che in realtà dovremo fare. Peccato (scusate la battutaccia!) che, nonostante le premesse ci pongano in mano dei buoni input iniziali, con anime e piccoli elementi introduttivi che ci parlano e rivelano alcuni dettagli del nostro passato, alla lunga ci rendiamo conto che le promesse non vengono mantenute. Il tutto resta sul vago, a partire dalla storia, troppo tratteggiata, dagli ambienti, tutti corridoi troppo simili tra loro, che con il tempo perdono la loro efficacia evocativa e la voglia di scoprire cosa ci sia oltre, proprio per l’anonimato e la pochezza di dettagli che non siano quasi messi lì un po’ a casaccio. Eppure Madmind Studio infila varie ideologie del mondo dei dannati, da varie credenze popolari, anche antichissime, ma lo fa quasi per un gioco di stile, invece di una volontà precisa di approfondire una lore che ha dell’enorme potenziale. Ci sono i terribili demoni che sono sempre sulle nostre tracce con teste che riproducono delle “vagine dentate” – elementi che anticamente simboleggiavano proprio le porte dell’inferno -, ci cercano, ci vogliono distruggere (nuovamente), ma per quale motivo e cosa dobbiamo fare?

 

image

ALL’INFERNO NESSUNO VI SENTIRÀ URLARE
Non è un “walking” game, ma di sovente avrete aree in cui potrete potrete tirare il fiato e godervi il “panorama”. Sì, dal punto di vista del macabro design gli stretti corridoi che compongono le varie aree del gioco, sono sicuramente uno dei punti di forza di questa produzione. Per quanto spesso l’ambiente sia anche fin troppo buio, i tratti di quella che sembra un dedalo di caverne, con innesti organici, fa spesso pensare di essere all’interno di meandri di un’orrida creatura, con i suoi viscidi servi che torturano anime spolpate da qualunque pudore e dignità; appese, seviziate, con i genitali in mostra, che farebbero di tutto per avere un goccio d’acqua o un po’ di sollievo. Il gioco, per la maggior parte del tempo, si svilupperà in un incrocio di stealth e soluzione di puzzle con enigmi talvolta ambientali. La parte stealth presenta, per altro, una pessima intelligenza artificiale, ma ancora di più si comporta con il giocatore in modo scorretto. Non dovremo farci scoprire dagli esseri immondi che ci cercano, ma possiamo evitare di rivelarci loro, premendo un tasto o nascondendoci, peccato che questo stratagemma spesso non funzioni o rendendo poco leggibile la situazione del momento, costringendoci solo ad imparare a memoria il percorso (almeno all’inizio) e in seguito a sperare di non trovare “qualcosa” davanti a noi o una volta su tre perderemo lo scontro. Certo sfruttare le torce ci offre un bonus di fuga aggiuntivo, oltre ad aiutarci a liberare nuove zone, ma in generale la frustrazione diventerà vostra compagna fino alla fine del titolo, quando potrete sbloccare una “liberante modalità”… bè, ci fermiamo, sarebbe uno spoiler, sia sulla trama, sia su ciò che vi aspetta, anche se il post-game è comunque piacevole e divertente. La parte degli enigmi ci impone di cercare “intorno a noi”, anche se cercare è una parola grossa, dovendo girovagare per ambienti grandi poco più di noi, quindi la strada è sempre più o meno già tracciata. Violenza e gore, in realtà, tralasciando le parti censurate, non spingono mai troppo sull’acceleratore dell’eccesso, nulla che non abbiamo già visto al cinema o in una moderna serie tv per adulti. Anche la mole poligonale dei vari orrori, per quanto non siano fatti male, non riescano ad infondere un senso vero di “angoscia” inteso in senso stretto, per quanto, almeno, non arrivino ad essere paradossali e sfociare nella comicità, un rischio comunque potenziale che possiamo tranquillamente accantonare.

 

 Purtroppo è proprio la mediocrità il difetto maggiore. Dante – perché non si sono maggiormente ispirati alla sua Commedia, che aveva già posto tutta una serie di elementi pronti da essere serviti? – probabilmente avrebbe posto questo titolo al di fuori del cancello dell’Inferno, tra gli ignavi e i tiepidi. Io mi sento invece di aprire la possibilità che qualcuno, alla fine, possa trovare la propria via del divertimento, consci di trovare uno stealth comunque punitivo ma un minimo divertente ed un viaggio tutto sommato che vale la pena di provare, in mancanza di titoli simili, ma da prendere con le molle.

 

 

 

 

image

Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
Vota tu
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars
Loading...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi