Astral Chain – Recensione

Abbiamo esplorato i due piani di esistenza di Astral Chain. Sarà riuscito il titolo Platinum Games a rispettare le sue alte aspettative? Scopritelo nel corso della recensione

Scritto il 16.09.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Astral Chain recensione

Legame fatto di catene

Quando venne annunciato al Nintendo Direct di febbraio, Astral Chain lasciò un po’ tutti di stucco poiché nessuno si aspettava questa nuova e coraggiosa IP. Considerando infatti che Platinum Games negli ultimi tempi stia dietro a diversi progetti e per Switch è occupata nello sviluppo dell’attesissimo Bayonetta 3, non era certamente facile prevedere una nuova esclusiva da parte loro. La terza incarnazione della strega di Umbra è stata tra l’altro annunciata molto tempo prima, ma si attende ancora una data di rilascio. Ciò detto, sebbene Astral Chain sia stato svelato solamente lo scorso febbraio è in realtà un’opera in lavorazione da ben cinque anni. Dopo averlo visto in anteprima all’Open Day di Milano, andiamo dunque a vedere le qualità di questo lavoro diretto da Takahisa Taura e supervisionato da Hideki Kamiya, il padre di Devil May Cry e Bayonetta (ma anche di numerosi altri titoli come Okami o Viewtiful Joe).

Astral Chain screenshot

Agente speciale Neuron

In Astral Chain impersoneremo uno dei due gemelli (fratello e sorella) dei quali è possibile modificarne l’aspetto nell’editor, dopo aver fatto la nostra scelta. I fratelli Howard sono degli agenti speciali dell’unità Neuron, combattenti specializzati nell’utilizzo dei Legion, ossia Chimere di cui gli esseri umani sono riusciti a prendere il controllo tramite un apposito sistema che li incatena ad un particolare marchingegno. Attraverso quest’ultimo, l’agente e il suo Legion si muovono legati l’un l’altro, dovendo basare quindi tutto sulla sinergia e sulle combinazioni di attacchi. L’opera targata Platinum Games è interessante dal punto di vista narrativo e registico, anche se alterna momenti di pura profondità ad altri un po’ più banali, ma nel complesso il lavoro è più che convincente, soprattutto considerando il genere. Ciò che invece fa storcere il naso è la scelta del protagonista muto, visto che ci troviamo al cospetto di un fratello e una sorella. In un prodotto di questo tipo il personaggio che non si esprime non si adatta perfettamente al contesto e per avere una maggiore enfasi sarebbe stato meglio optare per una caratterizzazione classica. Anche perché qualunque dei due scegliamo, l’altro parla, perciò oltre a creare un effetto straniante, ha costretto Platinum a non rifinire troppo il carattere per far sì che i dialoghi si adattassero ad entrambi i personaggi. Tuttavia, nel caso uno decidesse di scegliere il sesso opposto, potrebbe un po’ cozzare rivedere le stesse scene e gli stessi dialoghi fatti però da un personaggio differente. Non sempre questa scelta rafforza l’immedesimazione, anzi nel caso di Astral Chain si dimostra pure incongruente. Avendo fratello e sorella a disposizione sarebbe stato molto meglio delinearli a dovere, creando così un rapporto fraterno ancor più forte e profondo, ma soprattutto avrebbe permesso alle scene importanti di avere uno spessore maggiore e dalla forte carica emotiva e adrenalinica.

Dove invece l’ultima fatica targata Platinum Games dimostra indiscutibili qualità è nella sua realizzazione stilistica. Astral Chain è un’esplosione di colori, effetti particellari, illuminazioni che creano brio audiovisivo. La direzione artistica è molto ispirata; il lavoro svolto nel ricreare il mondo e la sua iconografia è notevole. Peccato che nel piano astrale – una sorta di dimensione alternativa in cui si potrà accedere durante le missioni – si accusi un po’ la ripetitività dell’ambientazione che rimane comunque al contempo sempre suggestiva e angosciosamente bella. Il character design del mangaka Masakazu Katsura dona maggior linfa all’estetica della produzione. Il suo tratto è impeccabile, riuscendo a ricreare ottimi personaggi e un bestiario davvero peculiarissimo (sebbene non troppo articolato). L’unica nota stonata potrebbe riguardare i 30fps e considerando che la maggior parte dei titoli action hack ‘n slash (soprattutto di Platinum Games) fanno del loro vanto l’estrema fluidità, rimane un peccato non aver potuto godere del gioco nel massimo delle forze. Va però sottolineato anche come il titolo si comporti comunque più che bene, grazie alla stabilità dei fotogrammi. Molto raramente è capitato di imbatterci in qualche calo. Astral Chain si dimostra dunque tecnicamente poderoso per l’hardware ospitante e anche in modalità portatile; pur perdendo parte del suo fascino, rimane un gran bel vedere.

Astral Chain Piano Astrale

Legion e varietà di Astral Chain

Come ovvio che sia, specie in una produzione Platinum Games, l’aspetto più importante e coinvolgente dell’opera diretta da Taura-san è senza dubbio il gameplay. A differenza degli altri esponenti del genere, Astral Chain prova a proporre qualcosa di totalmente inedito, sia per struttura ludica che per combat system. Il titolo è intriso infatti di alta varietà di situazioni e aspetti più o meno approfonditi che nel complesso vanno a dare contorno ad un’esperienza già di per sé avvincente. I Legion non sono infatti impiegati solo nelle battaglie in maniera intelligente, ma vanno utilizzati anche per superare i piccoli rompicapi e le fasi platform che la produzione propone. Ritroviamo inoltre segmenti particolari come qualche fase in moto, qualcun’altra stealth; insomma, Astral Chain non si risparmia mai ed anzi garantisce quel pizzico di pepe in più che non guasta, soprattutto considerando che nel genere difficilmente si osa come ai tempi del primo Devil May Cry e Ninja Gaiden Black, opere magnifiche e totalizzanti sotto tutti i punti di vista. Astral Chain non raggiunge i livelli qualitativi dei due pilastri del genere (ancora oggi incontrastati) a causa che nel suo proporre troppo talvolta non riesce ad approfondire tutto nel migliore dei modi ed alcune trovate non sono appaganti come altre. Un esempio possono essere le indagini, interessanti a livello concettuale, soprattutto considerando la natura dell’opera, un po’ meno all’atto pratico. Non sono da definire noiose, in nuce, tuttavia potevano essere gestite e approfondite meglio nell’economia del gioco. Al di là della varietà molto alta, gioca un ruolo fondamentale l’esplorazione, sempre molto premiale nei confronti dei giocatori, tanto da avere addirittura delle tinte da action adventure. Che sia nel piano astrale o nelle varie location urbane, esplorare nella maggior parte dei casi appaga; quasi sempre ritroviamo qualcosa di utile ed è necessario sfruttare i Legion per raggiungere luoghi prima invalicabili, spronando anche per questo a rigiocare le missioni già affrontate in precedenza. Forse la struttura a capitoli al posto di una più libera e con meno vincoli non è stata la scelta più saggia, ma di questo ne parleremo in maniera più dettagliata in un approfondimento apposito.

Astral Chain dimostra essere quindi un titolo ricco e variegato, che fa sentire forte la brezza di prodotto videoludico completo, pur con qualche cosuccia da rivedere. A creare il giusto connubio con tutte le altre fasi ci pensa un combat system incredibilmente virtuoso che prova a riscrivere un po’ le regole del genere. La possibilità di utilizzare i cinque differenti Legion per situazioni di gameplay specifiche e per avere la meglio in battaglia e sfruttando le abilità più adatte contro i rispettivi nemici, appaga e tanto. Peccato che anche nelle battute avanzate del titolo si riscontri la possibilità di proseguire con un po’ di button mashing, senza dedicarsi troppo all’ecosistema dell’opera. Ciononostante, sebbene sia possibile proseguire anche con poco impegno nella gestione e sinergia dei Legion, va assolutamente specificato che, a differenza di Bayonetta, premere tasti a caso difficilmente comporterà buoni risultati (non inteso solo in termini di rank). Astral Chain pone tutta l’attenzione sulla curva di apprendimento ed è lì che gioca un ruolo fondamentale, spingendo il fruitore ad imparare tutte le combinazioni possibili tra il suo avatar e i Legion con tanti approcci e stili personali. Inizialmente non avremo molte possibilità di esecuzione, ma andando avanti le cose si intensificano a dismisura, permettendo davvero di sperimentare con il combat system e diventa di vitale importanza crescere insieme al gioco che proprio per la sua complessità lascia che tutto venga sbloccato in maniera graduale. Ciò permette alla curva di apprendimento succitata di evincere ed è a quel punto che l’adrenalina scorre potente nelle vene e l’appagamento diventa totale. Non è impossibile proseguire a suon di tasti a caso e con una marea di pozioni e risorse (almeno a difficoltà facile o normale), ma questo, oltre a rendere frustrante l’avanzamento nell’avventura e i combattimenti, distrugge la soddisfazione e sarebbe l’approccio più sbagliato che si possa adottare. Un po’ come giocare un Metal Gear Solid andando avanti a suon di fughe ed esplosioni facendo scattare l’allarme in continuazione e lamentarsi poi che il gioco non sia valido. Quello che invece è in parte leggermente criticabile riguarda il feedback dei colpi: essendo tutto legato in particolar modo alle combinazioni coi Legion, non si avverte appieno e questo vale purtroppo anche con gli attacchi più lenti e potenti. Insomma, non ritroviamo di certo un feedback paragonabile a quello splendido di Devil May Cry 5 (escludendo il pessimo V), ma al contempo abbiamo tra le mani un sistema di combattimento nuovo ed originale che regala soddisfazioni immense. Specie quando ad accompagnarci vi è una colonna sonora pimpante con una buona varietà di tracce musicali; dalle più intense e adrenaliniche a quelle più calme e talvolta malinconiche. Sebbene il piano astrale accusi la ripetitività dell’ambientazione, ritornarci è un piacere poiché la musica che fa da sottofondo in quelle fasi è sempre galvanizzante da ascoltare proprio per la sapiente atmosfera che riesce a ricreare.

Valutazione di TopGamer
Un po' in ritardo siamo riusciti anche noi a scrivere le nostre impressioni sull'ultima fatica di Platinum Games e raggiungere un verdetto. Astral Chain è un prodotto intensamente stratificato di meccaniche, situazioni ed elementi di gameplay. Sfruttare i Legion nelle molteplici battaglie provando strategie sempre nuove non ha prezzo. La medesima qualità la ritroviamo anche nel resto dell'offerta grazie ad un notevole tasso di esplorazione coadiuvato a fasi puzzle solving e platforming mai incredibili per game design, ma funzionali ed efficaci, seppur non tutte sempre brillanti. La nota dolente riguarda però le indagini che come già ribadito nella recensione potevano dare una marcia in più all'opera e invece danno quasi l'impressione che se non ci fossero state non sarebbe cambiato nulla, poiché si potevano gestire e variegare un po' meglio (qualche caso rimane comunque abbastanza riuscito). A dare manforte alla buona riuscita della produzione Platinum Games ritroviamo un solido comparto tecnico e stilistico che non fa sentire troppo il peso dei 30fps (anche se rimane il rammarico per la mancanza dei 60fps) e una colonna sonora fantastica che riesce ad enfatizzare ogni momento del gioco. Peccato per la scelta del protagonista muto che poco si sposa con gli intenti del gioco. Astral Chain è senza dubbio un titolo coraggioso, che osa rischiare proponendo una struttura ludica originale e che al tempo stesso strizza l'occhio al modo di concepire le opere videoudiche come i vecchi tempi.
PRO
  • Originale e coraggioso
  • Combat system e struttura dei Legion innovativa
  • Stilisticamente bellissimo
  • Alta varietà di situazioni e tante belle trovate
  • Esplorazione premiale
  • Finalmente un action hack 'n slash che ricorda esista pure altro
CONTRO
  • Le indagini potevano essere gestite molto meglio
  • Il protagonista muto mal si sposa con gli intenti dell'opera
  • La natura non libera a volte si rivela un po' un peso visti i valori produttivi
  • Tecnicamente il gioco è solido, ma è comunque un peccato non giri a 60 frame
  • L'ambientazione del piano astrale alla lunga stanca un pochino
8.5/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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