Autonauts – Recensione

La nostra recensione di Autonauts, un gestionale sulla carta tradizionale che è riuscito ad innovare con delle idee decisamente geniali

Scritto il 15.10.2019
da Giacomo Todeschini
Autonauts - Recensione

Per ottenere un titolo di valore e di successo spesso e volentieri sono necessari due ingredienti fondamentali: soldi e idee valide. Senza un adeguato budget il rischio di creare prodotti incompleti o acerbi è infatti sempre dietro l’angolo, mentre in mancanza di buone idee si finisce talvolta per realizzare titoli senz’anima. Ovviamente non è sempre cosi e fortunatamente sono diversi i giochi che hanno sovvertito tale binomio, imponendosi come titoli di assoluto rispetto, sebbene mancanti di uno dei due elementi. Volendo trovare una gerarchia tra questi due fattori a spiccare è forse la genialità, elemento di cui Autonauts si è rivelata una vera ed inesauribile fonte. Sara riuscito il titolo di Denki a compiere tale impresa e a rivelarsi un’esperienza decisamente valida o le ambizioni del piccolo studio si saranno infrante di fronte ad ostacoli troppo grandi?

Automatismo e programmazione: il congeniale dualismo di Autonauts

Se a prima vista Autonauts possa sembrare un semplice e tradizionale gestionale con una spruzzatina di meccaniche survival, è quando ci si addentra più nel profondo che emerge la vera anima dell’opera di Denki. Autonauts è infatti un piccolo gioiellino che è saggiamente riuscito ad amalgamare alla sua essenza classica una nuova e profonda vena moderna basata sulla programmazione.

Le meccaniche di automazione presenti nel titolo sono infatti state riprodotte grazie a delle piccole porzioni di simil codice che verranno apprese dai robot tramite imitazione dei nostri comportamenti. Una volta introdotte le basi dei loro compiti nella memoria dei nostri automi sarà poi possibile modificarle, inserendo tutta una serie di meccaniche proprie della programmazione. Sarà infatti possibile creare cicli, loop, inserire variabili, iterazioni e molto altro ancora. Non preoccupatevi troppo, però: se masticate un minimo di programmazione apprezzerete ancor di più quanto orchestrato da Denki, nel caso contrario riuscirete comunque a godervi appieno l’esperienza di gioco, senza limitazioni di nessun tipo.

Ovviamente, ma era abbastanza lecito aspettarselo, tale profondità, per quanto soddisfacente, non riuscirà a darci libertà di azione assoluta. Nonostante ciò è veramente divertente e gratificante assegnare mansioni ai nostri sottoposti, andando a comporre quella che, almeno sulla carta, sarà un’efficiente ed oliata macchina di produzione. Una sorta di lean production, dove dovremmo minimizzare tempi e sprechi in onore dell’efficienza e del risparmio, proprio come farebbe un perfetto capitalista.

Autonauts screenshot

Generazione procedurale e déjà-vu

Autonauts ci accompagnerà con queste geniali meccaniche per diverse ere e, partendo dal semplice taglio della legna, arriveremo a dover compiere compiti sempre più complessi, in un vortice di innovazione industriale che ci saprà catturare fin da subito e che ci condurrà per mano nel nostro personale percorso di colonizzazione del pianeta. Ebbene sì, il titolo di Denki ci mette infatti nei panni di un colonizzatore, inviato a rendere abitabile anche il più sperduto mondo dell’universo. A venire incontro a tale compito è l’immancabile generazione procedurale che, nonostante qualche déjà-vu di troppo, ci permetterà di avere esperienze sulla carta sempre nuove.

Nonostante ciò il modus operandi alla base dell’opera sarà praticamente sempre lo stesso e, sia che ci troveremo catapultati in un’ampia landa o in un piccolo isolotto, ci ritroveremo presto a fare sempre le medesime cose. Una vena di ripetitività che emerge quindi dopo qualche partita e che difficilmente lascerà il giocatore, se non con il progredire delle varie ere.

Autonauts world

Basi solide, ma…

Tolta la comunque grandissima e notevole meccanica dell’automazione, Autonauts è, come precedentemente accennato, un gestionale discretamente tradizionale, sebbene contaminato da diversi aspetti da survival. Nell’attesa di comporre la linea di assemblaggio definitiva dovremo infatti spesso sporcarci le mani di persona: durante la nostra corsa all’efficienza ci troveremo spesso a costruire vari arnesi come pale e picconi e a compiere azioni basilari, come il taglio degli alberi o la raccolta di sassi. Dei leitmotiv, tanto cari ai survival, che pervadono soprattutto le prime fasi di gioco e che, fortunatamente, ben si amalgamano con la formula alla base dell’opera di Denki.

Dove il lavoro della software house non convince in pieno è invece nella rifinitura e nell’ottimizzazione delle diverse fasi di gioco. A fronte di basi davvero solide e per certi versi geniali, Autonauts non riesce infatti completamente ad ergersi al massimo dello splendore ed incappa in diversi e fastidiosi errori di percorso. Le varie schermate, numerose come in qualsiasi gestionale che si rispetti, non sono infatti sempre chiare e molto spesso si rivelano anzi fonti di dubbi ed incertezze. Anche i comandi sono lungi dall’essere perfetti e spesso ci siamo ritrovati a compiere più volte la stessa azione prima di imbroccare il corretto modus operandi. Dopo diverse ore di gioco, sebbene non si tratti del titolo più semplice sulla faccia della terra, è comunque discretamente frustrante trovarsi ancora a sbagliare tasti e comandi a causa della loro poca intuitività. Un po’ di accessibilità in più sotto tale aspetto non avrebbe guastato.

Chiosa finale su quello che è l’aspetto tecnico, a dir poco basilare ma comunque in linea con un titolo che ha fatto dell’automatismo il suo vero e unico fulcro, tralasciando spesso gli altri dettagli. Trascurabile, infine, la colonna sonora che, per quanto inizialmente allegra e divertente, finisce presto per dare alla noia.

Valutazione di TopGamer
Autonauts è un’opera a dir poco geniale, che riesce magistralmente a ricreare in un gestionale dall’anima tradizionale un sistema di automazione incredibilmente ricco e variegato. Gli amanti del taylorismo e della maniacalità troveranno nel titolo di Denki una sorta di El Dorado che li rapirà come pochi altri titoli prima d’ora. Purtroppo non tutto è perfetto e, a fronte di tale eccelsa meccanica, Autonauts non riesce particolarmente ad emergere e fallisce anzi su altri aspetti decisamente importanti come, ad esempio, l’accessibilità. In ogni caso giù il cappello: le idee, quando veramente valide, vanno riconosciute come tali.
PRO
  • Meccanica dell'automazione geniale
  • Il sogno di ogni taylorista che si rispetti
  • Tradizionale ma innovativo
CONTRO
  • Talvolta si perde nel nulla
  • Qualche scelta incomprensibile
7.5/10
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