Bayonetta 2 (Nintendo Switch) – Recensione

Bayonetta 2 usciva ufficialmente tre anni e spicci fa,accompagnato dagli strepiti di quella minoranza silenziosa che si erastracciata le vesti all’annuncio dell’esclusività su Wii U e da poco altrorumore. Già, perché al di là di uno scontato successo di critica – stiamoparlando del sequel dello Stylish Action che ha distrutto e ricostruito ilconcetto di Stylish […]

Scritto il 20.02.2018
da Matteo Battista

Bayonetta 2 usciva ufficialmente tre anni e spicci fa,accompagnato dagli strepiti di quella minoranza silenziosa che si erastracciata le vesti all’annuncio dell’esclusività su Wii U e da poco altrorumore. Già, perché al di là di uno scontato successo di critica – stiamoparlando del sequel dello Stylish Action che ha distrutto e ricostruito ilconcetto di Stylish Action, dopotutto – nei negozi, quel 24 ottobre del 2014,la situazione era drammaticamente tranquilla.

Sarebbe facile e comodo dare la colpa alla base installatadi Wii U, che ha chiuso il suo ciclo vitale con poco più di tredici milioni diunità piazzate nelle case degli appassionati Nintendo. Facile e comodo, perchéa ssolverebbe appunto questi tredici milioni di appassionati, che all’annuncio dell’esclusività del progetto hanno inondato i forum di commenti sprezzanti nei confronti della concorrenza, salvo poi dimenticarsi di passare alla cassa aritirare la loro copia.

Tutto questo preambolo per dire che sì, Bayonetta 2 suSwitch di fatto è un porting di un titolo che ha tre anni sul groppone. Ma nella pratica, visto che moltissimi di voi non hanno nemmeno sfiorato l’originale, va affrontato in tutto e per tutto come un progetto inedito. E proprio in quest’ottica andremo a parlarne qui di seguito, nel corso della nostra recensione.

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Moon River

Narrativamente Bayonetta 2 inizia immediatamente dopo il finale del primo capitolo, mettendo subito in scena Padre Balder e concedendogli una morte on-screen il cui significato diventerà esplicito alla fine di Bayonetta 2. Per il resto, gli eventi del capostipite della serie si ripercuotono giocoforza anche qui: la protagonista è di nuovo in possesso delle sue memorie ed ha accettato il suo “vero” nome, Cereza, e continua nella caccia agli emissari del mondo angelico assieme al cast che abbiamo imparato a conoscere ormai nove anni fa. La Strega Jeanne, ormai sempre più calata nei panni di compagna di malefatte di Bayonetta, Rodin nelle vesti di spacciatore di fiducia di armi e l’improbabile Enzo, omaggio al passato del“Team Little Angels” dietro lo sviluppo del titolo (formato da diversi membri già unitisi assieme sotto il vessillo del primo Devil May Cry). Le cose si complicano fin da subito, visto che Cereza perderà il controllo di uno dei demoni che ha legato a sé contrattualmente e la bestia, Gomorrah, mieterà proprio la vita di Jeanne trascinandola all’inferno.

Laddove infatti il primo capitolo introduceva il Paradiso ela sua Gerarchia di Laguna, in Bayonetta 2 gran parte dei nemici – gli angeli non spariscono del tutto dai radar, comunque – sono ripresi dalla dimensione infernale, che fa da sfondo a buona parte delle vicende. Al di là della variazione di setting, comunque, dal punto di vista narrativo non si può che essere soddisfatti del lavoro di Platinum Games: per quanto non sia di certo l’attrazione principale del pacchetto e ci siano diversi “colpi di scena”decisamente prevedibili, la storia è ben raccontata e arrivati in fondo si collega in circolo agli eventi del primo capitolo, andando a creare una sorta di loop narrativo-temporale.

L’amour est bleu

Cambierà anche la dimensione fisica in cui si srotolano le vicende, ma sul piano più prettamente ludico Platinum Games ha deciso – e come dargli torto, memori dell’ottimo lavoro fatto all’esordio – di limitarsi a raffinare la formula. Lo scheletro di base insomma è quello del primo capitolo,forte di un battle system colmo all’inverosimile di combo, tecniche e mosse da utilizzare contro i nemici, su cui si innestano le intuizioni del Sabbat Temporale – schivando al momento giusto, il tempo rallenta per qualche istante, permettendo a Cereza di sfogarsi liberamente contro angeli e demoni – e del Combo Interruptus, che permette di non “resettare” la combo quando si esegue una schivata, in modo da poter riprendere l’esecuzione non appena Bayonetta rimette i piedi per terra. Un’esperienza sontuosa,appagante e fortemente core, che mette a dura prova chi sta davanti allo schermo e lo incita a fare sempre di meglio, premiandolo alla fine di ogni versetto con una valutazione che tiene conto dei colpi mandati a segno, di quelli subiti e del tempo impiegato. La novità più grande riguarda l’Apoteosi di Umbra, un potenziamento che va a riprendere l’idea del Devil Trigger introdotto in Devil May Cry e, una volta riempito abbastanza l’indicatore della magia, permette alla Strega di accedere a una modalità in cui ogni attacco evolve in un colpo Chioma Malefica,sguinzagliando parti del corpo del demone “gemellato” all’arma in utilizzo.

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Già, perché in ossequio alla formula del primo capitoloanche qui Bayonetta ha a disposizione due set di armi, ciascuno dotato di altri due slot (uno per le braccia, l’altro per le gambe) scambiabili in tempo reale,che vanno a rendere l’esperienza di gioco ancor più profonda ed entusiasmante da giocare. Ogni arma ha le sue caratteristiche, che mutano a seconda della “posizione” in cui viene agganciata, e il giocatore è chiamato a trovare le due doppie coppie che più si adattano a situazione e stile di combattimento, in un inventario che spazia da fruste demoniache fino a lame dalla fattura orientale.Ci si poteva fermare qui, forti di un lavoro di raffinamento – tra le altre piccole chicche, è anche possibile attivare e disattivare alcune tecniche acquistate, in modo da evitare di utilizzarle per errore – che paga alla grandissima e, per quanto giocoforza manchi l’impatto dirompente del debutto, porta ad avere su cartuccia un videogioco oggettivamente più solido del primo Bayonetta. Si poteva, ma Platinum Gamesè andata oltre, andando ad inserire in-game alcuni costumi extra a tema Nintendo, che hanno anche delle conseguenze ludiche a schermo: il costume diLink, oltre a trasformare la Shuraba nella Master Sword della serie Zelda,permette di utilizzare la meccanica di parata (non di contrattacco, purtroppo)senza equipaggiare l’accessorio che abilita la meccanica, la Luna di Mahaa Kalaa, mentre l’outfitmodellato sulla tuta di Samus Aran consente di sganciare, in modalità “Pantera”(che qui assume i connotati della classica Morfosfera della cacciatrice ditaglie) le Power Bomb.

Wanna touch?

Insomma, un risultato finale che a schermo risulta più pulito, supera in cura e contenuti il capitolo originale – tra le altre cose, ilivelli sono disegnati in modo da abusare meno della meccanica di backtracking perinserire gli extra – e risulta a tutti gli effetti migliore. Magari nonromantico come le note di Fly me to the Moon suonate sul DVD (o sul BluRay, perchi ha avuto la sfortuna di conoscere Cereza su PS3) del primo, immortale e inossidabile Bayonetta, ma indubbiamente un lavoro più rotondo, solido edall’esecuzione più precisa.

Un lavoro che funziona più che egregiamente in modalità portatile, anche grazie ad una telecamera che mostra meno incertezze e affanni rispetto alle schizofrenie del primo capitolo, ma che comunque (manco a dirlo) funziona meglio con Switch collegata alla sua dock station. Non per una questione di prestazioni,visto che il frame rate è stabile sia in modalità portatile che nella sua controparte da salotto, ma perché semplicemente l’esperienza è più appagante giocata sulla TV di casa (che sicuramente è più grande dei cinque pollici didisplay di Switch) e con un Pro Controller in mano, visto che i JoyCon offronouna corsa delle levette analogiche meno pronunciata ed un’ergonomia che, senza dubbio, è al di sotto del controller più tradizionale. Bayonetta 2 si gioca comodamente anche in modalità portatile, ma se si vuole spremere il 100%dall’esperienza è meglio farlo dietro le mura di casa.

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