Darkest Dungeon – recensione della versione Nintendo Switch

“E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (Friedrich Nietzsche) In questo caso l’“abisso” ti scruta dentro come un tentacolo e cercherà di strapparti gli organi interni mentre sei ancora vivo. Darkest Dungeon è uno stiloso jrpg che si è creato una grandissima fama, tra gli indie-game, proprio […]

Scritto il 31.01.2018
da Simone S. Marcocchi

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (Friedrich Nietzsche)

In questo caso l’“abisso” ti scruta dentro come un tentacolo e cercherà di strapparti gli organi interni mentre sei ancora vivo. Darkest Dungeon è uno stiloso jrpg che si è creato una grandissima fama, tra gli indie-game, proprio per la sua estrema difficoltà – spesso ben oltre i limiti della frustrazione -, che però a ben vedere ha una costruzione logica, anche se complessa, da gestire.

IL FASCINO MORTALE DEL BRIVIDO
Sono passati già due anni dall’uscita del gioco per PC su Steam e lo potrete trovare anche su mobile, e in questo lasso di tempo il team di Red Hook Studios ha dato valore anche al nostro idioma, con una traduzione in italiano della loro ultima produzione. Quella che può sembrare una piacevole attenzione, ma nulla più di questo, è in realtà un ottimo valore aggiunto, considerando che le numerosissime voci, a descrizione dei menù e delle abilità dei personaggi, sono spesso particolarmente contorte nella versione originale e questo aumentava non di poco la complessità generale, che già si assestava su livelli piuttosto elevati.

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Lo scopo non è quello di far sopravvivere il proprio party, anche se non è cosa malvagia se ciò potesse avvenire, bensì permettere al giocatore di avere denaro ed elementi fondamentali, tra i reperti vari nei loot, per migliorare gli ambienti del villaggio-hub dal quale partono le varie missioni. Avere a disposizione una “carovana migliorata”, significa poter gestire ed aggiungere potenziali eroi in numero anche elevato, sulla base di quanto la si migliori (ed è anche uno degli elementi chiave) per provare e riprovare ad affrontare dungeon casuali. Terminare una missione può essere utile ai fini del risultato, ma è possibile non rischiare la vita dei membri del proprio gruppo per tornare in anticipo, questo perché se si muore in battaglia si perdono anche gli oggetti conquistati, mentre una fuga anticipata può dare modo di mantenere il bottino trovato fino a quel momento. Questo permette di “grindare” oggetti, esperienza ma soprattutto oro che a sua volta è vitale per acquistare le risorse con le quali affrontare varie avventure.

Lo stress accumulato da troppe battaglie può portare i vostri soldati ad impazzire, in vari modi diversi tra l’altro, con malus che in qualche caso possono trasformarsi in bonus, ma in generale è meglio non scherzare con le fobie del party. Per alleviare le varie paure gli avventurieri possono scegliere sia di trascorrere del tempo mangiando, giocando o godendo della compagnia di procaci persone nella casa del tempo allegro, oppure seguire inclinazioni religiose o ancora curandosi fisicamente o mentalmente. La potenza di un guerriero però è legata anche alla propria forma fisica/arma/armatura e spendere punti o negli edifici di cui sopra o in queste ultime disposizioni, può far cambiare la sorte del proprio viaggio in modo radicale.

Per quanto sia conosciuto non solo come gioco hardcore, ma anche per essere quasi inaccessibile, nel corso del tempo un progressivo bilanciamento ha levigato alcune delle asperità più ostiche, dando una lettura delle situazioni più leggibili, da parte dell’utente anche per evitare continui rage quit o restart senza averne compreso del tutto i motivi.

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PAURE MOBILE 2.0
L’arrivo sul mercato della nuova ammiraglia di casa Nintendo, che tra un paio di mesi raggiungerà il suo primo anno di vita, è stata un’ottima occasione per tante software house di convertire i propri lavori anche per questa nuova console. Darkest Dungeon che, come avete letto appena sopra, già esiste in versione mobile, sembra perfetto per una piattaforma che sfoggia come valore aggiunto la propria portabilità, ma non tutto funziona a dovere. Se infatti l’esperienza risulta essere identica a quella PC Steam, qualora Nintendo Switch venga collegata alla dock station, così non è in versione portatile. Molte delle scritte risultano essere troppo piccole, così come la selezione di alcune abilità dei pg del vostro party. Sicuramente è molto pratica e comoda la funziona touch, che comunque può anche essere ignorata per sfruttare la pulsantiera dei joy-con, ma nel complesso la gestione è un po’ macchinosa e si fa sentire l’assenza di un mouse. Nulla di insormontabile, il gioco è sempre lo stesso, folle, meraviglioso, aggrovigliato sistema di combo e magie al limite della pazzia, in dungeon pieni di nemici totalmente letali, ma anche di loot che restituisce la gioia per gli sforzi perpetrati.

Il nostro suggerimento quindi è quello di acquistare il gioco in versione PC Steam, anche tenendo conto che ha requisiti di sistema praticamente privi di qualsiasi hardware costoso, ma senza rinunciare ad uno stile grafico ottimamente disegnato, di grande impatto anche nelle sue animazioni minimali e terribilmente irresistibile nelle sue meccaniche spesso scorrette. I nuovi bilanciamenti hanno resto l’avventura molto più avvicinabile da parte di tutti, anche se di certo con questo titolo è stata riscritta una pagina del vocabolario con il significato della voce “difficoltà”. Per coloro però che non avessero un PC e non se lo fossero ancora accaparrato in versione mobile, anche su Switch non sfigura assolutamente, al netto di qualche compromesso, ma che risulta comunque migliore rispetto alla controparte console, grazie alla possibilità di intervenire direttamente con le dita su schermo.

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