Daymare: 1998 – Recensione

Abbiamo esplorato gli oscuri meandri di Daymare: 1998, il survival horror italiano nato dal team Invader Studios. Ecco il nostro verdetto

Scritto il 25.09.2019
da Antonio Facchini

Si torna a parlare di Survival Horror

Certo è che per gli amanti di quella “tipologia” di gioco simil Resident Evil, Daymare: 1998 ne riprende appieno le caratteristiche per suscitare nutrito interesse. Le atmosfere cupe e insidiose, il tetro degli ambienti e la tensione saranno palpabili all’interno dell’opera.

Considerando che il tutto sia nato come un progetto assolutamente “home made”, realizzato da fan del mitico Resident Evil 2, alla fine è sbocciato in quella che è essenzialmente una lettera d’amore al genere survival horror. Sviluppato dagli italiani di Invader Studios e pubblicato da Destructive Creations e All In! Games, Daymare: 1998 emula abbastanza bene la serie di cui sopra.
Ma andiamo per ordine.

Il comparto narrativo di Daymare: 1998

H.A.D.E.S., una misteriosa squadra operativa segreta inviata dal governo, ha il compito di infiltrarsi in una stazione di ricerca segreta al fine di acquisire un’arma biologica mortale in grado di trasformare le persone in zombie e/o infetti. Tuttavia, dopo un imprevisto colpo di scena, le armi e di conseguenza il virus, vengono disperse, infettando così una cittadina pittoresca e la popolazione locale. Il gioco si alterna dalla prospettiva di tre diversi personaggi giocabili e presenta tutte le caratteristiche basilari del classico “residentzionalismo” con oscure agenzie governative e gruppi paramilitari con acronimi forzati come H.A.D.E.S. ma anche nel gameplay con nemici lenti, munizioni estremamente limitate e puzzle a bizzeffe che vi faranno perdere il giusto tempo nelle oscure e tetre ambientazioni di Daymare: 1998. Il titolo si suddivide in cinque capitoli che sono senza dubbio notevoli per un totale di circa otto ore di gioco. Concludo questo paragrafo sottolineando che l’opera in questione è stata realizzata da un pugno di persone: parliamo infatti di un titolo indie… e che indie!

Daymare: 1998

Daymare: 1998 e l’essenza survival horror

Parliamo di un classico survival horror, ergo le meccaniche tipiche del genere sono sacrosante e Daymare: 1998 le mantiene in pieno. Come da tradizione, bisogna attivare tutte le nostre funzioni cerebrali per poter navigare nel mondo cupo di Daymare, in quanto sia la gestione dell’inventario e delle strategie saranno lasciati nelle mani del videogiocatore anche ai livelli più semplici.

Come dicevamo, il gioco è strutturato in 5  capitoli, ognuno dei quali sviluppato su più livelli caratterizzati da una mappa particolare. Punto di “forza” – ma non troppo – la gestione dell’inventario attraverso il nostro device portatile che avremo come “bracciale”. Non molto fluido nella sua gestione; risulterà un po’ macchinoso, specialmente nelle battute iniziali, ma via via ci si fa l’abitudine. Il lato positivo di questo accessorio è che tramite il suo utilizzo potremo gestire il tutto: armi, munizioni, scanner ambientale, salute.

Se avete giocato Resident Evil, sapete bene cosa aspettarvi: spara agli zombi, guarda i tuoi rifornimenti e risolvi i puzzle. I ragazzi di Invader Studios hanno la loro musa ispiratrice nei titoli Capcom (il che non guasta affatto), sia per level design, sia che si tratti della sua ambientazione in stile Raccoon City che ti fa mettere in dubbio il motivo per cui qualcuno dovrebbe mai vivere in un posto come questo (ahahahah – NdR). La sceneggiatura è piena di luoghi comuni, con due dei tre personaggi giocabili che incarnano l’intera figura di “soldato irascibile e burbero”. I dialoghi si perdono leggermente nell’intero contesto narrativo; diciamo che non è la peculiarità migliore del gioco. Da questo punto di vista si poteva fare qualcosa in più.

Interfaccia Daymare

Atmosfera macabra

Graficamente, Daymare: 1998 ha un gran bell’aspetto per essere un survival horror indipendente, presentando effetti visivi tra cui illuminazione dinamica, riflessi in tempo reale e texture di alta qualità. Ciò è rovinato dai modelli degli zombie che sembrano un pò di  “plastica” (passateci il termine), abbinati ad animazioni “economiche”. I nemici si muovono rigidamente, spesso a malapena sussultando quando vengono colpiti, non donando il giusto feedback ai colpi mandati a segno. Nel complesso gli ambienti sono però ben curati. La profondità oscura è forte e ti mette nelle condizioni di avvertire potente la tensione e il senso di disagio, dandoti quella sensazione da “Cazzo! Ora spunta qualche mostro”. Per essere un indie, il design è di alta qualità e non si “bestemmia” dicendo che è uno dei pochi titoli indipendenti ad aver osato così tanto senza sbavare di molto.

Il reparto sonoro è ben riuscito in Daymare: 1998. Il rapporto ambientazione e sound ambientali è ben fatto. Avrete la sensazione di essere immersi veramente nell’atmosfera del titolo. Come sempre, suggeriamo – ma questo vale un po’ per tutti i titoli – di giocarlo con le cuffie. E se magari ci giocate di notte… il gioco è assolutamente fatto!

Zombie shoot

Conclusioni

Tutto è assolutamente migliorabile, nella vita in generale, ma Daymare: 1998 è un titolo assolutamente da non perdere per gli amanti dei survival horror. Ci sono evidenti difetti nel titolo: personaggi (specie gli zombie non molto definiti), boss fight di gran lunga sottotono, ambientazioni che sono sì ispirate, ma danno poca interazione, la storia non stravolgente, ma pur sempre nei canoni da B-movie come quel Resident Evil 2 che tanto li ha ispirati. Al contempo, ritroviamo anche una serie di note positive, a partire dall’atmosfera riuscitissima, alcune trovate pregevoli e la struttura ludica decisamente funzionale, rendendo la produzione italiana nel complesso più che appagante.

Insomma consigliato. Qualità/prezzo, un’arma vincente.

Screenshot survival horror Invaders Studios

 

Valutazione di TopGamer
Daymare: 1998 è un titolo che osa e lo fa sulle corde di un "classico" o meglio di un mito come l'acclamato Resident Evil 2. Teniamo presente che gli Invader Studios sono quel gruppo di ragazzi che per primo ha realizzato una demo "fan-made" di Resident Evil 2 in chiave moderna, tanto da ricevere i complimenti dalla stessa Capcom. Il titolo è, come detto coraggioso e ambizioso. Tocca tutte le corde che un buon survival horror deve toccare. Si nota una flessione nei contenuti di contorno, zombie semplici non molto dettagliati, un'ambientazione perfetta con le atmosfere cupe e tetre, ben definite, ma scarsa nell'interazione. I personaggi hanno un design ottimo, ma manca il concetto di "boss fight"; in definitiva i boss sono molto sottotono. In generale l'essenza del titolo rimane comunque notevole. Se consideriamo il prezzo e la durata della campagna, il rapporto è totalmente soddisfacente. Per chi ama i survival horror in classic style, è un titolo da non perdere.
PRO
  • Ambientazione
  • Atmosfere
  • Level Design nel complesso di alto livello
  • Un notevole survival horror, senza se e senza ma
CONTRO
  • Sparatorie un po' macchinose
  • Boss purtroppo molto sottotono
  • zombie migliorabili nei dettagli
8/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
4,00/5
1 voti
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