Days Gone – Recensione

Con colpevole ritardo, vi spieghiamo perché Days Gone ci ha lasciati un po’ con l’amaro in bocca

Scritto il 06.05.2019
da Antonio Rodo

Una vita da randagio

Deacon, il protagonista di Days Gone anche noto come Deek, è un uomo a pezzi. È bastata una notte per disinnescare in un batter d’occhio la quiete che duramente si era guadagnato. Prima di quella maledetta serata, il buon Deacon, insieme a sua moglie, Sarah, aveva trovato il suo posto nel mondo. Quel mondo, però, sta per scomparire, e la sua vita e quella di tanti altri verrà completamente stravolta.

Questo nuovo mondo è cattivo, brutale; ti perseguita, vuole ucciderti. Le scorte di cibo sono al limite e le pallottole scarseggiano. Un solo proiettile può fare la differenza. Solamente i più duri riusciranno a sopravvivere: i randagi.

Questo è Days Gone, un titolo del quale non s’è parlato moltissimo, innescando inevitabilmente, parecchi dubbi ai giocatori. Persino Sony, allo scorso E3 di Los Angeles, decise di non mostrarlo insieme alle altre esclusive. Una mossa strana; incomprensibile, di primo acchito. Tutto lasciava intendere che la nuova creatura di Bend Studio fosse ben lungi dall’esser pronta al rilascio. Eppure, quest’oggi siamo qui per raccontarvela, dopo aver esplorato per bene il mondo di gioco e completato parte delle quest secondarie.

Days Gone - Deacon in moto

Potenziale sprecato!

Onde evitare fraintendimenti è meglio essere chiari fin dal principio: la componente narrativa di Days Gone ci ha profondamente delusi. I motivi sono molteplici e spaziano da colpi di scena scontati, un incedere banale e prevedibile, fino ad arrivare ad una recitazione al di sotto degli standard odierni, con errori clamorosi anche nel doppiaggio in italiano.

Ottimi, invece, alcuni personaggi che incontreremo nel corso dell’avventura. Ammettiamo infatti di esserci affezionati al protagonista, Deacon, all’amico Boozer o ancora alla comunità di Iron Mike. Personalità tratteggiate con cura, ma che da sole non riescono a risollevare il titolo, purtroppo.

Il problema più grande di Days Gone è il poco coraggio avuto dagli sviluppatori nella scrittura degli eventi. L’idea che ci siam fatti è che il team di sviluppo abbia pescato un po’ da tutte le parti, confezionando infine un prodotto poco coraggioso e dal sapore già noto: ci sono i cultisti di Far Cry 5 (qui chiamati “ripugnanti“), i drammi di The Last of Us e le classiche situazioni à la The Walking Dead, per non parlare dei numerosi richiami al cinema. In fondo al tunnel, però, ci sono i Biker e le loro moto custom che per la prima volta incontrano il tema dell’apocalisse zombie. Un’idea davvero brillante, la quale ha dato luce ad un protagonista diverso dal solito; un randagio poco riflessivo attaccato alle piccole cose, apparentemente menefreghista ma con un grande cuore celato. Quindi, da una parte ciò valorizza il protagonista, che come detto, diventa una figura originale; dall’altra il rimpianto di non aver osato si sente tutto. Sulla cultura dei Biker, infatti, salvo stereotipi già molto noti, non c’è null’altro. Appare come un elemento inserito a forza, incapace di rubare la scena. Avremmo gradito almeno la presenza di numerosi flashback. Anche perché nel corso dell’avventura salteranno fuori vecchie conoscenze che noi giocatori, però, non conosceremo minimamente. Dunque, non proveremo nulla dinanzi a queste scene. Ed è davvero un peccato. A conti fatti, Days Gone sarebbe potuto essere il videogioco migliore a tema zombie. Lo sarebbe potuto essere se avesse messo in secondo piano i soliti drammi e gli infetti, concentrando tutto il lavoro della sceneggiatura sull’approfondimento dei personaggi, sul passato di Deacon e sul culto dei motociclisti. Il titolo ha scelto invece la via più semplice, quella della solita contaminazione zombie provocata da esperimenti andati male, quella dove i più forti hanno la meglio, quella dei drammi noti al pubblico. Lasciando solamente sullo sfondo la vicenda ed il culto dei Biker fuorilegge, che a conti fatti, sono gli unici elementi originali della produzione.

Bisogna ammettere che nonostante non raggiungano i livelli qualitativi di un The Last of Us, ci sono momenti nella narrazione che riescono davvero a convincere. La storia d’amore di Deacon e Sarah, per esempio, se pur in parte rovinata dalla recitazione, riesce a trasmettere le vicende dolorose del prologo che hanno lasciato un vuoto ed un dolore indelebile nell’anima di Deek. E come per magia, riescono ad uscire dallo schermo e colpirci nel profondo.

Ci sarebbero tante cose da dire, ma dovremmo incorrere in alcuni spoiler clamorosi per raccontarveli, e non vogliamo. Riassumendo, Days Gone ha una narrativa scontata e poco originale, piena di drammi e tematiche viste e riviste. I suoi punti di forza sono il tema dei motociclisti, il protagonista ed alcuni comprimari. In parte anche la storia d’amore tra Deek e Sarah.

Volendo potremmo spezzare una lancia a favore del titolo, poiché ci rendiamo perfettamente conto che nel cinema, nei videogiochi, nella letteratura e nelle serie TV, ormai qualsiasi cosa è stata sperimentata. Riuscire a stupire con una trama originale, non è una cosa semplice. Il problema è che Days Gone gli spunti per riuscirci li aveva, ma non ha avuto il coraggio di metterli in primo piano. Dunque, in questo caso parliamo di potenziale sprecato, il quale speriamo che in un prossimo capitolo riesca ad esplodere del tutto. Ce lo auguriamo vivamente, perché in fondo, qualcosa l’avventura ci ha lasciato, e ce ne ricorderemo.

Il survival horror Days Gone

Se ti fermi sei morto

Per raccontarvi al meglio il gameplay di Days Gone, potremmo prendere in esame il caso Marvel’s Spider-Man, titolo che non s’inventa nulla, ma che riesce comunque ad intrattenere il pubblico e stupirlo. L’ultimo gioco dell’Uomo Ragno non ha fatto altro che ispirarsi alla serie Arkham, confezionata con cura da Rocksteady Studios, impreziosendo infine il tutto con un comparto grafico spaccamascella, un sistema di movimento accompagnato da animazioni incredibili ed una New York riprodotta fedelmente. Days Gone fa lo stesso; a cambiare è solamente l’attore da imitare, o gli attori, considerando che in questo caso ne siano molteplici: dal già citato The Last of Us, arrivando alla classica struttura open world creata da Ubisoft, divenuta ormai un modello da imitare per tante case di sviluppo.

Il mondo di Days Gone è pieno di attività secondarie molto banali, dei riempitivi che si preoccupano solamente di fornire degli incarichi al giocatore, sacrificando la qualità in favore della quantità. Sono però inserite all’interno di un mondo incredibilmente bello, il quale si lascia esplorare con una voglia rara. Il tutto, ovviamente, a bordo della nostra fidata moto, vera protagonista del gioco, potenziabile in vari modi attraverso gli accampamenti: è possibile aumentare l’accelerazione, le sospensioni, inserire una sacca extra di munizioni, cambiarle colore, aggiungere degli sticker o espandere il carburante. Ebbene sì, in Days Gone bisogna stare particolarmente attenti a non esaurire la benzina durante il tragitto. Il rischio di rimanere abbandonati in mezzo al nulla o di essere costretti a rifugiarsi all’interno di una casa in attesa che l’orda che sta attraversando la strada passi del tutto è molto elevato. A conti fatti, questi sono i momenti più riusciti della produzione.

L’open world messo in piedi da Bend Studio è una continua scoperta, nonché un pericolo constante: capita di venir braccati e picchiati dai ripugnanti, che le nostre scorte o il nostro carburante duramente conquistato, venga rubato, o ancora che delle orde composte da circa 300 erranti ci corrano dietro.

Come svelato nella demo di presentazione, nel gioco è possibile affrontare le orde. Farlo non sarà assolutamente semplice: ci vorranno munizioni, bombe, medicinali e bisognerà sfruttare qualsiasi elemento dello scenario, come per esempio barili infiammabili, assi da tirare giù e così via. Il più delle volte, fuggire risulta la soluzione migliore, anche se la soddisfazione provata una volta stesi tutti gli infetti è incredibile; una scarica di adrenalina accompagnata da un brivido lungo la schiena, ed un sospiro di sollievo.

Days Gone, però, è un titolo incapace di gestire al meglio il suo contenuto e di sparare nel momento giusto le sue cartucce migliori. Le orde, per esempio, rappresentano un motivo di vanto per la produzione, ma inspiegabilmente compaiono troppo tardi nel gioco, proprio quando il pubblico comincia, possibilmente, ad accusare quel bruttissimo senso di noia. Inoltre, nel momento in cui arrivano, vengono proposte eccessivamente, anche due, tre volte di fila ed obbligatoriamente. Stesso dicasi per gli “accampamenti dei banditi”, già proposti sotto forma di incarico secondario, facendo la loro comparsa più volte anche nella vicenda principale. La longevità è infatti spaventosa, saranno necessarie circa 50 ore per ultimare il tutto, e mentiremmo se vi dicessimo che tutte risultano piacevoli.

Ci sarebbero da far notare anche numerosi problemi di intelligenza artificiale, che in parte rovinano l’atmosfera del gioco, rendendo le sezioni stealth poco piacevoli. Più riuscito è lo shooting, volontariamente molto arcade, rinunciando alla balistica dei colpi. Il risultato è infine piacevole, senza tuttavia stupire. Fortunatamente vi sono numerose armi da fuoco, acquistabili con i crediti agli accampamenti, racimolabili completando le taglie, gli incarichi primari e secondari o portando delle provviste di cibo ai campi.

Infine c’è lei, la moto, costruita con un’attenzione ed una cura per i dettagli maniacale. Anche il modello di guida non è male (più che arcade, com’era lecito aspettarsi, è realistico), anche se in parte rovinato da fastidiosi problemi di input lag, i quali rendono alcuni spostamenti parecchio difficoltosi.

Un mondo vivo e brutale

Un mondo vivo e brutale

Il bellissimo mondo di Days Gone è animato dal potentissimo Unreal Engine 4 e ha dato vita a scorci mozzafiato, ad un ciclo giorno/notte credibile e a condizioni atmosferiche sbalorditive, tra le più incredibili che abbiamo visto in questa generazione di console. Cotanta bellezza si scontra purtroppo con un lavoro di ottimizzazione deludente: vi sono momenti in cui i cali di frame rate diventano vistosi, ed a volte vengono accompagnati da un fastidiosissimo stuttering. Anche il mocap dei volti non ci ha conquistati pienamente: i personaggi sono molto dettagliati, ma le loro espressioni, soprattutto nei momenti più emozionanti, lasciano parecchio a desiderare, probabilmente a causa di una recitazione digitale degli attori non proprio brillante. È uno dei rari casi, infatti, in cui abbiamo preferito di gran lunga il doppiaggio in italiano, seppur lontano dal potersi definire ottimo.

Abbiamo testato il gioco su PlayStation 4 Pro, sulla quale raggiunge i 4K tramite checkerboard rendering. Il risultato è davvero invidiabile, assolutamente paragonabile ad un vero 4K nativo (3840x2160p). Impressionante, infine, il lavoro svolto sulla colonna sonora, sia nei momenti più concitati che in quelli particolarmente emozionanti; le note di violino che compongono il tema principale della produzione, risuonano ancora nella nostra testa, e probabilmente rimarranno lì per moltissimo tempo.

Fa la sua comparsa anche l’immancabile photo mode, che vi consente di catturare gli scorci ed i momenti più memorabili del gioco, aggiungere vari effetti, espressioni facciali e personalizzare la profondità di campo.

Valutazione di TopGamer
Etichettato inizialmente come "l'esclusiva di serie B", Days Gone ci ha dimostrato che in realtà, è un titolo capace di intrattenere e coinvolgere, senza tuttavia stupire o innovare. Un gioco privo di un'identità forte e riconoscibile che si limita a prendere i drammi di The Last of Us, inserendoli in un contesto open world made in Ubisoft.

A differenza di altri casi, stavolta i presupposti per fare qualcosa di diverso, c'erano tutti. L'inserimento dei Biker e delle orde in un mondo post apocalittico à la The Walking Dead sono motivi di vanto che però non vengono valorizzati come dovrebbero: le orde vengono proposte troppo tardi ed eccessivamente; i Biker fuorilegge non hanno uno spazio sufficientemente ampio all'interno dell'arco narrativo. Rimangono sullo sfondo, lasciando l'intero palcoscenico alla classica infestazione. Ed è anche per questo motivo che Days Gone non è un titolo memorabile.

In attesa di un eventuale sequel capace di donare un po' di originalità alla produzione, non ci resta che il rammarico. Si poteva e si doveva fare di più.
PRO
  • Le orde...
  • Comparto tecnico eccezionale...
  • Colonna sonora
  • Il mondo di gioco vivo e pulsante
  • ... ma alcune vicende convincono
CONTRO
  • ... anche se arrivano troppo tardi
  • ... ma poco ottimizzato
  • Poco originale
  • Intelligenza artificiale
  • Narrazione scontata...
7.5/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
4,00/5
1 voti
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