Deadly Premonition 2 – A Blessing in Disguise: Recensione

Quando nel 2010 il primo Deadly Premonition uscì su Xbox 360, divise la critica e il pubblico in modo netto. A dieci anni di distanza lo scenario torna a ripetersi di fronte a Deadly Premonition 2, sviluppato per Nintendo Switch da Hidetaka “Swery” Suehiro e dallo studio White Owls.

Scritto il 22.07.2020
da Filippo Facchetti

Deadly Premonition 2 – A Blessing in Disguise: Introduzione

Quando nel 2010 il primo Deadly Premonition uscì su Xbox 360, divise la critica e il pubblico in modo netto. Da una parte si schierarono utenti e giornalisti che si soffermavano sulle evidenti incertezze tecniche e sui problemi legati al gameplay, mentre al fronte opposto aderirono tutti coloro che si erano appassionati alla trama, alla narrazione e ai folli personaggi nati dalla mente di Hidetaka “Swery” Suehiro.

A dieci anni di distanza lo scenario torna a ripetersi ancora una volta, di fronte a Deadly Premonition 2 per Nintendo Switch. La cosa bizzarra, però, è che tra i nuovi insoddisfatti ci sono anche persone che avevano adorato il capitolo precedente e che, per qualche strano motivo, questa volta non sono propensi a chiudere un occhio di fronte a una realizzazione tecnica problematica.

Dopo aver concluso in 15 ore abbondanti l’ultima fatica di Swery e dello studio White Owls, è giunto il momento di tirare le somme e di “schierarsi”. Poche persone hanno deciso di non prendere una posizione netta davanti a questo titolo, ma mai come in questo caso, la verità sta nel mezzo.

Non siamo di fronte al classico prodotto che si ama o si odia, perché a dispetto del marcato dualismo che lo caratterizza, i pregi e i difetti possono avere un peso diverso a seconda di chi li osserva. Basterà una scrittura ipnotica e affascinante a farvi dimenticare i disastri tecnici che affliggono la nuova avventura di Francis York Morgan?

Meccaniche e Gameplay

Rispetto al primo Deadly Premonitions, A Blessing in Disguise rinuncia ad alcune meccaniche e ne introduce di nuove, nel tentativo di modernizzare il gameplay e di aggirare problematiche evidentemente impossibili da superare con il budget a disposizione.

Nell’avventura horror nata su Xbox 360 il giocatore vestiva i panni di Francis York Morgan, bizzarro agente dell’FBI famoso per i propri metodi non convenzionali e per la grande passione per il cinema, condivisa con il creatore del gioco.

Gli interminabili viaggi a Greenvale a bordo di macchine troppo simili a saponette umide lasciano il passo a divertenti corse sullo skateboard, mentre la tranquilla cittadina americana dove si sono svolte le indagini dell’assassino con l’impermeabile rosso lascia spazio a Le Carré, borgo dall’estensione più contenuta e dalla struttura meno complessa, a pochi chilometri da New Orleans, nel sud degli Stati Uniti.

Il passaggio dalle automobili allo skateboard è un netto miglioramento in termini di gameplay. In Deadly Premonition il modello di guida era così “sbagliato” da costringere a mantenere sempre alta la concentrazione per evitare fastidiosi incidenti, impedendo così di apprezzare al massimo gli splendidi monologhi sul cinema di Francis York.

Al contrario, le corse in skateboard sono a misura di giocatore e possono contare su un sistema di controllo più docile e gestibile.

Considerando che gli spostamenti in città sono un elemento chiave del gioco, il fatto che siano migliorati rappresenta un enorme passo avanti per la serie.

Peccato che questo dettaglio venga ridimensionato da un frame rate troppo basso e instabile, che penalizza in modo evidente l’esplorazione della città. Negli spazi aperti il motore del gioco soffre costantemente, scendendo spesso anche sotto la soglia dei 30 fps.

A questo si aggiungono tempi di caricamento interminabili, in particolar modo quando si entra o si esce da un edificio.

Considerando che la struttura del gioco richiede di spostarsi costantemente da un luogo all’altro per portare a termine le missioni principali o secondarie, la durata dei caricamenti si trasforma presto in un problema in grado di appesantire l’intera esperienza.

Completa il quadro negativo sul fronte grafico un aliasing fin troppo marcato, che a tratti riporta alla mente alcuni giochi dei primi anni della PlayStation 3.

Anche il sistema di combattimento ha subito diverse modifiche rispetto al passato. Nel corso delle indagini l’agente York è spesso costretto ad affrontare nemici di vario genere, dagli animali selvaggi a misteriose creature sovrannaturali.

Per sbarazzarsi delle minacce può affidarsi alle armi da fuoco o ai suoi fidi pugni. Pistola alla mano, i difetti del sistema di puntamento appaiono subito evidenti, ma si tratta comunque di un netto miglioramento rispetto a quanto visto nel capitolo precedente.

In passato prendere la mira era un vero incubo. Oggi, su Nintendo Switch, è solo scomodo, principalmente a causa della risposta lenta dei comandi e del feedback fiacco dei colpi andati a segno.

Fortunatamente queste due problematiche non hanno alcun peso sulla narrazione, che ancora una volta si assesta su livelli eccellenti.

I dialoghi sono sempre freschi e appaganti e riescono a mantenere alto l’interesse del giocatore nonostante i (numerosi) bug e i problemi tecnici.

Lo stesso si può dire della scrittura dei personaggi che, con qualche eccezione, regalano spesso grandi soddisfazioni e momenti di genuino divertimento. Purtroppo un personaggio transessuale è stato caratterizzato in modo grottesco e poco rispettoso, un errore sorprendente da parte del creatore di The Missing, ancora oggi uno dei titoli più a fuoco sulla transessualità.

Le fasi esplorative e i combattimenti si alternano con le indagini vere e proprie, caratterizzate da sezioni di vario tipo.

Gli interrogatori sono basati quasi esclusivamente sull’interazione con gli elementi circostanti. Si inquadra un dettaglio e si fanno domande specifiche per scoprire elementi extra.

C’è poi tutta la parte legata al vudù e ai relativi oracoli, dove è necessario risolvere semplici indovinelli per capire quale sarà la prossima destinazione da esplorare.

In questi casi, quando le cose vanno per le lunghe si può contare sull’aiuto dell’immancabile Zach, con cui il protagonista continua a portare avanti le sue surreali conversazioni.

Le scene del crimine rappresentano un altro elemento chiave del gameplay e ricordano molto da vicino le vecchie avventure grafiche in cui non è praticamente possibile fallire, ma solo restare bloccati senza sapere cosa fare.

Molto spesso, per proseguire con l’avventura non si deve fare altro che recarsi in luoghi ben precisi a un orario specifico. Torna infatti la meccanica di gestione del tempo, che tiene conto delle abitudini degli abitanti di Le Carré, costringendo a muoversi di conseguenza.

Il pensiero dell’autore: Filippo

Deadly Premonition 2 dimostra quanto il concetto di autorialità venga usato a corrente alternata da chi si occupa di critica di videogiochi.

Quando i difetti, anche macroscopici, vengono isolati e descritti in titoli di nomi altisonanti come Kojima, Ueda, Suzuki o Miyazaki, si tende a chiudere un occhio per dare maggior peso agli elementi positivi, finendo col consigliare comunque di provare il gioco in questione.

A Swery non viene riservato lo stesso trattamento e la sua impronta autoriale non viene considerata abbastanza forte da compensare eventuali problematiche.

Con questo non voglio dire che Deadly Premonition 2 sia un capolavoro, sia ben chiaro, ma non è nemmeno un gioco completamente insufficiente e da evitare a ogni costo.

I problemi tecnici legati al motore di gioco sono probabilmente frutto di qualche intoppo all’interno del team di sviluppo.

Nel 2020, con un hardware performante come quello del Nintendo Switch, le prestazioni del motore di A Blessing in Disguise sono ingiustificabili e meritano tutte le critiche del caso.

Gli attacchi alla scrittura di Swery, al contrario, sono inspiegabili. Chi dopo aver apprezzato il primo Deadly Premonition ha affossato la narrazione del secondo episodio probabilmente sperava di trovarsi fra le mani qualcosa di diverso o, più semplicemente, nell’arco di 10 anni ha cambiato gusti e aspettative.

Ciò che aveva reso famosa (e divisiva) la prima indagine di Francis York è presente anche in questo bizzarro mix tra un prequel e un sequel.

Ci sono le citazioni cinematografiche. C’è il surrealismo sfrenato. C’è l’umorismo grottesco. Il gioco riserva continue sorprese e premia la pazienza di chi riesce a chiudere un occhio davanti ai numerosi problemi tecnici.

Negli studi di sviluppo ci sono figure professionali pagate appositamente per garantire che un prodotto raggiunga un livello qualitativo minimo ed è assurdo che un’opera così palesemente “ruvida” abbia ottenuto l’OK per la pubblicazione.

Il fatto che gli sviluppatori stiano già lavorando a una patch con cui migliorare la situazione dimostra che ci troviamo di fronte a un problema di organizzazione interna piuttosto importante.

Allo stato attuale, Deadly Premonition 2 è un gioco che raggiunge la sufficienza solo grazie all’impronta autoriale del suo creatore. Personalmente, non posso fare altro che sperare che a suon di patch si dia all’opera la possibilità di essere apprezzata anche da chi, comprensibilmente, non riesce a sopportare una realizzazione tecnica a tratti disastrosa.

 

Valutazione di TopGamer
L’ultima fatica di Swery e dello studio White Owls è caratterizzata da un marcato dualismo. Da una parte, vanta una narrazione affascinante, dall'altra, una realizzazione tecnica da incubo.
PRO
  • Tanti personaggi interessanti
  • Dialoghi affascinanti
  • Surrealismo allo stato puro
CONTRO
  • Pessima realizzazione tecnica
  • Gestione goffa di alcuni personaggi
  • Sistema di puntamento legnoso
6/10
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