Death Stranding – La recensione del nuovo gioco di Kojima

Un’avventura profonda e indimenticabile, la quale porta con sé un messaggio dannatamente potente

Scritto il 15.11.2019
da Antonio Rodo

Non sarà stato facile per Hideo Kojima, lasciarsi il passato alle spalle: il suo lavoro con Konami, l’amore per la saga di Metal Gear…Tuttavia, crediamo che il boccone più amaro da tirare giù sia stato quel diamante incompleto noto come The Phantom Pain, talmente differente dagli altri capitoli della saga da meritare una menzione separata. E fidatevi, non è un caso se abbiamo deciso di partire proprio da questo punto. L’ultimo Solid non è altro che “un’esplosione” creativa da parte di una mente che negli anni ha fatto di tutto per buttarsi su un nuovo progetto e liberarsi della sua creatura più nota e di maggior successo. Ecco spiegata la sua diversità e la vicinanza con Death Stranding.

Ma arriviamo ad oggi. Lasciamoci il passato alle spalle e ingeriamo a forza questo amaro boccone. È successo, ragazzi, la nuova opera di Hideo Kojima è giunta sugli scaffali di tutto il mondo. Noi, dopo circa 40 ore di gioco – ne serviranno almeno 100 per completare tutte le consegne – l’abbiamo portata al termine.

Ad un paio di giorni di distanza rispetto ai nostri più noti colleghi, è giunto il momento di raccontare il nostro vissuto con la produzione: rilassatevi, chiudete gli occhi per un istante, lasciate l’album “Timefall” sullo sfondo e seguiteci. Death Stranding, che piaccia o meno, è arrivato!

“Vivere non è tanto diverso da essere morti, se si è soli”

Per Sam Porter Bridges un giorno vale l’altro: in sella alla sua motocicletta sfreccia per le lande desolate D’America, lontano dalle persone e quindi dal contatto umano, poiché, dopo un tragico evento che lo ha segnato profondamente, si è affezionato al silenzio, finendo per amare la solitudine. Ecco perché fa il corriere: non è tanto un modo per tirare avanti, quanto invece uno stimolo per continuare a vivere, anche se, come ci ricorda Amelie (sorellastra di Sam): “Vivere non è tanto diverso da essere morti, se si è soli.” Una frase alla quale il nostro protagonista non sembra dare poi così tanta importanza, perlomeno inizialmente. Ma piano, piano, tassello dopo tassello, tutto acquisirà sempre più significato, suscitando in Sam – e in noi – domande filosofiche ed esistenziali che lo aiuteranno a riflettere sulla vita e sul tema della connessione.

Stiamo correndo un po’ troppo, non è vero? Siamo certi che molti di voi troveranno buffo questo preambolo, poiché convinti che il videogioco non possa in alcun modo porci queste domande e spingerci a riflettere su tali tematiche. Beh, nel nostro caso l’ha fatto, e se vi ritenete capaci di immergervi in toto nel mondo ideato da Kojima, sicuramente succederà anche a voi. E vi diremo di più: una volta giunti ai titoli di coda sarete felici di averci riflettuto e cercherete il contatto umano, che sia un abbraccio o una carezza poco importa. L’importante è che arrivi da una persona a voi cara, non uno dei tanti sconosciuti con i quali “litighiamo” giornalmente sul web, e nemmeno un corriere…Per molti, unico contatto con la realtà in un mondo sempre più connesso. Adesso capite che non è affatto casuale la scelta adottata da Kojima, vero?

“Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che diede origine al tempo e allo spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che portò un pianeta a ruotare in quello spazio. Un tempo ci fu un’esplosione, uno scoppio che generò la vita così come la conosciamo. E poi arrivò un’altra esplosione…”

È con queste parole che si aprono le vicende di Death Stranding, pronunciate da una voce che, indipendentemente dalla lingua selezionata, ve le farà entrare in testa. Rapidamente, un’immagine precede l’altra, ciò che è chiaro sin dall’inizio è che il mondo non è più lo stesso e la vita così come la conosciamo non esiste più e, forse, non esisterà mai più. È tutto molto confuso, volutamente confuso. Kojima sceglie di lanciare gli utenti in una narrazione già avviata; la consapevolezza che i personaggi sappiano molte più informazioni di noi è palpabile. Non sentitevi stupidi, quindi, se molte cose suoneranno strane o non saranno chiare, perché è tutto dannatamente voluto, serviranno almeno un paio d’ore per familiarizzare con le tematiche della produzione.

Ci teniamo molto a ribadire che, a differenza delle opere precedenti firmate dallo stesso autore, ad un certo punto la narrazione di Death Stranding diventerà molto chiara, e la consapevolezza di aver vissuto una sceneggiatura dosata, scritta con cura e amore sarà fortissima.

Le prime ore di gioco, oltre ad essere piuttosto caotiche e ricche di avvenimenti, adottano uno stile compassato e molto cinematografico, che potrebbe allontanare chi in un videogioco vuole prima di tutto giocare. Tuttavia, sebbene possano allontanare i più scettici, non ci sentiamo di punzecchiare questa scelta: il racconto si prende semplicemente il tempo necessario per introdurre all’utente un contesto, e lo fa molto bene. Soltanto qualche ora più tardi, dopo aver familiarizzato anche con le basi ludiche della produzione, concederà ampio respiro al giocatore.

Stupisce molto il modo in cui l’autore è riuscito a dosare bene le tempistiche del racconto, cosa che, soprattutto dopo aver vissuto in prima persona The Phantom Pain, non era affatto scontata. Ogni personaggio avrà quindi il suo spazio, una struttura narrativa imponente alle spalle e tanti, moltissimi colpi di scena, i quali ci porteranno a rivalutarli uno ad uno. Sarà completamente inutile tentare di formulare delle impressioni embrionali sui personaggi: ogni nostra considerazione è finita nel dimenticatoio, poiché il buon Hideo, scena dopo scena, ci portava a rivalutarli tutti quanti. Ci sentiamo in dovere di dirvelo: in Death Stranding non esistono personaggi mal scritti; siamo certi che li amerete tutti, dal più viscido al più dolce. Persino BB, il feto di cui si è tanto discusso nei mesi che hanno preceduto il lancio, è un personaggio dotato di carica espressiva ed emotiva, soprattutto chi è genitore si sentirà particolarmente preso dal plot che lo riguarda.

Death Stranding non eccelle solamente nei personaggi

L’imponente scrittura che ha dato vita al mondo di Death Stranding è popolata da personaggi meravigliosi, questo ormai lo avete capito, non serve ripeterlo (in realtà lo stiamo facendo). Il vero fiore all’occhiello, tuttavia, sono le tematiche: profonde e incredibilmente attuali ci punzecchieranno di continuo, instaurando un rapporto fortissimo con lo spettatore e, come solito fare da Kojima, romperanno più e più volte la quarta parete. Se leggere questo vi ha riportato alla mente alcuni trascorsi dell’autore, come ad esempio il finale di MGS V o alcune scene del primo Solid, dovete ricredervi. Death Stranding osa e pure tanto, ma dosa anche piuttosto bene, e soprattutto stupisce senza eccedere.

Ci preme particolarmente mettere a fuoco un paio di concetti, uno su tutti quello legato alle vicende dei BB. Se avete letto articoli a riguardo o seguito i vari trailer rilasciati dall’autore, avrete sicuramente formulato qualche bizzarra idea su di essi. Sono delle creature mai nate bloccate tra la vita e la morte; intrappolate all’interno di una capsula, fanno da ponte per “l’altra parte”, motivo per cui il nostro protagonista se ne servirà. E lo sappiamo, tutto ciò è incredibilmente bizzarro – o meglio, lo potrebbe risultare – per quanto tragico. Tuttavia i BB – smorfie e gestacci a parte – non vi faranno affatto ridere, ed anzi, il modo in cui vengono strumentalizzati, specie se l’utente è un genitore, desterà non poco fastidio. Si tratta di una scelta fortissima, che avrebbe potuto – e non è detto che non lo farà – scatenare discussioni molto accese, vista anche la tipologia di prodotto in cui l’idea è finita. È il caso però di aprire una bella parentesi: oggi i videogiochi sono molto più che un semplice intrattenimento con il quale “ammazzare” il tempo. Come in questo caso, possono essere esperimenti molto profondi che portano con sé messaggi potentissimi.

Volendo fare i pignoli, all’interno del racconto ci sono dei momenti particolarmente banali, e data la seriosità di fondo che avvolge l’intera storia, risultano note abbastanza stonate, sebbene marginali e di poco conto nel bilancio finale, sia chiaro. Ciononostante è giusto tirarle in ballo, poiché anche nei migliori capolavori della storia ci sono delle sbavature, e Death Stranding non fa eccezione. Ad esempio, ci sono concetti che vengono ribaditi più volte, tentativi di emozionare il giocatore andati a male a causa della loro banalità, e via discorrendo. L’importante, però, è che dopo un leggero schiaffo il gioco ci dia sempre una carezza ben più profonda ed impattante, come il simbolismo che ruota attorno alle spiagge, concetto molto importante il quale arriva ad impressionare positivamente soltanto dopo qualche occasionale nozione ribadita più volte, che impedisce al vero significato di esplodere sin da subito: l’idea che ogni essere umano abbia una propria spiaggia ed il fatto che per invadere le altre ci sia bisogno di un forte legame, è semplicemente straordinaria.

Considerata la mole spaventosa di plot twist che compongono e stravolgono il racconto, il rischio spoiler è veramente altissimo, e non vogliamo rovinare a nessuno la sorpresa.

Il nostro obiettivo è quello di raccontarvelo senza entrare troppo nei meriti, ma soprattutto ribadire che, a differenza di The Phantom Pain e Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, Kojima è riuscito a trovare il giusto bilanciamento tra sequenze d’intermezzo (accompagnate da una regia fuori scala) e puro gameplay, concedendosi tuttavia filmati piuttosto lunghi, ma meno tediosi di quelli presenti in MGS 4.

Il gameplay loop di Death Stranding è appagante e variegato

Cutscene lunghissime a parte, siamo certi che i dubbi che attanagliano maggiormente l’utenza sono legati al gameplay. In questi giorni sono infatti stati molti i pareri negativi: “si cammina e basta”; “è un filmone inframezzato da passeggiate”; e poi la migliore: “è un simulatore.” Sappiate che Death Stranding non è nulla di tutto questo, bensì “semplicemente” un videogioco molto arcade – altro che simulativo – che stimola costantemente la creatività del giocatore, ponendogli carichi massicci da trasportare e una fortissima sfida contro l’ambiente circostante. Un fiume, una catena montuosa, poco importa quale sia l’ostacolo, ciò che conta è abbattere quell’ostacolo, e per farlo nel migliore dei modi ci vuole molta creatività e pianificazione, sia dell’inventario che della rotta da seguire. A tal proposito bisognerà necessariamente fare i conti con i menù di gioco che, stando a quanto detto in giro, sono piuttosto macchinosi e difficili da comprendere. Noi, in realtà, non li abbiamo trovati così complicati da navigare, ma è soggettivo, a molti hanno dato fastidio ed è giusto ribadirlo. Piuttosto abbiamo trovato parecchio inefficaci i tutorial di gioco, che talvolta ci mettono un po’ a comparire e non sono particolarmente espliciti. Comunque, che vi piacciano o meno, i menù sono importanti e vi ci dovrete confrontare spesso. Ogni consegna comincia infatti con la gestione del proprio carico, il quale potrà essere disposto manualmente o automaticamente. Com’è scontato che sia, farlo manualmente comporta dei benefici che facilitano il movimento di Sam.

In Death Stranding la sola azione di muovere il personaggio è a suo modo un’esperienza particolare: bisogna premere i grilletti per aggrapparsi allo zaino, muoversi con cautela scegliendo se divincolarsi a destra o a sinistra, evitare pendenze qualora foste in sovraccarico e così via. Ciò che all’apparenza poteva sembrare banale e semplice, in realtà nasconde moltissima profondità e giocosità (si, passateci il termine, è giusto che capiate che non è affatto un simulatore).

Com’era lecito aspettarsi, esistono delle difficoltà più comuni, come ad esempio gli scontri con i Muli: essi sono un gruppo di persone ossessionate dalle consegne; sono drogati e i pacchi sono la loro dose. Potrebbe sembrare un’atroce banalità, ma in realtà approfondendo molto l’argomento attraverso “le interviste” o le numerose mail da leggere, apprenderete parecchie informazioni su di essi. Nell’economia della produzione, comunque, rappresentano un difetto, ma non è legato al loro background narrativo, bensì agli scontri con essi. Purtroppo, e ci duole dirlo, sono completamente privi di intelligenza: capiterà di vederli correre senza un apparente motivo, che si ostinino ad utilizzare i veicoli nonostante ci fossimo già posizionati in una zona irraggiungibile dai mezzi di trasporto e così via. Altra problematica, le scazzottate: considerando il lavoro compiuto in MGS V, ci saremmo aspettati delle animazioni migliori, ma soprattutto un feedback più appagante. A non convincere sono infatti proprio gli impatti con il nemico, non tanto le movenze di Sam. Fortunatamente, però, c’è anche l’approccio stealth, meccanica da sempre molto cara a Hideo Kojima, che nelle infiltrazioni nei campi dei Muli funziona in maniera piuttosto timida, sebbene risulti ben più appagante dello scontro a mani nude, che tuttavia non è l’unico modo per affrontarli a viso aperto. Progredendo sbloccherete moltissimi gadget ed armi, dalle più classiche alle più sfiziose, come ad esempio lo spara-bolas, il quale stordisce i nemici.

Nel mondo di Death Stranding la morte ha un significato molto importante, uccidere un nemico comporta conseguenze gravissime: fatelo e partirà una side quest all’interno della quale prendere il corpo privo di vita e portalo all’inceneritore prima che sia troppo tardi; fallite e apparirà un cratere enorme, modificando radicalmente il level design. Gameplay nel gameplay, scelte che scatenato sequenze di gioco e modificano la mappa. È soprattutto in queste sorprese che risiede la vera forza ludica della produzione, sempre capace di stupire, sebbene intrisa anche da debolezze evidenti.

CA e boss fight

La produzione di Hideo Kojima ha dei momenti spiccatamente horror, da ricercare negli incontri con le CA (creature arenate), esseri privi di vita che hanno invaso il mondo dei vivi. Il loro arrivo sarà spesso e volentieri anticipato da una pioggia incessante, la quale velocizza il processo di invecchiamento e deterioramento di oggetti, strutture ed esseri viventi. Quando piove, quindi, oltre a dovervi preoccupare di un possibile arrivo delle CA, dovrete accelerare il passo o trovare un riparo, poiché il vostro carico andrà a danneggiarsi sempre di più.

Sarà grazie all’odradek (alimentato dai BB) che potrete osservare per qualche istante le CA, facendo particolare attenzione a non respirare (con il tasto R1 tapperete la bocca di Sam; fate attenzione alla barra del respiro) quando si avvicinano un po’ troppo. In pratica bisogna nascondersi in piena vista, tentando di attraversare un luogo apparentemente solitario e intriso di suoni spaventosi. Un’idea che per certi versi ci ha ricordato la meccanica legata alla mimetizzazione in MGS 4, che spingeva l’utente a nascondersi in piena vista. E fin qui, tutto meraviglioso e a dir poco inquietante, i problemi risiedono nello scontro con tali creature: nel momento in cui vi troveranno verrete trascinati “dall’altra parte”, e se non riuscirete a sconfiggere il boss di turno, morirete e creerete una voragine, modificando, come dicevamo, il level design. Ciononostante il tutto è meno terrificante del previsto, poiché è anche possibile fuggire dal boss, il quale, ad un certo punto, scomparirà e la porzione di mappa interessata tornerà come prima. Forse sarebbe stata più azzeccata l’idea di obbligare il giocatore allo scontro, scontro che, come per i Muli, non brilla particolarmente a causa dell’intelligenza artificiale, quindi sarebbe stato in ogni caso un problema, evidentemente.

Non solo con le CA, Death Stranding è un videogioco poco profondo nelle boss fight, fra le più incredibili della generazione per impatto scenico ed emotivo, ma carenti sul profilo ludico.

Multiplayer asincrono

Pubblicizzato sin dal primo istante come una novità incredibile, il multiplayer asincrono è una nuova introduzione, un modo diverso di vivere l’esperienza multiplayer.

Nel corso della vostra avventura dovrete connettere le UCA (città unite D’America) alla rete chirale. Facendolo instaurerete anche un contatto con gli altri giocatori: la mappa verrà infatti popolata dalle strutture e dai veicoli (abbastanza macchinosi e problematici, specie le moto) creati o abbandonati dagli altri giocatori, facilitando il più delle volte i percorsi a ritroso. Lo ribadiamo, a ritroso, se temevate che il multiplayer potesse agevolare molto l’esperienza, sappiate che non è affatto così, poiché i terminali andranno prima attivati, quindi, almeno una volta, l’ambiente dovrete superarlo da soli. Interessante poi la possibilità di consegnare il carico che altri giocatori non sono riusciti a portare a destinazione. Il comodo sistema di crafting, infatti, vi permette di stampare delle strutture, tra le quali i box postali, che consentono di donare ad altri giocatori la vostra roba. Ben più faticose da creare sono alcune strutture, come ad esempio le autostrade, le quali richiederanno uno sforzo corale da tutta la comunità a causa dei tantissimi materiali richiesti. Per le altre creazioni, invece, basterà possedere un CPP.

Anch’essi discussi moltissimo durante la fase di pubblicizzazione, i “mi piace” rivestono un ruolo importante all’interno del prodotto. Oltre ad essere semplicemente un modo per esprimere ad un altro giocatore la nostra gratitudine, sono una vera e propria competizione con tanto di classifiche online: maggiori saranno i “mi piace”, più alta sarà la posizione in classifica.

In definitiva, dunque, l’idea ci è piaciuta moltissimo e la sua integrazione con l’esperienza di gioco è praticamente perfetta.

Death Stranding spinge PlayStation 4 ai massimi livelli

A livello tecnico ed artistico, Death Stranding è semplicemente la produzione del momento. Nessun gioco è in grado di tenergli testa, soprattutto per quanto riguarda la resa dei volti che vanno a comporre l’eccezionale cast di attori, ciascuno dei quali modellato perfettamente, riuscendo a trasmettere sensazioni solamente con lo sguardo. A tal proposito ci sono delle sequenze che fanno leva solamente sulla potenza espressiva e, per quanto ci riguarda, è un traguardo incredibile.

Notevole anche la gestione delle luci, del muschio, dell’acqua e delle rocce. Un po’ meno efficaci le ombre, che non sempre appaiono morbide e smussate. Infine, su PlayStation 4 Pro e pannello 4K HDR la produzione di Kojima esplode del tutto, grazie ad un utilizzo molto efficace del checkerboard rendering, che porta la risoluzione a 3840x2160p, parzialmente sporcati da un filtro anti-aliasing non proprio efficace.

Chiudiamo questa lunghissima disamina spendendo delle lodi per il comparto musicale, impareggiabile per varietà e qualità. Stesso dicasi per il doppiaggio in italiano che, a differenza di altre produzioni, accoglie nel cast dei nomi molto noti in ambito cinematografico, come ad esempio l’eccezionale Domitilla D’Amico, la voce di Fragile, interpretata da Léa Seydoux.

Valutazione di TopGamer
Nata con l'intento di instaurare connessioni e riunificare il mondo, l'ultima opera di Hideo Kojima è in realtà la più divisiva. Sia sul piano ludico che su quello narrativo, il creativo giapponese ha compiuto delle scelte che non potranno in alcun modo accontentare tutti: ha preso le fetch quest, da sempre odiate all'interno dei videogiochi, e ci ha creato attorno un gameplay loop che abbiamo trovato molto appagante e variegato. Sembra strano a dirsi, ma tutte le problematiche di Death Stranding risiedono nelle meccaniche di gioco più basilari, quelle che comunemente incontriamo in tutte le produzioni. Azioni come agire furtivamente o affrontare a viso aperto un nemico, saranno quindi le meno efficaci e curate. Da un punto di vista strettamente narrativo, invece, ancora una volta le cutscene rivestono un ruolo importantissimo, stavolta impreziosite dalle straordinarie interpretazione del cast, che vanta nomi di assoluto pregio.

Libero da qualsiasi vincolo, Hideo Kojima ha ideato semplicemente il gioco che voleva creare, accontentando molti e scontentando tanti altri. Seppur afflitto da alcune problematiche, a nostro avviso Death Stranding è una delle produzioni più importanti della generazione e non solo, capace di rimanere dentro l'anima dello spettatore per tutta la vita. Siamo certi che tra vent'anni se ne parlerà ancora.
PRO
  • Narrativa
  • Cast eccezionale
  • Comparto musicale, tecnico ed artistico
  • Multiplayer asincrono
  • Gameplay loop appagante
CONTRO
  • Boss fight
  • Il melee
  • Modello di guida
  • Intelligenza artificiale
9/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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