DOOM Trilogy – La recensione della trilogia originale

A sorpresa Bethesda ha rilasciato sugli store digitali la trilogia originale di DOOM. Noi non ci siamo fatti scappare l'occasione e l'abbiamo recensita per voi.

Scritto il 02.08.2019
da Gennaro Schiavelli
DOOM Trilogy - Recensione

Surprise

Nei giorni scorsi, forse un po a sorpresa o forse anche no (visto il venticinquesimo anniversario della saga), abbiamo assistito all’approdo sugli store digitali della trilogia originale di DOOM. Una serie che si presenta da sé, violenta e brutale come poche e che ha contribuito non poco a rendere il genere FPS quello che è oggi.

Grazie ad un codice rewiew per Xbox One abbiamo quindi potuto testare singolarmente ogni capitolo e fare così un tuffo nel passato. Quali sono le nostre considerazioni su queste tre opere rimasterizzate per l’occasione? Ma soprattutto, saranno riuscite a preservare il loro fascino o avranno accusato anch’esse lo scorrere inesorabile del tempo?

Non vi resta che leggere insieme a noi quanto segue.

DOOM Trilogy

La serie

Creato da id Software, il primo DOOM risale ormai al lontanissimo 1993 e venne pubblicato su PC prima, e su console diversi anni dopo. Insieme al “fratello”, Wolfenstein 3D, ha rappresentato (e rappresenta ancora oggi) uno degli esempi più influenti per quanto concerne il genere chiamato first person shooter (sparatutto in prima persona). Il gioco, all’epoca, combinava un sovversivo uso della grafica a tre dimensioni con uno stile di gioco semplice, sì, ma rapido e al contempo dotato di un sublime tasso di violenza che ne esaltava l’azione.

L’idea che sta alla base del titolo nacque dalla mente di John Carmack e metteva in scena uno scontro tra demoni e macchine che tanto attingeva dai film di allora (poi diventati cult), come Alien e La Casa. Dal primo furono infatti riprese quelle che sono state poi le ambientazioni futuristiche e claustrofobiche, mentre dal secondo quegli aspetti come le armi, il design grottesco delle creature e più in generale tutta quelle tematiche splatter che ne hanno reso celebre il film. Curioso come l’inserimento dei demoni nell’immaginario del gioco fu la conseguenza di una lunga partita giocata a D&D (Dungeons & Dragons) da tutto il team id Software, e di come il nome DOOM (condanna) fu scelto dallo stesso John dopo aver visto Tom Cruise pronunciare questa battuta ne “Il colore dei soldi”.

Insomma, c’è molto cinema alla base di questa serie, ma Tom Hall, co-fondatore della software house insieme a John e Adrian Carmack, nonché John Romero, non si dimostrava troppo entusiasta. Venne in seguito costretto a dimettersi poiché le sue idee, per il resto del team, stonavano non poco con quello che il titolo puntava ad offrire. Livelli troppo simili a quelli di Wolfenstein 3D, una trama più profonda che voleva essere raccontata tramite scene d’intermezzo e la possibilità di poter scegliere fra cinque protagonisti, furono solo alcune delle “divergenze creative” che lo misero sulla graticola.

Uno sviluppo travagliato quindi, che per lo stesso Hall suonò come una “condanna” (visto anche il successo avuto dalla serie).

doom trilogya secret is revealed

Le trame di DOOM

La trama del primo episodio di DOOM vede il giocatore indossare i panni di un marine spaziale affidato alla Union Aereospace Corporation, spedito su Marte dopo essersi opposto ad un suo superiore che gli aveva ordinato di sparare su alcuni civili disarmati, difatti disobbedendogli.  Veniamo così inviati ad indagare su un misterioso incidente verificatosi durante lo svolgersi di alcuni esperimenti militari sul teletrasporto, tra le due lune Fobos e Deimos. Quest’ultimo pianeta satellite è andato disperso e dal portale stanno fuoriuscendo orde di demoni, mentre il personale residente su Fobos, è stato fatto a pezzi o trasformato in una specie di zombie.

Da queste premesse quindi si dipana una storia che, seppur semplice alla base, si rivela funzionale e in linea con tutta l’atmosfera respirabile da ogni singolo pixel. In DOOM II: Hell on Heart proseguirete invece con il vostro sterminio esattamente dopo gli eventi narrati nel primo e ci asteniamo perciò dal parlarne ancora, onde evitare eventuali spoiler (chiaramente per chi ancora non ha avuto modo di giocarlo).

Nel terzo capitolo, invece, troverete una trama completamente slegata da quella dei primi due, anche se molto simile a quella del primo episodio. Il gioco si svolge infatti su Marte, nell’anno 2145. Il protagonista viene trasferito in una base di ricerca della corporazione spaziale Union Aerospace Corporation, per una missione di routine. Dopo il ritrovamento di manufatti marziani ed assidue ricerche sui teletrasporti (anche qui) si apre un portale collegato (questa volta) con l’Inferno, dal quale fuoriescono creature infernali che fanno strage di soldati e personale.

Risulta chiaro che, seppur le trame non rappresentino certo il fiore all’occhiello di questa produzione, hanno comunque il merito, grazie alla loro semplicità, di far calare all’istante il giocatore nell’infernale mondo di DOOM.

Screenshot

Il gameplay di DOOM I e II

Come accennato poc’anzi, il gioco ha fatto da apripista a quelli che oggi vengono definiti FPS, proponendo una visuale in prima persona e proiettando il giocatore in arene a tre dimensioni. Per farsi strada lungo i livelli che compongono i primi due episodi sarà necessario sparare a tutto ciò che vedremo in movimento, raccogliendo armi, medikit, armature e oggetti chiave. Vi ritroverete infatti a dover fare i conti a più riprese con porte chiuse che richiedono un certo tipo di scheda magnetica per essere aperte o al dover premere alcuni interruttori per far si che possiate proseguire (senza disdegnare mai quella sana dose di piombo e violenza che lo hanno reso celebre), tra un “enigma” e l’altro.

Il sistema di controllo potrebbe, sulle prime, spiazzare il videogiocatore; questo perché potrete mirare soltanto a destra e sinistra (muovendo quindi la visuale su quest’unico asse) e non in alto e in basso. Tuttavia, bastano pochi minuti per sentirsi nuovamente a casa (o all’inferno per i neofiti) e saggiare quello che ancora oggi si presenta come un gameplay frenetico e coinvolgente come pochi. Il protagonista infatti, qualora i nostri nemici dovessero trovarsi su piani differenti dal vostro, mirerà automaticamente in basso o in alto, lasciando a voi soltanto il compito di sparare. Può sembrare un concetto superato e per certi versi lo è, ma è stato meraviglioso constatare come ancora oggi sia maledettamente funzionale e intuitivo, anche grazie all’ottimo level design proposto dai titoli in questione.

Avrete quindi il grilletto sinistro dedicato alla corsa (in DOOM non si zooma, salvo alcuni rari casi, ricordatevelo); quello destro per sparare; i dorsali per switchare le armi in vostro possesso ed infine il tasto A, X o B (a seconda della piattaforma utilizzata) per aprire porte e più in generale interagire con l’ambiente circostante. Forse, quello che più manca e di cui effettivamente se ne avvertiva l’assenza, era un tasto dedicato al salto, ma è chiaro che qui parliamo più di abitudine che di altro. Per raccogliere gli oggetti, invece, vi basterà semplicemente passarci sopra per ottenerli in modo del tutto automatico, anche se alcune volte abbiamo avvertito come una sorta di input lag che ci ha costretto a ripetere la suddetta azione più volte.

doom trilogy demoni

Il gameplay di DOOM 3

E veniamo quindi al gameplay relativo al terzo ed ultimo episodio di questa trilogia, magari all’epoca anche apprezzato dalla stampa del settore, ma da molti fan invece criticato, ed il perché è presto detto. La prima cosa che salta all’occhio infatti è un radicale cambio di rotta per quanto concerne il tipo di esperienza proposta: non più un gioco frenetico e adrenalinico come i precedenti, bensì qualcosa di molto più simile ad un qualsivoglia titolo horror. Il voler proporre ambienti più stretti e claustrofobici, a tratti veri e propri corridoi poco illuminati, inserendo tra le meccaniche ludiche (di fatto) anche l’uso della torcia, ha privato DOOM 3 di quella caratteristica che fino ad allora lo avevano reso unico.

Sostituire la frenesia e la carneficina dei precedenti per alimentare nel giocatore la tensione, non si rivelò quindi una vera e propria scelta vincente. In ogni caso, grazie ad un buon level design (seppur la solita meccanica del trova la chiave per aprire una determinata porta risulti ancora presente), unito ad un gameplay comunque funzionale al contesto, fanno si che il gioco funzioni, trascinando il giocatore in ambienti angusti e claustrofobici à la Dead Space (per fare un paragone con un titolo più attuale). Peccato invece per una IA non proprio “intelligente” che propone pressappoco, per quasi tutti i nemici, pattern d’attacco identici e alla lunga piuttosto prevedibili.

DOOM 3

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, specie sui primi due episodi, c’è poco da dire: la grafica è quella, riproposta in quel 3D che all’epoca settò nuovi standard e che ad oggi, giocoforza, risulta superata. Nonostante ciò, è sempre un piacere vederla in movimento ed assistere allo smembramento continuo dei demoni, così, come fosse un moto perpetuo che ti entra nel cervello e non ti si leva più di dosso. Ci è parsa addirittura più gradevole di quella del terzo episodio che, seppur rimasterizzata, presenta comunque qualche problematica legata alla modellazione poligonale dei personaggi e delle texture non proprio esaltanti. Se la si vuol vedere da un punto di vista differente, potremmo affermare che con l’avvento della pixel art e della continua evoluzione della scena indie, ci si sia abituati eccome a lavori grafici di questo stampo.

Sul sonoro invece, c’è poco da aggiungere. Nel primo e nel secondo DOOM il metal scorre potente e accompagna incalzante ogni momento topico, invogliando il giocatore a fare a pezzi qualsiasi cosa si muova su schermo. Le suddette musiche furono composte da Bobby Prince e traevano palesemente ispirazione da pezzi famosi composti da Slayer, Metallica, Pantera e così via. Molti effetti sonori usati invece, provengono da una libreria di effetti audio, la Sound Ideas General Series. Per questo motivo, spesso, i medesimi effetti sonori li potete trovare anche in altri media al di fuori dei soli videogiochi. In DOOM 3, concludendo, tutto questo, viene meno in favore di un audio meno invasivo, volto a creare la giusta dose di tensione (perdendo di fatti anche su questo aspetto, il confronto con i capitoli precedenti). Buono invece il doppiaggio in italiano, con voci di attori già ascoltate in altre opere videoludiche, e che forse andrebbe rivisto (magari tramite apposita patch) in fase di mixaggio (i volumi a volte sono troppo sballati).

Demone fatto a pezzi

I contenuti e le nostre considerazioni

A conti fatti, quindi, andiamo a vedere quelli che sono i contenuti di queste versioni e le nostre considerazioni finali.

Il primo DOOM comprende tutti i contenuti dell’edizione originale, compresa la possibilità di giocare partite in cooperativa nonché Deathmatch fino a un massimo di quattro giocatori per lobby. Inoltre sarà presente l’espansione Thy Flesh Consumed che andrà ad introdurre ben nove livelli inediti.

In DOOM II potrete accedere all’edizione completa comprensiva delle funzionalità competitive e cooperative. Anche qui sarà inclusa l’espansione denominata The Masters Levels, che andrà ad aggiungere venti ambientazioni originali create dagli utenti della community e supervisionate dagli sviluppatori.

Infine, per DOOM 3, vi verrà data la possibilità di affrontare l’intera campagna principale in edizione rimasterizzata comprensiva anch’essa delle due espansioni rilasciate successivamente, ovvero: The Resurrection of Evil e The Lost Missions.

Insomma, considerando il prezzo singolo di ogni titolo (4,99€ i primi due e 9,99€ il terzo) e la mole di contenuti aggiuntivi, per una somma vicina ai venti euro, vi portate digitalmente a casa un bel pezzo di storia videoludica in attesa di DOOM Eternal. I diversi livelli di difficoltà presenti nei giochi, il multiplayer e il cercare di migliorare il proprio punteggio alla fine di ogni stage, sono un incentivo più che valido a rigiocarsi (o a giocarsi per la prima volta), questa rinomata serie. Chiaro, dovrete fare i conti con meccaniche superate, una grafica che potrebbe non piacere a tutti, ma fidatevi se vi diciamo che i tre titoli sono invecchiati piuttosto bene e sarebbe un peccato non dargli un’ulteriore chance, specie a questo prezzo. Sappiate infine che, una volta entrati in questo universo, difficilmente ne tornerete delusi.

Valutazione di TopGamer
A conti fatti, questa riproposizione della trilogia originale di DOOM su console, si rivela vincente, forte di una grande mole di contenuti e di una completa rimasterizzazione del terzo episodio nonché venduta ad una cifra (a nostro parere) onesta. Aggiungeteci un tasso di sfida piuttosto elevato rispetto alla media dei giochi attuali, quella sana dose di splatter che non guasta mai, ed avrete tra le mani un pezzo di storia videoludica non indifferente. Peccato solo per qualche problema di natura embrionale legato al terzo episodio, concepito diversamente rispetto a quanto visto nei capitoli precedenti, ma che tutto sommato saprà regalarvi pur sempre qualche soddisfazione. Se avete bisogno di un ripasso prima dell'attesissimo DOOM Eternal, questo è il miglior modo per cominciare.

Questo d'altronde non è che l'inferno, e voi avete appena firmato la vostra condanna.
PRO
  • Tanti contenuti
  • Con circa venti euro vi portate a casa la trilogia originale
  • Stesso feeling di sempre
  • Elevato tasso di sfida
  • DOOM 3 è completamente rimasterizzato
CONTRO
  • Si parla comunque di giochi la cui struttura, per alcuni, potrebbe risultare obsoleta
  • Qualche problema di natura tecnico figlio del tempo
8/10
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