Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta – Recensione

Finalmente possiamo esplorare ogni angolo della nuova creatura del trio Horii, Toriyama e Sugiyama.

Scritto il 11.09.2018
da Francesco Generali
Dragon Quest XI

Il ritorno del J-RPG di Yuji Horii

Prima di parlare di Dragon Quest XI è bene fare un salto indietro nel tempo, alla riscoperta del brand.

La serie

Dragon Quest è una serie di fondamentale importanza per il mondo dei videogiochi, molto più di quanto si possa pensare. Il primo Dragon Quest (1986) non solo introdusse quello che negli anni è divenuto il marchio di fabbrica dei giochi di ruolo di stampo nipponico: il battle system a turni. Ebbe anche il merito di capire perché all’epoca i videogiochi di ruolo fossero così tanto di nicchia. Al contrario di quanto molti pensano, gli RPG non sono nati in Giappone, anzi hanno tardato molto a diffondersi.

Se volete approfondire la storia dei J-RPG e, nello specifico, del primo Dragon Quest, potete farlo tramite questo articolo.

Dopo il successo su Playstation 2 di Dragon Quest VIII: L’odissea del re maledetto (2004), di gran lunga il capitolo più conosciuto e amato dalle nostre parti, la serie si è discostata dalle console Sony. Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo (2009), infatti, uscì solo per Nintendo DS e, come per gli altri capitoli, nonostante in Giappone abbia avuto delle vendite da capogiro (circa 4 milioni e mezzo), tra Europa e Nord America le vendite complessive sono state di circa un milione di copie. Dato che il principale pubblico risiedeva in Giappone, Square-Enix decise di non distribuire l’MMORPG Dragon Quest X (2012) al di fuori del Sol Levante. Un vero peccato, perché il titolo, oltre ad essere giocatissimo, è veramente molto valido (seppur poco apprezzato in patria – NdR Isma92).

Dragon Quest XI

Un glorioso ritorno

A distanza di oltre un anno dalla release giapponese, finalmente Dragon Quest XI arriva in Europa su PS4 e PC (pazientate un po’ per la versione Switch).

Curiosamente, è una delle pochissime serie longeve che sin dal primo capitolo abbia mantenuto un gruppo stabile: Yuji Horii (Sceneggiatore e Game-Designer), Akira Toriyama (Concept Artist) e Koichi Sugiyama (Compositore). E come se si vede!

Dragon Quest XI non sente il bisogno di grossi stravolgimenti di gameplay rispetto ai capitoli precedenti. A coloro che hanno giocato a L’Odissea del re maledetto su PS2, parrà di avere tra le mani un Dragon Quest VIII con gli steroidi. In questo senso, unito al fatto che i J-RPG classici non hanno certo lo stesso appeal come su PS2 e PS1, il titolo “Echi di un’era perduta” mi è sembrato azzeccatissimo.

Ma attenzione, ci sono veramente tanti piccoli elementi che rendono l’esperienza più fluida rispetto al passato.

Le novità

Ricordate lo status di tensione di DQVIII? Vari turni a caricarlo poteva risultare noioso, ed ecco qua lo status Pimpante (in inglese pep). Quest’ultimo si attiva in maniera casuale (sia sferrando attacchi che subendoli). I personaggi in questo status non solo ottengono un boost alle statistiche, ma possono accedere ad abilità uniche non utilizzabili normalmente. Queste abilità potranno essere eseguite anche in gruppo (a patto che più personaggi siano in status Pimpante).

Per rendere maggiormente dinamici i combattimenti, potrete anche selezionare un’opzione che offre la possibilità di muovere liberamente il vostro personaggio. Attenti però a non confondere questo gioco per un action: non potrete tirare spadate a non finire come se foste in un Devil May Cry. L’anima riflessiva e strategica dei combattimenti è rimasta intatta, sia se deciderete di far muovere il personaggio sia se lo terrete immobile come nei vecchi capitoli.
Da valutare la possibilità di automatizzare gli alleati del vostro protagonista che, grazie alla buona I.A, difficilmente vi daranno la sensazione di aver sprecato un turno. Ovviamente potrete scegliere l’atteggiamento da mantenere; ad esempio, potrete dire ad un personaggio di risparmiare MP (Magic Point, utili per usare le abilità, per chi fosse nuovo del genere).

Altra importante novità di gameplay è la possibilità di modificare i membri del gruppo anche durante la battaglia.

Molto curioso il ruolo attivo concesso al giocatore durante le fasi di crafting. Praticamente la creazione di oggetti/armature non si limiterà più a trovare la ricetta e mischiare le materie prime; dovrete anche scegliere il tipo di battitura; nel caso optiate per l’opzione migliore, aumenterete alcune statistiche.

Per la mappa vi potrete muovere, a differenza dei capitoli precedenti, anche tramite un cavallo (e nei dungeon, tramite vari mostri). Inoltre, nei capitoli precedenti per salvare la partita dovevamo entrare nelle chiese delle varie città, mentre qua avremo vari accampamenti sparsi per la mappa dove potremmo riposare e, appunto, salvare la partita. Insomma, novità che rendono la nostra esplorazione decisamente più piacevole.

Ci sono tante altre piccole chicche, ma queste ritengo siano le più doverose da far presente per chi fosse interessato all’acquisto. Inoltre, è bene precisarlo nuovamente: il gioco è volutamente ancorato al passato. Tuttavia, questo non impedirà ai neofiti di godere un’esperienza più che piacevole e magari chissà… per qualcuno indimenticabile.

Da precisare che, sotto certi aspetti, si poteva fare di più. Ad esempio, il comparto musicale poteva essere di un livello più elevato. Dentro le città ci sono veramente troppi pochi modelli di abitanti. Ed il mondo di gioco passa da paesaggi mozzafiato ad ambienti un po’ spogli.

Non ho mai giocato un J-RPG, consigli?

Beh, avete davanti la definizione stessa di J-RPG trasportata nel mondo moderno. Longevità, combattimenti a turni, farming, side-quest, stile giapponese… c’è veramente tutto!

Personalmente lo ritengo un ottimo titolo per provare ad avvicinarsi al genere. Insomma, non pensate che aver giocato Final Fantasy XV vi possa fornire una mezza informazione di cosa siano i classici J-RPG; al contrario, iniziare con un titolo troppo vecchio potrebbe scoraggiarvi per i ritmi decisamente più blandi rispetto ai giochi moderni. Dunque ritengo che Dragon Quest XI sia la giusta via di mezzo se siete curiosi di scoprire questo genere. Oltretutto è anche in Italiano (menu e sottotitoli, il doppiaggio è in inglese), al contrario di altri J-RPG moderni come Persona 5.

Valutazione di TopGamer
Dragon Quest XI è... Dragon Quest, appunto! Nel bene e nel male.
Si tratta di un prodotto indubbiamente di grande valore ma, nonostante le tante piccole novità, ritengo sia un titolo troppo poco coraggioso per ambire all'olimpo dei J-RPG (ognuno rispetto alla propria epoca s'intende).

A parte questo, acquistando Dragon Quest XI avrete tra le mani un'esperienza longeva, divertente e (fosse il vostro primo titolo della serie) unica.
PRO
  • Longevità
  • Il cast dei personaggi
  • Lo stile
CONTRO
  • Colonna sonora a tratti anonima e ripetitiva
  • Alcune side-quest sono dei semplici riempitivi che non aggiungono nulla all'universo del gioco
9/10
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