Far Cry 5 – recensione

Essere pazzi maniaci, in un videogioco, è diventato quasi uno standard. Tutti i villain lo sono, e in alcuni casi aderiscono a progetti folli anche eroi e perfino gli antieroi, ma nel caso dei cattivissimi di Far Cry 5, l’idea alla base della comunità “edenista” che vive e prospera in un fantomatico stato simil-Montana degli […]

Scritto il 29.03.2018
da Simone S. Marcocchi


Essere pazzi maniaci, in un videogioco, è diventato quasi uno standard.

Tutti i villain lo sono, e in alcuni casi aderiscono a progetti folli anche eroi e perfino gli antieroi, ma nel caso dei cattivissimi di Far Cry 5, l’idea alla base della comunità “edenista” che vive e prospera in un fantomatico stato simil-Montana degli USA, si avvicinano molto alla personalità deviata di quel Vaas (e amici) che abbiamo conosciuto proprio in Far Cry 3 – avete il season pass di questo gioco? Vi arriverà in omaggio proprio Far Cry 3 Classic Edition -.

“La famiglia” in questo caso non ha origini italiane e non riguarda nulla di mafioso, ma non per questo è meno pericolosa. L’escamotage per giustificare uno stato-fantoccio nel ventre dell’America, che sarebbe altresì simile ad un’isola, ma di fatto non lo è, è quello di immaginare una mega corporazione-religioso-deviata, che ha adepti ad ogni livello, così da restare segreta, attiva e in grado di diramare i propri tentacoli ovunque. Pur interpretando la parte di un giovane agente rookie, partiamo a bordo di un elicottero in compagnia di alcuni agenti locali e federali, con lo scopo di arrestare il capo della cricca, ovvero Joseph Seed, anche detto il “Padre”.

Per quanto riguarda la premessa, che alcuni potrebbero interpretare come l’idea folle di chi voglia buttare una palla di neve per spegnere l’inferno, suggerisco di andarvi a guardare il filmato in live action: Far Cry 5: Inside Eden’s Gate, disponibile su Amazon Prime Video, se siete abbonati e reperibile a questo link, così da farvi un’idea generale del motivo per il quale sia iniziata la vostra avventura.

Essendo di fatto “quattro poveracci” in mezzo ad un esercito armato fino ai denti, la situazione degenera molto rapidamente e molto male, per il protagonista, che miracolosamente però riesce a scappare e gli si apre una possibilità… riuscire ad eliminare (più o meno) da solo, l’intera “comunità del male”, per riportare il Montana in uno stato di bucolica paciosità di contadini. La grandissima libertà simil-sandbox è stata pienamente rispettata, al punto che partiremo proprio da una specie di isola al centro della mappa, ma nulla ci impedisce di andare in una direzione, piuttosto che un’altra. L’intera area geografica è esplorabile, lungo i fiumi, i sentieri o le strade.

Uccidere un nemico è facile, lo è di meno se pensate che potreste trovarvi intorno un’orda di pazzi assassini pronti a farvi la pelle, perché basteranno pochi colpi per spedirvi al creatore. Il ramo delle abilità, che si sbloccheranno via via che riuscirete a completare le missioni principali, secondarie e le mini-quest, e la logica alla base del gioco, vi permetterà di interpretare il vostro personaggio in stealth (con varie ottimizzazioni del caso) o il tank che scende in battaglia a testa bassa… o perché no, entrambi?! Il divertimento è assicurato dal grandissimo numero di cose da fare – qualcuno di voi ama andare a caccia e pesca? -, pilotare molti mezzi in modo semplice, immediato e devastante e magari comprare armi e veicoli, così da infilare i primi più velocemente nel proprio inventario e avere i secondi a disposizione alla bisogna.

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OMBRE NELLA FORESTA

Dopo ben quattro capitoli di Far Cry, pensati per arrivare sui nostri dispositivi, sorretti dalla mole poligonale del magnifico Dunia 2, era tempo di uno step forward. Già dalle prime immagini apparse lo scorso anno era chiaro che il fronte estetico era stato fortemente rivisto, sia in virtù di mid-gen-console che potessero godere di una grafica di prim’ordine, sia perché era tempo di dare una svecchiata allo scheletro che sorregge la struttura visiva, ma anche ambientale, strutturale e particellare, così da dare una nuova casa alle scorribande selvagge e violente di un nuovo episodio della serie. Impossibile restare impassibili di fronte al lavoro magistrale degli artisti che hanno portato alla luce Assassin’s Creed Origins, un capolavoro di un’intensità tale da rendere l’ambiente parte dell’esperienza e coprotagonista dell’episodio di un altro gioco open world made in Ubisoft – per questo vi invito a rileggere lo speciale che ho scritto in quest’ottica -, e anche Far Cry, della stessa software house, non vuole deludere il proprio pubblico sotto questo profilo, anzi. Abbiamo effettuato i nostri test e la nostra sessione di gioco su un PC che montava una “vetusta” GTX 970, dimostrando una fluidità innegabile anche impostando quasi tutti i dettagli al massimo.

Al netto quindi degli elogi di cui sopra e di effetti che permettono di godere di un ottimo lavoro svolto con le luci dinamiche, che filtrano attraverso il manto boschivo, la rifrazione dell’acqua e la resa dei fondali di laghi e fiumi, è giusto considerare di aver segnalato un altissimo numero di bug. Fermo restando che svolgendo indagini non a tutti sono capitati gli stessi errori – se avete nVdia suggeriamo il download dei drivers dalla versione 391.35 in poi -, personalmente ho dovuto fare i conti con numerosi crash di sistema e shut down vari del PC, segnalati anche su vari forum, dovuti al gioco. La declamata modalità cooperativa è presente e funzionante, ma anche in questo caso il net-code è sicuramente da ripulire, a causa di interruzioni nelle sessioni che ci hanno impedito di poter confermare che ad ora, sotto questo profilo, funzioni a dovere.

Anche l’IA, ma soprattutto gli spawn point andrebbero regolati meglio. In pratica vi trovere spesso in situazioni caotiche continue, mentre vi muoverete sulle strade non è difficile trovarsi davanti uno o due mezzi di trasporto con a bordo i “pazzi sanguinari” che vi possono uccidere in un attimo e magari ricominciare dopo la morte nello stesso punto, con un fastidioso loop continuo di situazioni un po’ odiose; anche peggio poi se sceglierete la “via dello sniper”, con avversari che nascondono la testa quando puntate il fucile, come se fossero in grado di vedervi o che vi accerchieranno con precisione millimetrica anche se siete distanti decine e decine di metri da loro, quando iniziate ad aprire il fuoco e magari vi siete anche spostati, nel frattempo.  La trama, salvo alcune premesse, è un pretesto per portarvi da un punto all’altro o dare un briciolo di contesto ai fatti, ma non sentirete particolarmente la mancanza di una sceneggiatura più solida, anche perché sarete rapiti dall’azione. Non si può negare che questi ultimi difetti possano essere sistemati, che il piacere di giocare e la tracotanza degli orpelli estetici riescono sicuramente a compensare una mancanza di profondità, ma soprattutto di oggettiva novità nella serie che non si avverte mai.

Far Cry non ha voluto fare il “salto delle fede” di Assassins’ Creed, osando di più per portare il brand a nuove vette, ma non per questo è meno divertente, anzi, al netto dei problemi da risolvere, risulta un’esperienza davvero entusiasmante, ancora di più se avete amato i capitoli precedenti.

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