Final Fantasy VII – Recensione dei lettori

Sono passati esattamente 21 anni da quel 31 gennaio del 1997, quando Final Fantasy VII fece la sua comparsa sul mercato dei videogiochi giapponesi. In Europa arrivò soltanto nel mese di novembre.   ll settimo capitolo, il più conosciuto forse, il più acclamato dell’intera saga targata Squaresoft (oggi Square Enix), che ha conquistato milioni di videogiocatori in […]

Scritto il 01.05.2018
da Fabio Corsini

Sono
passati esattamente 21 anni da quel 31 gennaio del 1997, quando Final Fantasy
VII fece la sua comparsa sul mercato dei videogiochi giapponesi. In Europa
arrivò soltanto nel mese di novembre.

 

ll settimo capitolo, il più conosciuto
forse, il più acclamato dell’intera saga targata Squaresoft (oggi Square
Enix
), che ha conquistato milioni di videogiocatori in tutto il mondo, me
compreso e che si è garantito un posto tra i migliori videogiochi più amati di
sempre, è diventato di diritto il simbolo dei JRPG (Giochi
di Ruolo Giapponesi
).

Questo capitolo sicuramente rappresentava
qualcosa di innovativo rispetto ai sei capitoli usciti in precedenza. Qualcosa
di strepitoso e stupefacente. Nel 1997, Final Fantasy VII era qualcosa che non
poteva far altro che lasciare a bocca aperta.

Concepito nel 1994, successore di Final
Fantasy VI e destinato inizialmente al mercato di Casa Nintendo (SNES prima, e
Nintendo 64 poi), trasportò l’era dei giochi 2D all’era cinematografica. In
effetti l’evoluzione del mercato videoludico di quel periodo, si stava pian
piano spingendo verso il 3D, una nuovissima concezione grafica che non permise
ahimè, alla Nintendo la pubblicazione ufficiale, vista la limitata memoria
presente nelle cartucce di gioco al contrario di quella presente nei CD-ROM
della PlayStation.

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Il passaggio al tridimensionale fu
qualcosa che, prima di essere applicato, fu studiato a lungo così da poter
offrire un realismo senza precedenti. Il lavoro che vi fu dietro al progetto di
Final Fantasy VII era senz’altro enorme. Nel 1995, dopo uno stop di un anno,
durante il quale venne prodotta un’altra pietra miliare del mondo dei
videogiochi, Chrono Trigger, furono impiegate ben 120 persone, tra
artisti e programmatori, che contribuirono a dare la forma finale al gioco.

Una regia dinamica che permetteva la
totale esplorazione degli ambienti di gioco, la grafica 3D nei combattimenti e
un sistema di combattimento basato sull’ Active Time Battle (ATB)
garantivano ad un gioco come Final Fantasy VII la perfezione.

La struttura del gioco, così come la
crescita e il ruolo dei differenti personaggi, è sicuramente influenzato dalla
presenza di Materia, che non sono nient’altro che delle sfere che
è possibile ottenere durante il gioco e che attribuiscono al personaggio che le
indossa, la possibilità di acquisire Abilità particolari che lo
rendono sempre più potente, oppure lanciare magie, o evocare creature
fantastiche (che prendono il nome di Summon – appunto Evocazioni);
il tutto influenzando le statistiche di gioco e il ruolo in battaglia, dando al
giocatore la possibilità di sperimentare una miriade di combinazioni tra le
tante possibili.

I personaggi del gioco, che si incontrano
man mano, hanno ognuno la propria storia e che per qualche strano motivo si
intreccia con quella degli altri presenti. Rispettivamente Cloud Strife, il
protagonista del gioco e Sephiroth, l’antagonista, sono due figure che
davano il giusto peso tra coraggio e ambizione, tra ciò che è bene e ciò che è
male.

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La storia che compone Final Fantasy VII
invita il giocatore ad addentrarsi in una profondità psicologica che dipingerà
il viaggio di Cloud, e dei suoi compagni, come un qualcosa che aiuterà a
comprendere maggiormente quegli aspetti interiori ed estremamente personali dei
singoli protagonisti, mentre loro stessi impareranno a loro volta a conoscersi.

Di Final Fantasy VII ormai si parlava
ovunque e fu proprio così che io ne conobbi l’esistenza.  

Final Fantasy VII era qualcosa che ti
lasciava bocca aperta, dall’inizio alla fine. Un’avventura lunga ben 3 Dischi.
Per molti gamers (me compreso), inserire il primo disco nella
PlayStation fu sicuramente un’ esperienza indimenticabile; un pò come la prima
volta che facciamo qualche cosa. Con questo episodio, che per me come altri, fu
il primo giocato, molti giocatori ne scoprirono la bellezza e seppero
apprezzarne i capitoli precedenti e i successivi.

Fu uno di quei giochi che seppe mostrarci
quale fosse il grande potere narrativo che un videogioco può
esprimere. Un gioco che prima di essere considerato tale si può considerare un’esperienza che
ci ha mostrato anche un lato serio e riflessivo. La morte di uno dei
personaggi, lungo la trama del gioco, qualcosa che il giocatore non si aspetta
ma che accade, e che mette il giocatore stesso nella condizione di pensare a
quanto la perdita e ciò che ne deriva, possa influenzare lo stato d’animo di
ognuno e anche l’esperienza di chi sta giocando.

Final Fantasy VII in quell’anno, fu il
videogioco più venduto, ma anche il più costoso mai prodotto: si
parla di 10 milioni di copie vendute  e di ben 145 milioni di dollari utilizzati per la sua
realizzazione.

Non resta ora che aspettarne
l’acclamatissimo remake annunciato nel 2015 per PlayStation 4 e che pare sia
previsto forse per il 2019. Io lo comprerò, ma sarà in grado di competere col
suo predecessore? 

Recensione a cura di Fabio Pugliese, lettore di Topgamer.it.

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