Fist of The North Star: Lost Paradise – Recensione

Kenshiro è tornato in una nuova avventura completamente inedita! Quando ci si è trovati di fronte all’annuncio di SEGA all’opera su un nuovo titolo dell’immortale Hokuto No Ken, andare in un brodo di giuggiole sarebbe stato il minimo e non solo per i fan della serie. Più nello specifico, infatti, il team dietro alle nuove avventure […]

Scritto il 22.10.2018
da Sebastiano Italo Caradonna
Fist of the North Star: Lost Paradise - Recensione

Kenshiro è tornato in una nuova avventura completamente inedita!

Quando ci si è trovati di fronte all’annuncio di SEGA all’opera su un nuovo titolo dell’immortale Hokuto No Ken, andare in un brodo di giuggiole sarebbe stato il minimo e non solo per i fan della serie. Più nello specifico, infatti, il team dietro alle nuove avventure dell’eroe è il Ryu Ga Gotoku Studio, creatori della serie Yakuza (in Giappone, Ryu Ga Gotoku) che sta riscuotendo negli ultimi tempi sempre più consenso anche da questa parte del mondo. Con tutte queste belle premesse, era lecito aspettarsi un titolo da paura che avrebbe unito in un’odissea post-apocalittica le tecniche mortali della Divina Scuola di Hokuto e il gameplay tipico della serie ambientata in Giappone. Scopriamo insieme com’è finita con Fist of The North Star: Lost Paradise!

Il primo grande esperimento da parte del team è quello che riguarda la trama. Quest’ultima, infatti, è un lavoro del tutto inedito rispetto alle avventure di Kenshiro che fino ad oggi abbiamo imparato a conoscere. I toni ci sono tutti, ma le peripezie nella post-apocalittica città di Eden sono completamente nuove all’eroe, che dovrà portare un po’ di sana giustizia nelle strade dominate da muscolosi e gradassi energumeni (a cui far scoppiare la testa non è mai una soluzione optional bensì un infausto destino). Questo escamotage ha la funzione di consentire agli sviluppatori un raggio di azione più ampio nella scrittura di una trama per Lost Paradise e gli permette di spaziare maggiormente anche nella lore della serie, riprendendo tutti i vari personaggi della saga e reinserirli all’interno di cameo (un po’ fan service c’è da ammetterlo) che sicuramente potrà far piacere ai veterani che, a poco a poco, ritroveranno i propri beniamini che, in un modo o nell’altro, si ritroveranno tutti nell’oasi in un deserto post-apocalittico. L’idea di fondo è vincente; un’avventura completamente inedita consentirà ai nuovi appassionati di avvicinarsi alle tecniche della Scuola di Hokuto, mentre coloro che hanno spolpato storia del suo discepolo potranno comunque godersi un “episodio in più”, spin-off sempre gradito.

Il problema sorge nel momento in cui si va ad analizzar il come questa storia viene narrata. Purtroppo, la scrittura è abbastanza fiacca e la narrazione si districa attraverso momenti di quiete a cui si susseguono combattimenti contro i soliti cattivoni per permettere al giocatore di menare le mani (e tastare la ciccia del gioco) e di esplorazione e/o sidequest da svolgere per andare avanti o per permetterci di livellare. Il che non sarebbe così male se tale schema non risultasse così monotono dopo poco. Nelle prime ore di gioco, in particolar modo, è facile cominciare annoiarsi, tra un dialogo di troppo e un altro e la necessita di doversi sbattere a destra e a manca per portare quella cosa al tizio A e poi al tizio B e così via. Un andamento, purtroppo ripetiamo, banale che fa perdere mordente a un titolo che di carisma avrebbe potuto averne da vendere, considerando protagonista e setting. Non tutto è perso: al titolo non manca il mordente giusto, capace di intrattenere e divertire, soprattutto con il suo combat system (di cui discuteremo dopo, ovviamente).

Fist of the North Star: Lost Paradise screenshot

Nel mondo post-apocalittico di Kenshiro

Abbiamo accennato poco alle sidequest e le altre attività secondarie. Ogni tanto sarà necessario dover fare il fattorino in giro per la città o dover risolvere alcune questioni calde (che si concludono spesso con uomini grandi, grossi e muscolosi che esplodono), eppure, sebbene abbiano la loro utilità, non eccellono per brillantezza, né tanto meno per originalità. Non solo, Ken potrà prendersi una pausa dalla ricerca di Yuria (la fidanzata, per intenderci) facendo un salto al Casinò di Eden (introdotto nella storia in un modo surreale) dove potrà dedicarsi al gioco d’azzardo e spennare tutti i giocatori della città. Quest’ultima attività, sebbene sia un po’ “out of character”, risulta abbastanza divertente e può permetterci di passare in compagnia del nostro eroe per qualche ora in più. È chiaro come queste attività secondarie siano state riprese dalla serie Yakuza, in cui Lost Paradise affonda le sue radici ludiche, ma la sensazione che si prova è che tali siano state aggiunte senza una giusta valutazione del caso. Non fraintendeteci! Kenshiro è Kenshiro, agli occhi degli appassionati e il personaggio non perderà smalto, ma alcune cose ci sono parse un po’ fuori contesto. Se prendessimo infatti tutto questo e lo inserissimo all’interno di un contesto contemporaneo (come possono essere gli Yakuza) non ci sarebbero problemi, ma in Lost Paradise ci sono decisamente sembrati elementi forzati, che non stonano con il setting, bensì con la nostra reale avventura.

La ciccia  un po’ quello che stavate aspettando tutti – è nel combat system. Il lavoro svolto su questa componente è decisamente di ottima fattura e di una profondità sempre maggiore mano a mano che andrete avanti nella storia e con i livelli. In superficie abbiamo raffiche di colpi accompagnate da combinazioni di tasti per stordire i nemici e renderli facile preda delle tecniche della Divina Scuola di Hokuto, le quali si presenteranno attraverso animazioni accompagnate da quick time event che aumenteranno la potenza distruttiva, se ben eseguiti. A ciò possiamo aggiungere anche la presenza di una Burst Mode che potrà essere scatenata quando le sette stelle saranno cariche e ci permetterà di potenziare al massimo ogni nostro attacco. Subito sotto, però, giace l’anima GDR del gioco, rappresentata da ben quattro skill-tree dedicati all’acquisizione di statistiche e abilità differenti. Questi quattro alberi abilità hanno ramificazioni più lunghe e completarle richiede un ammontare di tempo piuttosto ingente, in quanto sarà necessario ottenere oggetti definiti “orb” attraverso farming di nemici o di missioni secondarie. Tali orb permetteranno di sbloccare nuove abilità, potenziamenti alla salute e altre statistiche e così via. In relazione a ciò, si innestano anche gli equipaggiamenti che funzionano esattamente come in un qualsiasi RPG, con tanto di oggetti curativi per rimanere in vita. Ma non è tutto! A concludere il cerchio vi è la presenza dei talismani del destino, ovvero degli oggetti da equipaggiare e utilizzare in battaglia (quattro in totale), previo cooldown, con effetti differenti in grado di facilitarci la vita negli scontri più duri. Ottenerli non sarà facile visto che andranno craftati e i materiali, ovviamente, raccolti o acquistati, espandendo le nostre ore di gioco ancora di più.

Il gameplay, come potete capire, è risultato essere un pacchetto piuttosto delizioso e sarà ciò che stuzzicherà le vostre avventure per tutto il mondo di gioco. Occhio, però, l’effetto noia è sempre dietro l’angolo e sebbene utilizzare le tecniche sia divertente, non è escluso che possa cominciare alla lunga a stuccare. Per questo motivo, preferiamo i combattimenti più ardui in quanto tutto quello che vi abbiamo elencato sopra troverà senso e sfogo e, in pratica, si faranno sentire le vostre abilità e scelte.

Fist of the North Star: Lost Paradise Kenshiro

Come avete capito, Lost Paradise presenta punti di forza e punti deboli che continueranno a rivelarsi per tutta la durata dell’avventura, purtroppo. Se infatti ci divertiremo coi combattimenti, sarà difficile nemmeno non rimanere indifferenti ad un incedere non proprio perfetto della storia e di tutto ciò che ruota attorno ad essa, per quanto godibile possa essere. Ogni tanto, a metterci i bastoni fra le ruote, ci saranno anche imperfezioni di un comparto tecnico non proprio all’altezza che in un più di una occasione ci ha fatto storcere il naso, portandoci quasi una generazione dietro per determinati difetti (alcuni su cui si può passare oltre; altri meno). In ogni caso, Lost Paradise si configura una buona base per il futuro della serie che, a questo punto, dovrà necessariamente staccarsi da Yakuza (di cui è considerato uno spin-off), per trovare una propria identità, mantenendo ciò che di buono c’è in questo capitolo e limare quello che invece non ha saputo brillare come quelle sette stelle alte nel cielo.

Ken è tornato? Ken è tornato!

Fist of The North Star: Lost Paradise Screenshot

 

Valutazione di TopGamer
Se vi aspettate un livello qualitativo pari agli episodi della serie Yakuza, potreste rimanerne scottati. Purtroppo, Fist of the North Star: Lost Paradise si dimostra un prodotto discreto, che non osa più di tanto e che cerca di far breccia nel cuore e nel sentimento nostalgico degli appassionati di Kenshiro.

Rimane un peccato, in quanto il potenziale per tirar fuori una produzione di grosso calibro vi erano tutti. Ciononostante, il team di sviluppo si è accontentato di dare luce ad un prodotto poco curato e rifinito, seppur con tante belle idee, ma non sfruttate in maniera intelligente, aprendo però gli scenari per eventuali sequel di tutto rispetto (si spera, almeno).

Lost Paradise resta comunque un titolo divertente e piacevole da giocare, ideale soprattutto per i fan del manga-anime, ma anche per chi di Kenshiro ne conosce giusto la fama. Per passare una serata meno impegnativa e più ignorante, facendo esplodere teste su teste in pieno stile Hokuto no Ken, Lost Paradise si rivela comunque l'ideale.
PRO
  • Combattimenti divertenti...
  • Kenshiro è sempre Kenshiro
  • L'idea dell'avventura inedita è ottima
  • Una base interessante per i prossimi sviluppi della serie
CONTRO
  • ... anche se ogni tanto risultano noiosi
  • Narrazione debole
  • Alcune attività fuori contesto
7/10
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