Gears 5 – Recensione

Sarà riuscita The Coalition a superare l'ardua prova di rinnovare il brand di Gears of War con Gears 5? Scopritelo nel corso della nostra recensione

Scritto il 10.09.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Gears 5 recensione

Il turno di Kait Diaz

Dopo un terzo capitolo che cominciava a far sentire il peso di una formula ormai stantia, Judgment che non venne apprezzato dai fan ed un quarto episodio molto sottotono, finalmente la serie Gears torna alla ribalta con questa quinta trasposizione, disponibile da oggi per Xbox One e PC. Gears of War è da sempre una delle esclusive di punta in casa Microsoft, ma era da troppo tempo che si desiderava una ventata di freschezza per il brand. The Coalition sta portando avanti la saga da Gears of War 4 e la remastered del primo, dopo che Epic Games ha passato il testimone, e finalmente ha dato prova delle proprie capacità. Gears 5 è infatti un’esperienza di ottimo livello, coinvolgente ed appagante anche per chi TPS non ne mastica a colazione e riesce a svecchiare la formula con buone trovate nel gameplay e nella struttura ludica.

Per tutti coloro che hanno amato le peripezie di Marcus Fenix (come biasimarli?), sappiate che la nuova protagonista, Kait Diaz, è davvero un personaggio bellissimo e ben scritto che saprà creare la giusta empatia con il videogiocatore. Ed era proprio quel che ci voleva dopo il lavoro discutibile svolto con JD (figlio di Marcus) che in Gears 5 riesce comunque a riscattarsi. Ricordiamo che The Coalition è uno studio piuttosto giovane ed ha avuto la fiducia di Microsoft ricevendo in carico una delle loro IP più importanti. Con il quarto capitolo hanno fatto un passo falso, ma sicuramente è stato necessario per dar modo al team di maturare, far tesoro degli errori e proporre quindi un Gears di alto livello. Possiamo infatti affermare con estrema sicurezza che Gears 5 non solo porta il brand ai fasti di un tempo, ma lo evolve nel migliore dei modi, piantando solide basi per il futuro della serie. E il ritorno in pompa magna di Rod Fergusson si vede eccome.

Squad

Fantasmi del passato

Dopo un primo atto introduttivo in cui rivestiamo i panni di JD, il ruolo di protagonista assoluto passa alla bella Kait, turbata dai suoi continui e repentini incubi. Questo lo possiamo vedere già dall’inizio del gioco, dalla prospettiva altrui che infatti si preoccupano per lei e pensano non sia ancora pronta per tornare in azione, in particolare Marcus. L’obiettivo di Kait consiste nello scoprire la verità sul suo passato e su alcuni punti rimasti in sospeso nel quarto episodio, nonché il modo di debellare gli incubi che continuano a tormentarla. Senza rivelarvi altro, poiché riteniamo che il racconto di Gears 5 sia tutto da scoprire, vi diciamo semplicemente che la narrativa raggiunge un buon livello qualitativo e sebbene i personaggi siano pur sempre un pochino stereotipati, lasciano comunque spazio ad una maggior umanità, mostrando lati più profondi del loro carattere. Qualcosina si era intravista lievemente anche nel predecessore, ma qui raggiunge l’apice e ci auguriamo che in un prossimo capitolo l’asticella venga posta ancora più in alto. Sebbene tutto abbia risvolti chiari, ci saranno alcuni colpi di scena e momenti memorabili che fanno senz’altro piacere, specie in un titolo di questo tipo dove solitamente si tende a dar maggior risalto alla carneficina e all’esasperazione delle scene action (che anche qui non mancheranno di certo). A chiudere il cerchio ci pensa infine una regia di gran spessore che dà risalto ad ogni scena, regalando momenti di grande impatto e qualche citazione che non dispiace affatto.

In Gears 5 è stato svolto un ottimo lavoro anche dal punto di vista tecnico; ritroviamo un Unreal Engine 4 spinto all’ennesima potenza ed è un vero peccato non averlo visto in azione su un PC a settaggi ultra o su una Xbox One X. Anche sulla console standard fa comunque la sua figura e difficilmente mostra il fianco ad incertezze o problemi grossolani. La cura nei dettagli è quasi maniacale, le animazioni sono solide e ben realizzate e la direzione artistica ha finalmente una marcia in più, dovuta anche alla presenza di due macro-aree che donano varietà alle ambientazioni e che non è del tutto corretto definire open world. A conti fatti ci ricordano molto più le classiche aree centrali tipiche degli action adventure e qualcosina nello stile esplorativo ci ha anche ricordato a più riprese un certo God of War (con le dovute differenze, chiaro), segno evidente che The Coalition abbia tenuto in considerazione il lavoro di Santa Monica Studio. Tutto si comporta bene, insomma, peccato che ci sia la solita nota stonata che da anni attanaglia la serie di Gears of War: l’interazione con gli oggetti e le rispettive reazioni. Se nel primo capitolo si poteva pure chiudere un occhio su queste piccolezze, quando si raggiunge un certo grado di “fotorealismo” l’effetto diventa sempre più straniante. Di cosa parlo? Delle reazioni degli oggetti ai proiettili sparati. Gears 5 sul fronte tecnico è davvero possente ed è proprio per questo che vedere uno schermo o una finestra non subire chissà quali danni, un estintore non esplodere, pareti, mobili ed altro non frantumarsi a seguito di una pioggia di piombo cozza non poco con tutto il resto. Purtroppo si tratta di un neo che la serie si porta dietro sin dagli albori, ed è un gran peccato. Non che l’interazione con l’oggettistica sia totalmente assente, solo che è relegata quasi esclusivamente in punti dove occorre una reazione. Questo non vuol dire non ce ne siano di distruttibili e in questo capitolo sono pure aumentati rispetto al passato, ma c’è ancora del lavoro da fare per rendere più credibile il tutto. Eccezionali invece i fenomeni ambientali come bufere, tempeste di sabbia e quant’altro che mostrano effetti particellari e illuminazioni di notevole fattura, lasciandoci più volte a bocca aperta dinanzi allo schermo (e ricordiamo, non era su One X).

Gears 5 skiff

Una nuova luce per Gears 5

Gears of War ha sempre fatto della sua forza il sistema di coperture, lo shooting frenetico e la brutalità dell’azione con armi stravaganti. Fare incetta di locuste con la baionetta del Lancer non ha prezzo e tutto questo torna ai massimi livelli anche in Gears 5; tra le tante cose presenta pure moltissime nuove armi, alcune delle quali melee con tanto di attacchi leggeri e pesanti. Come se non bastasse, il ritmo e la progressione della campagna si assestano su ottimi livelli, garantendo una decina d’ore di pura adrenalina (qualcuna in più in caso si decida di svolgere tutti gli incarichi secondari). Mai un vero momento morto, sempre tutto ben enfatizzato e con una varietà di gran lunga più marcata rispetto al passato. Innanzitutto potremo contare su una fluidità dei movimenti migliorata e su attacchi corpo a corpo con il coltello che sono manna dal cielo nelle situazioni più concitate. Tuttavia, la prima vera novità introdotta in Gears 5 è relegata all’utilizzo di Jack, una sorta di drone multifunzionale che ci aiuterà in battaglia, ma sopratutto per superare le diverse situazioni che il titolo ci paleserà durante il nostro cammino. Jack si avvale di molte abilità come il flash, utile ad accecare i nemici, oppure l’elettroshock; inoltre può raccogliere armi e munizioni al posto nostro tramite un semplice ed apposito comando e può renderci invisibili o fornirci uno scudo per una manciata di secondi. Queste ultime due cose tornano utili anche per superare determinate situazioni offerte dal gioco. Il drone multifunzionale può essere inviato in perlustrazione in cunicoli stretti per sbloccare porte e quant’altro. Insomma, le circostanze sono molteplici e mai ripetitive poiché Gears 5 non ne abusa troppo. Jack ha anche una sorta di albero delle abilità che si sviluppa mano a mano che si prosegue nella campagna, ma ognuna è potenziabile con gli appositi componenti da scovare in lungo e in largo durante le nostre escursioni.

Come accennato poc’anzi, in Gears 5 ritroviamo due macro-aree, ma per visitarle dovremo attendere rispettivamente gli atti 2 e 3. Esse rappresentano la vera novità di questo (per ora) ultimo episodio della serie, donando maggior linfa al gameplay e alla formula del brand che necessitava appunto di freschezza. In queste grandi zone ci potremo muovere a bordo dello skiff, un veicolo a vela utile per “sciare” sulle montagne innevate dell’atto 2 e sull’arido deserto dell’atto 3. L’esplorazione gioca quindi un ruolo importante in Gears 5 poiché ritroveremo anche luoghi facoltativi da visitare in cui svolgere incarichi secondari oppure anticipare cose che avremmo dovuto fare dopo. La progressione diventa quindi più libera, piacevole e coinvolgente, questo anche grazie ad un pregevole level design che sprona alla perlustrazione di ogni anfratto. A bordo dello skiff, similmente a quanto visto in Red Dead Redemption 2 con il cavallo, potremo portare due armi, utile nel caso non si voglia restare a secco o, soprattutto, per non perderne qualcuna in particolare potendo usufruirne in un altro momento. Gears 5 resta principalmente un’opera lineare e story driven, però queste semplici trovate riescono ad arricchire la formula in maniera efficace, dando risalto e lustro ad una serie che ne aveva estremamente bisogno.

La durata, come dicevamo, si assesta sulla decina d’ore, ma si moltiplicano a dismisura con il multiplayer (che analizzeremo meglio a tempo debito) e rigiocando la campagna alle varie difficoltà o, principalmente, per ritrovare tutti i collezionabili (che vanno ad arricchire il background del titolo) e i componenti di Jack. Nel menu è possibile selezionare qualsiasi atto e capitolo e vedere quanti componenti e collezionabili ci mancano per il totale. Ovviamente, come da tradizione, la campagna è giocabile in co-op, sia online che in locale; ammazzare lo sciame in compagnia è di sicuro più divertente. A dare inoltre risalto all’azione ci pensa una colonna sonora straordinaria che presenta molteplici brani diversi e adatti al contesto affrontato. Una in particolare ci ha letteralmente esaltato ed è quella all’interno del teatro durante l’atto 1. Non da meno le boss battle, nel complesso tutte avvincenti. In generale, Gears 5 offre un’esperienza completa sotto tutti i punti di vista e può strizzare l’occhio anche ai non cultori del genere.

Gears 5 nuova speranza

Tempesta

Valutazione di TopGamer
The Coalition è riuscita a riscattarsi e risollevarsi dopo un quarto capitolo molto discutibile. Gears 5 è infatti senza mezzi termini il migliore della serie e fa da apripista per un glorioso futuro del brand (o almeno, ce lo auguriamo). Ottime le novità, le quali vanno a rinfrescare una formula che era diventata ormai stantia, coadiuvate ad un racconto e ad una progressione della campagna su ottimi livelli e dal ritmo pimpante. Finalmente possiamo dirlo, Gears è tornato!

N.B.* Il comparto multiplayer verrà analizzato quanto prima; intanto lasciamo un momentaneo 9 e dopo che avremo testato l'online potremo valutare se lasciarlo o se abbassare il punteggio finale.
PRO
  • Gears è tornato in grande stile
  • Un racconto efficace, soprattutto grazie a Kait
  • Ottime le interazioni con Jack
  • La novità delle macro-aree esplorative funziona magnificamente
  • Movimenti più fluidi
  • Tecnicamente sontuoso...
CONTRO
  • Qualche incarico secondario in più non guastava
  • ... ma alcune piccolezze ormai storiche lasciano ancora a desiderare
9/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
4,00/5
1 voti
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