JackQuest: The Tale of the Sword – Recensione

Ci aveva incuriositi col trailer. Avrà rispettato le nostre aspettative?

Scritto il 02.02.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
JackQuest: The Tale of the Sword - Recensione

L’avventura di Jack per salvare la sua amata

Un po’ di tempo fa vi avevamo messi al corrente dell’arrivo di questo titolo indie piuttosto interessante a prima vista, ma che con l’uscita di due bombe atomiche come Kingdom Hearts III e Resident Evil 2 è passato in secondo piano (come tutto, del resto). Oggi, però, siam qui per parlarne: ecco JackQuest: The Tale of the Sword, un indie realizzato da NX Games e Blowfish Studios. Il titolo aveva suscitato in noi un particolare interesse. Sarà riuscito a rispettare le nostre modeste aspettative? Scopritelo nel corso di questa recensione.

JackQuest: The Tale of the Sword - Inizio

Buone idee, ma poca sostanza

JackQuest: The Tale of the Sword non si pone obiettivi chissà quanto esigenti e lo si capisce partendo dalla storia che vuol raccontarci. Il pretesto narrativo è piuttosto semplice: Jack è con la sua amata, Nara. Desideroso di rivelarle cosa prova realmente per lei, la invita per passare una serata romantica insieme. Quando tutto sembra andare per il verso giusto (proprio sul più bello, insomma), la giovane fanciulla viene rapita dal malvagio Korg, lo spietato orco cattivo. Il nostro obiettivo consisterà quindi nel ritrovare la gentil donzella e liberarla dalle grinfie del mascalzone di turno.

Fin qui, tutto procede al meglio. La trama risulta molto elementare, ma comprendiamo che non sia l’elemento di punta di JackQuest e per tal motivo l’accettiamo per quel che è, ossia un motivo semplice e veloce per spingerci subito nel cuore del gioco: il gameplay. Ed è qui che il prodotto targato NX Games lascia un pochino con l’amaro in bocca. Nelle prime battute sembra che il gioco abbia una progressione tipica da metroidvania, quindi con tanti passaggi segreti e zone irraggiungibili senza i poteri adatti (i primi minuti sono piuttosto piacevoli). Invece, non è del tutto così. Ritroviamo un’ambientazione piuttosto labirintica e potenziamenti da trovare, ma il gioco non mostra appieno le sue potenzialità. Infatti, si potrebbe quasi affermare che JackQuest termini proprio quando il titolo sarebbe dovuto esplodere. Purtroppo, le cose vanno diversamente.

La produzione di NX Games e Blowfish Studios dura due ore scarse e se siete giocatori un po’ più abili e veloci, potreste addirittura arrivare ai titoli di coda dopo la metà del tempo. Intendiamoci, chi vi scrive non ha mai dato peso alla durata di un prodotto per tesserne le lodi o le critiche. Tuttavia, se la longevità non rispecchia ciò che sarebbe potuto essere, sia se troppo breve ma anche se esageratamente allunga brodo, il problema risulta chiaro ed evidente. E qui, cari lettori, ci troviamo dinanzi ad un gioco che sarebbe dovuto durare perlomeno il triplo delle ore, per garantire un’esperienza quantomeno completa e variegata. Invece, JackQuest risulta essere un prodotto abbozzato, con una discreta struttura di gioco e anche un interessante level design sulle prime; ma non basta.

A peggiorare la situazione vi è anche la possibilità di giungere al termine dell’avventura senza raccogliere l’arco e il potenziamento dedito al dash. Di conseguenza, l’arma a lunga gittata che poteva essere utilizzata per qualche rompicapo apposito, non ne ha. Lo scatto, utile per superare zone a rischio e spuntoni, si può benissimo lasciare indietro. Il gioco ci permette di attraversare gli spuntoni, ovviamente subendo dei danni, ma comunque di proseguire. Non sappiamo se sia una voluta scelta di game design (ne dubitiamo, francamente) o se si tratti proprio di un errore ingenuo, dovuto alla poca esperienza nel settore (molto più probabile). Sta di fatto che in JackQuest non vi è un reale senso di progressione caratterizzato da nuovi poteri che ci permettono di eseguire determinate cose inedite e di attraversare zone prima invalicabili. Due sono gli elementi in più e nemmeno vengono sfruttati in maniera intelligente o quantomeno obbligatoria. Si salva giusto il doppio salto.

JackQuest: The Tale of the Sword - Screenshot

Uno sguardo alle meccaniche di JackQuest

Appurato il potenziale sprecato e la struttura abbozzata del titolo, andiamo a vedere le (pochissime) meccaniche di JackQuest. Il titolo si sviluppa in un’ambientazione grossomodo labirintica, nella quale dovremo sconfiggere nemici, superare qualche piccolo rompicapo (ripetitivi) e sezioni dedite al puro platforming. Il tutto dopo aver trovato Kuro, l’enorme spada parlante che ci terrà compagnia per tutta la durata dell’avventura. Chiaramente, la lama parla perché in precedenza era un essere umano, ma è stato Korg a tramutarlo nella forma in questione.

Una delle note positive di JackQuest è la sua fruibilità. Il gioco si lascia giocare e visti i pochi elementi da assimilare risulta subito immediato. Inoltre, Jack può saltare sulle pareti e anche scalarle (saltando), quindi avremo modo di raggiungere quasi tutte le piattaforme, ad eccezione di quelle in cui sarà necessario il doppio salto. Peccato solo per una visuale forse fin troppo ravvicinata che non ci permette di avere buon campo visivo. Capirete bene che in un gioco in cui sono presenti molte sezioni platform, questo non sia del tutto un bene. Non è nemmeno possibile controllare il raggio d’azione della telecamera, poiché l’analogico destro è inutilizzato.

NX Games ha pensato bene di introdurre un escamotage per controllare cosa vi è di sotto, considerando che il titolo si sviluppa molto in verticale. L’idea non è male, ma risulta poco funzionale ed anch’essa ingenua. Sì, perché è banale introdurre un elemento del genere in un titolo che fa della sua forza la velocità di azione ed esecuzione. Spezza il ritmo, siccome ogni volta dovremo fermarci al bordo di un qualsiasi punto e aspettare che la telecamera, da sola, scenda un po’ giù per mostrarci cosa ci sia sotto. E pur volendo giustificare la scelta di game design come un particolare quanto strambo modo di far immedesimare il giocatore, la feature non adempie del tutto ai suoi doveri: nel 90% dei casi, non riusciremo ad intravedere cosa c’è in basso, causa maggior profondità. Risultato? Molti salti alla cieca; il male per un platform. Lungi da noi il voler insegnare come si fa un buon game design, ma sicuramente non è questo. Gran peccato, perché il gioco nella sua semplicità è comunque divertente ed anche piuttosto appagante. Però, son veramente troppe le ingenuità in corso d’opera.

JackQuest: The Tale of the Sword propone un interessante tasso di sfida, ma comunque non chissà quanto elevato. I grattacapi maggiori arrivano proprio dalla gestione pessima della visuale e non tanto dal level design in sé. Inoltre, se consideriamo la possibilità di proseguire senza arcodash, l’avventura si semplifica ancor di più: che importa esplorare i luoghi e trovare oggetti utili per proseguire se tanto risultano comunque superflui, potendo avanzare ugualmente (sebbene in maniera ortodossa)? Un po’ come se in un Metroid qualsiasi, buona parte dei power up fosse inutile. Invece, non è così, proprio perché per proseguire è necessario trovare mano a mano tutti gli strumenti utili. JackQuest non solo ne ha pochissimi, ma li sfrutta pure male. Tra l’altro, vi è un attacco speciale che consuma le gemme della “resistenza” e ci rende immuni a tutto durante il suo utilizzo. Nelle prime battute, questo elemento non intacca l’esperienza di gioco, perché potendo compiere l’azione sporadicamente, il suo elemento difensivo torna anche utile. Quando avremo raccolto tutte le gemme (o quasi), però, il discorso cambia, in quanto questo specifico attacco può essere dunque abusato, rendendo il tutto più semplice, soprattutto le battaglie coi boss. In un primo momento sembrano essere il piatto forte dell’offerta, poi appena ci si potenzia un pochino, diventano di una banalità disarmante.

Vi è pure una mappa, ma anch’essa, per qualche assurda ragione, è poco comprensibile. Dopo aver sconfitto un boss in particolare, troveremo una sorta di sfera di cristallo e potremo vedere la piantina del luogo all’interno di essa, proprio per “emulare” la visibilità, come se la stessimo consultando con gli occhi di Jack. Tuttavia, il raggio d’azione è molto limitato essendo racchiusa in una circonferenza; pertanto saremo costretti a consultarla più volte per capire dove andare. Almeno, questa scelta di game design ha una sua coerenza, sebbene non del tutto avvincente. L’unica nota positiva di JackQuest sono i passaggi segreti, ben nascosti ma sempre intuibili e piacevoli da scovare. Il titolo è quindi tutto sommato divertente da giocare vista la sua semplicità, nonché la natura tipicamente un po’ old school, ma per il resto è un prodotto fin troppo abbozzato e sviluppato con totale superficialità. Senza arte né parte.

JackQuest: The Tale of the Sword - Boss

Lo stile artistico

Lo studio di sviluppo, tanto per cambiare, ha pensato bene di caratterizzare l’avventura con l’ormai immancabile pixel art. Un po’ ha rotto i cosiddetti, ammettiamolo. Nel panorama indie, sono fin troppi i prodotti realizzati con questo stile e non sempre con le peculiarità di Celeste. Poche volte si intravede qualcosa di più caratteristico come Monster Boy and the Cursed Kingdom, autoriale tipo GRIS o peculiare come Return of the Obra Dinn. Nella maggior parte dei casi, lo stile è questo e senza nemmeno un tratto distintivo.

JackQuest non è comunque male dal punto di vista tecnico, considerando la sua componente artistica. I personaggi sono ben realizzati e il character design dei boss molto simpatico. Per il resto, essendo un’unica ambientazione, non troviamo chissà quale grande varietà. Tutto il gioco si sviluppa nei sotterranei del malvagio orco. Come se non bastasse, ci sono degli elementi che ci ricordano fin troppo i vari Super Mario Bros., ma non sappiamo se siano lì come una sorta di omaggio o se per incapacità di creare qualcosa nel proprio stile. Tuttavia, non scatta il richiamo, bensì la similarità; pertanto dubitiamo siano lì a mo’ di citazione.

Il tema principale di JackQuest: The Tale of the Sword è valido musicalmente, stesso dicasi per la boss battle. Sono motivetti che sanno entrare in testa. L’unico problema è che le musiche son finite qui. Ovviamente ce n’è qualcun’altra per le pochissime cutscene e per il finale. Considerando comunque la brevità del titolo, un po’ c’era da aspettarselo. La location è soltanto una, quindi non si poteva nemmeno pretendere che avesse altri brani musicali.

Valutazione di TopGamer
JackQuest: The Tale of the Sword è un titolo senza pretese, ma fin troppo. Riconosciamo il divertimento che può regalare, l'immediatezza e la fruibilità, nonché la sua accessibilità. Si tratta di un prodotto alla portata di tutti e questo è sicuramente un bene.

Tuttavia, non possiamo chiudere gli occhi dinanzi alla serie di difetti che abbiamo evidenziato in corso di recensione, nonché alla struttura dell'opera: scialba e abbozzata. Sembra quasi un prodotto incompleto. Troppe ingenuità, poca originalità, un'unica ambientazione (che non lascia quindi spazio alla varietà), scarsa durata e tantissimo potenziale inespresso. Tutti elementi che influiscono negativamente sul nostro giudizio finale. Se non fosse per il fatto che il titolo riesca comunque a divertire, sarebbe stato pure più basso.

Blowfish Studios e NX Games hanno confezionato un prodotto che si lascia giocare, e con piacere pure. Appurato che il titolo non offra chissà quanta varietà dal punto di vista ludico e che giunti alla fine ci si accorge di quanto sia scialbo e povero nel complesso, si arriva all'amara conclusione che JackQuest: The Tales of the Sword sia quasi una presa in giro. Proprio perché nelle prime battute riesce a divertire, l'amaro che c'è dopo risulta più duro da digerire.

Un'occasione sprecata, perché il potenziale per creare un prodotto valido e di spessore vi erano tutti. Ma allo stato attuale, il gioco sembra quasi una demo del prodotto finale. Come se avessimo giocato solo la prima parte di JackQuest. Purtroppo, però, arrivati ai titoli di coda apprendiamo la triste realtà che l'avventura è bella che finita. Nemmeno qualche contenuto extra sbloccabile. Bocciato.
PRO
  • Molto accessibile
  • Tradotto in italiano (anche se è impostato in inglese di default)
  • Tutto sommato divertente nella sua semplicità...
CONTRO
  • Un'unica ambientazione
  • Zero varietà
  • Scelte banali e troppe ingenuità
  • Potenziale sprecato
  • Sembra una demo di quello che sarebbe dovuto essere realmente
  • ... ma esageratamente breve, lasciando tanto amaro in bocca perché si poteva fare molto di più
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