Kingdom Hearts Melody of Memory – Recensione

Un rhythm game completo e innovativo.

Scritto il 12.11.2020
da Mario Petillo

Il genere dei rhythm game era in cerca da tempo di un titolo che potesse svecchiare un po’ le meccaniche di gioco, soprattutto a fronte di un decennio che si è basato per lo più su quanto dettato e mostrato da Ouendan nell’oramai lontanissimo 2005: un tentativo che Square-Enix aveva già cavalcato con il suo Theatrhythm Final Fantasy, pubblicato nel 2012 e in grado di rievocare, in stile chibi, tutta la colonna sonora di una produzione vastissima quale quella di Final Fantasy.

Non è un caso, quindi, che proprio l’azienda di Shinjuku abbia ora deciso di continuare a cavalcare quella strada, arrivando a proporre una nuova iterazione del genere, che si fregia anche del titolo di spin-off di una saga ben più complessa, narrativamente parlando: Kingdom Hearts Melody of Memory arriva come una ventata di freschezza in un genere oramai sopito e arresosi alla monotonia, andando a riscrivere alcune meccaniche che lo rendono molto più avvincente e fluido nella maggior parte delle sue feature.

Tra Disney e Square, con un filo musicale

Kingdom Hearts Melody of Memory, seguendo quello che era lo stile di tutti i titoli della saga, si pone l’obiettivo di raccontare l’intera vicenda di Sora, Paperino e Pippo da un punto di vista diverso: quello che sembrerà per lo più un riassunto per tutti i fan che hanno attraverso un viaggio iniziato su PlayStation 2 nei primi anni del 2000, verrà raccontato interamente da Kairi, andando a riscoprire la propria versione della storia e aggiungendo anche alcuni dettagli all’ingarbugliato intreccio che si era andato a creare con Kingdom Hearts 3 e ReMind, il DLC pubblicato a gennaio di quest’anno.

Sebbene l’intreccio narrativo abbia dimostrato di avere diramazioni molto complesse, un riassunto non guasta a nessuno e inserire questo elemento narrativo a mo’ di palliativo all’interno della modalità single player è stato sicuramente un ottimo modo per giustificare il viaggio attraverso i mondi.

In un’avventura dalla durata di circa 10 ore, Kingdom Hearts Melody of Memory ci conduce ad affrontare due sfide musicali per ogni mondo proposto, ripetendo lo stesso viaggio compiuto già con Kingdom Hearts fino ai capitoli canonici e quelli che potremmo definire spin-off, anche se poi, sulla carta, non lo sono stati.

Si parla di sfide musicali perché nel pieno rispetto dei rhythm game l’obiettivo sarà quello di procedere a ritmo di musica: il movimento di Sora, Paperino e Pippo a schermo sarà automatico, sempre in linea retta, tranne per le boss battle che analizzeremo a breve.

Affidandoci a un solo tasto azione – tre nel momento in cui dovremo eseguire una combo per più nemici da colpire – dovremo affrontare gli heartless rispettando quelle che sono le necessità della musica suonata in sottofondo: l’intera colonna sonora di Kingdom Hearts prende, quindi, vita e vi chiederà di vestire i panni di un percussionista che detta il ritmo con il vostro Keyblade.

La musica come arma

Ogni sfida può essere affrontata con tre diversi gradi di difficoltà, dal più facile Principiante fino al più complesso Eroe, che richiederà una grande attenzione dal punto di vista non solo del ritmo, ma anche delle stesse azioni da compiere, che vi chiederanno di fronteggiare schiere di nemici pronte ad assalirvi.

Sarà molto più facile raggiungere, in questo grado di difficoltà più alto, il Game Over, dato dalla fine degli HP della squadra: a ogni colpo mancato o sbagliato, quindi a ogni pressione sbagliata del tasto azione, riceverete un colpo come se steste combattendo e aveste perso una schivata decisiva: arrivati a zero, sarà il momento di alzare bandiera bianca e riprovare la sfida a un livello inferiore.

A venirvi in soccorso ci sarà anche un sistema molto basico di progressione di livello, che andrà ad aumentare i vostri HP e anche i punti d’attacco, decisamente inutili ai fini di un combattimento che si esaurisce a ritmo di musica.

Per quanto riguarda le boss battle, invece, per quanto non siano moltissime nella prima fase di gioco e si andranno a dipanare intensamente verso la parte finale dell’avventura, l’intuizione del team di sviluppo è sicuramente da lodare: tenendo fede alla necessità scenica dei combattimenti che era all’ordine del giorno in Kingdom Hearts, l’arena si sposterà da un binario a una zona circolare, con il nostro trio impegnato a girare intorno all’avversario e colpirlo seguendo le nostre note, che però stavolta appariranno in semicerchio fino ad arrivare dinanzi ai nostri occhi.

Oltre alle azioni, però, durante le boss battle dovremo anche andare a schivare i colpi dell’avversario, facendo entrare in gioco i movimenti della levetta analogica, altrimenti lasciata solo al compito dello slide aereo.

Una volta che avremo finito la nostra fase d’attacco, quindi, ci toccherà ottenere un feedback su quante schivate siamo riusciti a indovinare con il giusto timing, osservando impotenti la risposta del nostro avversario: a seconda di quanti QTE indovinati avremo dalla nostra parte, andremo a evitare i colpi inflitti alla nostra barra HP.

Dietro il sipario

È indubbio che aver aggiunto questa componente action a un rhythm game va a impreziosire l’offerta ludica, che non si limiterà quindi a un semplice tap sullo schermo come invece accadeva per Theatrythm Final Fantasy, ma a una vera e propria discesa in un campo di battaglia per avere la meglio sugli avversari. Ritrovarsi poi in un universo così vasto, che ci porterà ad attraversare numerosi mondi e altrettante musiche, sarà come avere un parco giochi quasi illimitato, con la progressione affidata all’ottenimento di stelle legate alle sfide proposte per ogni sessione di gioco.

Non finisce ovviamente qui, perché se a prima vista potreste restare delusi dall’assenza di un buon numero di musiche provenienti direttamente dalle licenze Disney (inizialmente avrete solo Under the Sea e This is Halloween), scoprirete presto che sarà possibile rimpinguare la tracklist grazie al negozio Mogurì, pronto con le sue elaborazioni proprio come in un canonico Kingdom Hearts.

Serviranno diversi oggetti, molte ore di gioco, ma alla fine verrete ricompensati con Circle of Life, Beauty and the Beast e A Whole New World, più altre originali della saga, come Destati. Tutte disponibili, però, nella modalità arcade.

In aggiunta, Kingdom Hearts Melody of Memory propone anche una modalità cooperativa, con la possibilità di sfidare in multiplayer locale e online amici e altri giocatori: sfruttando il più semplice degli split-screen a disposizione, si procederà su due binari diversi, in solitaria, senza il trio al completo, e seguendo delle azioni diverse di giocatore in giocatore.

Ovviamente vincerà chi otterrà più punti alla fine della sfida e chi avrà inanellato la catena più lunga senza mancare alcun colpo. Al di là di quanto già la longevità possa giovarne per l’alto numero di proposte musicali, andare anche a inserire una componente competitiva in un rhythm game era giusto e prevedibile, come d’altronde aveva già fatto Square-Enix con Final Fantasy quasi dieci anni fa.

Quello che invece ci si aspettava potesse accadere era una maggior ispirazione artistica, soprattutto in quei mondi che si sarebbero prestati a una creatività maggiore: se gli heartless sono tutti molto a tema e ripercorrono anche i diversi capitoli della saga, dall’altro lato mondi come Steambot Willie avrebbero meritato sicuramente maggior respiro artistico e qualche intuizione in più nella resa dello scenario, in grado di andare oltre un semplice fondale in bianco e nero.

Valutazione di TopGamer
Kingdom Hearts Melody of Memory è un rhythm game basato sulla saga di Kingdom Hearts, che propone l'intera colonna sonora della saga con l'aggiunta di musiche su licenza Disney.
PRO
  • Una vastissima tracklist
  • Un buon mix di action con la musica
  • Longevità ad altissimi livelli
CONTRO
  • Artisticamente si poteva osare di più
8.5/10
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