La Terra di Mezzo: L’ombra della guerra – Recensione

Il mondo è cambiato, lo sento nell’acqua, Lo sento nella terra, lo avverto nell’aria. Mi sembra ovvio che la recensione di un gioco ispirato a “Il Signore degli Anelli” deve cominciare così, ma questa introduzione serve anche perché il mondo è cambiato davvero. Negli ultimi anni il numero dei cosiddetti “Perfect Score”, ovvero i titoli […]

Scritto il 16.10.2017
da Sergio Bulfari

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Il mondo è cambiato, lo sento nell’acqua, Lo sento nella terra, lo avverto nell’aria. Mi sembra ovvio che la recensione di un gioco ispirato a “Il Signore degli Anelli” deve cominciare così, ma questa introduzione serve anche perché il mondo è cambiato davvero. Negli ultimi anni il numero dei cosiddetti “Perfect Score”, ovvero i titoli che si aggiudicano un 10 pieno come valutazione, è cresciuto moltissimo. Un voto spesso non meritato, ma che racchiude la volontà di far capire ai lettori quanto impegno ci sia voluto per realizzare un determinato titolo, realizzando una vera e propria icona nel suo genere, difficile da eguagliare e impossibile da superare. Quella che state per leggere è la recensione di un gioco che, a mio avviso, ha meritato il “Perfect Score” (tanto lo so che avete già letto il voto) e che potrebbe diventare un vero punto di riferimento per le produzioni future nel genere degli action-rpg. Vi ho già parlato dei primi passi effettuati nel gioco in questo articolo, ma ora è il momento di approfondire il discorso.

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La storia de “L’ombra della Guerra” comincia da dove finisce il suo illustre predecessore, ed è qui che possiamo apprezzare la prima perla lasciata dagli sviluppatori. Infatti non è indispensabile aver giocato “L’ombra di Mordor” per poter apprezzare questo gioco, perché grazie ad un esaustivo riassunto potremo cominciare la nostra avventura senza troppi dubbi. Il ramingo non morto Talion e l’elfo spettro Celebrimbor forgeranno un nuovo anello del potere (con l’Unico Anello era andata maluccio), per poter affrontare l’Oscuro Signore e redimersi agli occhi della morte stessa. Per alcuni problemi, che vi lasceremo scoprire da soli, anche questo nuovo anello viene perso e dovremo darci non poco da fare per rimettere le cose a posto, ancora una volta. Per questo nuovo capitolo della saga di Talion e Celebrimbor sembra quasi che lo staff di Monolith si sia riunito attorno ad un tavolo, abbia preso “L’ombra di Mordor” e abbia detto: “Ok ragazzi, a sorpresa il nostro gioco ha avuto un successo incredibile. Ora dobbiamo mantenere gli elementi che funzionavano e migliorare quelli più deboli“.

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Sarebbe comunque riduttivo parlare di un semplice “more of the same”, e servirebbero più recensioni per spiegare ogni miglioria che è stata apportata in questo seguito. Cercherò quindi di essere sintetico esponendo gli aspetti principali ma, al tempo stesso, spiegarvi perché questo gioco merita di stare insieme ai migliori di sempre. Innanzitutto il combat-system era già ben fatto, ma quì viene riproposto più ampliato e completo. Gli uruk-hai da affrontare in un singolo scontro potrebbero anche essere molti di più rispetto al passato, costringendoci a pestare come dei forsennati sui tasti come se impugnassimo davvero una spada. Tra fendenti, schivate e contrattacchi potremo gustarci la bellezza delle animazioni (molte nuove) legate alla perfezione tra di loro e che si svilupperanno con un’armonia che lascia a bocca aperta per quanto è fatta bene. Dopo aver preso la mano sui comandi ci troveremo ad assestare colpi precisi ad un nemico davanti a noi, parare un colpo proveniente da dietro e giustiziare in mischia un avversario con una naturalezza che ha dell’incredibile. E non stupitevi se dopo una combo da 50 o più colpi avrete l’occhio iniettato di sangue e ne vorrete di più, perché sarete semplicemente entrati in un combat-system immediato, adrenalinico, semplice da padroneggiare e in grado di regalare emozioni uniche. I nemici ovviamente non staranno lì a guardare e proveranno a colpirvi quando sarete più scoperti. Il bello è che non lo faranno uno alla volta come dei bravi soldatini che rispettano uno schema studiato a tavolino, ma vi troverete a cercare di parare anche tre o più attacchi alla volta. Inoltre il combattimento corpo a corpo non sarà l’unico modo di affrontare i nemici, ma potrete sbizzarrirvi nel trovare modi sempre diversi di finire gli orchi (anche se uno dei miei preferiti rimane sempre far esplodere i falò).

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Rispetto al passato sono sparite le rune, che potevamo incastonare sulle nostre armi per potenziare le nostre capacità bellicose o aumentare le possibilità di trovare determinati bonus (esperienza o soldi). Al loro posto fanno un gradito ingresso gli equipaggiamenti che, da una parte cambieranno l’aspetto visivo del protagonista e dall’altra forniranno più potere d’attacco o di difesa. Questi equipaggiamenti (spada, pugnale, arco, corazza e mantello) saranno rilasciati dai capitani uruk-hai una volta uccisi o regalati dopo determinate missioni. Ogni pezzo che raccoglieremo avrà un determinato livello e determinati bonus che incideranno sulle nostre caratteristiche. Starà a noi decidere se equipaggiarli o distruggerli per ricavarne soldi, che assumeranno un ruolo fondamentale all’interno di tutta l’avventura. La questione soldi è stata al centro di numerose polemiche nei primi giorni di lancio del titolo. Monolith è finita nel centro del mirino perché, secondo molti, per finire il gioco sarebbe necessario spendere moneta reale, gravando pesantemente sull’intera avventura. In realtà giocando il titolo, ci si rende conto che si tratta di una polemica sterile, non avvallata in nessun modo dai fatti, ma cercherò di spiegarmi meglio. Una delle caratteristiche più importanti di questo gioco è la possibilità di crearsi il proprio esercito personale di orchi e uruk-hai. Questo esercito ci servirà principalmente per attaccare le fortezze nemiche e per lanciare l’attacco finale. Per poter costruire il nostro esercito dovremo comprare delle casse che troveremo nel mercato del gioco e per farlo potremo usare i Mirian (la moneta della Terra di Mezzo) oppure i soldi reali. Giocando tutta l’avventura ci renderemo presto conto di come sia possibile accumulare una grande quantità di Mirian esplorando le varie zone, risolvendo le side-quest sparse in giro e completando le missioni principali. Una volta arrivati allo scontro finale avremo dalla nostra parte (sempre che siate disposti a spolpare il gioco) una quantità di Mirian tale da rendere del tutto inutili le micro transazioni. Ovviamente se tirerete dritto fino alla fine sarete obbligati a mettere mano al portafogli per completare l’avventura, ma questo è un titolo che va vissuto fino in fondo, ed è per questo che la polemica iniziale perde totalmente il suo senso.

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Tornando al titolo mi pare doveroso parlare del lato tecnico dell’opera di Monolith elogiando assolutamente lo sviluppo generale. L’Ombra d Mordor presentava degli scenari belli ma un po’ troppo piatti e tutti uguali tra loro. Girando per le terre di Mordor si finiva spesso per perdere l’orientamento per una mappa grande ma troppo poco varia. Ora le cose sono cambiate e ci troviamo di fronte ad un lavoro maniacale di ricostruzione degli scenari. Le varie mappe sono diventate più piccole ma decisamente più varie, permettendoci di apprezzare la ricostruzione delle grandi città degli uomini, nelle quali le imponenti costruzioni poligonali e le texture detagliatissime fanno la loro bellissima figura, permettendoci di vedere le piccole imperfezioni, ad esempio, nei muri o i dettagli delle statue sparse qua e la. A Cirith Ungol (la casa di Shelob, che ricoprirà un ruolo fondamentale nella storia) potremo ammirare maestose montagne rocciose e insediamenti degli orchi credibili, che daranno un vero senso di profondità a tutta la produzione. Come già detto anche le animazioni sono state ampliate creando un mondo vivo che si sviluppa attorno a noi. Il titolo è stato spolpato su Playstation 4 Pro e il risultato finale è davvero incredibile portando inoltre il frame rate saldamente ancorato ai 30 frame. La versione Pc aggiunge ulteriori dettagli ed è possibile regolare tutto il comparto grafico per arrivare anche a 120 frame fissi. Ma il grande lavoro di ottimizzazione svolto è possibile verificarlo su Playstation 4 e Xbox One di base, dove le differenze con le altre versioni sono davvero minime e la fluidità ne risente molto poco. Anche la musica orchestrale ci accompagnerà per tutto il gioco, con brani che renderanno bene l’epicità del nostro peregrinare e che potrebbero restarvi in mente per un bel po’. Anche il lavoro fatto nel doppiare tutti i personaggi (anche in italiano) è incredibile e la quantità di frasi diverse che sentirete durante l’avventura, sia che vengano da personaggi secondari o dal più umile degli orchi, lascia davvero a bocca aperta.

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Le classiche torri che servivano per spostarsi velocemente nelle varie regioni sono un po’ cambiate. Ora in una sola regione troveremo più torri che saranno state corrotte dal potere di Sauron. Una volta purificate (un’operazione molto semplice, non temete), oltre ad utilizzarle per i viaggi rapidi avranno anche lo scopo di mostrarvi nella mappa tutti i punti d’interesse per le quest secondarie. Alcune di queste quest varieranno da regione a regione, mentre altre ce le porteremo avanti fino alla fine del gioco. Ci verrà chiesto di recuperare oggetti rubati dagli orchi oppure di approfondire la storia di molti personaggi secondari come, ad esempio, svelare la storia che si nasconde dietro a Shelob. I programmatori hanno lavorato duramente per la realizzazione di queste mini sfide, mettendole sullo stesso piano d’importanza della storia principale e creando quindi 2 giochi paralleli fusi in uno solo. Una volta cominciata l’avventura sarà molto difficile non cedere alla tentazione di abbandonare la strada principale per dedicarsi alle missioni secondarie sviscerando fino in fondo l’essenza dell’intera produzione.

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L’Ombra della Guerra è un titolo assolutamente perfetto, che rimarrà ai vertici della storia videoludica a lungo. Non solo ripropone le meccaniche semplici e complete del suo predecessore, ma riesce ad espandere in meglio ogni aspetto del gioco, creando un mondo incredibile in cui immergersi. La bellezza e la varietà grafica unita alla profondità delle quest e ad un combat system semplice da imparare e impossibile da abbandonare, riescono a trasportare il giocatore come pochissimi altri titoli hanno saputo fare, diventando un’icona per il genere degli action rpg e punto di riferimento per le produzioni future.

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