Life is Strange 2: Episodio 5 “Wolves” – Recensione

Il gran finale è finalmente giunto. Delusione o sorpresa? Scopritelo nella nostra recensione.

Scritto il 05.12.2019
da Antonio Rodo

Chi vi scrive ha amato alla follia la prima stagione di Life is Strange e apprezzato il prequel Before the Storm, pur essendo stato scritto da un team completamente differente. Come confermano le pubblicazioni delle nostre recensioni dedicate ai quattro episodi della seconda stagione, anche questa volta mi sono fidato degli sviluppatori, apprezzandone genuinamente il lavoro compiuto. Tuttavia, giunti finalmente alla conclusione, la consapevolezza che qualcosa non sia andato per il verso giusto è stata fortissima, facendo precipitare come un castello di carte l’intera stagione che, lo ribadiamo, prima di mettere mano a quest’ultimo atto ci stava sinceramente piacendo, nonostante le banalità e la superficialità con la quale alcune tematiche sono state trattate.

Per una volta, quindi, metteremo da parte i giudizi lusinghieri, raccontandovi perché questo finale di stagione non ci ha affatto convinti. Ultima cosa prima di cominciare: a differenza delle precedenti recensioni sarà doveroso incappare in alcune rivelazioni importanti, al fine di farvi comprendere al meglio i difetti. Siete avvisati, ci saranno spoiler. Se non volete alcun tipo di anticipazione, andate direttamente alle conclusioni (con tanto di pro e contro), dove vien comunque specificato in breve tutto quello che non va.

Life is Strange 2

London bridge falling down…

Dopo un lunghissimo viaggio, la riconciliazione con la madre e tante, troppe, peripezie, il cammino dei fratelli Diaz è prossimo al compimento. L’episodio 5 di Life is Strange 2, denominato “Wolves”, comincia con un riassunto piuttosto denso, il quale ci ricorda a che punto ci eravamo lasciati. Basteranno pochi minuti, quindi, per rientrare agilmente nel mood della produzione, e dopo la solita lunga attesa che ha praticamente caratterizzato tutti gli episodi non era cosa scontata.

I due fratelli, dopo aver passato la notte sdraiati sotto un cielo splendido e stellato, raggiungono un campo, un accampamento che per certi versi può farci balzare alla mente l’episodio 3. Del resto, infatti, le idee di questi ragazzi non differiscono poi così tanto: ognuno è fuggito dalla civiltà per uno specifico motivo; si è sconnesso in attesa di una prossima ispirazione, un punto zero. E qui cominciano le prime note dolenti. Sé in Wastelands avevamo apprezzato il vissuto dei vari “outsiders”, stavolta ci siamo sentiti in dovere di storcere il naso, perché stanchi di assistere alle solite, inutili e banali trattazioni riservate a tematiche quali l’omosessualità. Sia chiaro, lungi da noi avercela con queste persone, ciò che critichiamo è il modo in cui la tematica – seria e delicata – venga tratteggiata all’interno del racconto. In breve, questa coppia ha sentito l’urgenza, la necessità di rifugiarsi in mezzo al nulla, praticamente nel deserto, poiché, a detta loro, diventare omosessuali li ha esposti a grandi pericoli, e per non essere derisi da nessuno bisogna scappare in capo al mondo, vivendo in segreto la propria relazione. Fossimo negli anni ’90, o peggio, nel medioevo, una visione del genere potrebbe anche andarci bene, ma arrivati oramai al 2020, vedere ed ascoltare tutto ciò è stato come prendere una bella mazzata in testa.

Bianco e nero

Fortunatamente, però, questo campo ci riserva anche qualche piacevole sorpresa, un personaggio chiamato David che i fan di Life is Strange dovrebbero conoscere molto bene. Ci stiamo chiaramente riferendo al patrigno di Chloe, quell’uomo inizialmente burbero e scontroso con il quale bisognava spesso e volentieri confrontarsi. Ebbene, in questa stagione è quasi un “personaggio rivelazione”, o per meglio dire l’antitesi, quella figura che dona al racconto qualche necessaria sfumatura, la quale sporca un dipinto che, altrimenti, sarebbe soltanto colorato di bianco e nero. Egli, in sostanza, proverà a far cambiare idea ai due ragazzini, a spiegargli che la loro fuga, in realtà, ha poco senso; essendo ancora in tenera età, hanno modo di scontare la loro pena, per poi vivere felici. Tutto ciò, ovviamente, riguarda soprattutto Sean, poiché Daniel, il fratello minore, non può venire arrestato, motivo per cui sarebbe stato semplicemente destinato a vivere con i nonni. I due fratelli, comunque, volendo a tutti i costi vivere insieme, fanno molta fatica a digerire discorsi simili, e ci sta. Infatti, noi non critichiamo il loro modo di pensare o di affrontare la vita; sono altre persone. Crediamo sia del tutto sbagliato approcciarsi a questi titoli pensando di doverli vivere come se quella fosse la nostra vita. Non avrebbe alcun senso. In ogni caso, figure di questo tipo fanno molto bene al racconto. Un’altra, ad esempio, è stata quella del blogger che incontriamo nel primo episodio. Il problema è che in entrambi i casi si tratta di sporadiche situazione, attimi sfuggenti che non possono avere la presunzione di risollevare la baracca.

Altro elemento narrativo che ci preme sottolineare è il personaggio di Karen, la misteriosa madre apparsa nello scorso episodio. Anche ammettendo di aver compreso le sue intenzioni, le paure derivanti dal fatto di aver messo al mondo dei figli, di non volersene occupare e via discorrendo, crediamo che sia un personaggio a malapena abbozzato, contraddittorio e mal pensato; complice anche il flashforward iniziale che non ci permette di capire come hanno trascorso il tempo insieme. Stiamo parlando di una madre apparsa quasi per caso che fa di tutto per salvare un figlio di cui a stento ricorda il nome, per poi decidere, in questo ultimo atto, di non voler seguire i propri figli in Messico.

“Se solo potessi cambiare le cose”

Abbandonato finalmente il campo, i due fratelli s’incamminano verso la loro metà. Sfortunatamente ad attenderli c’è un ultimo ostacolo: un muro. Un’imponente costruzione che impedisce agli immigrati di entrare o uscire. Nonostante il piccolo Daniel riesca ad abbattere l’ostacolo servendosi dei suoi poteri, arrivano dei malavitosi intenti ad eliminare i protagonisti, scadendo – successivamente – in un discorso riguardante il muro e gli immigrati che, possiamo dirlo con assoluta trasparenza, abbiamo letteralmente schifato. Vi ricordiamo che l’oggetto della discussione sono gli Stati Uniti, un continente scoperto proprio dagli stranieri. Gli stessi Stati Uniti che oggi abbracciano qualsiasi etnia e non solamente la gente locale. Quindi, come discusso per la tematica dell’omosessualità, anche in questo caso gli sviluppatori hanno dimostrato di non aver saputo completamente affrontare il concetto, di cui, fra l’altro, la produzione avrebbe anche potuto fare a meno, concentrando il tutto sul rapporto fraterno.

Tematiche difficili a parte, anche la catena di eventi che riguarda Sean e Daniel, svelando finalmente del tutto le carte, si è dimostrata meno riuscita di quanto sperassimo. In primo luogo ci preme evidenziare il fatto che, indipendentemente dalle scelte compiute, spesso la trama segua uno script ampiamente previsto e stabilito dagli sviluppatori, inscenando errori di logica che non corrispondono assolutamente agli insegnamenti trasmessi al piccolo nel corso del viaggio. Persino le battute finali, che provano a giocare con le aspettative degli utenti, precisamente con quelle dell’appassionato, finiscono per non esplodere.

Nonostante tutte le debolezze elencate, perché il voto che troverete in fondo alla pagina non corrisponderà ad una piena bocciatura? Semplice, Life is Strange 2 possiede anche molti pregi, dall’incredibile stile artistico (che mai come in questo episodio dà il meglio di sé), un linguaggio utilizzato dai personaggi a tratti sbalorditivo, all’impressionante scelta musicale e la sempre ottima regia.

Valutazione di TopGamer
Con "Wolves", Dontnod tradisce le aspettative dell'utenza, assemblando un episodio più generico e scontato dei precedenti. Soprattutto nelle tematiche, commette l'imperdonabile errore di affrontarle con estrema superficialità, finendo quasi per ridicolizzarle. Nemmeno la catena di eventi riguardanti i due fratelli riesce a risollevare completamente la baracca, a causa del solito problema che contraddistingue ormai diverse produzioni, ci riferiamo alla mancanza di sfumature, l'antitesi, qualcosa che macchi un dipinto altrimenti pennellato soltanto di bianco e nero. Ci sono, almeno, una serie di avvertibili pregi. Se amate il genere, vi consigliamo comunque di dargli un'occhiata.
PRO
  • Colonna sonora
  • Regia
  • Linguaggio
  • Stilisticamente superbo
CONTRO
  • Tematiche trattate con superficialità
  • Finali scontati
  • Qualche errore logico dovuto alle possibili ramificazioni
7/10
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