Monster Boy and the Cursed Kingdom – Recensione

Un erede spirituale, eccezionale

Scritto il 09.01.2019
da Ismaele "Isma92" Mosca
Monster Boy and the Cursed Kingdom - Recensione

Monster Boy è il nuovo Wonder Boy

Sulle nostre pagine avrete avuto già modo di leggere qualcosa inerente al merito di Monster Boy and the Cursed Kingdom. Non ricordate dove? Semplice; nella nostra Top 10 dedicata agli indie, nella quale il titolo targato FDG Entertainment Games e Game Atelier si è guadagnato  più che meritatamente  il primo posto in classifica. A conti fatti, si tratta in tutto e per tutto del nuovo capitolo della saga Wonder Boy, tanto da essere ambientato anch’esso nel Monster World. Non per altro pure l’autore, Ryuichi Nishizawa, è il medesimo della saga in questione ed ha collaborato attivamente alla realizzazione e supervisione dell’ultima fatica di Game Atelier. Il titolo in copertina differisce, dunque, solo per una mera questione di copyright, ma quello che abbiamo tra le mani è a conti fatti l’erede spirituale di Wonder Boy. Il famigerato settimo capitolo che non vedeva luce dal lontano 1994.

Monster Boy and the Cursed Kingdom ha quindi conquistato la vetta della nostra classifica dedita agli indie del 2018 e, come promesso nello scorso articolo, l’avremmo presto recensito. La versione analizzata è quella Nintendo Switch. Andiamo a scoprire insieme il motivo per cui il titolo in questione ci ha pienamente convinto, entusiasmandoci così tanto da premiarlo come videogioco indipendente dell’anno appena conclusosi.

Monster Boy and the Cursed Kingdom primo boss

Una nuova avventura nel Monster World

Il pretesto narrativo di Monster Boy è tra i più classici del genere: lo zio Nabu è impazzito e dopo aver rubato uno scettro magico ha trasformato tutti gli abitanti di Monster World in creature animalesche. Sarà compito di suo nipote, Jin, cercare di far tornare alla ragione suo zio. Le cose non vanno per il verso giusto: dopo una prima fase introduttiva in cui impersoneremo il protagonista nella sua forma umana, Nabu lo trasforma in un maiale. Proprio qui prende vita la mirabolante avventura di Monster Boy and the Cursed Kingdom. Dalla goffa forma suina dovremo farci strada per recuperare delle sfere magiche da consegnare a Mistigatto, le quali hanno anche il potere di trasformarci in altri animali. Dalle capacità olfattive della forma da maiale alle arrampicate e ai passaggi nei cunicoli stretti di quella da serpente per poi ottenere le abilità nel nuoto della rana, la forza del leone e il volo del drago.

Il racconto non raggiunge vette qualitative impressionanti, ma al contempo, grazie a personaggi carismatici e all’umorismo generale che pervade l’intera produzione, riesce comunque ad appagare dall’inizio alla fine. Non manca qualche colpo di scena, seppur prevedibile, e momenti memorabili, graziati proprio da citazioni simpaticissime e dialoghi divertenti. Monster Boy concentra infatti tutto sul puro gameplay, rendendo il comparto narrativo solo un mezzo per godere al meglio dell’avventura, immergendola in un contesto leggero e spensierato, senza tralasciare comunque sani principi e valori.

“Monster Boy and the Cursed Kingdom sembra quasi un anime che prende vita, seppur in due dimensioni”

Se a tutto questo ci aggiungiamo un art direction di prelibato spessore, condita da uno stile sgargiante, colorato e vivace, il sapore complessivo diventa di gran lunga più gustoso. Il lavoro tecnico svolto per Monster Boy and the Cursed è, senza mezzi termini, eccezionale; graficamente è difficile trovare qualche pecca. La varietà delle ambientazioni è notevole e si passa dalle paludi nebbiose ai templi antichi; dall’interno di un vulcano alle spiagge tropicali, senza farsi mancare villaggi sulla terraferma e in alto nei cieli, cimitero con tanto di casa infestata, caverne di ghiaccio e quant’altro. Probabilmente, la scelta delle location è dettata da un classicismo tipico del genere, senza osare quel po’ più di tanto nel proporre qualcosa di più fresco, ma neanche da poterlo ritenere come difetto. La ciliegina sulla torta è comunque riservata alla qualità impressionante delle animazioni. Davvero gargantuesche e curate in ogni minimo dettaglio. Minuziose e ricercate, così come il character design complessivo dell’opera. In un panorama indie pieno zeppo di esperienze in pixel art, tra stili 8 e 16 bit, fa sempre piacere ritrovarsi dinanzi ad un lavoro più certosino e ricercato nel ricreare uno stile più unico e peculiare. Monster Boy and the Cursed Kingdom sembra quasi un anime che prende vita, seppur in due dimensioni.

Ad arricchire questo piatto saporito e infarcito di pietanze squisite ci pensa una colonna sonora strabiliante, caratterizzata da brani inediti e gloriosi riarrangiamenti del passato, appartenenti alla saga Wonder Boy composti e realizzati originariamente da Shinichi Sakamoto. La qualità musicale di Monster Boy and the Cursed Kingdom è pazzesca, ma non poteva essere altrimenti quando ti ritrovi compositori illustri come Yuzo Koshiro, Motoi Sakuraba, Michiru Yamane, nonché altri talenti quali Keiki Kobayashi, Takeshi Yanagawa e Cédric Joder. Il risultato è maestoso. I riarrangiamenti son fantastici e squisitamente imbastiti, mentre i nuovi brani risultano splendidi e sempre altamente variegati. Inoltre, Michiru Yamane non ha di certo mancato di inserire un tocco “Castlevaniesco” ad alcune delle sue composizioni musicali. E ai fan non può che far piacere.

Monster Boy and the Cursed Kingdom trasformazione rana

Mi chiamo Jin e sono un essere umano, un maiale, un serpente, una rana, un leone e un drago messi insieme

Come abbiamo avuto modo di vedere, dal punto di vista tecnico e stilistico, Monster Boy si regge su livelli qualitativi altissimi. Lo stesso vale anche per il gameplay? Assolutamente sì. L’opera nata dalla collaborazione di Nishizawa-san e Game Atelier è un continuo crescendo di situazioni meravigliose, trovate sensazionali, difficoltà sempre maggiore, enigmi via via più intricati e complessi, esplorazione avvincente e mai ridondante, nonché di fasi platforming ben congegnate e segreti riposti in ogni angolo della mappa. Insomma, la felicità per tutti gli amanti del genere. Il tutto accompagnato da una struttura tipica da metroidvania e costruita su un level design che non perde mai un colpo per tutta la durata dell’avventura. Monster Boy and the Cursed Kingdom premia le idee, il gameplay e tutto ciò che ruota nelle scelte di game design. Niente è mai lasciato al caso e tutto è rammendato con eleganza. Di solito, in un metroidvania succede spesso che una volta ottenuti i potenziamenti migliori, le abilità precedenti non vengano più sfruttate a dovere. Anzi, il più delle volte vengono totalmente abbandonate.

In Monster Boy, invece, non è così. Fino alla fine, le trasformazioni verranno sempre sfruttate sapientemente e gestite con arguzia, anche quando otterremo l’abilità del volo appartenente al drago. Certo, nelle battute finali qualcosa viene utilizzato meno, ma mai abbandonato. C’è un solido equilibrio che permane per tutto il gioco. Dopotutto, le abilità garantite dalle trasformazioni sono comunque molto diverse. Sfruttando il maiale possiamo scovare i segreti più reconditi grazie all’olfatto maggiormente sviluppato della forma suina. Il serpente ci permette di arrampicarci sulle pareti coperte da manto erboso, nonché di passare in cunicoli o passaggi stretti, inaccessibili per tutte le altre forme. Una volta raggiunte le fattezze della rana, oltre al nuoto migliorato e al respiro sott’acqua, possiamo usufruire della lingua per ingurgitare nemici oppure oggetti specifici, nonché sfruttarla per attivare particolari marchingegni che capovolgono determinati luogi o per aggrapparsi su di alcuni elementi appositi. Il leone ci concede il lusso, grazie al suo scatto, di correre sull’acqua (velenosa o meno che sia), di rompere dei blocchi posti come ostacolo nel proprio cammino e quant’altro. Infine, raggiunta la costituzione in drago, abbiamo a nostra disposizione il potere delle fiamme, nonché la possibilità di volare e raggiungere posti prima invalicabili. Ad essa sono inoltre riservate diverse sezioni da puro shoot’em up, che richiamano in una maniera a dir poco strepitosa la filosofia ludica di Wonder Boy III: Monster Lair.

“Il risultato è un mix straordinario di tanti elementi ludici cotti a puntino e confezionati con gran finezza”

Il gameplay di Monster Boy and the Cursed Kingdom non ruota però solo intorno alle metamorfosi; anche l’equipaggiamento ha la sua grande rilevanza per il proseguimento dell’avventura. Stivali per il doppio salto, oppure di ghiaccio utili per camminare sulla lava incandescente, o ancora un altro modello che invece ci consente di poter atterrare sulle nuvole. Armatura lucente che illumina le zone più buie, stivali di ferro che ci permettono di camminare sott’acqua (e qualche volta possono tornare utili anche dopo le mutazioni in maiale e rana). Spada di ghiaccio che può solidificare corsi d’acqua da usare a mo’ di piattaforme. Come se non bastasse, sia nella forma umana che in quella suina il giocatore ha a sua disposizione un vasto arsenale fatto di bombe, boomerang e poteri magici come fuoco, vortice e fulmine. Essi ritornano sempre utili per superare degli ostacoli o per puro puzzle solving. Insomma, le idee non mancano di certo nella produzione targata Game Atelier ed è curioso notare come il tutto sia sempre sapientemente coordinato. Ogni piccolo elemento è dosato in maniera accurata e a rendere le cose più avvincenti ci pensano un level design delizioso e spettacolare, fasi platform di gran classe e spessore, un tasso di esplorazione ben marcato, segreti in ogni angolo e rompicapi arguti e talvolta cervellotici che sapranno impegnare molto più di quanto ci si aspetterebbe in una produzione di questo tipo. Non mancano poi sezioni di gioco più uniche come quelle in salsa SHMUPS che ricalcano in maniera certosina l’originalità e la varietà del prodotto. Per non parlare delle boss battle; tutte davvero ben realizzate, con idee sempre particolari e trovate talvolta geniali. Il risultato è un mix straordinario di tanti elementi ludici cotti a puntino e confezionati con gran finezza.

La durata della sola avventura si aggira sulle quindici orette (poco più, poco meno), ma se siete dei puritani del 100%, allora consideratene perlomeno il doppio di quante indicate. Il gioco scorre in maniera piuttosto lineare, sebbene di tanto in tanto dovremo tornare in alcuni luoghi (ma lo faremo soprattutto per scoprire segreti o raggiungere passaggi prima inaccessibili grazie ai nuovi poteri, proprio perché il titolo sprona a farlo). Nelle battute finali, invece, l’esplorazione giocherà un ruolo più importante e di conseguenza il backtracking risulterà preponderante, ma senza mai eccedere nella ridondanza. Tra l’altro, se siete dei giocatori completisti è molto probabile che alcuni degli elementi che serviranno per l’ultima parte di Monster Boy li otterrete prima del previsto. In ogni caso, l’esplorazione è molto veloce e mai noiosa; questo è dovuto grazie a portali per il teletrasporto sapientemente ubicati nel Monster World. Ad un certo punto, Jin otterrà pure uno scettro utile per teletrasportarsi nei vari portali appena menzionati, da qualsiasi parte del mondo (e il luogo da cui ci si teletrasporta diventa a sua volta un portale).

Valutando l’operato su Nintendo Switch, possiamo affermare che il titolo anche in portatile si difende più che bene, risultando altrettanto piacevole sul piccolo schermo dell’ibrida console. Non vi sono poi chissà quali differenze tecniche con le altre versioni (PS4, Xbox One, Steam), per cui la fruibilità di Switch potrebbe giocare a suo vantaggio qualora siate indecisi su che piattaforma acquistarlo. Monster Boy and the Cursed Kingdom è un’opera completa sotto tutti i punti di vista e garantisce un’esperienza sensazionale. Un gioiello da non lasciarsi proprio sfuggire. Non per altro, lo abbiamo premiato come indie del 2018.

Monster Boy and the Cursed Kingdom screenshot leone

Valutazione di TopGamer
Cos'altro aggiungere a quanto già descritto in sede di recensione? Semplicemente che Monster Boy and the Cursed Kingdom è un concentrato di emozioni, dovute non tanto alla storia che racconta (semplice, ma efficace), quanto al gameplay audace e curato sotto tutti i punti di vista.

Tecnicamente ci ritroviamo dinanzi ad un'opera che propone uno stile artistico piacevolissimo e ricercato, con animazioni maniacali e ottimamente realizzate. Per non parlare poi delle musiche, davvero strepitose, le quali regalano un accompagnamento degno a questa fantastica avventura. Certo, forse il prezzo potrebbe risultare più altino rispetto agli standard della scena indipendente, ma il titolo in questione vale ogni centesimo speso.

Insomma, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, Monster Boy and the Cursed Kingdom è un vero capolavoro. Una di quelle perle del panorama indie che sottolinea come il videogioco sia un'esperienza meravigliosa, varcando il confine tra piccolo prodotto e tripla A.
PRO
  • Idee e trovate di gameplay sempre originali
  • Artisticamente impressionante
  • Animazioni ricche e complesse
  • Trasformazioni sapientemente sfruttate, dall'inizio alla fine
  • Colonna sonora meravigliosa
CONTRO
  • Il prezzo (40,00€) potrebbe scoraggiare all'acquisto
9/10
VOTAZIONE
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