Monster Hunter World – recensione

La serie Monster Hunter ha un passato glorioso, ma non è mai riuscita realmente a fare breccia nel cuore dei suoi potenziali estimatori su suolo occidentale, mentre in Giappone è in grado di sgretolare record su record di vendite, ricevendo amore e denaro da parte di milioni di giocatori. Dopo aver potuto godere delle prime […]

Scritto il 29.01.2018
da Simone S. Marcocchi

La serie Monster Hunter ha un passato glorioso, ma non è mai riuscita realmente a fare breccia nel cuore dei suoi potenziali estimatori su suolo occidentale, mentre in Giappone è in grado di sgretolare record su record

di vendite, ricevendo amore e denaro da parte di milioni di giocatori. Dopo aver potuto godere delle prime apparizioni su PlayStation 2, la saga è passata direttamente sulle console Nintendo, con capatine ed ottime trasposizioni anche sulle portatili di casa Sony, utili soprattutto a prendere le misure e capire quanto il gioco fosse potenzialmente godibile proprio in mobilità.

L’attesa, per Monster Hunter World, era davvero grandissima, fin dalla sua prima apparizione, ma lo scetticisimo era tanto, anche in virtù del fatto che molte voci – poi confermate dalle tre beta apparse negli ultimi due mesi -, sostenevano che il gameplay sarebbe stato stravolto, rispetto alla formula originale. A conti fatti è giusto sottolineare che questo titolo andrebbe analizzato secondo due potenziali logiche. La prima è quella di prendere in esame questo gioco come seguito di una serie che amo moltissimo, la seconda è invece l’idea di valutarlo nel suo insieme pensandolo esattamente come lo ha valuto Capcom, ovvero come un nuovo brand pensato per un pubblico che non ha mai visto questa IP; la scelta è ricaduta su un mix di entrambi gli aspetti, forse anche la più logica e quindi diamo il via alla caccia nel Nuovo Mondo.

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“QUI SI FA LA STORIA O SI MUORE” (semicit.)
Uno dei tasselli mancanti delle versioni precedenti di Monster Hunter è proprio l’assenza di un collante narrativo che tenesse alta l’attenzione del giocatore sulle vicende dei protagonisti. Per quanto non sia mai stato un problema evidente, anche in virtù del fatto che il vero perno è sempre stata la caccia in tutta la sua brutalità, non guasta vedere in MHW qualcosa di strutturato e narrativamente appagante che faccia luce sul lore iconico della serie. I vestiti, le armi e la vita della gente comune rivestono un ruolo fondamentale nella contestualizzazione generale, proprio perché questi elementi hanno tratti ben definiti, tali da essere immediatamente riconoscibili come parte del brand. Le prime fasi di gioco sono state pensate come tutorial per avviare il giocatore alla scoperta di location inedite, come colono, indagatore e anche colui che deve procurarsi il cibo e le armi ricavandole direttamente dalla natura stessa (ammettendo che questa glielo permetta).

Capcom ha optato per mettere nelle mani degli utenti non più delle barbosissime missioni iniziali di ore e ore per raccogliere bacche, frutti o pietre varie per insegnare al neofita come sfruttarle o mescolarle per ottenerne benefici, ma fargli vivere una trama (più o meno) articolata, affinché sia in grado di sfruttare al meglio sia il proprio equipaggiamento, sia riesca a sopravvivere in un mondo particolarmente ostile nei suoi confronti. Le novità anche in questo senso non sono poche e dove si introduce una meccanica o una facilitazione nella caccia, sappiate che esiste una creatura in grado di contrastare la stessa, ma andiamo con ordine, perché le cose da dire sono effettivamente tante.

ARMIAMOCI E PARTITE (più o meno cit.)
La vera, grande, innovazione per la serie sono le macro-zone di caccia. Ambienti enormi, collegati tra loro, palpitanti di vita e di mostri, non solo quelli che sono il nostro effettivo target della missione. Dietro infatti un nettissimo aiuto delle impronte comode da reperire e degli insetti-guida in grado di portarci velocemente a destinazione, si allarga lo spettro delle possibilità di poter trovarsi o in situazioni più rischiose, a causa dell’inserimento nel combattimento di altre creature o la gustosa possibilità di poterne abbattere un numero maggiore. Che si abbia o meno questa percezione, per i neofiti, è giusto sottolineare che il proprio avatar ha di certo una maggiore destrezza nel muoversi, rispetto agli altri capitoli, che gli permette di schivare gli attacchi avversari o al contrario di avventarsi sulle prede con una marcata fluidità delle azioni. Tra le quattordici tipologie di armi a disposizione compaiono un gran numero di oggetti contundenti e di armi da fuoco, ciascuna dotata caratteristiche univoche sul fronte dell’offesa, ma anche di combo che andranno imparate, per massimizzarne gli effetti letali. Le creature sono state ripensate, non pienamente, ma comunque nella maggior parte dei trenta bestioni che sono presenti nel pacchetto. Sia quelle inedite, sia per i nuovi mostri, il loro move-set è stato riscritto per poter essere in perfetto contrasto con le abilità dell’avatar dei giocatori e mantenere una natura hardcore al progetto.

Se riuscire a padroneggiare le armi risulta fondamentale, capire e studiare i nostri avversari coriacei diventa parte integrante dell’esperienza, ma non lo è di meno anche il crafting. Dal risultato ottenuto dalle ossa e dalle pelle dei resti delle nostre prede, saremo in grado di creare oggetti devastanti in grado di proteggerci sia dai danni fisici, ma anche da quelli elementali e con l’intento opposto, anche per gli oggetti atti a cacciare.

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UNA FIONDA E TANTI AMICI
Basta davvero un pizzico alla formula per rimescolare gli ingredienti originali ed avere in mano una ricetta dal sapore molto diverso. La fionda è uno degli elementi che possono farvi “svoltare” la giornata. Non solo è in grado di lanciare dardi o attivare trappole, piuttosto importante nel momento che il vostro compito è proprio quello di abbattere questi cuccioli troppo cresciuti. Le munizioni si trovano direttamente sparse nella mappa, anche per invitare l’utente a conoscere, imparare e visitare gli ambienti. La stessa fionda poi può diventare un arpione per uscire da situazioni scomode, ma anche un’utile liana da sfruttare come Tarzan per terminare in groppa alle creature, acquistando un bonus di danno alle stesse.

Il multiplayer è quanto di meglio si potesse sperare di avere in un gioco come questo. Esiste la possibilità di giocare in privato, tramite un codice o di permettere a chiunque di intervenire nella nostra partita o di cercarne a nostra volta. Il net-code è solidissimo ed ha la funzione utile di gestire qualunque missione di caccia come drop-in, drop-out, ovvero di svolgere qualunque compito da solo o in compagnia di qualcuno, senza alcuna distinzione. Che vogliate svolgere incarichi, cacce, eventi o qualunque altra missione, difficilmente porterete a termine la complessità di tutto il pacchetto prima di un centinaio di ore, considerando che il post-end-game è stato pensato proprio per dare pane per i denti degli hardcore-gamer, i quali vorranno continuare a sfoltire le schiere di bestie in situazioni al limite della difficoltà massima.

Dal punto di vista del gameplay è un vero piacere poter vedere oltre i cinquanta fps su PS4 Pro, mantenendo una qualità grafica che prevede luci in tempo reale e una mole poligonale di tutto rispetto. Le animazioni dei volti, la bellezza esotica di un ecosistema complesso, l’estrema ricercatezza nell’estetica dei particolari ed iconici delle armi e il vestiario dei guerrieri, il tutto relegato in una cornice di climi estremamente diversificati, rende l’esperienza come la punta più alta della serie, fino ad oggi.

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