Neo Turf Masters – recensione della versione iOS

Non tutti i giochi sono costretti a portare l’inutile peso del voto; quel numero che è  fondamentale oggi per comunicare al grande pubblico un valore (purtroppo imprescindibile nella comunicazione moderna) di come la stampa sia costretta fare una sintesi di un giudizio più ampio, bruciando “chili” di parole e inchiostro per chi preferisce la “via […]

Scritto il 13.02.2018
da Simone S. Marcocchi

Non tutti i giochi sono costretti a portare l’inutile peso del voto; quel numero che è  fondamentale oggi per comunicare al grande pubblico un valore (purtroppo imprescindibile nella comunicazione moderna) di come la stampa sia costretta fare una sintesi di un giudizio più ampio, bruciando “chili” di parole e inchiostro per chi preferisce la “via più comoda”, ma tant’è, ma non per questo gioco.

Il 1996 per molti è un tempo lontanissimo, per chi lo ha vissuto in sala giochi però ha rappresentato uno dei punti più alti della parabola dei cabinati arcade e, allo stesso tempo, l’inizio della fine degli stessi che, pochi anni più tardi, vedranno un anticipato pensionamento – almeno al di fuori del Giappone, dove al contrario sono ancora oggi meta di religiose peregrinazioni del popolo nipponico -, a causa del sopraggiungere sempre crescente delle console nelle case di milioni di giocatori.

Nazca Corporation propose in quell’anno – lo stesso in cui il cinema salutava il catastrofico e mirabolante Indipendence Day – due titoli destinati ad entrare nella storia. Del primo si è parlato anche fin troppo (giustamente, s’intende) ed è Metal Slug, che oltre ad avere uno sterminato stuolo di fans, si è anche concesso un numero infinito di seguiti e di porting praticamente su qualunque piattaforma esistente. Oggi però, come da titoli, vi parlerò del figlio di un dio minore, che non è stato forse celebrato con le stesse funzioni, anche se avrebbe meritato, tanto da essere ricordato come uno dei migliori giochi di golf della storia.

Che fossero bar-fumosi o sale giochi di paese, questo cabinato ha fatto il giro del mondo e ancora oggi risiede stabilmente nelle case di chi ha scelto di tenere un pezzo di storia per sé, magari pagandolo cifre folli. Il fatto che per sua natura fosse un titolo orientato all’immediatezza, non lo poneva (non lo pone nemmeno oggi), in una condizione di semplicità maggiore. Lo scopo di queste macchine è sempre stato quello di spillare quanti più gettoni possibile da ogni giocatore, ma le regole potevano essere imparate in fretta e i più abili avrebbero potuto portare a casa il Game Over – inteso come end game e non come fine anticipata a causa del numero eccessivo di errori -, con circa 6 gettoni, il numero adeguato per restare nel par.

Il fatto che, forse, la maggioranza dei potenziali utenti non sappiano assolutamente nulla di golf non deve far desistere coloro che amano comunque questo sport e vogliono provare l’ebbrezza di una partita, senza dover sostenere costi elevatissimi per le mazze e l’iscrizione ad un club esclusivo. Ci sono infatti ben diciotto buche moltiplicate per quattro tornei che sono dislocati rispettivamente negli scenari di: Giappone, USA, Germania e Australia. Ognuna delle buche offre difficoltà diverse, sia per il percorso proposto, sia per il vento, che impone una certa conoscenza dei territori, scegliendo magari se rischiare alcuni tiri per tentare di ridurre il numero di colpi necessari o scegliere una via più sicura ma meno rapida.

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Per compiere la miglior operazione possibile, ci viene richiesta una scelta tra sei campioni disponibili – io ammetto che gioco da sempre il tedesco, in quanto è il più preciso con i tiri, come caratteristica intrinseca -, per quanto
ciascuno sia dotato di abilità proprie che è giusto considerare anche in base al proprio stile di gioco.

La scelta dell’utente consiste nella preparazione del tiro e nella pratica scegliere, in base alla disposizione morfologica del terreno e alla rotta del vento: la direzione del colpo, l’intensità del tiro e, ovviamente la mazza adeguata ad effettuare lo stesso, anche se questa scelta viene effettuata con maggior tranquillità grazie ad una scritta che ne descrive l’efficacia potenziale.

La versione mobile, disponibile sia su iOS, ma anche su Android, diventa imprescindibile sia a coloro che hanno riversato il loro stipendio in queste infernali macchinette, ma anche per chi desiderasse un piacevole passatempo mentre è in attesa da qualche parte o deve passare del tempo in viaggio (a patto che non sia la persona stessa a guidare). I controlli touch ripropongo con la stessa immediatezza i parametri a video, presente sullo schermo originale, e la dimensione degli stessi è tale per cui non si sovrapponga nulla o ci sia qualcosa di poco leggibile.

Giusto pochissimo tempo fa vi ho parlato di un’altra perla mobile, anche più recente, ovvero 7Wonderspotete riprendere l’articolo cliccando qui – ma se avete il lusso di possedere una console  Nintendo Switch, troverete questo gioco oltre al resto del nutrito catalogo di perle targate SNK – e a questo proposito potrete trovare un altro indie mobile come Darkest Dungeon, di cui vi ho parlato in questa occasione -.

Vi allego anche un lungo filmato, che trovate in testa, che illustra il modo migliore di affrontare ognuna delle buche proposte, così potete farvi un’idea e consultarlo nel momento del bisogno.

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