Playerunknown’s Battlegrounds – recensione

Il termine battle-royale è ormai diventato un genere. Nel 2017 vi sarete sentiti martellare la testa con ogni informazione, clone e titolo che riportasse quest’espressione, come nel 2016 il tormentone era diventato quello dei Souls-like. Eppure Battle Royale ha una sua precisa origine, che risale al libro omonimo di Kaushun Takami che ha intitolato, anche […]

Scritto il 01.01.2018
da Simone S. Marcocchi

Il termine battle-royale è ormai diventato un genere. Nel 2017 vi sarete sentiti martellare la testa con ogni informazione, clone e titolo che riportasse quest’espressione, come nel 2016 il tormentone era diventato quello dei Souls-like. Eppure Battle Royale ha una sua precisa origine, che risale al libro omonimo di Kaushun Takami che ha intitolato, anche con una certa logica, la sua opera. Una storia pienamente giapponese, scioccante ed introspettiva, ma avremo modo di approfondire nel corso del 2018 il tema dei “libri e videogames”, con una rubrica ad hoc che vi anticipiamo già ora. Dal 1999 – data di uscita del romanzo – ad oggi, sono stati tratti cloni più o meno ispirati, film, manga e vari videogames, ma è grazie a PLAYERUNKNOWN’S BATTLEGROUNDS che questo termine è diventato così popolare.

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Una lunga gestazione, una versione lanciata in Early Access su Steam come se fosse quasi un gioco, in senso stretto, per fare concorrenza proprio al diretto rivale, ovvero H1Z1, per il quale Brendan Greene aveva creato una mod e poi via allo sviluppo di un titolo che si reggesse in piedi da solo, ma com’è andata?

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, un fenomeno di massa senza precedenti, più di tre milioni di giocatori connessi contemporaneamente, quasi venticinque milioni di copie vendute e tutto questo prima ancora fosse rilasciato pubblicamente. Uno dei titoli più “semplici” sul fronte di programmazione, concept e contenuti, presente sul mercato, ma in grado di sbriciolare i record che League of Legends si era ritagliato in anni di presenza costante sul mercato. Tre candidature ai Game Awards di quest’anno e addirittura quella più ambita, ovvero il GOTY, facendo storcere la bocca ai radical chic che si sono stracciati le vesti anche solo alla nomina. Che amiate o meno questo brand, il risultato è composto da giocatori ed è corretto riconoscere i meriti che ciascuna serie riesce a portare a casa, in questo caso i numeri, di cui sopra, che sono da capogiro.

Microsoft si è subito voluta accaparrare un’esclusiva, almeno temporale, del gioco in questione. Recentemente è stata resa pubblica la notizia che arriverà, ormai quasi sicuramente anche sulla console Sony, anche perché non avrebbe senso il contrario, il gioco PUBG Corporation, ma questa variante (e su tutti i problemi derivati da questa versione) è un’altra storia. L’arrivo di quell’agognato 1.0 su Steam era attesissimo e avrebbe dovuto, almeno in teoria, eliminare i tantissimi bug e le caterve di cheaters che con poco si sono ritagliati decine di vittorie, ma allontanato molti altri giocatori… ma andiamo con ordine.

La logica battle-royale prevede che un tot numero di persone (tra le 80 e le 100) siano poste su un territorio e queste si debbano massacrare brutalmente, lasciando un solo vincitore vivo. Per ottenere questo risultato il gioco prevede che la mappa sia grande 8×8 km – nel libro erano 6×6 -, e appena si arriva a terra si inizi a cercare loot in grado di mantenere il giocatore in vita il più possibile. Le armi quindi diventano fondamentali, ma anche gli stimolatori energetici e le cure mediche e soprattutto quei mezzi di locomozione che permettono di raggiungere le aree designate il prima possibile. Lo scopo infatti non è prettamente quello di uccidere, ma di essere l’ultimo sopravvissuto. Esistono team specializzati in questo obiettivo e ci riescono anche benissimo. Ogni tot di tempo l’area di gioco si restringe, se non si vuole perdere progressivamente la vita, conviene non restare mai al di fuori del “cerchio azzurro”. Esistono numerose strategie da poter sfruttare, ma in qualsiasi modo non esiste una guida definitiva, anche se abbiamo provato a darvi qualche dritta perché, come nella vita reale, a volte può essere solamente fortuna.

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La versione PC definitiva presenta varie novità sostanziali, rispetto alle versioni iniziali, e sono interessanti. Innanzitutto le mappe sono due, al momento, mentre una terza è già in lavorazione. Tra quelle disponibili si trova sia una vera e propria isola, racchiusa quindi da confini marittimi, sia una mappa prevalentemente desertica che si presenta come una penisola circondata da montagne e dal mare e qualche atollo di contorno. Una volta imbarcati sull’aereo si ottiene un “via” che permette ai “futuri nemici” di lanciarsi in un qualsiasi momento si voglia su uno dei punti in cui il velivolo attraversa la mappa. Dal momento in cui si tocca terra inizia la fase “selvaggia” di massacro. Non è raro che più giocatori arrivino a toccare il suolo nelle vicinanze e comincino a picchiarsi solamente a suon di pugni. Non tutte le armi hanno lo stesso potenziale, ma cosa più importante alcune possono essere migliorate tramite upgrade di vario tipo, il più utile gadget dei quali è sicuramente il mirino ottico.

L’Unreal Engine, che muove Playerunknown’s Battlegrounds, è sfruttato in modo basilare e i modelli dei personaggi, delle case e dei mezzi di trasporto presentano un numero di poligoni davvero risicato. Nonostante ciò non ci si può lamentare troppo del comparto estetico, in quanto riesce comunque a restituire una gradevole sensazione di piacevolezza generale. Uno degli enormi difetti però era legato alle hitbox dei personaggi, che non corrispondevano mai correttamente a ciò che si vedeva a monitor ed è stato fatto un ottimo lavoro di ottimizzazione. Oltre 1,5 milioni di cheaters, da quando il gioco è stato lanciato, sono stati buttati fuori dai servers, ma è chiaro che il codice sorgente sia un vero e proprio “groviera”, unitamente a tantissimi bug che ancora oggi sono lì a testimoniare che il lavoro sia ancora tantissimo. Non è raro trovare giocatori-sniper “immersi” in una curiosa compenetrazione dei poligoni, al sicuro, mentre uccidono nemici a ripetizione, così come veri e propri killer con proiettili che attraversano le superfici o altro, ma è rassicurante pensare che le numerose patch e le statistiche generali, siano comunque a favore del gioco pulito.

Abbiamo detto “ultimo sopravvissuto”, ma in realtà si può giocare anche con un amico o a squadre fino a quattro componenti. Questo aspetto apre scenari interessanti, soprattutto perché esistono vere e proprie combinazioni letali e raid che portano i giocatori alla mattanza più totale, con regole e luoghi d’incontro che sono taciti e condivisi come “fight club”. Non si può studiare ogni cosa e tutto viene re-inventato ad ogni partita, non ci sono livelli di crescita e ciò che si trova nelle casse-ricompensa è sempre vestiario che non ha alcun impatto nel gioco. Giochi di questo tipo erano spariti, se dopo il periodo dei vari Quake Arena non è più esistito un massacro totale che non preveda almeno l’avanzamento di livello e la possibilità di sbloccare qualcosa in-game, Playerunknown’s Battlegrounds ha dimostrato che ci può essere nuovamente posto per questo genere di action multiplayer.

Se il nostro personaggio presenta ancora una legnosità dei movimenti, che è stata solo parzialmente levigata con l’ultimo aggiornamento, potendo superare gli ostacoli o potendo penetrare negli edifici attraverso le finestre, e siano state modificati i mezzi e aggiunte non poche armi, il lavoro è ancora lunghissimo, anzi forse sarebbe più corretto dire che sia a circa metà dello sviluppo. Nonostante tutto, anche rispetto ad un prezzo davvero basso con il quale viene offerto al pubblico, è fuori da qualunque dubbio che alla fine, anche per i più curiosi, convenga dargli una possibilità.

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