Nier: Automata – Recensione

  Negli ultimi anni il videogioco giapponese pareva aver perso completamente lo stile che da decenni lo aveva contraddistinto, tra grandi franchise occidentalizzati e delusioni varie. Ma poi sono arrivati loro, la poetica di Ueda con il suo “The Last Guardian” e l’anarchia videoludica di Taro con il suo “Nier: Automata”. Finalmente, dopo anni, sono […]

Scritto il 18.03.2017
da Francesco Generali

 

Negli ultimi anni il videogioco giapponese pareva aver perso
completamente lo stile che da decenni lo aveva contraddistinto, tra grandi
franchise occidentalizzati e delusioni varie. Ma poi sono arrivati loro, la poetica
di Ueda con il suo “The Last Guardian” e l’anarchia videoludica di Taro con il
suo “Nier: Automata”.
Finalmente, dopo anni, sono usciti due titoli che mi
hanno travolto emotivamente, Nier l’ha fatto in modo molto elegante,
sorprendendomi continuamente anche, e forse soprattutto, dopo che sembrava
esser giunto alla conclusione.

2B or not 2B

Ci sono due aspetti che mi rimarranno per sempre impressi di
quest’opera, il primo è la sua art-direction, il secondo lo affronterò nel
prossimo paragrafo. Nier: Automata è uno dei pochi titoli che riesce
completamente a immergere il giocatore nel suo dipinto e nelle sue
mozzafiatanti ambientazioni, spesso ho volutamente smesso di correre e ho
iniziato a passeggiare, cullato da una delle colonne sonore migliori di sempre

(affermazione pesante, ma vi assicuro ponderata, la colonna sonora vi resterà
impressa a lungo). Anche pescare diventa piacevole, al di la del fatto che sia
molto conveniente perché puoi sia farci tanti soldi sia trovare oggetti unici. Inoltre
l’ambientazione sarà spesso stravolta, si passa in un attimo da una stazione
spaziale al pieno deserto. Il mondo di gioco non è enorme, ma è ben pensato,
non avrete mai bisogno di camminate di venti minuti per arrivare da un punto all’altro
sia grazie ai teletrasporti, sia grazie alla fauna cavalcabile.

Tuttavia il titolo non si limita a essere bello
esteticamente, ma le tematiche trattate (e come vengono trattate!) sono molto
mature e non a caso è registrato come PEGI18 anche se apparentemente non
abbiamo chissà quali bagni di sangue. Per chi non lo sapesse, Taro è un autore
che nelle sue opere precedenti non si è dato freni, inserendo personaggi di
ogni genere (persino pedofili); questo ovviamente in un certo senso chiude le
frontiere al grande pubblico. Tutto questo verrà particolarmente fuori nella “seconda
fase di gioco”, capirete giocando a cosa alludo, non voglio dire assolutamente
nulla che vi possa rovinare le sorprese che Taro ha in serbo per voi.

Una dose di adrenalina

A contrastare la leggiadria dei quadri offerti da Nier, ci
sarà un gameplay frenetico, elegante (le animazioni sono stupende!), potente e
soddisfacente
. Platinum ha svolto un ottimo lavoro da questo punto di vista,
infatti il gameplay è adatto sia ai casual che andranno semplicemente dritto,
magari giusto potenziando le armi base, sia a chi vorrà esplorare il comparto RPG offerto da Nier, molto più complesso da spiegare che da capire con la
pratica, esso principalmente si baserà sui “chip”: in pratica, avrete a disposizione
uno spazio limitato dove inserire i chip (che esteticamente si rifà al registro
di un processore), e tramite i chip potrete personalizzare un po’ tutto,
percentuale danno armi bianche, danni da distanza, difesa, drop-rate… persino l’HUD!
Se utilizzerete i chip giusti diverrete delle macchine da guerra
semi-invincibili, perlomeno a difficoltà “normale”. Parlando della difficoltà
il gioco presenta 4 difficoltà: Facile (dove il gioco in alcune occasioni vi
prenderà letteralmente in giro), Normale, Difficile ed Estrema (dove morirete
con un colpo solo, una sfida solo per i più folli). In tutta sincerità avrei gradito un maggior numero di move-set per le armi, perché
fondamentalmente i move-set variando in base al tipo di arma (spade piccole, spade
pesanti, lance, e manovelle) ma non in base alla singola arma, per capirsi la
differenza tra due spade piccole sta nell’estetica e nelle caratteristiche,
oltre al danno variano la possibilità di essere più veloce o di effettuare
critici ad esempio. Gli attacchi a distanza invece avvengono attraverso il
vostro “pod”, un drone che avrà uno scopo molto simile al “Grimoire Weiss” dell’originale
Nier per PS3 e Xbox360; esistono più “pod” all’interno del gioco (che non cambiano solo l’estetica,
ma proprio le caratteristiche!) e in ognuno di questi potremo impostare una “mossa
speciale”, effettuabile con L1 ma non spammabile, dato che presenta un tempo di
ricarica di qualche secondo.

Il gameplay non si limita tuttavia ad affettare orde di
nemici, come fosse un mosou. Infatti oltre ai cambi di prospettiva (altra
caratteristica del precedente Nier) che vi faranno giocare come un platform in
2D, ci saranno anche delle fasi di combattimento aereo dove utilizzerete l’aeroscheletro,
divenendo per l’occasione una sorta di gundam; ci sono anche altre tipologie di gameplay, ma lascio a voi il piacere della scoperta.

L’occhio di Venere

Nonostante tutta la bellezza descritta finora, il comparto grafico purtroppo non permette la promozione dell’opera a pieni voti. I cali di frame di cui tanto si sente discutere sono presenti in
parte, nel senso che raramente ci ho avuto a che fare (su PS4 standard), dunque sono un
difetto complessivamente sorvolabile, data la rarità con cui si presentano. Il
problema principale è la qualità grafica complessivamente piuttosto bassa, insomma
molto inferiore ad altre produzioni che sono vendute a pari prezzo. L’apice di
questo difetto si raggiunge quando ci s’imbatte in texture a bassa
risoluzione, che danno la sensazione di giocare a un titolo PS3. A questo dobbiamo
unire qualche problema di LOD ed effetti pop-up. Infine ho poco gradito la
presenza di piccole strutture accessibili ma completamente vuote (cosa che nel
primo Nier avveniva nello stesso modo).

Sia chiaro, fin dai primi istanti (diciamo pure fin dalla
demo), avrete ben chiaro a cosa andate incontro; e in generale non ci troviamo
davanti a nessuno scempio, ma di fronte a un livello artistico così elevato
dispiace che il comparto grafico non viaggi di pari passo. Per fare un paragone
Nier: Automata è il rovescio della medaglia di Horizon Zero Dawn, l’opera di
Guerrilla Games offre un livello grafico pazzesco, un piacere per gli occhi; ma
perde molto mordente a livello d’innovazione e soprattutto come storyline delle
side, che raramente aggiungono importanti fattori di trama. Ecco, nel prodotto
di Platinum Games invece avviene l’esatto opposto, una storia stupenda, side
scritte benissimo e coerenti con le missioni principali, un livello artistico immenso, e molte scelte fuori dal
comune che non possono che emozionare il giocatore, però appunto pecca a livello grafico.

Conclusioni

“Nier: Automata” sarà un titolo al quale vi affezionerete, a meno che
non abbiate la necessità di giocare per forza a giochi dalla grafica
pompatissima.
E’ un po’ il discorso che avvenne per The Last Guardian,
riprendendo l’inizio della recensione, c’è chi (come il sottoscritto) ha un
brivido quando ci ripensa e chi non riesce a vedere oltre una manciata di pixel
e algoritmi. Io consiglio assolutamente di dargli una chance, in fondo è grazie
a queste opere che la mia misantropia viene travolta  da un prorompente grido “Gloria all’umanità!”.

Valutazione di TopGamer
Il mondo di Yoko Taro esce dalla sua nicchia, e lo fa grazie ad uno studio di sviluppo che finalmente valorizza le idee del designer giapponese.
PRO
  • Artisticamente sublime
  • Gameplay frenetico
  • Colonna sonora
  • Longevità
CONTRO
  • Qualche sbavatura grafica
9/10
VOTAZIONE
Valutazione lettori
5,00/5
1 voti
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